Controllare il proprio stato di salute: da dove partire?

Il controllo periodico del proprio stato di salute è una abitudine che fa fatica ad instaurarsi in Italia. Mentre eseguire periodici check-up è cosa abituale in altri paesi, da noi spesso non esiste questa attenzione. Questo atteggiamento, in alcuni casi, rende tardivo il riconoscimento di alcune patologie. Ma che tipo di esami eseguire? La tipologia di esame consigliato varia a seconda dell’età? Tutte domande lecite a cui non esiste una risposta univoca ed universalmente accettata.

Screening Cardio-vascolare
Gli accidenti cardio-vascolari rappresentano la prima causa di morte nei paesi industrializzati.

In primo luogo, voglio sottolineare l’ estrema importanza degli screening oncologici proposti gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale. La mammografia e la ricerca del sangue occulto nelle feci sono procedure che hanno permesso in molti casi la diagnosi precoce di patologie gravi come il tumore del seno ed il tumore del colon-retto.

Ma al di là degli screening gratuiti, quale esame consigliare? La mia risposta nasce dallo studio statistico delle principali cause di morte. Non c’è dubbio che gli incidenti cardio-vascolari siano la prima causa di mortalità nei paesi sviluppati. Quindi, se devo consigliare un esame, consiglio un esame che controlla lo stato di salute del cuore. Ma quale? Scopriamolo insieme.

Che caratteristiche dovrebbe avere un esame di controllo preventivo?

Un esame che serve a controllare il proprio stato di salute dovrebbe avere, a mio giudizio, le seguenti caratteristiche. Dovrebbe controllare più parametri possibili nello stesso momento, dovrebbe essere eseguibile senza troppo disturbo per il paziente e dovrebbe avere un rapporto qualità/prezzo accettabile.

Holter Smart: l’esame perfetto per uno screening cardio-vascolare completo

RootiRx, il rivoluzionario Holter Smart nato da un’idea di Steve Jobs, a mio giudizio possiede la maggior parte dei requisiti richiesti. Al contrario di molti altri esami Smart – sempre più diffusi – questo dispositivo ha una certificazione medica ed una validazione scientifica. Su questo argomento si legga anche il Post “Applicazioni e Medicina: possiamo fidarci?“.

RootiRX
RootiRX ha le dimensioni di una chiavetta usb.

Con un ingombro scarsissimo, questo dispositivo garantisce la contemporanea esecuzioni di una serie di esami di fondamentale importanza per la salute. RootiRx controllo il ritmo cardiaco, evidenziando la presenza di pericolose aritmie. Nello stesso tempo il dispositivo controlla la pressione con una precisione forse migliore rispetto a un tradizionale holter pressorio. Ma RootiRx non si limita solo a questo: questa formidabile macchinetta è in grado di stadiare le fasi del sonno e di evidenziare il sospetto sulla presenza di apnee notturne. Rooti controlla anche la qualità del nostro sonno! Un elemento troppo spesso trascurato, visto il frequentissimo rapporto tra patologie cardio-vascolari ed apnee notturne. A questo proposito leggi anche “Apnee notturne: quali sono i rischi?“.

In che modo fa tutto questo? Semplicemente mediante due elettrodi applicati sul torace. Per quanto tempo? Fino a sette giorni consecutivi (e 6 notti…).

Non siete ancora convinti? RootiRx è anche impermeabile… permette quindi una toilette quotidiana decorosa…. Cosa pretendere di più da un oggetto delle dimensioni di una chiavetta usb? Vuoi altri dettagli? Leggi la pagina che parla del nostro Holter Smart.

Male all’orecchio provocato da denti o gola: è possibile?

Nella pratica clinica capita molto spesso di vedere pazienti che si lamentano di dolore all’orecchio, la cosiddetta otalgia. In molti casi questo sintomo è dovuto ad una infiammazione dell’orecchio ma in altri l’orecchio non ha alcun problema. Infatti, in certi casi, il dolore all’orecchio è dovuto a patologie che hanno sede in altre regioni, in particolare denti e gola. In questi casi si parla di otalgia riflessa. Cerchiamo di capire qualcosa di più al riguardo.

Otalgia riflessa
L’otalgia non sempre è riconducibile ad un problema a carico dell’orecchio.

Otalgia riflessa da male alla gola

Si tratta della forma più frequente di otalgia riflessa ed è caratterizzata dalla contemporanea presenza di una faringite o di una tonsillite. Il paziente si lamenta per dolore alla deglutizione ed all’esame obiettivo il medico trova l’orecchio perfettamente in salute. Per la risoluzione di questo quadro è ovviamente indispensabile curare l’infezione alla gola. A questo proposito si consiglia la lettura del Post “Come togliere le placche alla gola“.

In rari casi sfortunati, l’otalgia può essere conseguenza della presenza di tumori a carico della tonsilla o del rinofaringe. In questi casi difficilmente il paziente si lamenta per dolore alla gola.

Otalgia da problemi odontoiatrici

In molti casi il dolore all’orecchio può essere provocato da una patologia odontoiatrica come ad esempio una carie a carico dei denti del giudizio. Più frequentemente l’otalgia è provocata da un disturbo a carico dell’articolazione temporo-mandibolare, ovvero del punto di unione tra mandibola e cranio. Questi disturbi sono estremamente frequenti, sopratutto nei pazienti affetti da bruxismo. Per bruxismo si intende l’anomala ed involontaria contrazione dei muscoli masticatori durante il sonno. I pazienti affetti da disturbo dell’articolazione temporo-mandibolare riferiscono spesso dolore all’orecchio. Questo dolore viene solitamente descritto come “una puntura di spillo”, intenso ma di breve durata. Di solito questo dolore va a periodi e dura molti mesi. All’esame obiettivo, l’otorinolaringoiatra troverà un orecchio perfettamente normale.

Esiste una operazione per smettere di russare?

Nella mia esperienza clinica mi trovo spesso a dover rispondere a questa domanda: “Esiste una operazione per smettere di russare?”. Presto vi spiegherò che in effetti esiste un intervento di questo tipo. Ma prima di affrontare l’argomento è opportuno che il lettore comprenda che dietro al fenomeno russamento, in alcuni casi, si nasconde una patologia potenzialmente molto pericolosa. Sto parlando della Sindrome delle Apnee Notturne.

I rischi collegati al russamento

Nonostante non tutte le persone che russano siano affette da apnee notturne, è opportuno comprendere come sia necessario escludere la presenza di questa patologia prima di stabilire la corretta modalità per risolvere il problema.

In generale, possiamo affermare che il rischio di soffrire di apnee notturne è più alto nei russatori abituali (quelli che russano 4 notti su 7) e in caso di russamento alternante (ovvero con pause tra i singoli atti di russamento). Tuttavia, non è infrequente reperire Sindromi delle Apnee notturne anche gravi in pazienti che non lamentano questi sintomi.

L’unico modo per comprendere la natura del fenomeno russamento è eseguire un monitoraggio cardio-respiratorio notturno, comunemente definito poli(sonno)grafia. Questo esame permette allo specialista di comprendere se ci si trova di fronte ad un caso di russamento semplice o ad un più complesso caso di apnee notturne. La terapia, a seconda dei casi e della gravità delle apnee, potrebbe variare moltissimo.

Quale intervento chirurgico permette di smettere di russare?

Dopo aver escluso la presenza di apnee, qualora il paziente o la paziente siano fortemente motivati a smettere di russare, è possibile valutare l’opportunità di eseguire un intervento chirurgico risolutivo. L’intervento può essere particolarmente indicato nei soggetti di giovane età ma ovviamente la cosa deve essere stabilita caso per caso. Nei soggetti anziani o che presentino gravi problemi di salute, potrebbe essere più opportuno valutare soluzioni alternative. A questo proposito si consiglia la lettura del Post “Come smetter di russare: mito e realtà” e “Una protesi in bocca per smettere di russare“.

Gli interventi di palatoplastica e di settoplastica, in combinazione, sono la soluzione chirurgica per un problema di russamento persistente.

Ma quindi, qual è l’operazione giusta per smettere di russare? Per risolvere un problema di russamento occorre certamente agire a livello del palato molle, poiché la maggior parte dei problemi di russamento deriva da una eccessiva lassità e motilità di questo organo. Per risolvere il problema è opportuno eseguire una palatoplastica. La palatoplastica ha lo scopo di alzare come una tenda il palato, in modo che esso vibri meno durante la respirazione notturne. Qualora il paziente non abbia già rimosso le tonsille, dovrà essere eseguita anche una tonsillectomia, passaggio fondamentale per l’esecuzione di una corretta palatoplastica. Qualora il soggetto russatore abbia anche una deviazione del setto, l’intervento verrà completato con una settoplastica.

I tre interventi menzionati possono essere eseguiti nella stessa seduta. Di solito si prevede un ricovero di due notti ed una convalescenza di circa 10 giorni. La convalescenza è gravata da un dolore di grado medio, soprattutto attribuibile alla palatoplastica. Tale dolore è maggiormente accentuato nei giorni subito successivi all’intervento.

Anche tu vorresti sottoporti all’intervento? Parliamone insieme. Vediamo se può fare al caso tuo.

Microlaringoscopia: cosa è e quando è indicata

La “microlaringoscopia in sospensione”, comunemente detta microlaringoscopia, è una procedura chirurgica eseguita in anestesia generale. Si tratta di un intervento utile per la risoluzione di patologie laringee benigne e maligne. L’intervento viene eseguito da uno specialista in otorinolaringoiatria, ha una durata solitamente breve e non prevede “tagli esterni”.

La procedura può avere scopo esclusivamente diagnostico oppure scopo contemporaneamente diagnostico e terapeutico. Una microlaringoscopia può avere solo scopo solo diagnostico se, ad esempio, viene condotta al fine di eseguire una biopsia a livello della laringe. In certi casi, se la lesione laringea da rimuovere è piccola, l’intervento permette l’asportazione della malattia nella stessa seduta.

Disfonia
La microlaringoscopia è indicata in molti casi di disfonia non trattabile con logopedia.

Come si esegue una microlaringoscopia

Come già accennato la procedura viene eseguita in anestesia generale. Il paziente, debitamente intubato dalla bocca, viene assicurato al letto operatorio con la testa estesa. Dopo aver protetto la dentatura con dei supporti plastici appositi, si introduce un endoscopio rigido in bocca. Tale endoscopio viene introdotto fino a raggiungere il piano delle corde vocali.

Il chirurgo, seduto, visualizza la laringe mediante microscopio e, servendosi di vari “strumenti lunghi” è in grado di procedere all’intervento. Diversi strumenti, tra cui pinze e forbici, permettono l’esecuzione di biopsie dei tessuti e l’asportazione di lesioni.

Una microlaringoscopia classica (immagine prelevata da Dr. Bechara)

In alcuni casi, soprattutto per la rimozione di patologie maligne di piccola estensione, alla microlaringoscopia viene associato l’utilizzo del laser.

Quando si propone questo tipo di intervento è sempre opportuno che il paziente non abbia problemi cervicali importanti. Occorre anche assicurarsi che non siano presenti elementi dentari malati o barcollanti, per non correre il rischio di lesioni accidentali a loro carico.

Quando eseguire una microlaringoscopia

L’intervento è indicato ogni qual volta ci si trovi di fronte a lesioni laringee non chiaramente identificabili. La procedura permette, in questi casi, di eseguire biopsie che chiarificano la natura delle lesioni e, in casi selezionati, la loro contemporanea rimozione.

L’intervento è indicato anche per la rimozione di lesioni glottiche benigne come, ad esempio, polipi, noduli cordali ed edemi di Reinke. Si ricorre a questa procedura in molti casi di disfonia organica.

Credi che questo intervento possa essere indicato per il tuo problema? Rivolgiti al tuo specialista di fiducia.

Sleep Endoscopy: a cosa serve e quando è indicata

Che cos’è una Sleep Endoscopy?

La sleep endoscopy è una procedura di fondamentale importanza per la diagnosi e la terapia dei disturbi respiratori del sonno e della sindrome delle apnee notturne. Consiste nell’eseguire una valutazione endoscopica delle vie aeree superiori mentre il paziente dorme. Dopo aver tentato senza successo di eseguire questo tipo di procedura durante il sonno naturale del paziente, si è compreso che questo tipo di esame poteva essere portato a fine solo in anestesia generale. La tipologia di anestesia generale è di fondamentale importanza per questo accertamento. La sedazione deve essere molto simile a quella che si ha nel sonno fisiologico, ovvero non troppo profonda né troppo leggera. Per ottenere questo è fondamentale la collaborazione di un anestesista esperto. Deve essere possibile eseguire la procedura senza che il paziente si svegli ma l’anestesia non deve essere profonda al punto da azzerare la funzione respiratoria.

Sleep Endoscopy e apnee notturne
La Sleep Endoscopy è un procedimento fondamentale per la diagnosi e la terapia della Sindrome delle Apnee nel Sonno.

A cosa serve?

La Sleep Endoscopy permette di identificare “le sedi di blocco respiratorio”, ovvero le aree anatomiche che collassano durante gli episodi di apnea. Questi importantissimi dati permettono al chirurgo di stabilire quali siano i siti anatomici da operare, limitando l’azione del bisturi alle sole zone responsabili della patologia.

Come si esegue la Sleep Endoscopy?

Viene eseguita in sala operatoria o in una sala endoscopica attrezzata. La procedura, se non associata ad altre procedure chirurgiche, dura circa 15-20 minuti. Solitamente viene eseguita in regime di Day Hospital, con dimissione alla sera. Eseguo personalmente questo tipo di procedura grazie alla collaborazione con gli Ospedali Privati di Forlì ed il Dr. Filippo Montevecchi.

Qualora il paziente presenti una ostruzione nasale marcata, si sfrutta l’anestesia della Sleep Endoscopy per eseguire anche un intervento di settoplastica. A tal proposito si legga anche il post “Settoplastica: come si svolge e quando è indicata“. L’associazione della settoplastica allunga i tempi operatori di circa un’ora.

Pensi che questa soluzione possa fare al caso tuo? Abiti in Toscana? Vieni a trovarci e parliamone insieme.

Tonsillectomia o Riduzione Tonsillare: pro e contro

L’intervento di rimozione delle tonsille è uno degli interventi più frequentemente praticato dall’otorinolaringoiatra. Possiamo affermare che esso sia l’intervento maggiormente eseguito insieme alla settoplastica (a tal proposito ti consigliamo di leggere il Post “Settoplastica: come si svolge e quando è indicata“).

La tonsillectomia è un intervento eseguito molto frequentemente.

In passato l’intervento veniva eseguito molto comunemente, tanto che gli otorinolaringoiatri si sono meritati la fama di “chirurghi delle tonsille”. Per fortuna, oggi esistono dei criteri precisi per decidere di sottoporre un paziente a tonsillectomia. A tal proposito si consiglia di leggere il post “Tonsille: quando toglierle“. Ma che differenza esiste tra togliere completamente le tonsille ed eseguire una riduzione tonsillare? Quando è consigliabile eseguire una rimozione completa e quando invece una parziale?

Riduzione Tonsillare completa o parziale

Fino a pochi anni fa non esisteva il concetto di rimozione parziale delle tonsille. Gli interventi venivano sempre condotti con lo scopo di rimuovere completamente il tessuto linfatico delle tonsille. In alcuni casi una parte di tessuto tonsillare restava in sede, ma non certo per volontà del chirurgo. Nella maggior parte dei casi la rimozione parziale era dovuta a problemi tecnici insorti durante l’intervento. Per fortuna, nella maggior parte dei casi, una rimozione non completa delle tonsille non determinava (e non determina) alcun problema. La maggior parte di queste operazioni radicali era condotta a causa dell’insorgenza di infezioni tonsillari ricorrenti, una delle principali indicazioni all’intervento. La rimozione completa del tessuto linfatico è infatti in grado di scongiurare la persistenza di infezioni ricorrenti. In questi casi, quindi, è assolutamente indicata la rimozione completa delle tonsille.

Ma quando le tonsille vanno rimosse per motivi non infettivi, è necessario comunque toglierle completamente? Questa è la domanda che ha portato gli otorinolaringoiatri ad inventare l’intervento di riduzione tonsillare.

Se l’intervento viene eseguito per un problema di apnee notturne le tonsille possono essere soltanto ridotte. In questo modo si riducono i rischi.

In alcuni casi le tonsille non sono interessate da infezioni ricorrenti ma sono implicate nella genesi di una Sindrome delle Apnee Notturne. Questa evenienza è particolarmente frequente nei bambini. A tal proposito consigliamo di leggere il Post “Bambini, russamento e apnee notturne“. In questo caso il tessuto linfatico tonsillare crea soltanto ingombro per la respirazione ma non è sede di un focolaio infettivo. In questi casi può essere certamente saggio non rimuoverlo completamente.

I vantaggi della riduzione parziale

La riduzione tonsillare parziale offre una serie di vantaggi. Innanzitutto riduce di molto il rischio di sanguinamento post-operatorio rispetto alla tecnica classica. Oltre a questo, riduce il dolore post-operatorio nel paziente. Come terzo fattore, il tessuto tonsillare residuo, continua a svolgere il suo ruolo di barriera difensiva contro le infezioni.

Settoplastica: come si svolge e quando è indicata

L’intervento di settoplastica è uno degli interventi più frequentemente eseguiti dal chirurgo otorinolaringoiatra. Per settoplastica si intende la correzione chirurgica di una deviazione del setto nasale. Per setto nasale si intende la parete osseo-cartilaginea che divide in due narici la cavità nasale. L’intervento non deve essere confuso né con la riduzione di una frattura delle ossa proprie del naso né con una rino-settoplastica. In caso di frattura delle ossa proprie del naso, l’intervento è volto a ripristinare la corretta anatomia della piramide nasale, ovvero della parte esterna visibile del naso. In caso di rino-settoplastica, invece, oltre a correggere la deviazione “interne” del setto nasale, si corregge anche l’aspetto esteriore del naso.

La settoplastica modifica l’interno del naso, non l’esterno. (Tratta da Area Medica)

Come si svolge l’intervento

L’intervento di settoplastica deve essere condotto in anestesia generale. Gli interventi sul setto nasale in anestesia locale, a mio giudizio, trovano scarsissime indicazioni. L’anestesia generale garantisce una maggiore sicurezza per il paziente e permette al chirurgo di operare con maggiore facilità. La maggiore sicurezza deriva dal maggiore controllo delle eventuali emorragie nasali garantito dall’anestesia generale. Le perdite ematiche sono, come è logico attendersi, inevitabili durante un intervento chirurgico. Lavorare con un paziente non intubato aumenta in modo significativo il rischio di difficoltà respiratorie collegate ad emorragia nasale. Il chirurgo sarà facilitato nell’intervento perché, come vedremo, in molte occasioni sono necessarie le “maniere forti”.

Spesso per la correzione delle deviazione si usa uno scalpello chirurgico.

L’intervento di correzione di una deviazione del setto è un intervento complicato. E’ necessaria una buona esperienza ed una ottima manualità per ottenere buoni risultati. Non sono necessari tagli esterni. Per la correzione di una deviazione della parte cartilaginea del setto nasale (la parte anteriore) si possono usare le “maniere gentili”. Il chirurgo pratica una incisione sulla mucosa e poi rimodella la cartilagine in modo da renderla rettilinea. Nella maggior parte dei casi che arrivano alla terapia chirurgica, tuttavia, è presente anche una deviazione nella parte ossea del setto. Per correggere questa deviazione, il chirurgo ha bisogno di usare le “maniere forti”. La maggior parte degli operatori corregge questo tipo di deformità utilizzando un martello ed uno scalpello chirurgico. Da qui si comprende l’assoluta opportunità di eseguire l’intervento in anestesia generale.

Una volta corretta la deformità del setto, il chirurgo richiude la mucosa con dei punti riassorbibili e si assicura che la parete rimanga diritta per il tempo necessario affinché osso e cartilagine si saldino nuovamente. Per far questo assicura delle bande di materiale plastico al setto nasale mediante l’interposizione di punti a tutto spessore. Queste bande prendo in gergo il nome di “lastrine” poiché si narra che una volta venissero ricavate ritagliando lastre da radiografia. Questa lastrine vengono tenute in sede per non meno di una settimana.

Per ridurre/evitare il rischio di sanguinamento post-operatorio molti chirurghi utilizzano dei tamponi nasali spugnosi che vengono posizionati all’interno delle fosse nasali appena operate. Il tamponamento nasale non è sempre necessario e la sua necessità viene stabilita caso per caso. Personalmente, a meno di particolari impedimenti, evito di eseguire il tamponamento classico, utilizzando una medicazione non invasiva da rimuovere già il giorno successivo all’intervento. Nel caso il paziente venga tamponato in modo classico, i tamponi devono essere rimossi dopo 3-4 giorni.

I tempi di convalescenza per un intervento di questo tipo si aggirano sui 15 giorni. Dopo questo periodo di tempo il paziente può solitamente riprendere quasi tutte le attività quotidiane, magari limitando ancora per un po’ lo sforzo fisico.

Quando sottoporsi ad una settoplastica

L’intervento di settoplastica è indicato per tutti i pazienti affetti da ostruzione nasale persistente di livello tale da creare problemi nella respirazione diurna e/o notturna. L’intervento, in presenza di una deviazione marcata, può migliorare anche la respirazione sotto sforzo durante le prestazioni sportive. La settoplastica può essere indicata anche nella terapia chirurgica della Sindrome delle Apnee Notturne, ma in questo caso spesso si associa ad altre tipologie di intervento.

La tua respirazione nasale è deficitaria e credi che questo intervento possa fare al tuo caso? Parliamone insieme.

Applicazioni e Medicina: possiamo fidarci?

Medicina Smart si o Medicina Tradizionale?

Lo sviluppo tecnologico e l’estrema diffusione di dispositivi smart è utile anche nella pratica medica. Nonostante nello sviluppo di queste tecnologie esista un evidente interesse commerciale, i dispositivi smart permettono di ottenere una enorme serie di dati su numerosi aspetti della nostra vita. Il nostro telefonino smart ed il nostro orologio smart spesso ci conoscono meglio di noi stessi. Monitorano il ritmo del nostro cuore, sono in grado di evidenziare la presenza di pericolose aritmie, indagano la qualità del nostro sonno. Ma questi dispositivi e le loro applicazioni sono realmente attendibili?

I cellulari Smart ci salveranno la vita?

Apple Watch, ed in particolare la sua applicazione Heart, ha ricevuto l’avvallo da parte della comunità scientifica e può essere adesso utilizzato per la diagnosi di fibrillazione atriale. Tuttavia, almeno ad oggi, il dispositivo non è validato per la diagnosi di aritmie diverse dalla fibrillazione atriale. Per uno studio Smart aritmologico completo e validato, è necessario rivolgersi ad un centro medico. Si potrebbe ad esempio utilizzare l’interessante dispositivo RootiRX, non per niente nato da una intuizione di Steve Jobs. Questo dispositivo permette – a nostro giudizio – di eseguire il miglior check-up periodico a cui ci si possa sottoporre. Leggi al riguardo “Controllare il proprio stato di salute: da dove partire?“.

RootiRX, nato dalla mente di Steve Jobs, è un dispositivo Smart con validazione medica.

Questo dispositivo rivoluzionario permette di eseguire uno studio del ritmo cardiaco con soli due elettrodi toracici ma con una accuratezza ed una sensibilità diagnostica senza uguali. Come se questo non bastasse, il dispositivo raccoglie accuratamente dati sulla pressione arteriosa, sulla qualità del sonno e sulla presenza della apnee notturne. Il dispositivo registra anche movimento e posizione del paziente secondo per secondo, rendendo praticamente inutile la compilazione del diario clinico da parte del paziente. Il medico sarà in grado di capire il tipo di attività svolta dal paziente semplicemente dalla lettura dei dati. Per quanto tempo? Fino a 7 giorni consecutivi…. Questo genietto è anche impermeabile e permette una decente toilette quotidiana.

Vantaggi e Svantaggi

Apple Watch e RootiRX sono senz’altro due grandi innovazioni tecnologiche. Entrambi sono dotati di una “intelligenza artificiale” in grado di elaborare ed interpretare i dati registrati. Ma ci possiamo fidare di questa interpretazione? La risposta è no. Sebbene questa prima elaborazione possa semplificare di molto la vita del paziente e del medico, nessuna macchina può, ad oggi, sostituirsi al parere di un medico in carne ed ossa, con il suo bagaglio di esperienza. Apple Watch ci invita a recarci in ospedale? Andiamo… ma affidiamoci alle cure di un medico in carne ed ossa. RootiRX ci interpreta un holter ECG di 7 giorni in 15 minuti? Ok… di certo semplifica la vita al cardiologo, ma il tracciato deve sempre essere rivisto e corretto. La professione del medico sarà l’ultima ad essere sostituita da una macchina.

Meniére: una patologia cronica invalidante

La Sindrome di Menière è una patologia complessa e di difficile diagnosi, caratterizzata da vertigini e calo dell’udito. Si tratta di una patologia cronica con andamento lentamente progressivo. Anche se le cause in grado di scatenare la malattia non sono note, si ipotizza che essa possa essere provocata da una alterazione dei liquidi contenuti nell’orecchio interno.

Sindrome di Meniere
La Sindrome di Meniere causa vertigini periferiche spesso gravi

Sintomi della Malattia di Meniére

L’estrema variabilità nella sintomatologia, è uno dei fattori che rende difficile la diagnosi di Menière. Classicamente la malattia si presenta con fasi attive della durata di pochi giorni seguite da settimane di benessere. Gli attacchi sono caratterizzati da riduzione temporanea della capacità uditiva, sensazione di ovattamento auricolare, acufeni e vertigini. Le vertigini solitamente sono di lunga durata e molto invalidanti. Tali sintomi, almeno nelle fasi iniziali, recedono completamente al di fuori degli attacchi. Per questo motivo, il calo dell’udito può essere documentato strumentalmente soltanto durante gli attacchi. Inoltre, non tutti i pazienti presentano tutti i sintomi. In alcuni casi, ad esempio, può essere assente il calo fluttuante dell’udito.

Vertigini e Menière
Le vertigini sono l’aspetto forse più invalidante della patologia

Diagnosi di Malattia di Meniére

Come detto, la diagnosi di Meniére è molto difficile e si basa su ripetuti controlli clinici e strumentali. Il paziente dovrà essere visto più volte dallo specialista, sia durante gli attacchi che nei periodi di remissione. Dovranno essere eseguiti anche esami audiometrici ed esami vestibolari seriati per evidenziare la presenza di variazioni nel corso del tempo. Gli esami servono anche a distinguere la patologia da altre patologie simili. A tal proposito si consiglia di leggere il Post “Quali sono le cause delle Vertigini“.

Terapia

Purtroppo, dal momento che ancora la causa certa della malattia non è nota, non esiste una cura definitiva. Gli attacchi rispondono solitamente bene a terapia farmacologica con cortisone e diuretici. Al fine di prevenire gli attacchi, si consiglia di adottare una dieta povera di sale. La patologia, con il passare del tempo, provoca un calo marcato e non reversibile dell’udito. Per fortuna, nella maggior parte dei casi, è interessato un solo orecchio. I pazienti più sfortunati sperimentano vertigini gravissime e prolungate che possono rendere impossibili le attività quotidiane. In questi casi può essere eseguita una “denervazione” dell’orecchio colpito dalla patologia. La procedura, eseguibile con diverse tecniche, risolve le vertigini ma determina perdita completa e definitiva dell’udito dal lato trattato.

Quando mettere l’apparecchio acustico

Hai problemi di udito ma non ti decidi a mettere un apparecchio acustico? Hai una amica che ha messo l’apparecchio ma non ha risolto il suo problema di ipoacusia? In giro si sentono e si leggono molte opinioni contraddittorie. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Apparecchio acustico
Un apparecchio acustico di recente fabbricazione.
Un modello di apparecchio acustico disponibile sul mercato.

Cosa sono gli apparecchi acustici

Gli apparecchi acustici sono degli amplificatori sonori miniaturizzati, in grado di aiutare i paziente affetti da ipoacusia. In pratica, sono il corrispettivo degli occhiali da vista. Già da questa affermazione, è facile comprendere che gli apparecchi acustici non curano un problema di udito. Così come gli occhiali non rendono la vista, gli apparecchi non rendono l’udito. Questi dispositivi permettono, semplicemente di sentire e di vedere meglio nel momento in cui vengono utilizzati.

I primi apparecchi acustici altro non erano che dei corni da appoggiare sull’orecchio per raccogliere il suono. Erano del tutto sprovviste di amplificazione. Successivamente queste protesi vennero dotati di un sistema di amplificazione analogico, in grado di amplificare in modo lineare tutti i suoni che raggiungevano l’orecchio, indipendentemente dalla loro frequenza e dalla loro intensità. Con il progresso della tecnologia e con la sempre maggior miniaturizzazione dei dispositivi, è stato possibile digitalizzare le protesi. Le protesi digitali permettono di amplificare soltanto le frequenze compromesse dal calo uditivo, risultando nella maggior parte dei casi, preferibili rispetto alle protesi analogiche.

Indicazioni alle protesi acustiche

Le protesi acustiche sono indicate per le forme di ipoacusia percettiva, ovvero per le forme di ipoacusia non suscettibili di alcun intervento terapeutico (se non, al limite, l’impianto cocleare). Occorre, poi, distinguere tra pazienti adulti e bambini.

Protesi acustiche nei bambini

Per i bambini con ipoacusia grave o profonda bilaterale, è fondamentale che le protesi acustiche vengano messe il prima possibile. Sarebbe auspicabile iniziare ad utilizzare le protesi subito dopo la diagnosi di ipoacusia. Le protesi, infatti, permettono a questi pazienti, nella maggior parte dei casi, di sviluppare un linguaggio soddisfacente. Nei pazienti che non riescono a sviluppare il linguaggio può essere valutato l’intervento di impianto cocleare. In caso di bambini con forme di ipoacusia meno severa, la protesizzazione deve essere valutata caso per caso. Nelle forme lievi la l’intervento protesico è indicato soprattutto se esistono problemi di sviluppo linguistico o patologie neuropsichiatriche associate.

Protesi acustiche negli adulti

Per quanto riguarda gli adulti, è fondamentale non sbagliare il momento in cui proporre una protesi acustica. Infatti, nel caso si proponga troppo precocemente il paziente risulterà insoddisfatto. Sarebbe come proporre di mettere degli occhiali +1 ad un paziente che ha soltanto un affaticamento visivo da stress. Il paziente non avrebbe maggior confort dall’utilizzo delle protesi ma solo svantaggi. E’ altrettanto importante, tuttavia, non ritardare troppo l’utilizzo delle protesi. E’ dimostrato, infatti, che la mancata protesizzazione nel paziente anziano, accelera in modo importante il deterioramento cognitivo. Oltre a questo, mettere protesi acustiche a pazienti gravemente ipoacusici e molto anziani, risulta spesso difficoltoso o addirittura impossibile. A tal proposito si legga anche il Post “L’ipoacusia nell’anziano: come affrontarla“.

Per quanto sopra affermato, nonostante ogni caso debba essere valutato a parte, ritengo che si possa iniziare a pensare di mettere una protesi acustica quando si rileva un calo sulle frequenze 500, 1000 e 2000 Hz di almeno 40 dB. Il calo dovrebbe essere presente su entrambe le orecchie. Le frequenze che ho menzionato sono, infatti, le più importanti per comprendere in modo adeguato la voce di conversazione.