Impotenza maschile, russamento ed apnee notturne

Impotenza ed apnee notturne: una associazione ormai chiara

L’impotenza maschile può dipendere da numerosi fattori. Le cause possono essere di ordine psicologico o di ordine organico e più squisitamente urologico. Tra le cause meno note del problema, troviamo la presenza di un disturbo respiratorio del sonno come la Sindrome delle Apnee nel Sonno. Questo disturbo è assolutamente più frequente di quanto immagini la popolazione e dovrebbe essere sempre considerato possibile. Si stima infatti che la sindrome possa interessare anche il 15% della popolazione.

Quando sospettare che l’impotenza sia dovuta ad un problema respiratorio?

La Sindrome delle Apnee Notturne, anche se le stime non sono ancora definite, interessa soprattutto soggetti che hanno superato i 30 anni di età. Più frequentemente colpisce soggetti obesi e forti russatori abituali. Appare quindi saggio sottoporre questa tipologia di pazienti ad una polisonnografia per escludere la presenza di apnee notturne. 

Sindrome delle Apnee nel sonno

La polisonnografia (o meglio il monitoraggio cardio-respiratorio) può essere eseguito al proprio domicilio e permette di escludere facilmente una delle possibili cause del problema.

Perché le apnee notturne provocano impotenza?

Anche se il meccanismo specifico non è ancora noto, l’impotenza nei pazienti affetti da apnee notturne sembra essere correlata all’alterazione dei livelli di cortisolo tipica di questi pazienti. I soggetti apnoici hanno, infatti, livelli di cortisolo ematico mediamente più alti dei soggetti normali. Il cortisolo è un ormone che, in un certo senso, contrasta e diminuisce i livelli e l’effetto del testosterone. Dunque, perché non studiare anche questo aspetto?

Apnee Notturne: quali sono i rischi?

Una patologia seria e frequente

Sindrome delle Apnee nel sonno

La Sindrome delle Apnee Notturne era una volta considerata patologia misteriosa e poco frequente. Russare è sempre stato considerato una cosa da nascondere. Per fortuna, oggi, questo trend inizia ad essere superato. Il maggior interesse verso questa sindrome deriva senza dubbio dal suo inserimento nelle norme per il rinnovo della patente, ma anche da una maggiore consapevolezza dei rischi ad essa collegati.

Numerosi studi evidenziano che la Sindrome delle Apnee nel Sonno (acronimo inglese OSAS) non è affatto infrequente come si credeva. Anche se non esistono dati precisi si stima che addirittura un 15%-20% della popolazione generale possa essere affetta da OSAS. Si tratta quindi di una patologia tutt’altro che rara, comparabile come frequenza a patologie molto diffuse come il diabete e l’ipertensione. Ma si tratta di una patologia altrettanto rischiosa?

I rischi collegati alle Apnee Notturne

La presenza di un alto numero di apnee notturne è in grado di provocare conseguenze molto serie sulla nostra qualità di vita ma anche importanti e gravi conseguenze sulla nostra salute generale. Vi è mai capitato di passare una notte insonne per il caldo o per il nervosismo? Vi siete sentiti stanchi, tesi e depressi il giorno dopo? Ecco. Immaginate adesso come vi sentireste dopo 6 mesi di deprivazione di sonno. Adesso pensate come vi sentireste dopo 10 anni di deprivazione di sonno, il tempo medio che occorre in Italia per fare una diagnosi di OSAS. Infatti, di questo si tratta: deprivazione di sonno profondo. Nonostante sembri che il paziente affetto da apnee notturne, dorma come un sasso, in realtà egli non raggiunge mai un sonno ristoratore profondo. Dorme ma non riposa. Per non morire soffocato, l’organismo è costretto a continui “micro-risvegli” che rendono quasi inutile il sonno.

Cosa può provocare a lungo andare una situazione di questo tipo? Quasi tutto. Ormai è chiaro che la Sindrome delle Apnee nel Sonno è una vera e propria malattia infiammatoria generalizzata, in grado di determinare danno su tutto l’organismo. Tra i rischi maggiori collegati alle forme di OSAS gravi, troviamo il rischio di incorrere in incidenti vascolari quali ictus ed infarto. Gli studi dimostrano che pazienti affetti da Sindrome delle Apnee Notturne di grado grave hanno un rischio aumentato del 400% di malattie cardio-circolatorie.

Cosa significa AHI nel referto di una polisonnografia notturna?

AHI, questo misterioso

La Sindrome delle Apnee Notturne è una patologia anche non molto conosciuta dalla popolazione generale. Tuttavia, negli ultimi anni, le cose stanno lentamente migliorando ed oggi non è più così difficile sottoporsi ad una polisonnografia notturna. Colore che si sono sottoposti a questo tipo di accertamento sanno che nel referto compaiono numerosi indici.

Il misterioso AHI è uno dei parametri che vengono maggiormente considerati ai fini di stabilire la gravità di una Sindrome delle Apnee Notturne. AHI altro non è che l’acronimo di Apnoea Hypopnoea Index, espressione angolo-sassone che identifica la somma degli episodi di completa o parziale ostruzione respiratoria che il soggetto sperimenta durante la notte di registrazione.

Da ricordare che, per definizione, si parla di Apnea in caso di blocco respiratorio di durata superiore a 10 secondi. Le Ipopnee, invece, sono definite come un blocco parziale della respirazione associato ad un calo dell’ossigenazione ematica pari o superiore al 3%.

AHI è davvero così importante?

Parametri
Non solo AHI! Guardiamo il resto!

Non ci sono dubbi sull’importanza dell’ indice Apnee/Ipopnee. In effetti, la gravità della Sindrome Apnoica riscontrata viene stabilito in base all’AHI, identificando una forma lieve (AHI compreso tra 5 e 15), una forma media (15-30) ed una forma grave (>30). Il problema è che, molte volte, ci si ferma alla valutazione del numero degli episodi di apnea, senza considerare altri parametri altrettanto importanti. Tra questi, ad esempio la percentuale di tempo che il paziente passa con una saturazione dell’ossigeno ematica inferiore al 90%. Capita di trovare pazienti con AHI intermedio e drammatici cali dell’ossigenazione ematica, tali da determinare una insufficienza respiratoria notturna. E’ corretto, in questi casi, classificare la Sindrome come lieve o media? La domanda appare pertinente. Probabilmente, nei prossimi anni, i criteri classificativi dovranno essere aggiornati e rivisti.

A cosa serve l’AHI?

CPAP
Per impostare la CPAP non basta inserire l’AHI!!

E’ convinzione di molti pazienti e – ahimè! – anche di alcuni medici, che l’AHI serva per impostare il trattamento CPAP della Sindrome delle Apnee nel Sonno. Per chi non lo sapesse la sigla C-PAP è un acronimo inglese che sta per “dispositivo per ventilazione a pressione positiva continua“. Si tratta di un dispositivo in grado di ripristinare la corretta ventilazione notturna nel soggetto affetto da apnee.

Molti credono che per impostare il giusto trattamento CPAP sia sufficiente inserire nella scheda di configurazione del dispositivo il valore di AHI. Un ragionamento ovvio per i non addetti ai lavori, probabilmente mediato da altri ambiti. Nessuno dubita, infatti, che per correggere una perdita visiva di una diottria, sia necessaria una lente +1.  Tuttavia, in materia di disturbi respiratori, non funziona cosi!! Il dispositivo CPAP deve essere impostato seguendo una procedura che niente ha a che fare con l’AHI! L’indice apnee/ipopnee ci aiuta soltanto a stabilire la gravità della situazione e a decidere se sia opportuna la terapia CPAP.

Come smettere di russare. Mito e Realtà.

Cosa si legge in rete.

Consigli in rete
Sulla rete si può trovare di tutto…

Eseguendo una rapida ricerca in rete si possono leggere numerosi consigli su come smettere di russare. Alcuni consigli sono interessanti ed efficaci, altri curiosi e bizzarri.  Addirittura su alcuni siti si consiglia di cantare almeno 20 minuti al giorno o di eseguire una TC perchè sarebbe utile al medico per vedere lo stato del naso e dei seni paranasali… Casa c’è di vero? Come si può risolvere il fastidioso problema del russamento notturno? Rinnovo il mio invito a rivolgersi ad un medico prima di tentare inutili e costose soluzioni artigianali.

 

Consigli realmente utili …

Vita attiva
Una vita attiva previene molti inconvenienti.

I consigli realmente utili per cercare di limitare gli episodi di russamento notturno sono contenuti nelle raccomandazioni per una corretta igiene del sonno, già pubblicate su questo Blog. Risulta inoltre fondamentale mantenere una attività fisica regolare ed un peso corporeo nei limiti della norma. A tal proposito, per i soggetti che devono perdere peso, ricordiamo che una attività fisica mirata al dimagrimento è essenziale e che la sola dieto-terapia non può produrre benefici nel lungo termine. Altrettanto valido è il consiglio di non assumere alcolici la sera poiché essi possono aumentare il rilasciamento della muscolatura delle prime vie aeree. Bisognerebbe anche evitare l’utilizzo di sonniferi ed ipno-induttori, soprattutto se appartengono alla classe delle benzodiazepine. Questi farmaci devono essere limitati a casi di insonnia reali e non presunti.  L’utilizzo di protesi odontoiatriche anti-roncopatia, come già discusso in un precedente articolo, può dare ottimi risultati, ma solo in casi ben selezionati (vedi a tal proposito l’articolo “una protesi in bocca per smettere di russare“). Altrettanto validi risultati possono ottenersi dall’utilizzo di “dissuasori elettronici” come NightShift (vedi a tal proposito l’articolo “una moglie elettronica per smettere di russare“)

Consigli di dubbia utilità…

Bufale
In rete si leggono molte bufale

Le bufale che si leggono in giro sono numerose. Dei famosi cerottini nasali abbiamo già parlato in un precedente articolo del nostro Blog (dilatatori nasali, mito o realtà).  Che cantare possa determinare una riduzione del russamento ci pare tutto da dimostrare, anche dal punto di vista fisiopatologico. Ancor meno ci sentiamo di consigliare di eseguire una tomografia assiale computerizzata dal momento che la cattiva respirazione nasale non è quasi mai il motivo principale di un russamento protratto. Oltretutto l’esecuzione di una TC dovrebbe essere riservato a casi di sospetta sinusopatia cronica. Su un sito ho letto anche che lasciare una cipolla tagliata con sopra del sale sul comodino farebbe smettere di russare…. mah! Forse meglio l’aglio contro i vampiri.

La reale domanda da porsi

Domanda
Quale è la reale domanda da porsi?

La reale domanda che una persona dovrebbe porsi in presenza di un grave russamento, dovrebbe essere se questo possa avere delle conseguenze sulla salute e sulla qualità di vita. Più che correre a cercare rimedi artigianali di scarso successo, sarebbe opportuno rivolgersi ad un medico esperto in disturbi respiratori del sonno, in modo da poter stabilire se al russamento si associ o meno una sindrome delle apnee nel sonno. Sottoporsi ad una polisonnografia notturna è oggi, grazie ad i nuovi polisonnigrafi portatili, più agile. Questo tipo di accertamento permette di scegliere in modo ragionato la soluzione migliore per smettere di russare e riappropriarsi della propria vita.

Non riesci a dimagrire? Forse soffri di apnee notturne

Sindrome delle apnee nel sonno

Russare peggiora la salute dell’intera famiglia.

La Sindrome delle Apnee nel Sonno è un disturbo caratterizzato da russamento e pause respiratorie. Queste pause sono denominate apnee o ipopnee, a seconda che la respirazione venga interrota completamente o in modo parziale.

Si parla di sindrome delle Apnee notturne (OSAS) qualora si rilevino almeno 6 episodi di apnea/ipopnea durante un’ora di Polisonnografia.  E’ ormai abbastanza noto che questo disturbo è particolarmente diffuso tra le persone in sovrappeso. Tuttavia è sicuramente meno diffusa la notizia che spesso non si riesce a dimagrire proprio perché si è affetti da un disturbo respiratorio notturno.

Un circolo vizioso

Apnee ed Obesità: circolo vizioso?
Circolo vizioso

In pratica, l’aumento del peso sembrerebbe in grado di indurre la comparsa della Sindrome delle Apnee nel Sonno ma la presenza di questa patologia sarebbe a sua volta in grado di non permettere lo smaltimento dei chili acquisiti.

Questo fenomeno è probabilmente correlato allo stato di alterazione metabolica che si sviluppa in presenza di Sindrome delle Apnee Notturne. E’ cosa nota, infatti, che la patologia è in grado di determinare un vero e proprio stato infiammatorio generalizzato nel nostro organismo.

Un altro fattore importante, inoltre, potrebbe essere rappresentato dalla severa riduzione della qualità della vita che si accompagna a questa patologia. Non è infrequente, infatti, osservare la presenza di quadri depressivi in pazienti con grave Sindrome delle Apnee Notturne.

E’ importante, tuttavia, ricordare che la Sindrome delle Apnee Notturne non interessa soltanto le persone in sovrappeso come spesso, erroneamente, si pensa!

Intervista al Prof. Claudio Vicini

Chi è il Professor Claudio Vicini

Claudio Vicini
Il Professor Claudio Vicini

Oggi abbiamo il piacere di ospitare, tra le pagine del nostro piccolo Blog, il Professor Claudio Vicini, Direttore del Dipartimento Chirurgie Specialistiche e Primario dell’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale dell’Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì. Il Professor Vicini, persona estremamente colta ed amichevole, è noto in tutto il mondo soprattutto per quanto riguarda il trattamento chirurgico della Sindrome delle Apnee NotturneIl Professor Vicini ha personalmente ideato e sperimentato numerose tecniche chirurgiche innovative in questo ambito, rendendo la terapia chirurgica dell’OSAS una opzione terapeutica sempre più percorribile.

L’Intervista

Buongiorno prof. Vicini. Non tutti sanno che la sua carriera è iniziata con una importante esperienza presso l’unità operativa di Audiologia di Firenze, allora diretta dal prof. Giaccai.  Quale sono state le ripercussioni importanti nella sua pratica clinica sulla diagnosi e sul trattamento delle vertigini derivate dagli studi fiorentini?

Firenze
Firenze, una tappa della carriera del Prof. Vicini

Gli studi fiorentini sono stati fondamentali in un’epoca in cui la Scuola di Firenze cominciava ad essere il centro del mondo nel vero senso della parola per quanto attiene alla vestibologia in campo internazionale. L’incontro con il professor Giaccai, con il professor Pagnini e con i suoi collaboratori ha segnato per me l’inizio di una passione smisurata per la otoneurologia mi ha dato solide basi per costruire quello che poi sarebbe stato successivamente il mio percorso culturale ed assistenziale nell’ambito dei disturbi dell’equilibrio. Il mio passaggio al Careggi è stato contrassegnato da passione e crescita culturale, ed ha gettato le basi per una sincera amicizia con molti Colleghi, primi tra tutti Pagnini, Vannucchi e Leprini, senza dimenticare tutti gli altri.

Al giorno d’oggi, quali sono stati i progressi nell’approccio al paziente vertiginoso? Quali ancora gli aspetti principali da definire?

Vertigini
Le Vertigini. Il “primo amore” del Professor Vicini

Il percorso di sviluppo della vestibologia come in ogni altra branca della medicina è uno sviluppo in incessante cammino ed è impossibile prevedere oggi cosa succederà distanza di molto tempo. Per quel che attiene la stretta pratica vestibolare diciamo che i più grossi capitoli della patologia prevalente nella pratica quotidiana , che ancora una volta hanno salde radici nella tradizione fiorentina , intendo dire la vertigine parossistica posizionale e la vertigine emicranica oltre che quella vascolare hanno trovato numerosi punti di affinamento in termini di conoscenze basiche, diagnostiche e terapeutiche

Un altro suo campo d’interesse clinico-chirurgico sono i disturbi respiratori in sonno e più precisamente le apnee ostruttive. Campo in cui è il pioniere in Italia e anche all’estero. Quale è stato il motivo ad interessarsi di questa patologia in una epoca in cui tale entità era ancora sconosciuta alla maggior parte dei medici e ovviamente anche ai pazienti?

Sindrome apnee nel sonno
La sindrome delle apnee nel sonno interessa adulti e bambini

Come spesso accade nella vita sono situazioni fortuite che ti portano ai grossi cambiamenti. Nello specifico molti anni fa fui invitato dal professor Lugaresi, lui vero pioniere della medicina del sonno in Italia, a risolvere un problema banale di registrazione endoscopica di un piccolo drappello di pazienti che presentavano problemi particolarissimi di stridor nel sonno. Ero allora un giovane specialista e lavoravo al Maggiore di Bologna. Elaborai e condussi una ricerca che ci consentì di filmare per la prima volta al mondo gli eventi respiratori in sonno di alcuni pazienti afflitti da atrofia multisistemica. Fu un colpo di fulmine e da quella volta fui fu costantemente coinvolto dal professor Lugaresi in numerosissime ricerche in ambito di sonno. Da quella volta il sodalizio con il professor Lugaresi si è affinato in maniera completa e mi ha consentito di condividere con questo mio maestro e mentore una quantità incredibile di iniziative scientifiche di ricerca, culturali e didattiche di ogni tipo. Attività che continua tuttora. Purtroppo il professor Lugaresi è venuto meno, ma la sua memoria è onorata in tutte le iniziative che il nostro Gruppo continua a portare avanti a suo nome.

Lei è anche uno tra i pionieri della chirurgia robotica applicata all’otorinolaringoiatria. Secondo lei quali saranno gli scenari futuri nell’applicazione di tale tecnologia?

Robot Da Vinci
Il Robot “Da Vinci” per la chirurgia.

La chirurgia robotica è stata per me un’acquisizione relativamente tardiva a partire dal 2008. Nondimeno è stato un campo di fervidissima attività , devo dire con enorme soddisfazione, perché il nostro Gruppo è stato capace di intuire le fantastiche potenzialità di questo sistema e ha piegato una tecnologia che non nasce per l’otorinolaringoiatria ad esigenze specifiche come il trattamento delle apnee da ostacolo a carico della base della lingua. La tecnologia e’ in rapida e continua evoluzione. Il tema che sfida il futuro è la disponibilità di piattaforme sempre più efficienti ma compatibili con l’economia sanitaria che offre risorse sempre più limitate.

In quest’epoca molto tormentata in cui la tecnologia si evolve a vista d’occhio e l’approccio diagnostico-terapeutico al paziente è molto più interdisciplinare, quali sono i suoi consigli ai futuri/giovani colleghi medici?

Prospettive future
Cosa ci riserva il futuro?

Un consiglio banale ma molto pratico anche nell’era dell’alta tecnologia di internet è studiare. L’elemento chiave è spendere/investire tempo sui libri , ancora i vecchi cari libri,o gli articoli o comunque le buone letture , cartacee o elettroniche. Un elemento chiave e’ poi non avere paura di viaggiare ed andare alla radice , alla fonte delle novità, investire in un viaggio negli Stati Uniti piuttosto che in Corea (sempre più spesso in Corea negli ultimi anni …) sarà un un investimento straordinario per qualunque giovane che voglia crescere nell’ambito che si è scelto di sviluppare. Non fermarsi nell’ambito nazionale dove esistono eccellenze ma queste eccellenze sono tali solo nella misura in cui interagiscono con il mondo, ed il mondo è grande e la scienza medica non si confina all’interno dei confini di Stato.

Holter Pressorio e Pulsossimetria insieme, ora si può

Perché associare la pulsossimetria all’holter pressorio

Pressione notturna alta ed apnee nel sonno: elementi correlati.

Il mancato decremento della pressione arteriosa durante la notte è un fattore di rischio cardiovascolare molto importante. Ormai da tempo sappiamo che esiste una netta correlazione tra pressione arteriosa notturna alta e sindrome delle apnee nel sonno. E’ ormai chiaro a tutti l’importanza di mantenere sotto controllo la pressione arteriosa ma, purtroppo,  risulta assai meno evidente l’importanza di diagnosticare una sindrome delle apnee nel sonno. L’associazione tra holter pressorio e pulsossimetria è un ottimo strumento di screening dei disturbi respiratori del sonno. Infatti, se troviamo una pressione notturna elevata associata ed una saturimetria notturna scadente, ci saranno alte probabilità di soffrire di una sindrome da apnea notturna.

ApneABP di Medigas

ApneABP

Per questo motivo, interessandoci ormai da anni di apnee notturne, abbiamo deciso di acquistare un holter pressorio che associa lo studio della pressione alla saturimetria notturna. La nostra scelta è ricaduta su ApneABP di Medigas. Dal prossimo mese, a tutti i pazienti che telefoneranno per sottorporsi ad un holter pressorio, verrà chiesto se russano, se sono in sovrappeso e se sono soddisfatti della qualità del loro sonno. Per tutti questi pazienti sarà possibile sottoporsi all’holter pressorio con saturimetria allo stesso prezzo dell’holter pressorio semplice (78 Euro).

Pressione Alta ed Apnee nel Sonno

Una correlazione nota

La correlazione tra Sindrome delle Apnee notturne ed ipertensione è nota da tempo. In particolare, la correzione delle apnee notturne permette ai pazienti di limitare l’apporto farmacologico.  In caso di corretta terapia di un disturbo respiratorio, infatti, si potrebbe permettere (ad esempio) l’assunzione di un solo farmaco anti-ipertensivo a soggetti che sarebbero altrimenti  stati costretti ad assumerne più di uno.

L’associazione tra ipertensione ed apnee è nota.

Il Rischio dell’ipertensione notturna

Gli ultimi studi stanno evidenziando che l’ipertensione più pericolosa, ovvero quella maggiormente responsabile di ictus e malattia ischemica cardiaca, possa essere proprio l’ipertensione notturna. Non a caso, sempre più spesso si comincia a consigliare di assumere i farmaci anti-ipertensivi alla sera piuttosto che al mattino. I pazienti affetti da apnee notturne sono spesso affetti da ipertensione prevalentemente notturna e quindi, proprio per questo, sono particolarmente a rischio. In questi pazienti, in pratica, non osserviamo la fisiologica riduzione della pressione che si verifica durante la notte in tutti i soggetti non affetti da sindrome delle apnee nel sonno.

E tu tieni sotto controllo lo stato della tua pressione? Sei consapevole dei rischi collegati a valori di pressione troppo elevati? Un semplice misuratore automatico di pressione potrebbe aiutarti a monitorare la situazione, fermo restando che l’ holter pressorio resta l’unico accertamento utile per una programmazione efficace della terapia farmacologica.

Bambini, russamento e apnee: qual è la cura migliore?

Il bambino russa la notte, forse si blocca il respiro. L’ansia dei genitori sale. Tuttavia la diagnosi e la cura sono rapide ed efficaci nella stragrande maggioranza dei piccoli pazienti. Negli ultimi anni stanno emergendo maggiori evidenze sulla efficacia e sicurezza delle tecniche mini-invasive per rimuovere le tonsille e le adenoidi.

 

Il russamento e la respirazione orale notturna, talvolta anche diurna,  sono segni tipici dell’ipertrofia adenoidea isolata. Ciononostante in una percentuale variabile dall’1% al 3% della popolazione pediatrica può soffrire anche di forme di apnee ostruttive in sonno. Quadro clinico a volte anche eclatante tale da far spaventare e rendere i genitori del piccolo paziente molto preoccupati. Tuttavia bisogna innanzitutto rassicurare che, salvo concomitanze di patologie genetiche, le apnee non mettono a rischio la vita del bambino ma determinano purtroppo numerosi effetti: dalla irritabilità allo scarso accrescimento, dalla riduzione di capacità di attenzione e apprendimento all’ogivalizzazione del palato duro.  L’età di insorgenza può essere anche precoce intorno ai 2 anni. La diagnosi non è difficile. La valutazione specialistica otorino è essenziale sia per escludere altre problematiche sia per rassicurare i genitori e indirizzare alla indagine strumentale migliore.

Nei bambini piccoli dalla nascita ai 2-4 anni è possibile  eseguire un esame molto semplice  tramite la registrazione di una o più notti della ossigenazione del sangue (pulsiossimetria) . Questo esame permette di ottenere una attendibilità del 97%. Tuttavia qualora l’esame fosse negativo, purtroppo non è possibile escludere totalmente che il bambino non abbia apnee. Pertanto è necessario affidarsi allo specialista per dirimere ogni dubbio e caso mai se il bambino è collaborativo eseguire come in bambini più grandi un monitoraggio cardio-polmonare notturno (polisonnogramma di tipo III).

Ma una volta diagnosticate le apnee, come si cura? L’ipertrofia adeno-tonsillare(tonsille e adenoidi grosse) è la causa del russamento e delle apnee nella stragrande maggioranza dei bambini affetti. L’intervento efficace è l’adenotonsillectomia(asportazione di adenoidi e tonsille). La tecnica tradizionale, tuttavia, è aggravata da varie complicanze più o meno gravi. Tra le più frequenti: il sanguinamento (di solito dopo 5-10 giorni dall’intervento), il dolore e la scarsa alimentazione con rischio di disidratazione.

Nel corso del tempo, molti chirurghi hanno provato ad utilizzare diverse tecniche per abbattere al minimo tali complicanze. Recentemente, la tecnica di adenotonsillectomia intracapsulare con l’uso di microdebrider sembra ottenere eccellenti risultati di efficacia e di sicurezza.

Intervento di adentonsillectomia intracapsulare con microdebrider

Un recente studio* ha analizzato i dati della letteratura scientifica dimostrando che tale tecnica permette di ottenere un alto tasso di successo per la cura delle apnee e del russamento con una contestuale riduzione del rischio di sanguinamento e di disidratazione, del dolore post-operatorio e una significativo anticipato  recupero alla normalità rispetto all’intervento tradizionale.

 

Bibliografia

1. Lee HS, Yoon HY, Jin HJ, Hwang SH. The safety and efficacy of powered intracapsular tonsillectomy in children: A meta-analysis. Laryngoscope. 2017 Oct 25. doi: 10.1002/lary.26886. [Epub ahead of print]