Male all’orecchio provocato da denti o gola: è possibile?

Nella pratica clinica capita molto spesso di vedere pazienti che si lamentano di dolore all’orecchio, la cosiddetta otalgia. In molti casi questo sintomo è dovuto ad una infiammazione dell’orecchio ma in altri l’orecchio non ha alcun problema. Infatti, in certi casi, il dolore all’orecchio è dovuto a patologie che hanno sede in altre regioni, in particolare denti e gola. In questi casi si parla di otalgia riflessa. Cerchiamo di capire qualcosa di più al riguardo.

Otalgia riflessa
L’otalgia non sempre è riconducibile ad un problema a carico dell’orecchio.

Otalgia riflessa da male alla gola

Si tratta della forma più frequente di otalgia riflessa ed è caratterizzata dalla contemporanea presenza di una faringite o di una tonsillite. Il paziente si lamenta per dolore alla deglutizione ed all’esame obiettivo il medico trova l’orecchio perfettamente in salute. Per la risoluzione di questo quadro è ovviamente indispensabile curare l’infezione alla gola. A questo proposito si consiglia la lettura del Post “Come togliere le placche alla gola“.

In rari casi sfortunati, l’otalgia può essere conseguenza della presenza di tumori a carico della tonsilla o del rinofaringe. In questi casi difficilmente il paziente si lamenta per dolore alla gola.

Otalgia da problemi odontoiatrici

In molti casi il dolore all’orecchio può essere provocato da una patologia odontoiatrica come ad esempio una carie a carico dei denti del giudizio. Più frequentemente l’otalgia è provocata da un disturbo a carico dell’articolazione temporo-mandibolare, ovvero del punto di unione tra mandibola e cranio. Questi disturbi sono estremamente frequenti, sopratutto nei pazienti affetti da bruxismo. Per bruxismo si intende l’anomala ed involontaria contrazione dei muscoli masticatori durante il sonno. I pazienti affetti da disturbo dell’articolazione temporo-mandibolare riferiscono spesso dolore all’orecchio. Questo dolore viene solitamente descritto come “una puntura di spillo”, intenso ma di breve durata. Di solito questo dolore va a periodi e dura molti mesi. All’esame obiettivo, l’otorinolaringoiatra troverà un orecchio perfettamente normale.

Meniére: una patologia cronica invalidante

La Sindrome di Menière è una patologia complessa e di difficile diagnosi, caratterizzata da vertigini e calo dell’udito. Si tratta di una patologia cronica con andamento lentamente progressivo. Anche se le cause in grado di scatenare la malattia non sono note, si ipotizza che essa possa essere provocata da una alterazione dei liquidi contenuti nell’orecchio interno.

Sindrome di Meniere
La Sindrome di Meniere causa vertigini periferiche spesso gravi

Sintomi della Malattia di Meniére

L’estrema variabilità nella sintomatologia, è uno dei fattori che rende difficile la diagnosi di Menière. Classicamente la malattia si presenta con fasi attive della durata di pochi giorni seguite da settimane di benessere. Gli attacchi sono caratterizzati da riduzione temporanea della capacità uditiva, sensazione di ovattamento auricolare, acufeni e vertigini. Le vertigini solitamente sono di lunga durata e molto invalidanti. Tali sintomi, almeno nelle fasi iniziali, recedono completamente al di fuori degli attacchi. Per questo motivo, il calo dell’udito può essere documentato strumentalmente soltanto durante gli attacchi. Inoltre, non tutti i pazienti presentano tutti i sintomi. In alcuni casi, ad esempio, può essere assente il calo fluttuante dell’udito.

Vertigini e Menière
Le vertigini sono l’aspetto forse più invalidante della patologia

Diagnosi di Malattia di Meniére

Come detto, la diagnosi di Meniére è molto difficile e si basa su ripetuti controlli clinici e strumentali. Il paziente dovrà essere visto più volte dallo specialista, sia durante gli attacchi che nei periodi di remissione. Dovranno essere eseguiti anche esami audiometrici ed esami vestibolari seriati per evidenziare la presenza di variazioni nel corso del tempo. Gli esami servono anche a distinguere la patologia da altre patologie simili. A tal proposito si consiglia di leggere il Post “Quali sono le cause delle Vertigini“.

Terapia

Purtroppo, dal momento che ancora la causa certa della malattia non è nota, non esiste una cura definitiva. Gli attacchi rispondono solitamente bene a terapia farmacologica con cortisone e diuretici. Al fine di prevenire gli attacchi, si consiglia di adottare una dieta povera di sale. La patologia, con il passare del tempo, provoca un calo marcato e non reversibile dell’udito. Per fortuna, nella maggior parte dei casi, è interessato un solo orecchio. I pazienti più sfortunati sperimentano vertigini gravissime e prolungate che possono rendere impossibili le attività quotidiane. In questi casi può essere eseguita una “denervazione” dell’orecchio colpito dalla patologia. La procedura, eseguibile con diverse tecniche, risolve le vertigini ma determina perdita completa e definitiva dell’udito dal lato trattato.

Quando mettere l’apparecchio acustico

Hai problemi di udito ma non ti decidi a mettere un apparecchio acustico? Hai una amica che ha messo l’apparecchio ma non ha risolto il suo problema di ipoacusia? In giro si sentono e si leggono molte opinioni contraddittorie. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Apparecchio acustico
Un apparecchio acustico di recente fabbricazione.
Un modello di apparecchio acustico disponibile sul mercato.

Cosa sono gli apparecchi acustici

Gli apparecchi acustici sono degli amplificatori sonori miniaturizzati, in grado di aiutare i paziente affetti da ipoacusia. In pratica, sono il corrispettivo degli occhiali da vista. Già da questa affermazione, è facile comprendere che gli apparecchi acustici non curano un problema di udito. Così come gli occhiali non rendono la vista, gli apparecchi non rendono l’udito. Questi dispositivi permettono, semplicemente di sentire e di vedere meglio nel momento in cui vengono utilizzati.

I primi apparecchi acustici altro non erano che dei corni da appoggiare sull’orecchio per raccogliere il suono. Erano del tutto sprovviste di amplificazione. Successivamente queste protesi vennero dotati di un sistema di amplificazione analogico, in grado di amplificare in modo lineare tutti i suoni che raggiungevano l’orecchio, indipendentemente dalla loro frequenza e dalla loro intensità. Con il progresso della tecnologia e con la sempre maggior miniaturizzazione dei dispositivi, è stato possibile digitalizzare le protesi. Le protesi digitali permettono di amplificare soltanto le frequenze compromesse dal calo uditivo, risultando nella maggior parte dei casi, preferibili rispetto alle protesi analogiche.

Indicazioni alle protesi acustiche

Le protesi acustiche sono indicate per le forme di ipoacusia percettiva, ovvero per le forme di ipoacusia non suscettibili di alcun intervento terapeutico (se non, al limite, l’impianto cocleare). Occorre, poi, distinguere tra pazienti adulti e bambini.

Protesi acustiche nei bambini

Per i bambini con ipoacusia grave o profonda bilaterale, è fondamentale che le protesi acustiche vengano messe il prima possibile. Sarebbe auspicabile iniziare ad utilizzare le protesi subito dopo la diagnosi di ipoacusia. Le protesi, infatti, permettono a questi pazienti, nella maggior parte dei casi, di sviluppare un linguaggio soddisfacente. Nei pazienti che non riescono a sviluppare il linguaggio può essere valutato l’intervento di impianto cocleare. In caso di bambini con forme di ipoacusia meno severa, la protesizzazione deve essere valutata caso per caso. Nelle forme lievi la l’intervento protesico è indicato soprattutto se esistono problemi di sviluppo linguistico o patologie neuropsichiatriche associate.

Protesi acustiche negli adulti

Per quanto riguarda gli adulti, è fondamentale non sbagliare il momento in cui proporre una protesi acustica. Infatti, nel caso si proponga troppo precocemente il paziente risulterà insoddisfatto. Sarebbe come proporre di mettere degli occhiali +1 ad un paziente che ha soltanto un affaticamento visivo da stress. Il paziente non avrebbe maggior confort dall’utilizzo delle protesi ma solo svantaggi. E’ altrettanto importante, tuttavia, non ritardare troppo l’utilizzo delle protesi. E’ dimostrato, infatti, che la mancata protesizzazione nel paziente anziano, accelera in modo importante il deterioramento cognitivo. Oltre a questo, mettere protesi acustiche a pazienti gravemente ipoacusici e molto anziani, risulta spesso difficoltoso o addirittura impossibile. A tal proposito si legga anche il Post “L’ipoacusia nell’anziano: come affrontarla“.

Per quanto sopra affermato, nonostante ogni caso debba essere valutato a parte, ritengo che si possa iniziare a pensare di mettere una protesi acustica quando si rileva un calo sulle frequenze 500, 1000 e 2000 Hz di almeno 40 dB. Il calo dovrebbe essere presente su entrambe le orecchie. Le frequenze che ho menzionato sono, infatti, le più importanti per comprendere in modo adeguato la voce di conversazione.

Perché i cotton fioc fanno male

Una delle domande che vengono rivolte più spesso all’otorinolaringoiatra riguarda l’utilizzo del cotton fioc. Il cotton fioc è dannoso? Posso utilizzarlo per pulire l’orecchio? Vi anticipo subito che l’utilizzo del cotton fioc dovrebbe essere molto limitato se non addirittura abolito. Adesso proverò anche a spiegarvi il motivo di questo “divieto”.

Cotton Fioc
Gli amati e famigerati cotton fioc

La pulizia dell’orecchio è davvero necessaria?

Per prima cosa proviamo a rispondere a questa domanda. E’ indubbio che la pulizia del padiglione auricolare esterno sia una una buona norma sociale. Il cotton fioc, in effetti, nasce proprio al fine di pulire la parte esterna dell’orecchio. Il padiglione auricolare esterno, per capirsi, è la parte visibile dell’orecchio, quella dove si appoggiano gli occhiali. Il “bastoncino” dovrebbe essere utilizzato esclusivamente per questa sede. Il dispositivo non dovrebbe mai essere inserito all’interno del canale uditivo esterno. Per prima cosa, il canale uditivo esterno non ha bisogno di essere pulito. Questa struttura, infatti, ha un naturale sistema di pulizia che spinge il cerume verso l’esterno. La spinta del cerume verso l’esterno è garantita dal fatto che la pelle che riveste il condotto “cresce” in questa direzione. La sostituzione naturale della pelle di rivestimento garantisce la fuoriuscita del cerume dal canale uditivo. Il secondo motivo per evitare di andare a toccare il canale uditivo esterno è la possibilità di creare gravi danni alla struttura ed al timpano che si trova nelle vicinanze.

Ma perché si formano i tappi di cerume?

Purtroppo nessuno può rispondere con certezza a questa domanda. Tuttavia, è indubbio che in alcuni pazienti il naturale sistema di drenaggio del cerume non funzioni o funzioni molto meno. E’ probabile che, nei pazienti particolarmente soggetti alla formazione di tappi di cerume, esista un problema nel rinnovamento della cute del condotto auricolare esterno. In molti casi i pazienti che vanno spesso incontro a formazione di tappi di cerume hanno una cute particolarmente grassa o particolarmente secca.

Con il cotton fioc riesco a togliere il cerume?

Molto difficilmente con un cotton fioc si può riuscire a togliere un tappo di cerume. Anzi, nella maggior parte dei casi non si fa altro che peggiorare la situazione, spingendo e compattando i residui ceruminosi in profondità. Un tappo di cerume spinto in fondo al canale uditivo è molto più difficile da rimuove per lo specialista in otorinolaringoiatria. Inoltre, spingere il tappo di cerume in vicinanza del timpano, può accentuare il fastidioso senso di ovattamento tipico di questa condizione.

Per comprendere quanto sia difficile rimuovere un tappo di cerume con i famosi bastoncini è sufficiente informarsi su quali sono i sistemi che gli otorinolaringoiatri usano per rimuovere il cerume. A tal proposito consiglio di leggere anche il Post “Come togliere un tappo di cerume“. Dalla lettura emergerà quanto possa essere complicata la rimozione, pur essendo dotati di tutti gli strumenti necessari.

Che danni possono provocare i cotton fioc?

Utilizzando il cotton fioc si possono provocare lesioni a carico del condotto uditivo e del timpano. Tali lesioni – l’esperienza me lo insegna – possono verificarsi anche se si cerca di utilizzare il bastoncino con la massima cautela. I danni sono ancora più frequenti se l’operazione viene condotta su un bambino. Oltre a questo, residui del cotton fioc o addirittura tutto il cotone possono rimanere imprigionati all’interno del condotto. In questo caso, il cotone dovrà essere estratto con appositi strumenti dallo specialista in otorinolaringoiatria. Questa operazione può essere semplice nell’adulto ma nel bambino può rappresentare una vera impresa. A questo proposito consiglio di leggere il Post “Corpi estranei nell’orecchio. Cosa fare?“.

Corpi estranei nell’orecchio. Cosa fare?

Rinvenire corpi estranei all’interno dell’orecchio è una evenienza tutt’altro che rara, soprattutto nel bambino. Sicuramente si tratta di una evenienza meno frequente rispetto all’ingestione di corpi estranei. A questo riguardo si consiglia la lettura del Post “Come Togliere una lisca in gola“.

Corpo estraneo auricolare. Esame prelevata da Earatlas.co.uk

Nella mia esperienza clinica ho rinvenuto anche oggetti molto curiosi all’interno dell’orecchio dei miei pazienti. Tra di questi ricordo, per esempio, una enorme falena, diverse tipologie di perle, parti di apparecchi acustici, zecche. L’istinto suggerirebbe di tentare subito l’estrazione “dell’intruso” dall’orecchio. Ma è realmente una operazione saggia?

L’estrazione di un corpo estraneo dall’orecchio deve essere eseguita da uno specialista.

Cosa non fare

Provare a rimuovere il corpo estraneo è la prima cosa da evitare. Spesso si tenta questa manovra utilizzando un altro strumento. Il rischio principale è quello di produrre lesioni al canale uditivo esterno o, nella peggiore delle ipotesi, al timpano. Una altra evenienza possibile è che finisca nell’orecchio anche una parte dello “strumento” utilizzato per l’operazione casalinga. Oltretutto occorre considerare che manovre improprie spesso ottengono solo il risultato di mandare ancora più in profondità l’oggetto, rendendo ancora più difficoltosa la sua estrazione. Dal momento che, in molti casi, si ha a che fare con bambini, è facile comprendere che sia opportuno eseguire l’operazione una volta sola poiché sarebbe difficile ottenere collaborazione per due volte consecutive.

Cosa fare

Una operazione che di certo non può provocare danni è quella di inserire nell’orecchio alcune gocce di olio a temperatura ambiente. E’ molto importante evitare di utilizzare “l’olio caldo della nonna”, completamente inutile e potenzialmente pericoloso. L’utilizzo di olio è particolarmente indicato qualora si sospetti che sia entrato un corpo animato nell’orecchio (insetto o altro). L’olio avrà l’effetto di tramortire o uccidere l’insetto, evitando che esso possa produrre danni a canale uditivo o timpano.

Il passo successivo sarà quello di recarsi al pronto soccorso immediatamente. La rimozione del corpo estraneo deve essere compiuta entro poche ore per evitare la comparsa di infezioni o danni.

Come viene rimosso il corpo estraneo

Se il paziente interessato dal corpo estraneo è adulto, solitamente lo specialista otorinolaringoiatra riesce a rimuovere con particolari pinzette il corpo estraneo, senza necessità di alcun tipo di anestesia. L’operazione può essere particolarmente complicata e lunga se si ha a che fare con oggetti sferici sfuggenti. Nella maggior parte dei casi è necessario eseguire l’accertamento sotto guida microscopica. L’utilizzo del microscopio, infatti, garantisce allo specialista di potere utilizzare due mani per procedere all’estrazione.

Quando invece sono interessati i bambini, l’intervento risulta molto più complicato. E’ molto difficile, infatti, che il bambino accetti di stare immobile anche per i pochi secondi necessari ad eseguire il piccolo intervento. Purtroppo, vista la necessità di utilizzare il microscopio, la collaborazione assoluta è un fattore necessario. Per questo motivo, nei casi meno fortunati, può essere necessario eseguire la procedura in anestesia generale.

Miringite bolloso emorragica. Un nome che preoccupa.

Diagnosi di miringite bolloso emorragica

La miringite bolloso emorragica è una infiammazione dell’orecchio medio di origine virale. Nonostante il nome abbia preoccupanti assonanze con la meningite, questa patologia non è certo altrettanto pericolosa. L’agente responsabile dell’infezione è un virus influenzale. Si tratta di una forma di otite media acuta molto fastidiosa. In corso di miringite bollosa, la porzione di orecchio medio maggiormente interessata è la membrana timpanica. Nella maggior parte dei pazienti, in caso di miringite, all’otoscopia sarà possibile evidenziare una membrana fortemente arrossata. Sulla superficie del timpano saranno visibili piccole bolle di color rosso. Il colore della bolla è determinato da accumulo di sangue all’interno della stessa. In molti casi il paziente può aver notato la fuoriuscita di una piccola quantità di sangue dall’orecchio. In certe occasioni può essere presente un residuo di sangue a livello del condotto uditivo esterno.

Rispetto alle infezioni batteriche dell’orecchio, la miringite bolloso emorragica è più difficile da identificare per i non esperti. All’inizio del mio percorso professionale, ricordo chiaramente di aver dovuto vedere numerosi casi prima di riuscire ad identificarne uno. La presenza di piccoli sanguinamenti di certo facilita la formulazione di una diagnosi. Il dolore associato a questo tipo di infezione, di solito, non è particolarmente accentuato. Non è presente dolore alla compressione esterna dell’orecchio come invece accade nelle forme di otite esterna.

Miringite bolloso emorragica
La miringite bolloso emorragica è una otite acuta di origine virale.

Cosa fare in caso di miringite?

Innanzitutto è bene evitare di compiere manovre imprudenti, senza consultare un medico. A tal proposito consigliamo la lettura del Post “Otite: cosa non fare“. Nonostante si tratti di una infezione virale, la somministrazione di antibiotici, in caso di miringite bolloso emorragica è corretta. Infatti, in questa condizione, l’insorgenza di sovra-infezioni batteriche è molto frequente. Oltre all’antibiotico, è indicata anche la somministrazione di cortisone per bocca. Con la rapida istituzione di una terapia corretta, la miringite bolloso emorragica si risolve entro una settimana dall’insorgenza. Tra le possibili complicanze della patologia ricordiamo la possibilità che essa determini un calo uditivo permanente, evenienza rara ma possibile. A tal riguardo è sempre preferibile eseguire un esame audiometrico tonale ed un esame impedenzometrico a fine cura. Non sai a cosa serve l’esame impedenzometrico? Leggi il Post “A cosa serve l’esame impedenzometrico“.

Cosa non fare in corso di otite

Diversi tipi di otite: diverse terapie

Per otite si intende un fenomeno infiammatorio a carico dell’orecchio. In alcuni casi, ma non sempre, questo processo si accompagna a “mal di orecchio”, definito con il termine medico otalgia. Esistono diversi tipi di otite ed ogni tipo di otite, purtroppo, ha bisogno di una diversa terapia. Per otite media acuta si intende una infiammazione a carico dell’orecchio medio, ovvero della cassa timpanica e della membrana timpanica. Non esiste un solo tipo di otite media acuta. Per esempio si legga il Post “Miringite bolloso-emorragica: un nome che preoccupa“. Per otite esterna, anche definita “otite del nuotatore”, si intende una infezione del padiglione auricolare e del condotto uditivo esterno. Da sottolineare il fatto che, contrariamente a quanto si possa credere, le otiti esterne possono essere maggiormente dolorosa dell’otite media. Per ulteriori informazioni riguardo l’otite esterna si consiglia di leggere il post “Otite esterna: il dolore all’orecchio tipico dell’estate“.

Otite: cosa non fare

Da questa rapida introduzione si comprende che la formulazione di una diagnosi corretta sia possibile soltanto dopo l’esecuzione di una visita specialistica otorinolaringoiatrica. Soltanto lo specialista, infatti, potrà identificare le cause del “mal d’orecchio” e stabilire, ad esempio, l’opportunità di una terapia antibiotica.

Non esiste un solo tipo di otite…

Nell’attesa di rivolgersi al proprio specialista di fiducia, vorrei fornire alcune indicazioni su cosa non fare. Compiere manovre non sicure o utilizzare farmaci non indicati, infatti, può determinare un aggravamento dell’infezione.

Di certo occorre evitare di utilizzare il cotton fioc. L’otite, a volte, può determinare una sensazione di orecchio pieno che alcuni pazienti possono scambiare per un tappo di cerume. L’utilizzo del cotton fioc è sempre pericoloso ma in corso di otite il rischio di perforazione del timpano è ancora maggiore,

La tradizione tramanda che, al fine di alleviare il dolore, sia possibile utilizzare dell’olio caldo da inserire all’interno del condotto uditivo esterno. Questa pratica è del tutto inutile e potenzialmente molto pericolosa poiché può determinare gravi ustioni del condotto. In presenza di una perforazione del timpano, il danno può essere esteso anche all’orecchio medio.

E’ fondamentale evitare di fare entrare l’acqua nell’orecchio, per esempio durante la doccia. L’acqua può determinare un grave peggioramento della sintomatologia.

Sarebbe opportuno evitare l’utilizzo di gocce antidolorifiche locali poiché esse, oltre ad avere una dubbia efficacia, possono essere controindicate in presenza di perforazione timpanica. Rispetto alle gocce locali è sempre preferibile assumere un antidolorifico per via sistemica.

Cosa significa timpanogramma piatto.

Quando un esame impedenzometrico rileva la presenza di un timpanogramma piatto (anche definito di tipo B), le mamme iniziano a preoccuparsi. Ma qual è il reale significato di questo reperto? Nella pratica clinica, mi accorgo sempre di più che il concetto non è ben compreso. In effetti, il nome dell’esame non aiuta. A tal proposito consiglio di leggere anche il Post “Esame Audiometrico ed impedenzometrico: mai nome fu meno indicato“.

Piatto significa udito ridotto?

La maggior parte delle persone è convinta che avere un timpanogramma di tipo B significhi non sentire bene. Anche se, spesso, le due cose vanno di pari passo, in realtà non è così. Il fatto che, graficamente, si ottenga una linea piatta, non significa che esiste una riduzione della capacità uditiva, ma semplicemente che la membrana timpanica non si muove in risposta a particolari variazioni di pressione esercitate all’interno del condotto uditivo esterno. La membrana del timpano risulta immobilizzata perché la cassa timpanica, situata subito dietro il timpano, è piena di liquido. In queste condizioni, la membrana non riesce ad essere spostata dallo stimolo pressorio sonoro, così come non è possibile schiacciare le pareti di una bottiglia di plastica quando essa è piena. Di per sé, quindi, questo esame indica soltanto la presenza di catarro in orecchio medio (la cassa timpanica). Il calo dell’udito può essere (e spesso lo è) presente, ma può anche essere assente.

Non necessariamente un paziente con timpanogramma Tipo B sente peggio di uno con timpanogramma Tipo C o A.

L’accumulo di liquidi è spesso prodotto da una disfunzione della tuba di Eustachio ed è una delle condizioni che frequentemente conduce a otite media effusiva o ad otite media acuta. L’unico modo per conoscere la reale capacità uditiva di un paziente è eseguire, insieme all’esame impedenzometrico, anche un esame audiometrico tonale o un esame audiometrico infantile.

Un reperto da non sottovalutare

Una volta compreso il suo reale significato, non bisogna correre il rischio di sottovalutarne l’importanza. La presenza di catarro all’interno della cassa timpanica è un fattore di rischio per lo sviluppo di otiti ed è spesso associato, soprattuto nei bambini, ad un calo uditivo non trascurabile. Secondo le linee guida, un timpanogramma non dovrebbe mai restare piatto per più di sei mesi. Per eliminare il catarro accumulato nell’orecchio è quindi opportuno una terapia medica mirata. A tal proposito si legga il Post “Come togliere il catarro dalle orecchie“. Qualora con la semplice terapia medica non si riesca a risolvere il problema, può essere indicato il trattamento chirurgico.

La cosa realmente importante è la salute del bambino. Non dobbiamo curare un esame.

La terapia chirurgica varia a seconda dei casi e può prevedere la rimozione delle adenoidi (vedi “Quando togliere le adenoidi“) e/o il posizionamento di un drenaggio trans-timpanico. Come sempre, è opportuno una valutazione globale del paziente poiché l’impronta terapeutica può essere diversa da caso a caso. In caso di otiti recidivanti e/o ritardo del linguaggio, qualora la terapia medica non sia efficace, non c’è dubbio sul fatto che debba essere effettuata una valutazione chirurgica. A tal proposito consiglio di leggere anche il post “Le ipoacusie infantili e lo sviluppo psico-sociale del bambino“. Se un bambino non presenta queste problematiche, a mio giudizio, l’indicazione all’intervento è molto meno evidente poiché espone il bambino a rischi anestesiologici e chirurgici non pienamente giustificati.

L’ipoacusia nell’anziano: come affrontarla

Caratteristiche e conseguenze della Presbiacusia

L’ipoacusia nel paziente anziano, denominata presbiacusia, è un problema spesso sottovalutato. La maggior parte dei pazienti ipoacusici anziani, tende a considerare poco importanti le proprie limitazioni uditive. In molti casi il paziente anziano si decide a rivolgersi allo specialista solo in caso di un grave ed improvviso peggioramento della capacità uditiva. Questo fenomeno, nei soggetti anziani, di solito è attribuibile a cerume, anche se non è impossibile che possa dipendere dall’insorgenza di ipoacusia improvvisa. Riguardo questi argomenti si consiglia la lettura dei Post “Come tenere pulite le orecchie” e “Perdere l’udito in pochi secondi è possibile“.

E’ molto frequente che siano i familiari a “costringere” il parente anziano a rivolgersi ad un Centro specializzato. Questa reticenza, purtroppo, può portare a gravi ritardi nell’intervento terapeutico, con conseguenze poco piacevoli per il paziente.

L’ipoacusia dell’anziano è assai frequente ed invalidante.

Il calo dell’udito fa parte del naturale processo di invecchiamento del nostro organismo. In particolare, l’invecchiamento del sistema uditivo, si manifesta con un calo che interessa prevalentemente le frequenze acute. Il soggetto interessato da presbiacusia tenderà a lamentarsi per la scarsa capacità di seguire il discorso in ambienti rumorosi, come ad esempio al ristorante o in una piazza particolarmente trafficata. 

Un altro sintomo spesso riferito dal paziente ipoacusico è la difficoltà nella comprensione dei dialoghi televisivi, fenomeno dovuto al calo dell’udito ma anche al netto incremento della velocità di eloquio della televisione moderna. Con l’andare del tempo la soglia uditiva tende a peggiorare. Le relazioni sociali diventano sempre più difficoltose, fino a provocare attrito con i familiari per le frequenti incomprensioni.  Se la situazione di ipoacusia ed isolamento sociale si prolunga per molto tempo, è frequente che questo provochi delle ripercussioni serie o che possa condurre ad una demenza senile anticipata.

Come e quando intervenire in caso di presbiacusia

La presbiacusia può essere trattata soltanto mediante l’applicazione di protesi acustiche. A questo riguardo si consiglia di leggere il Post “Quando mettere l’apparecchio acustico“. I due scogli principali da vincere quando si ha a che fare con un anziano ipoacusico sono la diffidenza verso l’utilizzo delle protesi acustiche e la mancata presa di coscienza del deficit uditivo.

La diffidenza verso la protesizzazione nasce, spesso, da voci di amici e parenti non soddisfatti dopo il percorso di protesizzazione. Occorre sempre prestare attenzione alla qualità di queste voci perché, purtroppo, sono frequenti i casi in cui l’indicazione alla protesi acustica risulta o troppo precoce o troppo tardiva. In entrambe queste condizioni, infatti, il paziente risulterà poco soddisfatto. Scegliere il momento giusto per mettere un apparecchio acustico, soprattutto nei pazienti anziani, risulta molto importante. Per questo motivo appare saggio sottoporsi ad una visita periodica con misurazione dell’udito almeno una volta all’anno a partire dai 60 anni di età. In presenza di una familiarità per ipoacusia, è consigliabile eseguire controlli a partire dai 50 anni . Una protesizzazione eseguita troppo presto provocherà, molto più spesso, un rigetto per “sensazione di rimbombo”. Una protesizzazione troppo tardiva, eseguita quando già compare un deficit centrale nella conduzione del segnale uditivo, sarà quasi sempre destinata a fallire.

La mancata presa di coscienza del problema ipoacusia è un fattore negativo molto importante per la cura del paziente anziano. Questa difficoltà si colloca spesso all’interno di un quadro di più generale degrado cognitivo che rende molto difficile la presa in carico del paziente. E’ compito dei familiari convincere e non costringere il paziente a vedere uno specialista, cosa più facile a dirsi che a farsi.

Otite esterna: il dolore all’orecchio tipico dell’estate

Definizione di otite esterna

L’otite esterna è un processo infiammatorio che interessa la parte esterna dell’orecchio e, più tipicamente, il condotto uditivo esterno. L’orecchio esterno è la parte di orecchio che possiamo toccare con le nostre mani e con le nostre dita. Esso è composto dal padiglione auricolare e, appunto, dal condotto uditivo esterno.

Il condotto uditivo esterno, oltre ad essere la sede dove si accumula cerume, può facilmente andare incontro a fenomeni infettivi.

L’otite esterna è favorita dal clima umido ed è infatti assolutamente più frequente in estate. L’otite esterna è anche frequente in persone che effettuano costantemente attività di balneazione (ad esempio piscina). Il ristagno di acqua non pulita interno all’orecchio, in combinazione con manovre di grattamento, sembra essere il fattore cruciale nella genesi della patologia.

Sintomi dell’otite esterna

L’otite esterna è caratterizzata da dolore e gonfiore

Contrariamente a quanto di potrebbe credere, l’otite esterna è spesso più dolorosa dell’ otite media, ovvero dell’otite che interessa la parte più interna dell’orecchio

Il paziente con otite media avverte un forte dolore all’orecchio che si accentua comprimendo con un dito la zona vicina al condotto uditivo esterno.

Oltre a questo il condotto uditivo risulta fortemente tumefatto e gonfio, tanto che il paziente spesso si rende conto della differenza di calibro tra i condotti uditivi esterni delle due orecchie.

Quando la tumefazione è molto accentuata, può risultare impossibile anche per lo specialista dotato di tutti gli strumenti, vedere il timpano.

Cosa fare se si sospetta di essere affetti da otite esterna

Evitare di bagnare l’orecchio è fondamentale in questi casi.

La prima cosa da fare qualora si sospetti di essere affetti da otite esterna, è evitare di fare entrare l’acqua nell’orecchio.

Di sicuro, in presenza di dolore, non sarà sbagliato assumere un anti-infiammatorio per via orale.

Tuttavia, per l’istituzione di una terapia mirata sarà fondamentale rivolgersi ad uno specialista che potrà confermare il sospetto che ci si trovi ad avere a che fare con una otite esterna visionando l’orecchio al microscopio.

E’ fondamentale, ai fini della terapia, essere certi della diagnosi, poiché esistono quadri patologici che si manifestano con gli stessi sintomi ma che si curano con farmaci diversi (ad esempio le micosi dell’orecchio).

L’otite esterna viene solitamente trattata con una terapia antibiotica locale in gocce. La guarigione, nelle forme non avanzate, è abbastanza rapida. Spesso di ha la cessazione del dolore dopo 1-2 giorni di terapia.

Prevenire l’otite esterna

Anche se non esiste una vera e propria terapia preventiva per le otiti esterne, l’utilizzo di dispositivi protettivi come Audiol Swim, promette di ridurre il numero delle infezioni. La protezione è consigliata soprattutto per chi esegue attività in piscina tutto l’anno. A questo proposito è possibile approfondire l’argomento leggendo il post “Come proteggere le orecchie in piscina?“.