Apnee notturne e ridotta ossigenazione: quali i rischi?

La Sindrome delle apnee notturne è una patologia estremamente diffusa, anche se spesso non tenuta nella giusta considerazione da medici e pazienti. Come già detto in altri Post (“Cosa significa AHI nel referto di una polisonnografia notturna“), la sindrome viene classificata in tre gradi (lieve, media, grave) in base al numero degli episodi di apnea che si verificano in un’ora. Tuttavia, il numero orario di apnee (definito AHI) non è il solo parametro da considerare per stabilire la gravità della patologia. L’eventuale presenza di una riduzione della ossigenazione del sangue durante la notte, è in grado di peggiorare la prognosi della sindrome.

Calo di ossigeno ed apnee notturne. Un fattore di rilievo.
Il calo di ossigeno conseguente alle apnee notturne deve sempre essere considerato con attenzione.
Apnee notturne e riduzione di ossigeno nel sangue: un fattore di rilievo.

I rischi collegati alla ridotta ossigenazione del sangue

Recenti studi hanno dimostrato che il calo ripetuto di ossigeno nel sangue (definito desaturazione), tipico della Sindrome della Apnee notturne, è in grado di favorire lo sviluppo di numerosi disturbi. Addirittura è stato possibile evidenziare come desaturazioni di diversa gravità siano collegate allo sviluppo di particolari quadri patologici.

Desaturazioni del 2% favorirebbero lo sviluppo di diabete (Punjabi, AJRCCM 2009). Cali del 3% sarebbero collegate ad una riduzione in velocità e qualità dei processi cognitivi (Terpening J Alz Dis 2015). Desaturazioni del 4% sarebbero responsabili dell’insorgenza o del peggioramento di ipertensione arteriosa ( Punjabi, AJRCCM 2009).

Inoltre, se l’ossigeno si mantiene al di sotto del 90% per lunghi periodi, aumenta il rischio di trombosi, embolia polmonare e, addirittura, cancro (Alonso-Fernandez, Chest 2016).

Concludendo

Una corretta interpretazione dei risultati della poli(sonno)grafia è fondamentale per stabilire la gravità di una Sindrome delle apnee notturne. Basarsi sul solo numero delle apnee notturne può portare a sottovalutare alcuni aspetti della patologia. Per esempio, sindromi di grado medio potrebbero essere associate a gravi cali di ossigenazione, tali da renderle più preoccupanti di forme definite gravi.

Quante ore dormire in una notte?

Il “giusto” numero di ore varia nel corso della vita

Molte persone riferiscono di soffrire di insonnia. Molto spesso, tuttavia, questo dipende da una errata percezione di quante siano le ore di sonno necessarie per la salute. Oltre a questo ricordiamo che, per parlare di insonnia, il soggetto deve riferire disturbi di affaticamento durante il giorno (si consiglia a tal proposito di leggere l’intervista al Dr. Francesco Londrillo).

L’età, come dimostra il grafico qui sotto, è uno dei fattori principali ad incidere sulla durata del sonno. Anche se, come vedremo,  esistono differenze da individuo ad individuo, un bambino di un mese dorme in media 15 ore al giorno (purtroppo senza saper distinguere giorno e notte!!). La media comincia a scendere intorno ai 3 anni di età quando il periodo di sonno diventa 13 ore giornaliere. A 10 anni il bambino dorme circa 10 ore. 16 anni  l’individuo arriva a dormire circa 8 ore giornaliere e questa media di solito si mantiene fino ai 50-60 anni. Dopo i 60 anni, l’individuo medio dorme dalle 5 alle 6 ore. Da queste considerazioni appare evidente che un anziano che si lamenta perché dorme solo 7 ore per notte non deve destare preoccupazioni.

Durata media del sonno in funzione dell’età. Periodo dalla nascita ai 16 anni.

Ma questa regola vale per tutti?

Come spesso accade, quando si parla di medie, occorre considerare che esistono numerose eccezioni. In particolare, esistono numerosi soggetti che necessitano di un minor numero di ore di sonno per mantenersi in salute. Si pensi, ad esempio, a Leonardo da Vinci che – narra la storia – dormiva 3-4 ore a notte senza apprezzabili problemi di salute (almeno nella sfera cognitiva sicuramente..). Questi soggetti vengono definiti “brevi-dormitori” e si distinguono dai soggetti affetti da insonnia proprio per il fatto di non lamentare sintomi diurni. Si tratta di soggetti che, semplicemente, hanno bisogno di un numero inferiore di ore sonno.

Impotenza maschile, russamento ed apnee notturne

Impotenza ed apnee notturne: una associazione ormai chiara

L’impotenza maschile può dipendere da numerosi fattori. Le cause possono essere di ordine psicologico o di ordine organico e più squisitamente urologico. Tra le cause meno note del problema, troviamo la presenza di un disturbo respiratorio del sonno come la Sindrome delle Apnee nel Sonno. Questo disturbo è assolutamente più frequente di quanto immagini la popolazione e dovrebbe essere sempre considerato possibile. Si stima infatti che la sindrome possa interessare anche il 15% della popolazione.

Quando sospettare che l’impotenza sia dovuta ad un problema respiratorio?

La Sindrome delle Apnee Notturne, anche se le stime non sono ancora definite, interessa soprattutto soggetti che hanno superato i 30 anni di età. Più frequentemente colpisce soggetti obesi e forti russatori abituali. Appare quindi saggio sottoporre questa tipologia di pazienti ad una polisonnografia per escludere la presenza di apnee notturne. 

Sindrome delle Apnee nel sonno

La polisonnografia (o meglio il monitoraggio cardio-respiratorio) può essere eseguito al proprio domicilio e permette di escludere facilmente una delle possibili cause del problema.

Perché le apnee notturne provocano impotenza?

Anche se il meccanismo specifico non è ancora noto, la presenza di disfunzioni sessuali nei pazienti maschi affetti da apnee notturne sembra essere correlata all’alterazione dei livelli di cortisolo. I soggetti apnoici hanno, infatti, livelli di cortisolo ematico mediamente più alti dei soggetti normali. Il cortisolo è un ormone che, in un certo senso, contrasta e diminuisce i livelli e l’effetto del testosterone. Dunque, perché non studiare anche questo aspetto?

Apnee Notturne: quali sono i rischi?

Una patologia seria e frequente

Sindrome delle Apnee nel sonno

La Sindrome delle Apnee Notturne era una volta considerata patologia misteriosa e poco frequente. Russare è sempre stato considerato una cosa da nascondere. Per fortuna, oggi, questo trend inizia ad essere superato. Il maggior interesse verso questa sindrome deriva senza dubbio dall’inserimento di questa patologia nelle norme per il rinnovo della patente, ma anche da una maggiore consapevolezza dei rischi ad essa collegati.

Numerosi studi evidenziano che la Sindrome delle Apnee nel Sonno (acronimo inglese OSAS) non è affatto infrequente come si credeva. Anche se non esistono dati precisi si stima che addirittura un 15%-20% della popolazione generale possa essere affetta da OSAS. Si tratta quindi di una patologia tutt’altro che rara, comparabile come frequenza a patologie molto diffuse come il diabete e l’ipertensione. Ma si tratta di una patologia altrettanto rischiosa?

Cosa succede durante una apnea notturna

La presenza di un alto numero di apnee notturne è in grado di provocare conseguenze molto serie sulla nostra qualità di vita ma anche importanti e gravi conseguenze sulla nostra salute generale. I criteri per stabilire la gravità della malattia sono numerosi. Tra di essi troviamo l’indice di apnee/ipopnee (AHI). Per sapere di più riguardo questo indice si consiglia di leggere il Post “Cosa significa AHI nel referto di una polisonnografia“.

Vi è mai capitato di passare una notte insonne per il caldo o per il nervosismo? Vi siete sentiti stanchi, tesi e depressi il giorno dopo? Ecco. Immaginate adesso come vi sentireste dopo 6 mesi di deprivazione di sonno. Adesso pensate come vi sentireste dopo 10 anni di deprivazione di sonno, il tempo medio che occorre in Italia per fare una diagnosi di OSAS. Infatti, di questo si tratta: deprivazione di sonno profondo. Nonostante sembri che il paziente affetto da apnee notturne, dorma come un sasso, in realtà egli non raggiunge mai un sonno ristoratore profondo. Dorme ma non riposa. Per non morire soffocato, l’organismo è costretto a continui “micro-risvegli” che rendono quasi inutile il sonno.

I rischi collegati alle apnee notturne

Cosa può provocare a lungo andare una situazione di questo tipo? Quasi tutto. Ormai è chiaro che la Sindrome delle Apnee nel Sonno è una vera e propria malattia infiammatoria generalizzata, in grado di determinare danno su tutto l’organismo. Soffrire di apnee notturne determina un brusco peggioramento della qualità di vita, con sviluppo di sintomi che difficilmente si attribuirebbero ad un problema respiratorio. A tale proposito si leggano i Post “Impotenza maschile, russamento ed apnee notturne“, “Non riesci a dimagrire? Forse soffri di apnee notturne” e “Edema dell’ugola: quali sono le cause“. Oltre al deterioramento della qualità di vita, presente in modo variabile da soggetto a soggetto, esistono rischi scollegati dalla sintomatologia. Tra i rischi maggiori collegati alle forme di OSAS gravi, troviamo il rischio di incorrere in incidenti vascolari quali ictus ed infarto. Gli studi dimostrano che pazienti affetti da Sindrome delle Apnee Notturne di grado medio-grave (AHI >20) hanno un rischio aumentato del 400% di malattie cardio-circolatorie. Questo rischio è presente anche qualora i sintomi siano scarsi o assenti.

Terapia delle apnee notturne

La terapia della sindrome delle apnee notturne è una terapia fortemente personalizzata. Non esiste una terapia standard valida per tutti i soggetti affetti da apnee notturne. A seconda dei risultati della polisonnografia e delle caratteristiche fisiche del paziente, potranno essere necessari trattamenti completamente diversi. A questo proposito si consiglia di leggere i Post “Una moglie elettronica per smettere di russare” e “Una protesi in bocca per smettere di russare“. Potrebbe interessare anche la lettura delle pagine che riguardano la terapia chirurgica delle apnee notturne e la terapia con CPAP.

Cosa significa AHI nel referto di una polisonnografia notturna?

AHI, questo misterioso

La Sindrome delle Apnee Notturne è una patologia non molto conosciuta dalla popolazione generale. Tuttavia, negli ultimi anni, le cose stanno lentamente migliorando. Le persone iniziano ad essere maggiormente consapevole riguardo gli effetti deleteri che questa patologia può avere. A tal proposito consiglio di leggere anche i post “Impotenza maschile, russamento ed apnee notturne“,  “Apnee notturne: quali sono i rischi” e “Edema dell’ugola: quali sono le cause“. La maggiore consapevolezza ha fatto sì che oggi non sia più così difficile sottoporsi ad una polisonnografia notturna. Coloro che si sono sottoposti a questo tipo di accertamento sanno che nel referto compaiono numerosi indici. Tra di essi troviamo l’indice AHI.

Il misterioso AHI è uno dei parametri che vengono maggiormente considerati ai fini di stabilire la gravità di una Sindrome delle Apnee Notturne. AHI altro non è che l’acronimo di Apnoea Hypopnoea Index, espressione angolo-sassone che identifica la somma degli episodi di completa o parziale ostruzione respiratoria che il soggetto sperimenta durante la notte di registrazione.

Da ricordare che, per definizione, si parla di Apnea in caso di blocco respiratorio di durata superiore a 10 secondi. Le Ipopnee, invece, sono definite come un blocco parziale della respirazione associato ad un calo dell’ossigenazione ematica pari o superiore al 3%.

AHI è davvero così importante?

Parametri
Non solo AHI! Guardiamo il resto!

Non ci sono dubbi sull’importanza dell’ indice Apnee/Ipopnee. In effetti, la gravità della Sindrome Apnoica viene stabilito proprio in base al parametro AHI. Grazie ad esso è possibile identificare una forma lieve (AHI compreso tra 5 e 15), una forma media (15-30) ed una forma grave (>30). Tuttavia, molte volte, ci si ferma alla valutazione del numero degli episodi di apnea, senza considerare altri parametri altrettanto importanti. Tra questi, ad esempio la percentuale di tempo che il paziente passa con una saturazione ematica dell’ossigeno inferiore a 90%. Capita, infatti, di trovare pazienti con AHI intermedio affetti da drammatici cali dell’ossigenazione. In certi casi il quadro si rivela tanto importante da determinare una insufficienza respiratoria notturna. E’ corretto, in questi casi, classificare la Sindrome come lieve o media? La domanda appare pertinente. Probabilmente, nei prossimi anni, i criteri classificativi dovranno essere aggiornati e rivisti.

A cosa serve l’AHI?

CPAP
Per impostare la CPAP non basta inserire l’AHI!!

E’ convinzione di molti pazienti e – ahimè! – anche di alcuni medici, che l’AHI serva per impostare il trattamento CPAP della Sindrome delle Apnee nel Sonno. Per chi non lo sapesse la sigla C-PAP è un acronimo inglese che sta per “dispositivo per ventilazione a pressione positiva continua“. Si tratta di un dispositivo in grado di ripristinare la corretta ventilazione notturna nel soggetto affetto da apnee.

Molti credono che per impostare il giusto trattamento CPAP sia sufficiente inserire nella scheda di configurazione del dispositivo il valore di AHI. Un ragionamento ovvio per i non addetti ai lavori, probabilmente mediato da altri ambiti. Nessuno dubita, infatti, che per correggere una perdita visiva di una diottria, sia necessaria una lente +1.  Tuttavia, in materia di disturbi respiratori, non funziona cosi!! Il dispositivo CPAP deve essere impostato seguendo una procedura che niente ha a che fare con l’AHI! L’indice apnee/ipopnee ci aiuta soltanto a stabilire la gravità della situazione e a decidere se sia opportuna la terapia CPAP.

Intervista al Dr. Francesco Londrillo – Insonnia

Chi è il Dr. Francesco Londrillo

Francesco Londrillo
Il Dr. Francesco Londrillo, Psichiatra

E’ un piacere per me proseguire la sezione di interviste del nostro Blog intervistando il Dr. Francesco Londrillo, Medico Psichiatra,  Dirigente di Primo Livello presso il Servizio per le Dipendenze della ASL di Chieti-Lanciano-Vasto.

Ho avuto il piacere di conoscere il Dr. Londrillo alcuni anni fa, quando entrambi ci siamo trovati a frequentare il Master in Medicina del Sonno dell’Università di Bologna.

Il Dr. Londrillo è un professionista che colpisce per la sua profonda cultura medica specialistica. Ho ritenuto che fosse interessante porgli alcune domande riguardo l’insonnia, un disturbo che affligge milioni di italiani.

L’intervista

Dr. Londrillo,  l’insonnia è un disturbo molto comune. Ci puoi chiarire che cosa si intende per insonnia e quanti italiani ne soffrono?

L’insonnia che tormenta un paziente.

La definizione più precisa dell’insonnia è fornita da un manuale statunitense, l’ICSD-3 (terza edizione della classificazione internazionale dei disturbi del sonno): l’insonnia è una difficoltà PERSISTENTE a iniziare il sonno e/o a mantenerlo durante la notte e/o a dormire un numero sufficiente di ore e/o ad avere un sonno di buona qualità. Questa/e difficoltà si verifica/no nonostante l’individuo si trovi  in condizioni ambientali idonee per dormire in maniera regolare e si traduce/ono in qualche disagio diurno (affaticabilità, senso di malessere, scadimento delle performance cognitive e/o lavorative e/o familiari, sonnolenza, alterazioni dell’umore, sonnolenza diurna, impulsività,  perdita della motivazione ad agire, propensione a incappare in errori e/o in incidenti, preoccupazioni per le difficoltà relative al sonno). Quindi, non possiamo parlare di insonnia se una persona non dorme la notte che precede un esame o un intervento chirurgico né se ci sono schiamazzi notturni a ridosso della stanza dove sta cercando di prendere sonno. Ugualmente è improprio usare la parola insonnia se un cattivo riposo notturno si verifica occasionalmente. Di grande importanza è il fatto che l’insonnia, per essere considerata tale a livello clinico, deve essere accompagnata da problemi diurni riconducibili a un sonno notturno breve, disturbato e/o frammentato.  L’epidemiologia dell’insonnia, in Italia come nel resto del mondo, è oggetto di controversie, con dati assai variabili a seconda del campione intervistato, del tipo di intervista e dei criteri che si usano per definire l’insonnia: secondo un sondaggio recente di Eurodap (Associazione Europea Disturbo da Attacchi di Panico) 7 italiani su 10 sono affetti da “Disturbi del sonno”, in particolare difficoltà a prendere sonno e a dormire senza risvegli notturni. Possiamo affermare in maniera abbastanza attendibile che circa il 10% degli italiani soffre di “Insonnia persistente (o cronica)” e il 30-40% di “Insonnia transitoria”.

E’ vero che l’insonnia si associa spesso a disturbi in ambito psichiatrico. In che modo? Soprattutto a che condizioni? In che modo influenza la prognosi?

Insonnia e disturbi psichiatrici
Insonnia e disturbi psichiatrici

L’Insonnia è un sintomo molto frequente in parecchi disturbi psichiatrici. Ricordiamo innanzitutto i“Disturbi di Ansia”, come gli Attacchi di Panico e l’Ansia Generalizzata, quando il paziente avverte una persistente ed eccessiva preoccupazione per un numero spropositato di eventi della vita quotidiana. L’Insonnia è apprezzabile assai spesso nei “Disturbi dell’Umore”, soprattutto la Depressione, ma anche il “Disturbo Bipolare”, caratterizzato dalla alternanza di periodi di Depressione e di Euforia, entrambe apparentemente immotivate. L’Insonnia può precedere il disturbo psichiatrico, costituendo sicuramente un fattore di rischio per la comparsa di Disturbi di Ansia e/o dell’Umore, ma anche esordire insieme ai sintomi caratteristici della patologia psichiatrica. La persistenza dell’Insonnia anche dopo la remissione del quadro psichiatrico è una eventualità abbastanza comune, soprattutto nei Disturbi dell’Umore, e certamente insidiosa perché espone il paziente a un aumentato rischio di recidiva. Il messaggio fondamentale è che MIGLIORE E’ LA CURA DELL’INSONNIA, MIGLIORE E’ LA PROGNOSI DEL DISTURBO PSICHIATRICO E VICEVERSA.

La gestione farmacologica dell’insonnia spesso viene demandata ai medici di famiglia perché risulta sempre un po’ complicato dire al paziente di rivolgersi ad uno psichiatra. Questo in altri paesi credo non avvenga. Ha una spiegazione? Consigli in merito?

Perché rivolgersi ad uno psichiatra.

Non possiamo negare che esiste ancora una forte reticenza di tante persone a recarsi dallo Psichiatra: innanzitutto secondo parecchi l’Insonnia non è una malattia e, se anche lo è, non è ritenuta di importanza tale da doversi recare da uno specialista, meno che mai dallo Psichiatra perché si ha paura dei farmaci che lo Psichiatra potrebbe prescrivere e si teme di essere etichettati come “Malati Mentali” o “Matti”. Consigli in merito? Il Medico di Medicina Generale svolge un ruolo fondamentale perché è l’interlocutore iniziale e spesso unico del paziente: credo che debba sempre chiedere informazioni sul sonno notturno ai suoi assistiti e, se emergono difficoltà, soprattutto in quadri clinici complessi e/o quando i primi interventi non risultano efficaci, suggerire una valutazione specialistica Accogliere l’idea che lo Psichiatra non è “il medico dei Matti”, ma uno specialista che si occupa prevalentemente di individui con una normalissima vita lavorativa e di relazione e ha familiarità con farmaci che inevitabilmente il Medico di Medicina Generale padroneggia meno. I Neurologi sono specialisti con una competenza altrettanto valida nella gestione dell’Insonnia, addirittura maggiore degli Psichiatri se si parla di Insonnia associata a problemi neurologici

Si assiste spesso a prescrizioni di ipno-induttori non pienamente consone. Questo a volte può produrre il fastidioso problema dell’abuso. Consigli in merito?

Medicine per curare l’insonnia?

I farmaci più largamente prescritti per il trattamento dell’Insonnia sono le “famigerate” Benzodiazepine, medicine assai note come Xanax, Minias, Tavor, Lexotan, En, Rivotril, giusto per citare i nomi commerciali più “famosi”. L’Insonnia, che sia un sintomo o una malattia, è spesso un disturbo lungo, ricorrente e associato ad altre condizioni mediche: non si può pensare di trattarla con qualche goccia o qualche compressa di Benzodiazepine, proprio per il rischio di doverne assumere in quantità sempre maggiore (la Tolleranza agli effetti del farmaco conduce all’Abuso che può evolvere in una condizione estremamente pericolosa, la Dipendenza). Innanzitutto bisogna capire se dietro l’Insonnia si nasconde un altro disturbo, perché, in tal caso, curando la malattia primaria, spesso si migliora o addirittura si regolarizza il sonno notturno. Assodato che c’è un problema autonomo di insonnia o che comunque la terapia della/e malattia/e concomitante/i non risolve il disturbo del sonno notturno, è necessario scegliere con cura il farmaco in base al tipo di insonnia. Per fortuna sono disponibili parecchi principi attivi diversi dalle Benzodiazepine per la cura dell’Insonnia: si va da composti naturali (in primis la  Melatonina, ma anche estratti di Melissa, Biancospino, Passiflora ecc.) fino a farmaci (per esempio Triazolam, Z-Drugs, Trazodone e altri psicofarmaci che, somministrati a bassi dosaggi esercitano un effetto piuttosto selettivo sul sonno senza intaccare le funzioni cognitive né la affettività) Gli ipno-induttori vanno assunti al minimo dosaggio e per il più breve tempo possibile, SEMPRE SOLO DIETRO PRESCRIZIONE E SOTTO STRETTO CONTROLLO MEDICO.

Ci sono nuove prospettive per il trattamento dell’insonnia?

Prospettive Future

Come ogni malattia anche l’insonnia deve essere trattata partendo dalla adozione di corretti stili di vita: evitare l’assunzione di sostanze stimolanti già nel pomeriggio (vedi caffeina, nicotina, ginseng ecc.), sottrarsi a cene ipercaloriche e ad alcolici, non svolgere attività fisica e/o mentale intensa nelle ore che precedono l’addormentamento, utilizzare una camera da letto con caratteristiche di temperatura, umidità, luminosità ed esposizione ai rumori tale da promuovere il sonno, ecc…. Sta prendendo sempre più piede un trattamento non farmacologico dell’insonnia, centrato sulla CBT, terapia cognitivo-comportamentale, opzione che può affiancare l’intervento farmacologico o addirittura, in casi selezionati, sostituirlo. Questo trattamento può vantare evidenze scientifiche piuttosto solide a proprio favore e agevola un più rapido svezzamento dal farmaco. Sul versante farmacologico assistiamo a una fioritura di principi attivi, figlia delle acquisizioni sempre più precise sulla fisiologia del sonno, ma non sempre capaci di incidere in modo tangibile e positivo sul corso del disturbo.

 

Come smettere di russare. Mito e Realtà.

Cosa si legge in rete.

Consigli in rete
Sulla rete si può trovare di tutto…

Eseguendo una rapida ricerca in rete si possono leggere numerosi consigli su come smettere di russare. Alcuni consigli sono interessanti ed efficaci, altri curiosi e bizzarri.  Addirittura su alcuni siti si consiglia di cantare almeno 20 minuti al giorno o di eseguire una TC perchè sarebbe utile al medico per vedere lo stato del naso e dei seni paranasali… Casa c’è di vero? Come si può risolvere il fastidioso problema del russamento notturno? Rinnovo il mio invito a rivolgersi al proprio medico prima di tentare inutili e costose soluzioni artigianali.

Consigli realmente utili …

Vita attiva
Una vita attiva previene molti inconvenienti.

I consigli realmente utili per cercare di limitare gli episodi di russamento notturno sono contenuti nelle raccomandazioni per una corretta igiene del sonno, già pubblicate su questo Blog. Risulta inoltre fondamentale mantenere una attività fisica regolare ed un peso corporeo nei limiti della norma. A tal proposito, per i soggetti che devono perdere peso, ricordiamo che una attività fisica mirata al dimagrimento è essenziale e che la sola dieto-terapia non può produrre benefici nel lungo termine.

Altrettanto valido è il consiglio di non assumere alcolici la sera poiché essi possono aumentare il rilasciamento della muscolatura delle vie respiratorie superiori. Bisognerebbe anche evitare l’utilizzo di sonniferi ed ipno-induttori, soprattutto se appartengono alla classe delle benzodiazepine. Questi farmaci devono essere limitati a casi di insonnia reali e non presunti.  L’utilizzo di protesi odontoiatriche anti-roncopatia, come già discusso in un precedente articolo, può dare ottimi risultati, ma solo in casi ben selezionati (vedi a tal proposito l’articolo “una protesi in bocca per smettere di russare“). Altrettanto validi risultati possono ottenersi dall’utilizzo di “dissuasori elettronici” come NightShift (vedi a tal proposito l’articolo “una moglie elettronica per smettere di russare“)

Consigli di dubbia utilità…

Bufale
In rete si leggono molte bufale

Le bufale che si leggono in giro sono numerose. Dei famosi cerottini nasali abbiamo già parlato in un precedente articolo del nostro Blog (dilatatori nasali, mito o realtà).  Che cantare possa determinare una riduzione del russamento ci pare tutto da dimostrare, anche dal punto di vista fisiopatologico. Ancor meno ci sentiamo di consigliare di eseguire una tomografia assiale computerizzata dal momento che la cattiva respirazione nasale non è quasi mai il motivo principale di un russamento protratto. Oltretutto l’esecuzione di una TC dovrebbe essere riservato a casi di sospetta sinusopatia cronica. Su un sito ho letto anche che lasciare una cipolla tagliata con sopra del sale sul comodino farebbe smettere di russare…. mah! Forse meglio l’aglio contro i vampiri.

Da cosa dipende il russamento

Per orientarsi almeno parzialmente in questo mare di consigli, forse occorre fare chiarezza su quali siano le cause del russamento e quali le strutture realmente implicate nella genesi del problema. La presenza di una deviazione del setto nasale, pur essendo un problema certamente in grado di peggiorare il russamento, non è mai un fattore determinante. In nessun caso, un intervento chirurgico condotto semplicemente per ridurre una deviazione settale potrà produrre un netto miglioramento della sintomatologia.

Il russamento, in realtà, è solitamente provocato da una eccessiva vibrazione dei tessuti molli ed in particolare del palato molle. Il ruolo centrale del palato e dei muscoli della gola nella genesi della roncopatia è un dato ormai certo. Oltre al palato, il russamento può anche essere aggravato dalla presenza di una base della lingua di grosse dimensioni o da una epiglottide instabile.

In certe occasioni è possibile evidenziare un problema a carico dei tessuti molli delle vie aeree anche con una semplice visita otorinolaringoiatrica condotta durante il giorno. In alcuni casi, invece, l’ostruzione dinamica responsabile di russamento ed apnee si sviluppa soltanto durante il sonno, in corrispondenza del rilasciamento muscolare.

La reale domanda da porsi

Domanda
Quale è la reale domanda da porsi?

La reale domanda che una persona dovrebbe porsi in presenza di un grave russamento, dovrebbe essere se questo possa avere delle conseguenze sulla salute e sulla qualità di vita. Più che correre a cercare rimedi artigianali di scarso successo, sarebbe opportuno rivolgersi ad un medico esperto in disturbi respiratori del sonno. In questo modo sarà possibile stabilire se al russamento si associ o meno a disturbi del sonno, come ad esempio la sindrome delle apnee nel sonno. Sottoporsi ad una polisonnografia notturna è oggi, grazie ad i nuovi polisonnigrafi portatili, più agile. Questo tipo di accertamento permette di scegliere in modo ragionato la soluzione migliore per smettere di russare e riappropriarsi della propria vita.

Non riesci a dimagrire? Forse soffri di apnee notturne

Sindrome delle apnee nel sonno

Russare peggiora la salute dell’intera famiglia.

La Sindrome delle Apnee Notturne è un disturbo caratterizzato da russamento e pause respiratorie. Queste pause sono denominate apnee o ipopnee, a seconda che la respirazione venga interrota completamente o in modo parziale.

Si parla di sindrome delle Apnee notturne (OSAS) qualora si rilevino almeno 6 episodi di apnea/ipopnea durante un’ora di Polisonnografia.  E’ ormai abbastanza noto che questo disturbo è particolarmente diffuso tra le persone in sovrappeso. Tuttavia è sicuramente meno diffusa la notizia che spesso non si riesce a dimagrire proprio perché si è affetti da un disturbo respiratorio notturno.

Un circolo vizioso

Apnee ed Obesità: circolo vizioso?
Circolo vizioso

In pratica, l’aumento del peso sembrerebbe in grado di indurre la comparsa della Sindrome delle Apnee nel Sonno ma la presenza di questa patologia sarebbe a sua volta in grado di non permettere lo smaltimento dei chili acquisiti.

Questo fenomeno è probabilmente correlato allo stato di alterazione metabolica che si sviluppa in presenza di Sindrome delle Apnee Notturne. E’ cosa nota, infatti, che la patologia è in grado di determinare un vero e proprio stato infiammatorio generalizzato nel nostro organismo.

Un altro fattore importante, inoltre, potrebbe essere rappresentato dalla severa riduzione della qualità della vita che si accompagna a questa patologia. Non è infrequente, infatti, osservare la presenza di quadri depressivi in pazienti con grave Sindrome delle Apnee Notturne.

E’ importante, tuttavia, ricordare che la Sindrome delle Apnee Notturne non interessa soltanto le persone in sovrappeso come spesso, erroneamente, si pensa!

Come uscire dal circolo vizioso

Per uscire dal circolo vizioso, occorre diagnosticare e risolvere l’eventuale disturbo respiratorio notturno presente. Oltre a questo è necessario rivolgersi ad uno specialista per una visita nutrizionale che permetta di impostare un corretto piano dietetico per rientrare nel proprio peso forma.

Intervista al Prof. Claudio Vicini

Chi è il Professor Claudio Vicini

Claudio Vicini
Il Professor Claudio Vicini

Oggi abbiamo il piacere di ospitare, tra le pagine del nostro piccolo Blog, il Professor Claudio Vicini, Direttore del Dipartimento Chirurgie Specialistiche e Primario dell’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale dell’Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì. Il Professor Vicini, persona estremamente colta ed amichevole, è noto in tutto il mondo soprattutto per quanto riguarda il trattamento chirurgico della Sindrome delle Apnee NotturneIl Professor Vicini ha personalmente ideato e sperimentato numerose tecniche chirurgiche innovative in questo ambito, rendendo la terapia chirurgica dell’OSAS una opzione terapeutica sempre più percorribile.

L’Intervista

Buongiorno prof. Vicini. Non tutti sanno che la sua carriera è iniziata con una importante esperienza presso l’unità operativa di Audiologia di Firenze, allora diretta dal prof. Giaccai.  Quale sono state le ripercussioni importanti nella sua pratica clinica sulla diagnosi e sul trattamento delle vertigini derivate dagli studi fiorentini?

Firenze
Firenze, una tappa della carriera del Prof. Vicini

Gli studi fiorentini sono stati fondamentali in un’epoca in cui la Scuola di Firenze cominciava ad essere il centro del mondo nel vero senso della parola per quanto attiene alla vestibologia in campo internazionale. L’incontro con il professor Giaccai, con il professor Pagnini e con i suoi collaboratori ha segnato per me l’inizio di una passione smisurata per la otoneurologia mi ha dato solide basi per costruire quello che poi sarebbe stato successivamente il mio percorso culturale ed assistenziale nell’ambito dei disturbi dell’equilibrio. Il mio passaggio al Careggi è stato contrassegnato da passione e crescita culturale, ed ha gettato le basi per una sincera amicizia con molti Colleghi, primi tra tutti Pagnini, Vannucchi e Leprini, senza dimenticare tutti gli altri.

Al giorno d’oggi, quali sono stati i progressi nell’approccio al paziente vertiginoso? Quali ancora gli aspetti principali da definire?

Vertigini
Le Vertigini. Il “primo amore” del Professor Vicini

Il percorso di sviluppo della vestibologia come in ogni altra branca della medicina è uno sviluppo in incessante cammino ed è impossibile prevedere oggi cosa succederà distanza di molto tempo. Per quel che attiene la stretta pratica vestibolare diciamo che i più grossi capitoli della patologia prevalente nella pratica quotidiana , che ancora una volta hanno salde radici nella tradizione fiorentina , intendo dire la vertigine parossistica posizionale e la vertigine emicranica oltre che quella vascolare hanno trovato numerosi punti di affinamento in termini di conoscenze basiche, diagnostiche e terapeutiche

Un altro suo campo d’interesse clinico-chirurgico sono i disturbi respiratori in sonno e più precisamente le apnee ostruttive. Campo in cui è il pioniere in Italia e anche all’estero. Quale è stato il motivo ad interessarsi di questa patologia in una epoca in cui tale entità era ancora sconosciuta alla maggior parte dei medici e ovviamente anche ai pazienti?

Sindrome apnee nel sonno
La sindrome delle apnee nel sonno interessa adulti e bambini

Come spesso accade nella vita sono situazioni fortuite che ti portano ai grossi cambiamenti. Nello specifico molti anni fa fui invitato dal professor Lugaresi, lui vero pioniere della medicina del sonno in Italia, a risolvere un problema banale di registrazione endoscopica di un piccolo drappello di pazienti che presentavano problemi particolarissimi di stridor nel sonno. Ero allora un giovane specialista e lavoravo al Maggiore di Bologna. Elaborai e condussi una ricerca che ci consentì di filmare per la prima volta al mondo gli eventi respiratori in sonno di alcuni pazienti afflitti da atrofia multisistemica. Fu un colpo di fulmine e da quella volta fui fu costantemente coinvolto dal professor Lugaresi in numerosissime ricerche in ambito di sonno. Da quella volta il sodalizio con il professor Lugaresi si è affinato in maniera completa e mi ha consentito di condividere con questo mio maestro e mentore una quantità incredibile di iniziative scientifiche di ricerca, culturali e didattiche di ogni tipo. Attività che continua tuttora. Purtroppo il professor Lugaresi è venuto meno, ma la sua memoria è onorata in tutte le iniziative che il nostro Gruppo continua a portare avanti a suo nome.

Lei è anche uno tra i pionieri della chirurgia robotica applicata all’otorinolaringoiatria. Secondo lei quali saranno gli scenari futuri nell’applicazione di tale tecnologia?

Robot Da Vinci
Il Robot “Da Vinci” per la chirurgia.

La chirurgia robotica è stata per me un’acquisizione relativamente tardiva a partire dal 2008. Nondimeno è stato un campo di fervidissima attività , devo dire con enorme soddisfazione, perché il nostro Gruppo è stato capace di intuire le fantastiche potenzialità di questo sistema e ha piegato una tecnologia che non nasce per l’otorinolaringoiatria ad esigenze specifiche come il trattamento delle apnee da ostacolo a carico della base della lingua. La tecnologia e’ in rapida e continua evoluzione. Il tema che sfida il futuro è la disponibilità di piattaforme sempre più efficienti ma compatibili con l’economia sanitaria che offre risorse sempre più limitate.

In quest’epoca molto tormentata in cui la tecnologia si evolve a vista d’occhio e l’approccio diagnostico-terapeutico al paziente è molto più interdisciplinare, quali sono i suoi consigli ai futuri/giovani colleghi medici?

Prospettive future
Cosa ci riserva il futuro?

Un consiglio banale ma molto pratico anche nell’era dell’alta tecnologia di internet è studiare. L’elemento chiave è spendere/investire tempo sui libri , ancora i vecchi cari libri,o gli articoli o comunque le buone letture , cartacee o elettroniche. Un elemento chiave e’ poi non avere paura di viaggiare ed andare alla radice , alla fonte delle novità, investire in un viaggio negli Stati Uniti piuttosto che in Corea (sempre più spesso in Corea negli ultimi anni …) sarà un un investimento straordinario per qualunque giovane che voglia crescere nell’ambito che si è scelto di sviluppare. Non fermarsi nell’ambito nazionale dove esistono eccellenze ma queste eccellenze sono tali solo nella misura in cui interagiscono con il mondo, ed il mondo è grande e la scienza medica non si confina all’interno dei confini di Stato.

Holter Pressorio e Pulsossimetria insieme, ora si può

Perché associare la pulsossimetria all’holter pressorio

Pressione notturna alta ed apnee nel sonno: elementi correlati.

Il mancato decremento della pressione arteriosa durante la notte è un fattore di rischio cardiovascolare molto importante. Ormai da tempo sappiamo che esiste una netta correlazione tra pressione arteriosa notturna alta e sindrome delle apnee nel sonno. E’ ormai chiaro a tutti l’importanza di mantenere sotto controllo la pressione arteriosa ma, purtroppo,  risulta assai meno evidente l’importanza di diagnosticare una sindrome delle apnee nel sonno. L’associazione tra holter pressorio e pulsossimetria è un ottimo strumento di screening dei disturbi respiratori del sonno. Infatti, se troviamo una pressione notturna elevata associata ed una saturimetria notturna scadente, ci saranno alte probabilità di soffrire di una sindrome da apnea notturna.

ApneABP di Medigas

ApneABP

Per questo motivo, interessandoci ormai da anni di apnee notturne, abbiamo deciso di acquistare un holter pressorio che associa lo studio della pressione alla saturimetria notturna. La nostra scelta è ricaduta su ApneABP di Medigas. Dal prossimo mese, a tutti i pazienti che telefoneranno per sottorporsi ad un holter pressorio, verrà chiesto se russano, se sono in sovrappeso e se sono soddisfatti della qualità del loro sonno. Per tutti questi pazienti sarà possibile sottoporsi all’holter pressorio con saturimetria allo stesso prezzo dell’holter pressorio semplice (78 Euro).