Le vertigini possono dipendere da molteplici fattori

Le vertigini sono un sintomo molto fastidioso ed invalidante. L’insorgenza del fenomeno vertiginoso, spesso associato a nausea e vomito, determina in alcuni casi l’impossibilità di svolgere le comuni attività giornaliere. In alcuni casi, a causa dei giramenti di testa e del mal di testa che ad essi si accompagna, può essere necessario il ricovero del paziente. Il disturbo può essere provocato da numerose cause scatenanti, a volte anche banali. In alcuni casi può essere molto difficile identificare quali sono le cause delle vertigini. In ogni caso, occorre non sottovalutare mai la comparsa di questo sintomo in quanto, in certi casi, può rappresentare un segnale della presenza di patologie potenzialmente gravi come la sclerosi multipla, tumori cerebrali, neurinoma del nervo acustico. Per questo motivo, in nessun caso il sintomo deve essere trascurato.

Le vertigini possono essere causate da numerose patologie.

Anche se il medico di famiglia può fornire un valido aiuto nella gestione immediata del problema, ai fini della formulazione di una diagnosi precisa è sempre opportuno rivolgersi ad uno specialista.

Vertigini Centrali e Vertigini Periferiche

Come abbiamo già accennato, le cause della vertigine possono essere numerose. In generale, le vertigini vengono divise in centrali e periferiche.

Le vertigini centrali sono provocate da problemi a carico del sistema nervoso centrale, come ad esempio tumori o patologie neurologiche come la sclerosi multipla. Di solito, ma con numerose eccezioni, queste vertigini non sono scatenate dai movimenti della testa ed hanno una durata più prolungata rispetto alle forme periferiche. Lo specialista più indicato per la cura di questa forma di vertigini è il neurologo.

Le vertigini periferiche hanno origine dal sistema vestibolare, ovvero dalla parte dell’orecchio deputata al controllo dell’equilibrio. Tra le forme più frequenti di vertigine periferica, troviamo la vertigine parossistica posizionale benigna, presente in diverse varianti. Questa forma di vertigine si presenta con attacchi acuti di breve durata che si presentano dopo l’esecuzione di particolari movimenti della testa. In molti casi, i pazienti avvertono il sintomo soprattutto durante i cambi di posizione nel letto. Questo tipo di vertigine può essere risolta dallo specialista mediante l’esecuzioni di particolari manovre del capo (come ad esempio la manovra di Epley), volte a ripristinare il corretto funzionamento del sistema vestibolare. Le manovre cambiano a seconda della variante di vertigine parossistica di cui soffre il paziente. L’unico modo per identificare il tipo di vertigine parossistica di cui soffre il paziente, in modo da poter condurre la manovra corretta, è eseguire un esame vestibolare.

Un altro tipo di vertigine periferica è la labirintite, meglio identificata come neurite vestibolare. Questo tipo di vertigine periferica, scatenata da una infezione del nervo vestibolare, si presenta di solito con una sintomatologia molto spiccata che costringe il paziente a letto per un lungo periodo. In alcuni casi, la neurite vestibolare provoca un permanente deficit di funzionalità del nervo vestibolare colpito. Per fortuna, nella grande maggioranza dei casi, i pazienti, grazie a fenomeni di compenso, recuperano un equilibrio normale. Il problema può essere di maggior rilievo qualora interessi soggetti anziani con scarsa capacità di compenso. In questi ultimi può essere indicata l’esecuzione di particolari esercizi di recupero funzionale denominati riabilitazione vestibolare.

Tra le forme di vertigine periferica citiamo infine quella associata alla Sindrome di Meniere, una patologia cronica caratterizzata dall’associazione di acufeni, vertigini ed ipoacusia.

Evitiamo di aggravare il problema da soli

Diversi tipi di otite: diverse terapie

Per otite si intende un fenomeno infiammatorio a carico dell’orecchio. In alcuni casi, ma non sempre, questo processo si accompagna a “mal di orecchio”, definito con il termine medico otalgia. Esistono diversi tipi di otite ed ogni tipo di otite, purtroppo, ha bisogno di una diversa terapia. Per otite media acuta si intende una infiammazione a carico dell’orecchio medio, ovvero della cassa timpanica e della membrana timpanica. Per otite esterna, anche definita “otite del nuotatore”, si intende una infezione del padiglione auricolare e del condotto uditivo esterno. Da sottolineare il fatto che, contrariamente a quanto si possa credere, le otiti esterne possono essere maggiormente dolorosa dell’otite media. Per ulteriori informazioni riguardo l’otite esterna si consiglia di leggere il post “Otite esterna: il dolore all’orecchio tipico dell’estate“.

Otite: cosa non fare

Da questa rapida introduzione si comprende che la formulazione di una diagnosi corretta sia possibile soltanto dopo l’esecuzione di una visita specialistica otorinolaringoiatrica. Soltanto lo specialista, infatti, potrà identificare le cause del “mal d’orecchio” e stabilire, ad esempio, l’opportunità di una terapia antibiotica.

Non esiste un solo tipo di otite…

Nell’attesa di rivolgersi al proprio specialista di fiducia, vorrei fornire alcune indicazioni su cosa non fare. Compiere manovre non sicure o utilizzare farmaci non indicati, infatti, può determinare un aggravamento dell’infezione.

Di certo occorre evitare di utilizzare il cotton fioc. L’otite, a volte, può determinare una sensazione di orecchio pieno che alcuni pazienti possono scambiare per un tappo di cerume. L’utilizzo del cotton fioc è sempre pericoloso ma in corso di otite il rischio di perforazione del timpano è ancora maggiore,

La tradizione tramanda che, al fine di alleviare il dolore, sia possibile utilizzare dell’olio caldo da inserire all’interno del condotto uditivo esterno. Questa pratica è del tutto inutile e potenzialmente molto pericolosa poiché può determinare gravi ustioni del condotto. In presenza di una perforazione del timpano, il danno può essere esteso anche all’orecchio medio.

E’ fondamentale evitare di fare entrare l’acqua nell’orecchio, per esempio durante la doccia. L’acqua può determinare un grave peggioramento della sintomatologia.

Sarebbe opportuno evitare l’utilizzo di gocce antidolorifiche locali poiché esse, oltre ad avere una dubbia efficacia, possono essere controindicate in presenza di perforazione timpanica. Rispetto alle gocce locali è sempre preferibile assumere un antidolorifico per via sistemica.

Cosa significa timpanogramma piatto.

Quando un esame impedenzometrico rileva la presenza di un timpanogramma piatto (anche definito di tipo B), le mamme iniziano a preoccuparsi. Ma qual è il reale significato di questo reperto? Nella pratica clinica, mi accorgo sempre di più che il concetto non è ben compreso.

Piatto significa udito ridotto?

La maggior parte delle persone è convinta che avere un timpanogramma di tipo B significhi non sentire bene. Anche se, spesso, le due cose vanno di pari passo, in realtà non è così. Il fatto che, graficamente, si ottenga una linea piatta, non significa che esiste una riduzione della capacità uditiva, ma semplicemente che la membrana timpanica non si muove in risposta a particolari variazioni di pressione esercitate all’interno del condotto uditivo esterno. La membrana del timpano risulta immobilizzata perché la cassa timpanica, situata subito dietro il timpano, è piena di liquido. In queste condizioni, la membrana non riesce ad essere spostata dallo stimolo pressorio sonoro, così come non è possibile schiacciare le pareti di una bottiglia di plastica quando essa è piena. Di per sé, quindi, questo esame indica soltanto la presenza di catarro in orecchio medio (la cassa timpanica). Il calo dell’udito può essere (e spesso lo è) presente, ma può anche essere assente.

Non necessariamente un paziente con timpanogramma Tipo B sente peggio di uno con timpanogramma Tipo C o A.

L’accumulo di liquidi è spesso prodotto da una disfunzione della tuba di Eustachio ed è una delle condizioni che frequentemente conduce a otite media effusiva o adotite media acuta. L’unico modo per conoscere la reale capacità uditiva di un paziente è eseguire, insieme all’esame impedenzometrico, anche un esame audiometrico tonale o un esame audiometrico infantile.

Un reperto da non sottovalutare

Una volta compreso il suo reale significato, non bisogna correre il rischio di sottovalutarne l’importanza. La presenza di catarro all’interno della cassa timpanica è un fattore di rischio per lo sviluppo di otiti ed è spesso associato, soprattuto nei bambini, ad un calo uditivo non trascurabile. Secondo le linee guida, un timpanogramma non dovrebbe mai restare piatto per più di sei mesi. Qualora con la semplice terapia medica non si riesca a risolvere il problema, può essere indicato il trattamento chirurgico.

La cosa realmente importante è la salute del bambino. Non dobbiamo curare un esame.

La terapia chirurgica varia a seconda dei casi e può prevedere la rimozione delle adenoidi (vedi “Quando togliere le adenoidi“) e/o il posizionamento di un drenaggio trans-timpanico. Come sempre, è opportuno una valutazione globale del paziente poiché l’impronta terapeutica può essere diversa da caso a caso. In caso di otiti recidivanti e/o ritardo del linguaggio, non c’è dubbio sul fatto che debba essere effettuata una valutazione chirurgica. A tal proposito consiglio di leggere anche il post “Le ipoacusie infantili e lo sviluppo psico-sociale del bambino“. Se un bambino non presenta queste problematiche, a mio giudizio, l’indicazione all’intervento è molto meno evidente poiché espone il bambino a rischi anestesiologici e chirurgici non pienamente giustificati.

L’ipoacusia nell’anziano: come affrontarla

Caratteristiche e conseguenze della Presbiacusia

L’ipoacusia nel paziente anziano, denominata presbiacusia, è un problema spesso sottovalutato. La maggior parte dei pazienti ipoacusici anziani, tende a considerare poco importanti le proprie limitazioni uditive. E’ molto frequente che siano i familiari a “costringere” il parente anziano a rivolgersi ad un Centro specializzato. Questa reticenza, purtroppo, può portare a gravi ritardi nell’intervento terapeutico, con conseguenze poco piacevoli per il paziente.

L’ipoacusia dell’anziano è assai frequente ed invalidante.

Il calo dell’udito fa parte del naturale processo di invecchiamento del nostro organismo. In particolare, l’invecchiamento del sistema uditivo, si manifesta con un calo che interessa prevalentemente le frequenze acute. Il soggetto interessato da presbiacusia tenderà a lamentarsi per la scarsa capacità di seguire il discorso in ambienti rumorosi, come ad esempio al ristorante o in una piazza particolarmente trafficata. 

Un altro sintomo spesso riferito dal paziente ipoacusico è la difficoltà nella comprensione dei dialoghi televisivi, fenomeno dovuto al calo dell’udito ma anche al netto incremento della velocità di eloquio della televisione moderna. Con l’andare del tempo la soglia uditiva tende a peggiorare. Le relazioni sociali diventano sempre più difficoltose, fino a provocare attrito con i familiari per le frequenti incomprensioni.  Se la situazione di ipoacusia ed isolamento sociale si prolunga per molto tempo, è frequente che questo provochi delle ripercussioni serie o che possa condurre ad una demenza senile anticipata.

Come e quando intervenire in caso di presbiacusia

La presbiacusia può essere trattata soltanto mediante l’applicazione di protesi acustiche. I due scogli principali da vincere quando si ha a che fare con un anziano ipoacusico sono la diffidenza verso l’utilizzo delle protesi acustiche e la mancata presa di coscienza del deficit uditivo.

La diffidenza verso la protesizzazione nasce, spesso, da voci di amici e parenti non soddisfatti dopo il percorso di protesizzazione. Occorre sempre prestare attenzione alla qualità di queste voci perché, purtroppo, sono frequenti i casi in cui l’indicazione alla protesi acustica risulta o troppo precoce o troppo tardiva. In entrambe queste condizioni, infatti, il paziente risulterà poco soddisfatto. Scegliere il momento giusto per mettere un apparecchio acustico, soprattutto nei pazienti anziani, risulta molto importante. Per questo motivo appare saggio sottoporsi ad una visita periodica con misurazione dell’udito almeno una volta all’anno a partire dai 60 anni di età. In presenza di una familiarità per ipoacusia, è consigliabile eseguire controlli a partire dai 50 anni . Una protesizzazione eseguita troppo presto provocherà, molto più spesso, un rigetto per “sensazione di rimbombo”. Una protesizzazione troppo tardiva, eseguita quando già compare un deficit centrale nella conduzione del segnale uditivo, sarà quasi sempre destinata a fallire.

La mancata presa di coscienza del problema ipoacusia è un fattore negativo molto importante per la cura del paziente anziano. Questa difficoltà si colloca spesso all’interno di un quadro di più generale degrado cognitivo che rende molto difficile la presa in carico del paziente. E’ compito dei familiari convincere e non costringere il paziente a vedere uno specialista, cosa più facile a dirsi che a farsi.

Otite esterna: il dolore all’orecchio tipico dell’estate

Definizione di otite esterna

L’otite esterna è un processo infiammatorio che interessa la parte esterna dell’orecchio e, più tipicamente, il condotto uditivo esterno. L’orecchio esterno è la parte di orecchio che possiamo toccare con le nostre mani e con le nostre dita. Esso è composto dal padiglione auricolare e, appunto, dal condotto uditivo esterno.

Il condotto uditivo esterno, oltre ad essere la sede dove si accumula cerume, può facilmente andare incontro a fenomeni infettivi.

L’otite esterna è favorita dal clima umido ed è infatti assolutamente più frequente in estate. L’otite esterna è anche frequente in persone che effettuano costantemente attività di balneazione (ad esempio piscina). Il ristagno di acqua non pulita interno all’orecchio, in combinazione con manovre di grattamento, sembra essere il fattore cruciale nella genesi della patologia.

Sintomi dell’otite esterna

L’otite esterna è caratterizzata da dolore e gonfiore

Contrariamente a quanto di potrebbe credere, l’otite esterna è spesso più dolorosa dell’ otite media, ovvero dell’otite che interessa la parte più interna dell’orecchio

Il paziente con otite media avverte un forte dolore all’orecchio che si accentua comprimendo con un dito la zona vicina al condotto uditivo esterno.

Oltre a questo il condotto uditivo risulta fortemente tumefatto e gonfio, tanto che il paziente spesso si rende conto della differenza di calibro tra i condotti uditivi esterni delle due orecchie.

Quando la tumefazione è molto accentuata, può risultare impossibile anche per lo specialista dotato di tutti gli strumenti, vedere il timpano.

Cosa fare se si sospetta di essere affetti da otite esterna

Evitare di bagnare l’orecchio è fondamentale in questi casi.

La prima cosa da fare qualora si sospetti di essere affetti da otite esterna, è evitare di fare entrare l’acqua nell’orecchio.

Di sicuro, in presenza di dolore, non sarà sbagliato assumere un anti-infiammatorio per via orale.

Tuttavia, per l’istituzione di una terapia mirata sarà fondamentale rivolgersi ad uno specialista che potrà confermare il sospetto che ci si trovi ad avere a che fare con una otite esterna visionando l’orecchio al microscopio.

E’ fondamentale, ai fini della terapia, essere certi della diagnosi, poiché esistono quadri patologici che si manifestano con gli stessi sintomi ma che si curano con farmaci diversi (ad esempio le micosi dell’orecchio).

L’otite esterna viene solitamente trattata con una terapia antibiotica locale in gocce. La guarigione, nelle forme non avanzate, è abbastanza rapida. Spesso di ha la cessazione del dolore dopo 1-2 giorni di terapia.

Prevenire l’otite esterna

Anche se non esiste una vera e propria terapia preventiva per le otiti esterne, l’utilizzo di dispositivi protettivi come Audiol Swim, promette di ridurre il numero delle infezioni. La protezione è consigliata soprattutto per chi esegue attività in piscina tutto l’anno. A questo proposito è possibile approfondire l’argomento leggendo il post “Come proteggere le orecchie in piscina?“.

 

L’accumulo di catarro determina ipoacusia e dolore

Catarro nelle orecchie?

Il catarro può accumularsi anche nell’orecchio

Molti dei miei pazienti rimangono stupiti quando dico loro che hanno del catarro all’interno dell’orecchio. Infatti, mentre è cosa nota che il catarro si può accumulare all’interno del naso, molti non sanno che il problema può interessare anche l’orecchio. In particolare, in questi casi si parla di otite media catarrale o di otite media effusiva.

L’accumulo di catarro all’interno dell’orecchio è assai frequente nel bambino. Solitamente non associata a dolore, questa condizione è caratterizzata da sensazione di orecchio ovattato e/o calo dell’udito. Solitamente i genitori si accorgono del problema perché il bambino comincia a chiedere frequentemente di ripetere le parole o perché alza il volume della TV in modo esagerato.

Nell’adulto l’accumulo di catarro interessa meno frequentemente entrambe le orecchie e solitamente il paziente inizia a lamentarsi per un senso di ovattamento che interessa una delle due orecchie.

Che problemi può dare il catarro nelle orecchie?

Che problemi può determinare il catarro nelle orecchie?

Le conseguenze di un accumulo di catarro all’interno delle orecchie variano a seconda della durata del fenomeno.

Se il fenomeno dura soltanto per pochi giorni, il paziente potrà sperimentare un transitorio calo uditivo più o meno grave. Nel caso il liquido contenuto nell’orecchio venga infettato da un batterio, all’interno della cassa timpanica si può sviluppare un vero e proprio processo infettivo denominato otite media acuta. Questa patologia è caratterizzata da dolore e, in alcuni casi da fuoriuscita di secrezione siero-mucosa dall’orecchio.

Se il fenomeno si perpetua per settimane o mesi, evento frequente nel bambino, il calo uditivo che ne consegue può provocare numerosi problemi al bambino. In particolare il calo uditivo può determinare difficoltà in ambito scolastico e ritardo linguistico. A questo va aggiunto che l’accumulo di catarro facilita l’insorgenza di otiti medie acute, con dolore e fuoriuscita di catarro anche nel bambino. A tal riguardo si consiglia di leggere anche il post “Cosa significa timpanogramma piatto“.

Come togliere il catarro dalle orecchie

Una siringa per rimuovere il catarro? No… impossibile

Molti pazienti, dopo la mia affermazione sulla presenza di catarro all’interno dell’orecchio, mi chiedono di rimuoverlo. magari con una siringa. Purtroppo non è possibile utilizzare una siringa per togliere il catarro dall’orecchio. Infatti, il catarro non si trova nel condotto uditivo esterno (come nel caso del cerume), ma all’interno della cassa timpanica. Per rimuovere il catarro con una siringa si dovrebbe perforare il timpano ed andare ad aspirare all’interno della cassa… cosa che nessuno gradirebbe!

Nella maggior parte dei casi il catarro nelle orecchie viene eliminato assumendo medicine. In particolare, si utilizzano decongestionanti nasali e sistemici in grado di favorire il drenaggio di questo catarro attraverso la Tuba di Eustachio, un sottile condotto che mette in comunicazione la cassa timpanica con la gola.

Nel bambino, a questo scopo, risulta particolarmente indicata la terapia con Rinowash (vedi a tal proposito gli articoli “Rinowash, il migliore amico delle mamme” e “E se il bambino non vuole fare il Rinowash?“). L’adulto beneficia spesso di una terapia cortisonica nasale e/o sistemica.

A cosa serve l’esame impedenzometrico

Esame impedenzometrico?

Ecco come si esegue un esame impedenzometrico

Mi rendo perfettamente conto che il termine esame impedenzometrico,  ad un primo impatto, potrebbe sembrare uno sciogli-lingua.  Una volta superato l’imbarazzo della terminologia, tuttavia,  sarà facile comprendere l’importanza di questo esame per la diagnosi otorinolaringoiatrica. Questo tipo di accertamento non è in grado di stabilire la soglia uditiva del paziente ma fornisce al medico otorinolaringoiatra informazioni fondamentali per la cura del paziente.

Si tratta, infatti, di un accertamento strumentale che permette di valutare la funzionalità dell’orecchio medio.   L’orecchio medio è così chiamato perché situato in zona intermedia tra orecchio esterno (padiglione auricolare e condotto uditivo) ed orecchio interno (coclea, canali semicircolari, ecc). Questa porzione di orecchio è composta da timpano, incudine, staffa e martello, ha la funzione di amplificare i suoni che provengono dall’esterno.  La visita clinica eseguita con il microscopio permette di valutare soltanto orecchio esterno e timpano e non di valutare la funzionalità della parte restante dell’orecchio medio.

Quando eseguire l’esame impedenzometrico

L’esame permette di comprendere la sede della patologia

L’esame impedenzometrico, in associazione all’esame audiometrico, dovrebbe essere eseguito in tutti i casi di calo uditivo di incerta origine. Attraverso la lettura dell’esame, infatti, lo specialista sarà in grado di comprendere se all’origine del calo uditivo ci sia una patologia dell’orecchio medio o dell’orecchio interno.

Tra le patologie dell’orecchio medio citiamo l’otosclerosi, l’otite media effusiva, la miringosclerosi. Tra le patologie dell’orecchio interno ricordiamo la presbiacusia, la malattia di Mèniere, l’ipoacusia improvvisa.

La maggior parte delle patologie sopraelencate sono indistinguibili all’esame clinico. L’associazione esame audiometrico / esame impedenzometrico risulta quindi fondamentale per la diagnosi di questi disturbi. Spesso, per spiegare la cosa ai pazienti, dico che l’esame impedenzometrico è per l’otorinolaringoiatra quello che una radiografia è per un ortopedico. Permette di vedere ciò che non è visibile ad occhio nudo.

Controindicazioni dell’esame impedenzometrico

L’esame è controindicato in caso di perforazione del timpano e di infiammazioni a carico di orecchio esterno e medio.

L’esame impedenzometrico non può essere eseguito in presenza di una patologia infiammatoria acuta a carico di orecchio esterno ed orecchio medio.

Altra controindicazione assoluta all’esecuzione dell’esame è la presenza di una perforazione del timpano.

La presenza di un tappo di cerume non permette l’esecuzione dell’esame in quanto non consente l’inserimento dello strumento all’interno del condotto uditivo.

Da questo si comprende come, prima dell’esecuzione dell’accertamento, sia opportuno che personale specializzato valuti la presenza di queste patologie.

 

 

 

 

Come prevenire l’otite nei bambini

Come prevenire l’otite nei bambini?

La risposta a questa domanda è tutt’altro che semplice. Alcuni potrebbero concludere che è impossibile evitare l’otite nel bambino.

In effetti, si stima che circa l’80% dei bambini di età inferiore ai 6 anni abbia avuto almeno un episodio di otite nel corso della vita. Anche se non esistono delle vere terapie preventive, tuttavia, esistono precauzioni da tenere per cercare di limitare il numero degli episodi di infezione.

Ma perché i bambini sono così frequentemente interessati da fenomeni infettivi a carico dell’orecchio? Cerchiamo di chiarire anche questo aspetto prima di passare ad alcuni consigli pratici.

Perché i bambini hanno spesso l’otite?

Tuba di Eustachio
La tuba di Eustachio orizzontale, tipica del bambino, rende difficoltoso il drenaggio delle secrezioni dell’orecchio.

I motivi principali della frequenza di otiti a carico dell’orecchio nel bambino sono sostanzialmente due.

In primo luogo troviamo un problema anatomico di base, ovvero la presenza nel bambino di una Tuba di Eustachio molto più orizzontale rispetto a quella che troviamo nell’adulto (vedi figura a lato). La Tuba di Eustachio, infatti, assume la sua tipica direzione obliqua soltanto dopo aver superato l’età infantile. E’ chiaro che una tuba orizzontale come quella del bambino, rende più difficoltoso il drenaggio delle secrezioni mucose che possono accumularsi all’interno dell’orecchio.

In secondo luogo, il bambino è l’essere che ha meno interesse a soffiarsi il naso del mondo. Anche quando imparano a compiere questa specie di magia, la maggior parte dei bambini non riesce a soffiarsi il naso in modo realmente efficace.

Accorgimenti per cercare di limitare il numero di otiti nel bambino

Da quanto detto si comprende subito quanto sia fondamentale l’igiene quotidiana del naso del bambino. Infatti, il bambino, per mantenere un minimo di pulizia nasale, deve essere aiutato dal genitore. Tra i metodi proposti il migliore è sicuramente rappresentato dall’utilizzo del Rinowash (vedi a tal proposito il post “Rinowash – Il migliore amico delle mamme“).  Tuttavia, in un bambino molto piccolo, anche una procedura del tutto indolore come l’utilizzo del Rinowash, potrebbe rappresentare una vera impresa. Per questo motivo mi sono permesso di suggerire metodiche alternative un po’ meno efficaci ma valide nel post “E se il bambino non vuole fare il Rinowash?“.

Un altro consiglio è quello di non fare frequentare piscine ed ambienti umidi al bambino, soprattutto se particolarmente predisposto allo sviluppo di otiti. L’attività in piscina, pur rappresentando uno sport completo ed entusiasmante sotto molti aspetti (non ultimo per la capacità di stancare la piccola furia…), non è assolutamente indicato in caso di otiti recidivanti. Il motivo è da ricercare nella presenza del cloro per trattare le acque. Il cloro induce edema ed irritazione dei tessuti nasali, rendendo ancora più difficile la pulizia del naso.

Altro consiglio utile, soprattutto nel periodo invernale, monitorare l’umidità e la temperatura presente nella stanza da letto del bambino e cercare di mantenere le condizioni intorno ai 22 gradi con 40-60% di umidità.

Esistono terapie farmacologiche preventive?

Negli ultimi anni si stanno mettendo a punto farmaci rivolti alla prevenzione delle otiti ricorrenti nel bambino.

Da una parte, si cerca di ridurre il numero degli episodi infettivi andando ad aumentare le difese immunitarie generiche, attraverso farmaci specifici, dall’altra si prova a ridurre le infezioni locali, agendo direttamente a livello di naso e orecchio.

Anche se i primi risultati sull’utilizzo di questi farmaci sono incoraggianti, ancora non esistono dati univoci in questo senso. Particolarmente promettente sembra l’utilizzo di “probiotici” nasali (Tipo Rinogermina) in grado di andare a ridurre la popolazione di batteri più aggressivi presente nel naso del bambino.

La tecnologia può venirci in aiuto.

Bambini piccoli, piccoli problemi

Rinowash
Il famoso Rinowash

Come già abbiamo accennato in un precedente post, il Rinowash rappresenta una validissima soluzione per il lavaggio quotidiano del naso nei piccoli pazienti. Se vuoi saperne di più leggi il post “Rinowash, il migliore amico delle mamme“.

Il Rinowash è uno strumento che necessita soltanto di pochi minuti per esplicare la sua azione. Tuttavia, quando si parla di bambini, anche 5 minuti possono sembrare una vera eternità. Come fare a convincere un bambino a tenere nel naso il Rinowash piuttosto che correre e saltare da una parte all’altra? In alcuni casi, purtroppo, la cosa risulta assolutamente impossibile!

Succede anche che alcuni bambini utilizzino volentieri la normale mascherina dell’aerosol ma che poi sia assolutamente impossibile eseguire il lavaggio con la doccia nasale. Purtroppo però la normale aerosol-terapia risulta, nella maggior parte dei casi, poco utile nella cura delle affezioni delle alte vie respiratorie. Come risolvere il problema?

La Soluzione?

Bambino legato
Se non vogliamo legare nostro figlio per eseguire la terapia…

Se non vogliamo legare nostro figlio per fare la terapia con Rinowash, una possibile soluzione può essere quella di utilizzare dei particolari dispositivi come Nebial Kit e Yabro Spray-Sol.

Entrambe queste formulazioni vengono vendute insieme ad dispositivo medico specificamente progettato per effettuare trattamenti topici delle cavità nasali e sinusali. Questo dispositivo, apparentemente simile ad una siringa, consente la somministrazione rapida della soluzione tramite nebulizzazione in particelle di grandezza tra 10 a 20 micron. E’ fondamentale, infatti, ai fini della terapia, che le particelle di farmaco prodotte abbiano dimensioni tali da rimanere intrappolate nelle alte vie respiratorie superiori. Il vantaggio di questi dispositivi sta nel fatto che le particelle vengono prodotte ed erogate in pochi secondi e non in alcuni minuti come accade nel caso del Rinowash. All’atto pratico, è semplicemente necessario spuzzare la soluzione nel naso del bambino con “una particolare siringa”. Può essere la soluzione al nostro problema?

Meglio utilizzare Nebial Kit o Yabro Spray-Sol? Dal punto di vista del dispositivo di erogazione cambia poco. Nebial è una soluzione salina ipertonica con l’aggiunta di acido ialuronico ed è quindi consigliata per trattamenti di breve durata (max 15 giorni) in bambini fortemente congestionati. Yabro è invece una soluzione a base di acido ialuronico, forse meno rapidamente efficace nel contrastare la congestiona nasale ma più indicata per trattamenti di lunga durata.

Come tenere pulite le orecchie

Una delle domande più frequenti

Un simpatico modo per tenere pulite le orecchie

Una delle domande che più frequentemente mi vengono rivolte in ambulatorio riguarda la modalità con cui tenere pulite le orecchie. Dopo una rapida ricerca su Google, vedo che in merito la confusione regna sovrana. Addirittura leggo che, secondo alcuni, non pulendo le orecchie si rischiano non meglio precisate infezioni.

Ricordo ancora con simpatia quando, durante i primi mesi di frequenza della mia scuola di specializzazione in Otorinolaringoiatria, sentii pronunciare per la prima volta la frase: “Le orecchie si puliscono con i gomiti“. Ancora oggi, dopo averla sentita e pronunciata mille volte, questa frase mi suona simpatica ma anche profondamente vera. L’uomo, infatti, è l’unico essere vivente che si preoccupa di tenere pulito l’interno delle orecchie. Avete mai visto un gatto o un cavallo con il cotton-fioc? Eppure, sembra che non si possa fare a meno di cercare di provare a pulire le orecchie con le tecniche più fantasiose… coni aspiranti, cotton-fioc, sistemi di irrigazione… in alcuni casi ferri da calza.. Ne ho sentite di tutti i colori!

Come tenere pulite le orecchie

Lo strumento migliore per pulire le orecchie

Ma allora queste benedette povere orecchie come dobbiamo tenerle pulite? So che molti di voi, soprattuto le mamme, staranno con il fiato sospeso nell’attesa di risolvere questo mistero!

Spesso andiamo a cercare le soluzioni più fantasiose senza accorgersi che la soluzione più semplice ed economica è già a nostra disposizione. Le nostre dita, infatti,  sono lo strumento perfetto per la pulizia dell’orecchio. Non sono né troppo grandi né troppo piccole. Arrivano esattamente nei punti dove bisogna arrivare senza poter sconfinare dove non dobbiamo arrivare. Sembrano fatte apposta allo scopo. Meglio se si procede alla pulizia con semplice acqua corrente, senza saponi che spesso possono provocare secchezza del condotto uditivo e dermatite.  Eviterei anche di usare carta arrotolata e simili, del tutto inutile e potenzialmente dannosa. Evitare come la peste i famosi coni auto-aspiranti che possono, oltre ad essere del tutto inutili, provocare lesioni del condotto anche gravi.

E se si forma il cerume?

Se si forma il cerume, purtroppo, non esistono altre soluzioni che rivolgersi ad uno specialista in otorinolaringoiatria per procedere con una estrazione. Non esistono altre soluzioni. Da soli non riuscirete mai a togliere il cerume o, se vi riuscite, sappiate che ogni volta rischiate di produrre un danno potenzialmente grave all’orecchio. Ne vale la pena? Io non credo.