Coronavirus e perdita di olfatto

Molti pazienti positivi al Coronavirus riferiscono una diminuzione di olfatto. La capacità di distinguere gli odori viene definita in gergo medico iposmia (se incompleta) o anosmia (se completa). Ma la diminuita capacità di sentire gli odori è permanente o transitoria? Cerchiamo di capire insieme cosa sappiamo al momento.

I cali olfattivi c’erano anche prima di COVID 19

Innanzitutto, occorre precisare che la diminuzione della funzionalità olfattiva è una evenienza che era abbastanza comune anche prima dello sfortunato avvento di COVID 19. Basti pensare ad una comune rinite allergica o ad una sinusite, patologie entrambe spesso collegate ad un brusco calo della capacità olfattiva. Entrambe queste patologie sono in grado di determinare quella che in gergo medico viene definita iposmia trasmissiva. Questo tipo di iposmia nasce dal fatto che l’agente odoroso non arriva a livello del nervo olfattivo e quindi non riesce a produrre la sensazione odorosa.

In altri casi la sensazione odorosa non viene scatenata perché il nervo olfattivo non funziona più. In questi casi si parla di iposmia percettiva. Questo tipo di iposmia è presente, giusto per fare un esempio, nel morbo di Parkinson. Purtroppo questa seconda categoria di iposmia ha una prognosi molto peggiore della prima, nel senso che raramente se ne guarisce.

La diagnosi e la cura delle iposmie trasmissive è uno dei compiti che viene spesso assolto dallo specialista in otorinolaringoiatria. Ma l’iposmia tipica di COVID 19 in quale di queste due categorie si colloca?

Olfatto e Coronavirus

Numerosi colleghi impegnati nelle zone rosse del Nord confermano che il calo della capacità olfattiva è una evenienza abbastanza frequente in corso di infezione da Coronavirus. Forse più frequente di quanto per adesso stimato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Che l’iposmia potesse essere frequente non era da dubitare, in quanto il virus si manifesta spesso con congestione nasale, un fattore di per sé in grado di determinare iposmia. Tuttavia, pare che l’iposmia possa essere presente precocemente anche in assenza di congestione nasale. Occorre sottolineare che molti altri virus, penetrando all’interno del nervo olfattivo, possono provocare iposmia e che anzi le infezioni post-virali sono una delle cause principali di iposmia. Per fortuna, nella maggior parte di casi, anche se si produce un danno al nervo, esso viene riparato e la perdita olfattiva non è permanente. Sarà così anche per il Coronavirus umano?

Ad oggi non esistono dati concreti sul fatto che il calo della capacità olfattiva sia definitivo o permanente. Il coronavirus animale (quindi non quello che interessa direttamente noi) ha un’alta capacità di penetrazione nel nervo olfattivo ma il comportamento sull’uomo potrebbe essere decisamente diverso. Solo ulteriori studi potranno rivelarci come stanno realmente le cose.

Insufflazioni tubariche: cosa sono e quando sono indicate

L’insufflazione tubarica è una pratica terapeutica che ha lo scopo di risolvere il fastidioso ovattamento auricolare, associato a volte ad abbassamento di udito.
Viene effettuata in ambulatorio su soggetti adulti da un medico otorinolaringoiatra, senza bisogno di sedazione. I bambini hanno diverse predisposizioni anatomiche e differenti quadri clinici in cui si consiglia l’esecuzione della manovra di Politzer, non analizzata in questa sede.

Quando sono indicate?


L’ indicazione principe all’insufflazione tubarica negli adulti è l’ototubarite catarrale, ovvero l’accumulo di liquido sieroso o catarrale nell’orecchio medio per una disfunzione della tuba di Eustachio.

tuba eustachio
La tuba di Eustachio è un canale che mette in comunicazione orecchio e faringe.


La sottile tuba di Eustachio è un condotto tra naso e orecchio medio.
Durante processi infiammatori nasali, spesso virali come il banale raffreddore o in caso di stati allergici, essa può essere coinvolta, può restringersi ulteriormente e perdere le proprie competenze, come il drenaggio di fluidi, che di conseguenza permarranno nell’orecchio medio.
Il soggetto lamenterà quindi ovattamento auricolare, eventuale abbassamento dell’udito, rari acufeni.
I sintomi possono risolversi spontaneamente in poche settimane oppure persistere nonostante terapie farmacologiche e quindi richiedere un intervento meccanico diretto, come l’insufflazione tubarica.

Come si esegue una insufflazione tubarica


Consiste nell’inserire lungo la fossa nasale un sottile catetere rigido, attraverso il quale indirizzare alla tuba di Eustachio un gas termale sulfureo con idonee proprietà terapeutiche o, in mancanza di acqua termale, una soluzione fisiologica nebulizzata.
La vaporizzazione deve possedere una spinta pressoria prestabilita, tale da riaprire la tuba, ripristinare il drenaggio e rimuovere le secrezioni catarrali ferme nell’orecchio.
L’insufflazione dura pochi minuti, deve essere eseguita bilateralmente salvo controindicazioni specifiche, ma la terapia completa comprende un ciclo fino a 12 sedute, da effettuarsi nell’arco di 2 mesi.

Terapia chirurgica per Sindrome Apnee Notturne

Le diverse possibilità per risolvere il problema

L’approccio chirurgico è una delle possibili modalità terapeutiche con le quali affrontare la Sindrome delle Apnee Notturne (OSAS). Ad oggi la prima scelta per la terapia delle OSAS di grado medio/grave resta la terapia con ventilatore che eroga pressione positiva continua nelle vie aeree (CPAP). Tale ventilatore, da usare esclusivamente durante il sonno, mantiene aperte le vie aeree che si chiuderebbero durante una apnea notturna sfruttando un meccanismo simile a quello di un compressore. Tuttavia, l’opzione chirurgica deve essere seriamente presa in considerazione soprattutto in caso di pazienti giovani o di pazienti che non tollerano il trattamento con CPAP. È importante ricordare che, infatti, che circa 1/3 dei pazienti non riesce ad utilizzare il dispositivo CPAP per scarsa tolleranza. Oltre a questo, anche in caso di successo della terapia CPAP, consigliare ad una persona di giovane età di portare a vita una mascherina sul viso è sempre difficile. Altra considerazione da tenere presente è che – purtroppo – un numero non trascurabile di pazienti che inizia con impegno la terapia CPAP smette di utilizzarla dopo alcuni mesi o anni, ritornando al punto di partenza.

Sindrome apnee notturne
La terapia chirurgica può essere una valida soluzione per risolvere un problema di apnee notturne.

Una ulteriore alternativa terapeutica è rappresentata dal confezionamento di un dispositivo odontoiatrico anti-roncopatia, il cosiddetto dispositivo di avanzamento mandibolare (MAD). A questo proposito si consiglia di leggere il Post “Una protesi in bocca per smettere di russare“. Questa alternativa può essere percorsa (con ottimi risultati) in casi ben selezionati e – a mio giudizio – appare particolarmente indicata in pazienti di media/avanzata età, con particolari caratteristiche anatomiche e senza patologie odontoiatriche di rilievo (bruxismo, disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare, piorrea, ecc). Anche la terapia con MAD in un paziente giovane, tuttavia, a meno che non sia l’unica via percorribile, lascia – a mio giudizio – qualche dubbio. Infatti, in primo luogo non sono ancora noti gli effetti che potrebbe avere il MAD sull’assetto dentario se portato per decenni. In secondo luogo, anche in questo caso, risulta difficile consigliare a un soggetto giovane di utilizzare un dispositivo odontoiatrico notturno per tutta la vita.

Ma che tipo di intervento si propone ad un paziente affetto da OSAS?

La terapia chirurgica della Sindrome delle Apnee Notturne parte, a meno di casi particolari, da una procedura chiamata fibroscopiache esegue l’otorinolaringoiatra in ambulatorio (procedura semplice, veloce, che non richiede alcun tipo di anestesia per essere eseguita). In molti casi è indicata anche un ulteriore esame: la Sleep Endoscopy. La Sleep Endoscopy (tradotta in italiano come fibroscopia durante il sonno) è un procedimento diagnostico eseguito in anestesia generale che permette al chirurgo di conoscere in modo preciso la sede dell’ostruzione che provoca i blocchi respiratori tipici dell’OSAS.  Si tratta in pratica di una fibroscopia eseguita durante una simulazione del sonno, che viene indotta da un farmaco somministrato da un medico anestesista. Perché è così importante ripetere una fibroscopia da addormentati se già è stata fatta da svegli? Perché in una percentuale non trascurabile di casi, la sede ostruttiva che si rileva conducendo l’esame da svegli è diversa rispetto a quella che si rileva conducendo l’esame da addormentati. In particolare, può capitare che da addormentati si rilevi una sede ostruttiva in più rispetto a quella che ci saremmo aspettati. Possiamo quindi affermare che la Sleep Endoscopy è una procedura che permette al chirurgo di “essere più sicuro dell’intervento intervento eseguire”. Nei soggetti con ostruzione nasale, solitamente si sfrutta questa prima anestesia per correggere una deviazione del setto nasale o una ipertrofia dei turbinati inferiori. È dimostrato, infatti, che l’ostruzione nasale (associata o meno ad apnee notturne) è in grado di determinare una brusca diminuzione della qualità del sonno. In questo modo, con una sola anestesia, si esegue una procedura diagnostica fondamentale e si esegue una procedura terapeutica per migliorare la respirazione nasale e quindi la qualità del sonno. È importante, tuttavia, che il paziente abbia ben chiaro che con questa prima procedura in anestesia generale non si risolve il problema apnee notturne. La sindrome potrebbe parzialmente migliorare grazie alla disostruzione nasale ma nella maggior parte dei casi non migliorerà in modo significativo. Tuttavia, il paziente si sveglierà con un naso disostruito (con tutti i vantaggi anche nella “vita diurna”) e con un programma terapeutico basato su reperti attendibili. Il chirurgo, forte di quanto evidenziato durante la Sleep Endoscopy, potrà prospettare diverse alternative terapeutiche e potrà offrire al paziente delle percentuali di guarigione in base alla tipologia del successivo trattamento.

La seconda parte del trattamento potrà essere un nuovo (ed ultimo) intervento chirurgico oppure, qualora non fosse indicato o il paziente non volesse eseguirlo, una soluzione alternativa. Per questo primo intervento è di solito prevista una sola notte di ricovero, dopo 3 giorni è possibile tornare ad eseguire un lavoro di ufficio e dopo circa 15 giorni la normale attività fisica. Il dolore post-operatorio è solitamente contenuto e facilmente controllabile con antidolorifici. Va anche sottolineato che le medicazioni fastidiose con garze o tamponi nasali non vengono più utilizzate. Solitamente si mantengono per 7-10 giorni delle lamelle di silicone intranasali che permettono una corretta guarigione mantenendo la respirazione sin dall’immediato post-operatorio. La loro rimozione non comporta alcun fastidio per il paziente.

E per quanto riguarda il secondo intervento chirurgico da eseguire?

Nella maggior parte dei casi la sede dell’ostruzione che determina le apnee notturne è il palato. Per questo motivo l’intervento che viene proposto successivamente è – nella maggior parte dei casi – una palatoplastica (faringoplatica). La faringoplastica ha un nome che mette timore al paziente. Tuttavia, si tratta di una procedura ormai standardizzata e forse meno cruenta di quanto ci si possa immaginare. Ecco di cosa si tratta. Nei soggetti che non hanno precedentemente rimosso le tonsille, dovrà essere eseguita, contestualmente alla faringoplastica, una tonsillectomia. La faringoplastica viene eseguita posizionando particolari fili di trazione a livello del palato senza necessità di asportare tessuto del palato. L’intervento prevede due notti di ricovero. Il paziente avrà un forte mal di gola nei primi giorni successivi all’intervento per cui verranno utilizzati farmaci endovena durante il ricovero per minimizzare il fastidio. Avrà necessità di alimentarsi con vitto morbido e semi-freddo. Saranno necessari degli antidolorifici anche a domcilio. La sintomatologia si attenuerà fino a scomparire in circa 7-10 giorni. Nel caso l’ostruzione non fosse a livello del palato? Questa evenienza è abbastanza rara ma possibile. In una percentuale del 30%, la sede dell’ostruzione potrebbe essere più bassa, ovvero a livello della base della lingua. In questi casi è sempre possibile una soluzione chirurgica ma l’intervento risulta certamente più invasivo. Qualora la Sleep Endoscopy evidenziasse una ostruzione di questo tipo, prima di procedere all’intervento occorre discutere attentamente pro/contro ed alternative con il paziente.

L’intervento più frequentemente eseguito (faringoplastica) risolve il problema nel 100% dei casi?

Occorre sempre diffidare di chi ci prospetta soluzioni miracolose senza possibilità di insuccesso. Purtroppo, in medicina la certezza di successo non esiste. Tuttavia, dopo una attenta selezione dei casi mediante uno studio del sonno (Polisonnografia) e Sleep Endoscopy, le percentuali di successo sono superiori al 70%. Nel restante 30% dei casi la Sindrome Apnoica migliora ma in modo meno significativo di quanto avremmo desiderato. Occorre considerare che, anche negli sfortunati casi di successo parziale, l’intervento sarà stato comunque utile perché renderà più facile percorrere terapie alternative successive.

Soffri di apnee notturne? Scopri di più leggendo “Sindrome delle Apnee Notturne: domande frequenti“.

Cos'è la sinusite? Scopriamolo insieme

Definizione

La sinusite (più correttamente, rinosinusite) è una patologia comune e decisamente “democratica”, che non fa cioè distinzioni di genere o di età e si manifesta con naso chiuso e secrezione di muco denso e viscoso. Se, nei casi virali, più frequentemente coincide con il comune raffreddore, è più spesso la sua origine batterica a farne un fenomeno subacuto (se i sintomi permangono per 10-14 giorni) o cronico (con malessere che si protrae per più di 3 mesi). In questi ultimi casi l’ostruzione nasale generalmente comporta anche cefalea, dolore mascellare e un senso di pesantezza sopra e sotto gli occhi. Su questo aspetto si legga anche il Post “Sinusite o Cefalea: come orientarsi“.

sinusite
Sinusite: l’infiammazione dei seni paranasali


La rinosinusite altro non è che l’infiammazione dei seni paranasali, ossia di quelle cavità pneumatiche del massiccio facciale che servono per alleggerire il peso del cranio, che può verificarsi per motivi congeniti, come la conformazione delle ossa del cranio, la presenza di allergie a pollini, acari e peli di animali o per cause traumatiche ai danni del setto nasale o del cranio. Non si tratta, quindi, di un fenomeno esclusivo della stagione invernale, ma di un disturbo che, nel suo complesso, colpisce circa il 15% della popolazione durante tutto l’anno.

Diagnosi di sinusite cronica

Nel caso in cui l’infiammazione non sia riconducibile a una rinite virale, ma si cronicizzi, una visita specialistica presso un otorinolaringoiatra permette di avere una diagnosi differenziale e di risalire alle cause della patologia. Per fare questo, spesso si richiede anche un accertamento diagnostico, come la TC cone beam del massiccio facciale (tecnica radiologica che usa un fascio conico di raggi x e che si caratterizza per un ridotto apporto di radiazioni) e la fibroscopia nasale (esame ambulatoriale effettuato tramite un sottile tubicino dotato di telecamera che viene inserito nella cavità nasale). Con queste due indagini, si possono indagare le caratteristiche anatomiche del naso e si determina l’approccio terapeutico più indicato che, in una prima fase, nella maggior parte dei casi prevede antibioticoterapia ed aerosolterapia utilizzando docce micronizzate a base di cortisone che agisce come antinfiammatorio locale, favorendo la riduzione del gonfiore della mucosa nasale. Con queste ultime, in particolare, si è in grado di agire in maniera efficace direttamente sulle cavità nasali, concentrando l’azione del farmaco inalato sulle cavità nasali e paransali ed evitandone la diffusione ai polmoni.

Terapia delle sinusiti croniche

Quando le terapie mediche non riescono a risolvere lo stato infiammatorio in maniera definitiva, allora è opportuno valutare l’opzione dell’intervento. Oggi la soluzione per le sinusiti croniche, che siano associate a polipi nasali o meno, è la chirurgia endoscopica funzionale dei seni paranasali, chiamata FESS (Functional Endoscopic Sinus Surgery). Questa tecnica chirurgica mininvasiva utilizza ottiche endoscopiche, videocamere e strumenti dedicati con cui è possibile intervenire con grande precisione in spazi e superfici anche molto ridotti. Nel dettaglio, essa permette di rimuovere le secrezioni accumulate nelle cavità, le lamelle ossee che possono ostruire il normale flusso dell’aria e anche eventuali polipi. In questo modo vengono allargati gli spazi tra naso e cavità paranasali e viene ripristinato un corretto flusso dell’aria che permetterà la guarigione della sinusite. Dopo questo intervento il beneficio è immediato e il paziente avverte già dalle prime settimane la sensazione di avere il “naso libero”.
L’intervento, che si effettua introducendo l’endoscopio tramite le cavità nasali senza alcun taglio della cute, viene solitamente eseguito in anestesia generale, ha una durata di circa 60 minuti e prevede un ricovero di 1 o 2 giorni. L’opzione endoscopica consente tempi di recupero rapidi ed un minor disagio per il paziente, oltre all’assenza di cicatrici visibili sul volto. Al termine dell’intervento per far fronte a un leggero fisiologico sanguinamento, di solito limitato ai primi due giorni post-operatori, vengono applicati tamponi riassorbibili e medicazioni che non procurano fastidio al momento della loro rimozione. Fortunatamente non sono più previsti i tamponi di qualche anno fa che provocavano forte disagio al paziente. Anche gli antidolorifici vengono utilizzati solo in casi sporadici grazie alle nuove tecnologie e al minor trauma provocato dalla procedura. I successivi controlli endoscopici ambulatoriali con lo specialista, che si effettuano a distanza di 1 e 6 mesi, verificano la riuscita dell’intervento e il ripristino della completa funzionalità aerea nasale.

Intervento Chirurgico per Sinusite Cronica
I quadri di rinosinusite cronica si risolvono con un approccio chirurgico

Sempre in chiave mininvasiva possono eseere esguiti anche interventi di Balloon SinuPlasty, ossia l’utilizzo di un palloncino che viene introdotto con un filo guida e viene gonfiato all’interno del seno paranasale infiammato. La cavita paranasale viene così rapidamente drenata e disostruita dalle secrezioni e viene ristabilita la corretta ventilazione. Questa soluzione viene utilizzata in casi opportunamente selezionati dalla TC e rappresenta un utile strumento in caso di sinusiti del seno frontale.
La sinusoplastica dilatativa consente un recupero ancora più veloce e in alcuni casi la possibilità di essere eseguita in Day Hospital.

Rinosinusite pediatrica

Un approfondimento a parte meritano le sinusiti nei pazienti pediatrici, nei quali l’anatomia delle cavità nasali si modifica con la crescita e si completa solamente attorno ai 6/8 anni. Nei casi di sinusiti acute e croniche, innanzitutto, viene suggerita l’esecuzione di lavaggi con acqua salata, cure termali ed anche il soggiorno in ambiente marino per la sua azione antiinfiammatoria naturale.
In caso di problemi ai turbinati si possono eseguire procedure in anestesia locale con l’ausilio di radiofrequenze. Questa energia a radiofrequenze emette un calore inferiori agli strumenti convenzionali permettendo di eseguire la procedura di turbinoplastica senza dolore per il paziente.

Come capire se si soffre di apnee notturne

Comprendere se si è affetti da un problema potenzialmente serio come la Sindrome delle Apnee Notturne (OSAS) può non essere così semplice. In molti casi è il partner ad evidenziare la presenza di un disturbo respiratorio notturno. Il paziente affetto da apnee notturne, infatti, solitamente (ma non sempre) è un formidabile russatore. Il partner di letto diventa – suo malgrado – il primo testimone della presenza di apnee notturne. In alcuni casi il partner si trasforma in una vera e propria sentinella poiché teme che il compagno smetta di respirare….

Il partner è il primo testimone di un problema di apnee notturne.

Quando avere il dubbio

In generale, possiamo affermare che è lecito avere il dubbio di soffrire di apnee notturne in presenza di un russamento abituale, presente almeno 3 notti su 7 in una settimana. Qualora il partner di letto evidenzi la presenza di blocchi respiratori, la probabilità di soffrire di apnee notturne cresce moltissimo. Se vivi da solo, è possibile registrare l’attività sonora notturna attraverso l’utilizzo di apposite applicazioni come ad esempio “Snorelab“. Si tratta di applicazioni che, pur non avendo una precisa validazione scientifica, possono essere molto utili per confermare un dubbio e procedere verso la diagnosi.

Ma che caratteristiche devono avere questi blocchi respiratori per essere davvero preoccupanti? Purtroppo la risposta non è così semplice. Sicuramente devono preoccupare arresti respiratori completi che abbiano una durata di almeno 10 secondi. In questo caso la presenza di OSAS è quasi certa, anche se dobbiamo ricordare che pochi episodi di apnea possono essere presenti anche nel soggetto sano. Tuttavia, la Sindrome delle Apnee Notturne è spesso caratterizzata anche da blocchi respiratori incompleti o parziali, molto più difficili da identificare da parte del paziente. In questi casi occorre verificare la presenza di tutti i sintomi che possono essere correlati alla presenza delle apnee notturne. Dobbiamo ricordare che la sindrome delle apnee notturne non è caratterizzata solo da sonnolenza diurna. La sonnolenza è presente solo nel 30% dei pazienti, di solito nelle forme più gravi. Tuttavia esistono molti altri sintomi collegati alla malattia. A tal proposito si consiglia di leggere i Post “Apnee notturne e ridotta ossigenazione: quali sono i rischi, “Pressione alta ed apnee nel sonno” e “Impotenza maschile, russamento ed apnee notturne“.

Come uscire dal dubbio

Temi di soffrire di apnee notturne? Credi che il tuo compagno/a soffra di questo problema? Per uscire dal dubbio occorre sottoporsi ad un monitoraggio cardio-respiratorio notturno, spesso definito polisonnografia. Si tratta di un esame non invasivo che permette di identificare in modo preciso tutte le caratteristiche della tua respirazione notturna.

La poli(sonno)grafia è un esame imprescindibile per la diagnosi di OSAS. L’accertamento è anche indispensabile per poter programmare un intervento terapeutico mirato ed efficace. Questa patologia, infatti, può essere trattata in diversi modi, invasivi o meno invasivi. Un esame ben eseguito e ben interpretato è fondamentale per scegliere l’intervento terapeutico più opportuno. Se vivi a Firenze puoi rivolgerti al Nostro Centro. Saremo felici di offrirti la nostra esperienza nella cura dei disturbi respiratori notturni. Qualora tu viva fuori Firenze ma avessi piacere di essere seguito da noi, potrai eseguire l’esame al tuo domicilio rivolgendoti a SonnoService e chiedendo che sia io a refertare l’esame. Una volta avuto la risposta dell’esame, potrai decidere se venire da noi per continuare nell’iter terapeutico o rivolgerti ad uno specialista della tua zona.

Soffri di apnee notturne? Scopri di più leggendo “Sindrome delle Apnee Notturne: domande frequenti“.

Controllare il proprio stato di salute: da dove partire?

Il controllo periodico del proprio stato di salute è una abitudine che fa fatica ad instaurarsi in Italia. Mentre eseguire periodici check-up è cosa abituale in altri paesi, da noi spesso non esiste questa attenzione. Questo atteggiamento, in alcuni casi, rende tardivo il riconoscimento di alcune patologie. Ma che tipo di esami eseguire? La tipologia di esame consigliato varia a seconda dell’età? Tutte domande lecite a cui non esiste una risposta univoca ed universalmente accettata.

Screening Cardio-vascolare
Gli accidenti cardio-vascolari rappresentano la prima causa di morte nei paesi industrializzati.

In primo luogo, voglio sottolineare l’ estrema importanza degli screening oncologici proposti gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale. La mammografia e la ricerca del sangue occulto nelle feci sono procedure che hanno permesso in molti casi la diagnosi precoce di patologie gravi come il tumore del seno ed il tumore del colon-retto.

Ma al di là degli screening gratuiti, quale esame consigliare? La mia risposta nasce dallo studio statistico delle principali cause di morte. Non c’è dubbio che gli incidenti cardio-vascolari siano la prima causa di mortalità nei paesi sviluppati. Quindi, se devo consigliare un esame, consiglio un esame che controlla lo stato di salute del cuore. Ma quale? Scopriamolo insieme.

Che caratteristiche dovrebbe avere un esame di controllo preventivo?

Un esame che serve a controllare il proprio stato di salute dovrebbe avere, a mio giudizio, le seguenti caratteristiche. Dovrebbe controllare più parametri possibili nello stesso momento, dovrebbe essere eseguibile senza troppo disturbo per il paziente e dovrebbe avere un rapporto qualità/prezzo accettabile.

Holter Smart: l’esame perfetto per uno screening cardio-vascolare completo

RootiRx, il rivoluzionario Holter Smart nato da un’idea di Steve Jobs, a mio giudizio possiede la maggior parte dei requisiti richiesti. Al contrario di molti altri esami Smart – sempre più diffusi – questo dispositivo ha una certificazione medica ed una validazione scientifica. Su questo argomento si legga anche il Post “Applicazioni e Medicina: possiamo fidarci?“.

RootiRX
RootiRX ha le dimensioni di una chiavetta usb.

Con un ingombro scarsissimo, questo dispositivo garantisce la contemporanea esecuzioni di una serie di esami di fondamentale importanza per la salute. RootiRx controllo il ritmo cardiaco, evidenziando la presenza di pericolose aritmie. Nello stesso tempo il dispositivo controlla la pressione con una precisione forse migliore rispetto a un tradizionale holter pressorio. Ma RootiRx non si limita solo a questo: questa formidabile macchinetta è in grado di stadiare le fasi del sonno e di evidenziare il sospetto sulla presenza di apnee notturne. Rooti controlla anche la qualità del nostro sonno! Un elemento troppo spesso trascurato, visto il frequentissimo rapporto tra patologie cardio-vascolari ed apnee notturne. A questo proposito leggi anche “Apnee notturne: quali sono i rischi?“.

In che modo fa tutto questo? Semplicemente mediante due elettrodi applicati sul torace. Per quanto tempo? Fino a sette giorni consecutivi (e 6 notti…).

Non siete ancora convinti? RootiRx è anche impermeabile… permette quindi una toilette quotidiana decorosa…. Cosa pretendere di più da un oggetto delle dimensioni di una chiavetta usb? Vuoi altri dettagli? Leggi la pagina che parla del nostro Holter Smart.

Male all’orecchio provocato da denti o gola: è possibile?

Nella pratica clinica capita molto spesso di vedere pazienti che si lamentano di dolore all’orecchio, la cosiddetta otalgia. In molti casi questo sintomo è dovuto ad una infiammazione dell’orecchio ma in altri l’orecchio non ha alcun problema. Infatti, in certi casi, il dolore all’orecchio è dovuto a patologie che hanno sede in altre regioni, in particolare denti e gola. In questi casi si parla di otalgia riflessa. Cerchiamo di capire qualcosa di più al riguardo.

Otalgia riflessa
L’otalgia non sempre è riconducibile ad un problema a carico dell’orecchio.

Otalgia riflessa da male alla gola

Si tratta della forma più frequente di otalgia riflessa ed è caratterizzata dalla contemporanea presenza di una faringite o di una tonsillite. Il paziente si lamenta per dolore alla deglutizione ed all’esame obiettivo il medico trova l’orecchio perfettamente in salute. Per la risoluzione di questo quadro è ovviamente indispensabile curare l’infezione alla gola. A questo proposito si consiglia la lettura del Post “Come togliere le placche alla gola“.

In rari casi sfortunati, l’otalgia può essere conseguenza della presenza di tumori a carico della tonsilla o del rinofaringe. In questi casi difficilmente il paziente si lamenta per dolore alla gola.

Otalgia da problemi odontoiatrici

In molti casi il dolore all’orecchio può essere provocato da una patologia odontoiatrica come ad esempio una carie a carico dei denti del giudizio. Più frequentemente l’otalgia è provocata da un disturbo a carico dell’articolazione temporo-mandibolare, ovvero del punto di unione tra mandibola e cranio. Questi disturbi sono estremamente frequenti, sopratutto nei pazienti affetti da bruxismo. Per bruxismo si intende l’anomala ed involontaria contrazione dei muscoli masticatori durante il sonno. I pazienti affetti da disturbo dell’articolazione temporo-mandibolare riferiscono spesso dolore all’orecchio. Questo dolore viene solitamente descritto come “una puntura di spillo”, intenso ma di breve durata. Di solito questo dolore va a periodi e dura molti mesi. All’esame obiettivo, l’otorinolaringoiatra troverà un orecchio perfettamente normale.

Esiste una operazione per smettere di russare?

Nella mia esperienza clinica mi trovo spesso a dover rispondere a questa domanda: “Esiste una operazione per smettere di russare?”. Presto vi spiegherò che in effetti esiste un intervento di questo tipo. Ma prima di affrontare l’argomento è opportuno che il lettore comprenda che dietro al fenomeno russamento, in alcuni casi, si nasconde una patologia potenzialmente molto pericolosa. Sto parlando della Sindrome delle Apnee Notturne.

I rischi collegati al russamento

Nonostante non tutte le persone che russano siano affette da apnee notturne, è opportuno comprendere come sia necessario escludere la presenza di questa patologia prima di stabilire la corretta modalità per risolvere il problema.

In generale, possiamo affermare che il rischio di soffrire di apnee notturne è più alto nei russatori abituali (quelli che russano 4 notti su 7) e in caso di russamento alternante (ovvero con pause tra i singoli atti di russamento). Tuttavia, non è infrequente reperire Sindromi delle Apnee notturne anche gravi in pazienti che non lamentano questi sintomi.

L’unico modo per comprendere la natura del fenomeno russamento è eseguire un monitoraggio cardio-respiratorio notturno, comunemente definito poli(sonno)grafia. Questo esame permette allo specialista di comprendere se ci si trova di fronte ad un caso di russamento semplice o ad un più complesso caso di apnee notturne. La terapia, a seconda dei casi e della gravità delle apnee, potrebbe variare moltissimo.

Quale intervento chirurgico permette di smettere di russare?

Dopo aver escluso la presenza di apnee, qualora il paziente o la paziente siano fortemente motivati a smettere di russare, è possibile valutare l’opportunità di eseguire un intervento chirurgico risolutivo. L’intervento può essere particolarmente indicato nei soggetti di giovane età ma ovviamente la cosa deve essere stabilita caso per caso. Nei soggetti anziani o che presentino gravi problemi di salute, potrebbe essere più opportuno valutare soluzioni alternative. A questo proposito si consiglia la lettura del Post “Come smetter di russare: mito e realtà” e “Una protesi in bocca per smettere di russare“.

Gli interventi di palatoplastica e di settoplastica, in combinazione, sono la soluzione chirurgica per un problema di russamento persistente.

Ma quindi, qual è l’operazione giusta per smettere di russare? Per risolvere un problema di russamento occorre certamente agire a livello del palato molle, poiché la maggior parte dei problemi di russamento deriva da una eccessiva lassità e motilità di questo organo. Per risolvere il problema è opportuno eseguire una palatoplastica. La palatoplastica ha lo scopo di alzare come una tenda il palato, in modo che esso vibri meno durante la respirazione notturne. Qualora il paziente non abbia già rimosso le tonsille, dovrà essere eseguita anche una tonsillectomia, passaggio fondamentale per l’esecuzione di una corretta palatoplastica. Qualora il soggetto russatore abbia anche una deviazione del setto, l’intervento verrà completato con una settoplastica.

I tre interventi menzionati possono essere eseguiti nella stessa seduta. Di solito si prevede un ricovero di due notti ed una convalescenza di circa 10 giorni. La convalescenza è gravata da un dolore di grado medio, soprattutto attribuibile alla palatoplastica. Tale dolore è maggiormente accentuato nei giorni subito successivi all’intervento.

Soffri di apnee notturne? Scopri di più leggendo “Sindrome delle Apnee Notturne: domande frequenti“.

Microlaringoscopia: cosa è e quando è indicata

La “microlaringoscopia in sospensione”, comunemente detta microlaringoscopia, è una procedura chirurgica eseguita in anestesia generale. Si tratta di un intervento utile per la risoluzione di patologie laringee benigne e maligne. L’intervento viene eseguito da uno specialista in otorinolaringoiatria, ha una durata solitamente breve e non prevede “tagli esterni”.

La procedura può avere scopo esclusivamente diagnostico oppure scopo contemporaneamente diagnostico e terapeutico. Una microlaringoscopia può avere solo scopo solo diagnostico se, ad esempio, viene condotta al fine di eseguire una biopsia a livello della laringe. In certi casi, se la lesione laringea da rimuovere è piccola, l’intervento permette l’asportazione della malattia nella stessa seduta.

Disfonia
La microlaringoscopia è indicata in molti casi di disfonia non trattabile con logopedia.

Come si esegue una microlaringoscopia

Come già accennato la procedura viene eseguita in anestesia generale. Il paziente, debitamente intubato dalla bocca, viene assicurato al letto operatorio con la testa estesa. Dopo aver protetto la dentatura con dei supporti plastici appositi, si introduce un endoscopio rigido in bocca. Tale endoscopio viene introdotto fino a raggiungere il piano delle corde vocali.

Il chirurgo, seduto, visualizza la laringe mediante microscopio e, servendosi di vari “strumenti lunghi” è in grado di procedere all’intervento. Diversi strumenti, tra cui pinze e forbici, permettono l’esecuzione di biopsie dei tessuti e l’asportazione di lesioni.

Una microlaringoscopia classica (immagine prelevata da Dr. Bechara)

In alcuni casi, soprattutto per la rimozione di patologie maligne di piccola estensione, alla microlaringoscopia viene associato l’utilizzo del laser.

Quando si propone questo tipo di intervento è sempre opportuno che il paziente non abbia problemi cervicali importanti. Occorre anche assicurarsi che non siano presenti elementi dentari malati o barcollanti, per non correre il rischio di lesioni accidentali a loro carico.

Quando eseguire una microlaringoscopia

L’intervento è indicato ogni qual volta ci si trovi di fronte a lesioni laringee non chiaramente identificabili. La procedura permette, in questi casi, di eseguire biopsie che chiarificano la natura delle lesioni e, in casi selezionati, la loro contemporanea rimozione.

L’intervento è indicato anche per la rimozione di lesioni glottiche benigne come, ad esempio, polipi, noduli cordali ed edemi di Reinke. Si ricorre a questa procedura in molti casi di disfonia organica.

Credi che questo intervento possa essere indicato per il tuo problema? Rivolgiti al tuo specialista di fiducia.

Sleep Endoscopy: a cosa serve e quando è indicata

Che cos’è una Sleep Endoscopy?

La sleep endoscopy è una procedura di fondamentale importanza per la diagnosi e la terapia dei disturbi respiratori del sonno e della sindrome delle apnee notturne. Consiste nell’eseguire una valutazione endoscopica delle vie aeree superiori mentre il paziente dorme. Dopo aver tentato senza successo di eseguire questo tipo di procedura durante il sonno naturale del paziente, si è compreso che questo tipo di esame poteva essere portato a fine solo in anestesia generale. La tipologia di anestesia generale è di fondamentale importanza per questo accertamento. La sedazione deve essere molto simile a quella che si ha nel sonno fisiologico, ovvero non troppo profonda né troppo leggera. Per ottenere questo è fondamentale la collaborazione di un anestesista esperto. Deve essere possibile eseguire la procedura senza che il paziente si svegli ma l’anestesia non deve essere profonda al punto da azzerare la funzione respiratoria.

Sleep Endoscopy e apnee notturne
La Sleep Endoscopy è un procedimento fondamentale per la diagnosi e la terapia della Sindrome delle Apnee nel Sonno.

A cosa serve?

La Sleep Endoscopy permette di identificare “le sedi di blocco respiratorio”, ovvero le aree anatomiche che collassano durante gli episodi di apnea. Questi importantissimi dati permettono al chirurgo di stabilire quali siano i siti anatomici da operare, limitando l’azione del bisturi alle sole zone responsabili della patologia.

Come si esegue la Sleep Endoscopy?

Viene eseguita in sala operatoria o in una sala endoscopica attrezzata. La procedura, se non associata ad altre procedure chirurgiche, dura circa 15-20 minuti. Solitamente viene eseguita in regime di Day Hospital, con dimissione alla sera. Eseguo personalmente questo tipo di procedura grazie alla collaborazione con gli Ospedali Privati di Forlì ed il Dr. Filippo Montevecchi.

Qualora il paziente presenti una ostruzione nasale marcata, si sfrutta l’anestesia della Sleep Endoscopy per eseguire anche un intervento di settoplastica. A tal proposito si legga anche il post “Settoplastica: come si svolge e quando è indicata“. L’associazione della settoplastica allunga i tempi operatori di circa un’ora.

Soffri di apnee notturne? Scopri di più leggendo “Sindrome delle Apnee Notturne: domande frequenti“.