Intervista al prof. Mark McGurk

Chi è il Prof Mark McGurk

Il Prof. Mark McGurk.

Per questa edizione presentiamo ai lettori il prof. Mark McGurk del dipartimento di Oncologia Testa-Collo dell’University College Hospital di Londra e professore onorario all’università di Osaka in Giappone. Chirurgo maxillo-facciale con particolare esperienza nella diagnosi e trattamento delle patologie delle ghiandole salivari e dei turmori testa-collo.

Fortunatamente, ho avuto la possibilità di lavorare con lui 6 mesi a Londra presso il Guy’s Hospital e da lui ho appreso l’interesse nello sviluppo di tecniche mini-invasive per la chirurgia testa-collo che consentono di ottenere gli stessi risultati sia clinici sia funzionali con il minor impatto sulla persona.

Inoltre il prof. McGurk è autore di numerose pubblicazioni sulle maggiori riviste scientifiche ed editore di 5 libri sulla diagnosi e il trattamento delle patologie della testa e del collo.

 

L’intervista

I tumori delle ghiandole salivari interessano frequentemente la parotide.

Buongiorno prof., uno dei suoi principali interessi sono le malattie delle ghiandole salivari. In particolare qual è il miglior trattamento attuale per i calcoli delle ghiandole salivari?

Quando cominciai a lavorare al Guy’s Hospital, una tecnica emergente era la litrotrissia. Erano gli albori del trattamento mini-invasivo della patologia delle ghiandole salivari. Fui fortunato poichè l’università riuscì a comprarne uno dei primi litrotrissori della STORZ e così cominciai a usarlo. Dopodichè concentrai la mia attenzione sullo sviluppo di approcci mini-invasivi insieme ad altri 4 gruppi internazionali: quello del prof. Iro di Erlagen (Germania), prof. Capaccio (Milano, Italia), prof. Katz (Parigi, Francia) e prof Nahliele (Israele). Con il tempo abbiamo cambiato il nostro modo di trattare i calcoli delle ghiandole salivari dalla completa rimozione fino alla preservazione delle ghiandole. Calcoli di piccole dimensioni al di sotto di 5mm possono essere rimossi per via endoscopica. Calcoli di 5-7mm erano una volta trattati con la litotrissia mittente tutti i calcoli superiori a 5 mm possono essere trattati con approccio transitare guidato dall’ endoscopia. I risultati sono molto incoraggianti; più del 90% dei calcoli oggigiorno vengono estratti con successo con queste tecniche e meno del 3% delle ghiandole vengono rimosse. Questi dati confermano che la rimozione di una ghiandola salivare per calcoli è molte volte non necessaria. Inoltre queste procedure possono essere applicate anche ai casi in cui i dotti ghiandolari si restringono(circa il 20% dei casi di ostruzione delle ghiandole salivari) è per i tumori benigni.

Il trattamento dei tumori della parotide presenta ancora delle sfide. Quali sono i progressi raggiunti nella cura di queste neoplasie?

Un altro colpo di fortuna nella mia vita professionale fu la possibilità di frequentare l’ospedale Christie di Manchester. Lì lavoravano due chirurghi, Nicholson e Gleave, che hanno sviluppato un nuovo approccio chirurgico per i tumori benigni della ghiandola parotide. La loro tecnica è stata nominata dissezione extra-capsulare. Ho lavorato insieme a Nevil Gleave e insieme abbiamo analizzato i dati del Christie. I risultati furono sorprendenti con una percentuale statisticamente migliore  di successo al pari di un più basso tasso di danni al nervo facciale rispetto agli approcci chirurgici classici e senza ulteriori rischi aumentati di recidiva. Ritornando a Londra ho cominciato a praticare la dissezione extracapsulare e ho cercato di renderla popolare. Questa tecnica è stata gradualmente accettata nella comunità scientifica e uno dei più grandi esponenti è il professor Iro di Erlagen(Germania). Numerose meta-analisi hanno corroborato il valore di questa tecnica rispetto all’approccio tradizionale. Per uno strano motivo la tecnica è stata ribattezzata con il termine di procedura secondo McGurk, ma io credo che non sia giusto in quanto non l’ho inventata ma ho solo cercato di insegnarla  a molti chirurghi.  Una spiegazione che do a quanto avvenuto nella mia carriera è che l’introduzione della chirurgia mini-invasiva nelle ghiandole salivari ha determinato un effetto sul mio animo tale da spronarmi a ricercare altre strade per ridurre l’impatto della chirurgia nelle altre patologie del distretto testa e collo.

Parlando della oncologia testa-collo in generale, quali sono i trattamenti innovativi oggigiorno disponibili?

 

L’innovazione in questo campo è costante. Forse la più stimolante è lo sviluppo di un nuovo gruppo di farmaci che stimolano il sistema immunitario contro le cellule tumorali. Esistono alcuni studi con risultati incredibili rispetto a qualche anno fa dato che il carcinoma squamocellulare (l’istotipo più frequente nel distretto testa collo) presenta talvolta delle resistenze ai comuni chemioterapici. Il problema è che non siamo ancora in grado di prevedere  come essi in realtà funzionino. Siamo sull’orlo di una svolta  solo se riusciremo a svelare i meccanismi coinvolti. Credo che le terapie mirate sotto forma di piccole molecole che aggrediscano solo le cellule tumorali siano imminenti. Ho lavorato insieme ad altri allo sviluppo di particelle fluorescenti che illuminano il cancro. Ciò dovrebbe aiutare a migliorare la definizione dei margini di resezione e aiutare l’introduzione di procedure mini-invasive. Credo che i nuovi robot multiportali saranno presto in uso. Questi saranno completamente diversi dal daVinci. Saranno personalizzati per le aree anatomiche del corpo, quindi la testa e il collo ne avranno uno che usa il naso e la bocca come portali di entrata, ovvero una macchina a 5 dita. Le ottiche moderne rendono il campo chirurgico così chiaro e consentono procedure molto delicate in spazi ristretti. È un momento molto eccitante per essere un chirurgo.

Tradizionalmente, la chirurgia della testa-collo è abbastanza distruttiva con l’accompagnamento talvolta di una compromissione funzionale. L’introduzione della ricostruzione microvascolare non ha eliminato questo problema. Ma ci sono strategie per ridurre al minimo la resezione radicale di alcuni tumori?

Alcuni di questi sono i tumori odontogeni. Sono molto rari, infatti l’ameloblastoma (la lesione più comune) ha un’incidenza di 1 caso per milione di abitanti. Nessuno ha una vasta  esperienza per pensare a nuovi metodi di trattamento per queste lesioni. La questione è ancora confusa da una prospettiva anatomo-patologica che non è in grado di chiarire la entità di aggressività di tale tumore. Stirlinger, un chirurgo olandese, ha pubblicato i dati sul trattamento chirurgico di escissione dell’ameloblastoma  con conseguente applicazione della soluzione di Carnoy in cavità con buoni risultati. Questi tumori crescono silenti nelle mascelle e non si estendono ai i tessuti molli, quindi rimangono nell’osso. Ma siccome non danno sintomi, crescono in proporzioni piuttosto grandi prima di essere scoperti. Gli anatomo-patologi hanno introdotto (erroneamente) una regola che queste lesioni devono essere rimosse con almeno 1 cm di osso sano. Nella maggior parte dei casi ciò significa una resezione della mandibola. Il problema aggiuntivo è che questa malattia è comune nei giovani adulti. La mia preoccupazione è che un giovane ragazzo o una ragazza con una faccia sfigurata possa perdere opportunità di vita che sarebbero normalmente aperte a loro sia socialmente che sul posto di lavoro. Quindi, con il lavoro di Sterlinger come supporto, ho iniziato ad applicare la chirurgia mini-invasiva ai tumori odontogeni. Così ora abbiamo una casistica di ameloblastomi trattati in un decennio con l’enucleazione e applicazione della soluzione di Carnoy con solo il 10% di recidive. Inoltre anche quando c’è una recidiva  in forma di una piccola cisti nell’osso e la procedura di enucleazione con applicazione la soluzione di Carnoy può essere ripetuta. La tecnica funziona anche per i mixomi odontogeni e altre condizioni rare come il fibroma ossificante. Il punto importante è che queste lesioni tendono a verificarsi nei giovani adulti.  La tecnica chirurgica  tradizionale porta una ragazza di 18 anni a subire una asportazione parziale della mandibola con conseguente ricostruzione e cicatrici per tutta la vita. Tutto non strettamente necessario.

Nei casi di tumore maligno della bocca, la biopsia del linfonodo sentinella sembra essere una procedura interessante invece di eseguire direttamente uno svuotamento linfonodale del collo. Quale è la sua opinione?

Una altra mia battaglia nella terapia minimamente invasiva è stata la biopsia del linfonodo sentinella nei tumori testa-collo. Ho lavorato con dovizia a questo argomento per circa 15 anni. Abbiamo ottenuto la possibilità di sviluppare uno studio europeo multicentrico tra il 1995 e il 2010 noto come  European Sentinel Node Trial. Come ogni cosa in medicina, diverse equipe in diversi stati stavano lavorando sull’argomento e non posso affermare, anche questa volta, che questo è tutto lavoro mio. Tuttavia siamo riusciti a dimostrare che per i pazienti con tumori precoci della bocca che non presentano metastasi linfonodali evidenti, la biopsia del linfonodo sentinella permette di evitare lo svuotamento del collo in circa il 75% di questo gruppo di pazienti. L’ulteriore vantaggio  di questa tecnica è la possibilità di esaminare i linfonodi escissi in modo molto dettagliato  con l’individuazione precoce di eventuali di micro-metastasi e la diffusione extra-capsulare. In tal modo è possibile applicare la terapia adiuvante in uno stadio molto più precoce dello sviluppo del tumore. Inoltre questa tecnica ci fornisce informazioni sul tumore in un punto precoce dello sviluppo. Sono sicuro che mostrerà anche un vantaggio di sopravvivenza rispetto allo svuotamento linfonodale del collo. Non sono molti i chirurghi consapevoli che il tasso di insuccesso dopo uno svuotamento del collo elettivo è di circa il 10-12%. Quindi lo svuotamento elettivo del collo non è infallibile. La biopsia del linfonodo sentinella è stata adottata ufficialmente nel servizio sanitario nazionale del Regno Unito e stiamo conducendo un programma di formazione nazionale. L’obiettivo è di introdurre questa tecnica in modo uniforme in tutto il paese con bassi tassi di falsi negativi. E’ riconosciuto che questa tecnica è operatore dipendente e che i tassi falsi negativi devono essere mantenuti al di sotto del 15% e idealmente al 5% circa. Per raggiungere questo obiettivo abbiamo introdotto traccianti doppi radioattivi e fluorescenti. Ciò sembra funzionare molto bene. La biopsia del linfonodo sentinella  ha una vasta applicazione nella gestione del tumore della testa e del collo e, in particolare, quando le tecniche per una diagnosi intraoperatoria rapida sono facilmente disponibili.

Qual è la sua prospettiva futura della chirurgia dei tumori della testa e del collo?

Spero che i confini chirurgici svaniscano. Spero che l’equipe chirurgica del futuro sia composta da persone con interessi diversi. Non dovrebbe esserci un chirurgo otorinolaringoiatra o chirurgo maxillo-facciale o plastico che lottano per il proprio territorio. La mia idea è che venga chiesto alle persone di sviluppare aree di competenza all’interno di una squadra. Quindi tutti i casi in quell’area saranno indirizzati a uno o due individui. Per non perdere una base di competenze, i chirurghi in altre aree specialistiche potrebbero seguire il loro paziente e prendere parte all’operazione con il vantaggio di lavorare con un altro chirurgo che esegue l’intervento regolarmente. Ciò significa che possono verificarsi nuovi sviluppi e possono quindi essere diffusi a tutti i membri del team. In un grande progetto nel mondo occidentale credo che la subspecializzazione sarà la chiave dello sviluppo del prossimo futuro. Sfortunatamente il rovescio della medaglia è che la pratica specialistica è una pratica restrittiva e l’abilità chirurgica si acquisisce dopo un tempo adeguato. La risposta per me è operare in maniera collaborativa con un set di 2 o 3 aree specialistiche per ogni chirurgo.

Oltre al suo lavoro ordinario, lei è molto attivo anche  nel campo del volontariato. Può raccontare qualcosa in merito?

In effetti ho ricevuto e ricevo continuamente molta gratificazione nell’organizzazione di una Fondazione Tumori Testa-Collo (http://hncf.org.uk/) che promuove le tecniche mini-invasive.

In più partecipo attivamente ogni anno per Project Harar (https://www.projectharar.org/) a periodi di attività chirurgica per i pazienti con gravi lesioni e deformazioni facciali in Etiopia. E’ molto stimolante e gratificante allo stesso tempo.

Grazie prof.

è stato come sempre un piacere

Intervista al Prof. Christos Georgalas

Chi è il professor. Christos Georgalas

Prf Christos Georgalas
Il Prof. Christos Georgalas

Questo mese, nella sezione interviste del nostro Blog, abbiamo il piacere di  ospitare il prof. Christos Georgalas. Ho avuto modo di conoscerlo personalmente durante il mio periodo formativo presso l’Academic Medical Centre di Amsterdam. La mia visita ad Amsterdam aveva lo scopo di approfondire e perfezionare le mie conoscenze in ambito di chirurgia endoscopica del naso, dei seni paranasali e del basicranio. Insieme a lui ho condiviso molte sedute operatorie e da lui ho ricevuto diverse lezioni che ancora oggi metto in pratica nella mia professione. Il prof. Christos Georgalas si è laureato con lode presso l’Università di Atene dopodiché si è trasferito a Londra per specializzarsi in Otorinolaringoiatria. Al termine del periodo formativo londinese si è trasferito presso l’ Academic Medical Centre di Amsterdam ove ha lavorato dal 2007 fino al 2015. In tal periodo ha creato e diretto il Centro di Chirurgia Endoscopica del Basi Cranio (ESA, www.endoskull.nl). E’ autore di più di 100 pubblicazioni su riviste internazionali. Inoltre, è autore del manuale “Rinologia e Chirurgia del Basicranio”. Segretario della Società Ellenica di Rinologia e membro fondatore e segretario generale  della Società Ellenica dell’Oncologia Testa-Collo. Attualmente lavora ad Atene presso l’ospedale Hygeia ove dirige il Centro per la Chirurgia Endoscopica del Basicranio e lavora anche per il Centro del Basicranio dell’Università di Leiden nei Paesi Bassi.

L’intervista

Inghilterra
L’Inghilterra ha un sistema sanitario molto particolare.

Buongiorno prof,  la sua carriera inizia nel Regno Unito, in particolare a Londra. Qual è la cosa che ha apprezzato di più del sistema nazionale britannico che non è comparabile agli altri paesi europei?

Personalmente ritengo che il sistema britannico abbia di speciale l’egualitarismo e la possibilità a qualsiasi cittadino di poter accedere così come l’etica e l’orgoglio delle persone che lavorano in questo sistema. Esso è venerato dagli Inglesi come una nobile istituzione anche di più della stessa monarchia o della Chiesa. Nessun governo avrebbe il coraggio di smantellarlo. Tuttavia, ha sofferto di una mancanza cronica di finanziamenti come  si dimostra,in molte aree.

 

Studiare
Studiare in Inghilterra? Sì o no

Come considera il programma di formazione nel Regno Unito? Vale la pena provare un’esperienza del Regno Unito?

Penso che il programma di formazione nel Regno Unito sia il più esauriente, competitivo ma anche il più completo di tutti i sistemi europei, tuttavia, ci vuole molto tempo per completarlo e a volte può sembrare confusionario.

 

Naso
Il naso, un organo spesso bistrattato

Un’altra parte della sua vita professionale è stata spesa presso l’Academic Medical Centre di Amsterdam, una delle istituzioni più rinomate al mondo per la chirurgia nasale endoscopica. Perché ha deciso di interessarsi di rinologia e in particolare della chirurgia endoscopica nasale?

Penso che la chirurgia endoscopica  dei seni paradossali e in particolare la chirurgia endoscopica della Base del Cranio abbia mostrato alcuni sviluppi straordinari negli ultimi decenni ed è stata in prima linea nelle evoluzioni/rivoluzioni in otorinolaringoiatria. Sono stato felice di collaborare con un neurochirurgo molto dedicato, il dott. Wouter van Furth, e di condividere insieme a lui la curva di apprendimento.

Team
Coordinare un team è molto difficile.

Non solo malattie infiammatorie ma anche tumori. Ha avuto difficoltà nell’organizzare il centro per il trattamento dei tumori della base del cranio? In che modo altri colleghi specializzati hanno accettato la modalità chirurgica endoscopica?

Non è stato facile. Il coordinamento tra diverse specialità, con priorità diverse, diverse mentalità e modi di pensare non è sicuramente immediato. Ancora una volta, lavorando sin dall’inizio con i neurochirurghi e coinvolgendo in anticipo tutte le altre specialità, dando valore alle loro opinioni, siamo riusciti a trovare un punto di intesa. Questo ha aiutato molto nella organizzazione e gestione delle attività.

 

Robot
Il robot potrà aiutare l’uomo anche in questo ambito?

Qual è la sua prospettiva dell’applicazione della chirurgia nasale endoscopica nel prossimo futuro? Esiste spazio di applicazione per la chirurgia robotica?

 

L’uso della tecnologia robotica sembra certamente il prossimo passo . Tuttavia, per il momento, ci sono limitazioni relative alle dimensioni e ai sistemi ottici degli attuali sistemi robotici. Ciò che è richiesto sono lo sviluppo di robot con bracci più piccoli (meno di 1 cm – idealmente meno di 5mm) e forse braccia flessibili che possono entrare nelle cavità nasali anche le più ristrette.

 

Grecia
La Grecia e le sue meraviglie.

Alla fine, è tornato a vivere nel suo paese (Grecia) e nella sua città (Atene). Com’è stata la sua impressione dopo molti anni vissuti all’estero? Cosa c’è di diverso nelle tue attività quotidiane (famiglia, lavoro ecc …)?

Uso sempre la metafora “è come aprire le finestre in un giorno luminoso”. Sono stato via per 16 anni, ho “perso” la mia famiglia, i miei amici, la luce e gli odori della Grecia. Esistono molti problemi data l’attuale situazione socioeconomica e politica in Grecia, tuttavia, non vi è sensazione più meravigliosa di quando si torna a casa propria. Più tempo per la famiglia, una cultura mediterranea che valorizza le relazioni e il contatto umano più del lavoro (nel bene e nel male) e un clima che invita a godersi la vita ogni giorno dell’anno.

 

Fotografia
Uno scatto del Professor Georgalas prelevato dal suo sito.

Un altro suo interesse è la fotografia. E’ vero che è un fotografo del National Geographic? Quali sono i suoi soggetti preferiti? Cosa le piace mostrare?

Sono solo un fotografo dilettante ma ho vinto un premio del National Geographic per alcuni scatti. Mi piace la fotografia di strada e soprattutto fotografare le persone e ciò che mi sta intorno. Per più di 30 anni è stato un modo di comprendere il mondo e il mio posto in esso . Per chiunque sia più interessato, christosg.org è il mio alter ego, il fotografo.

 

Grazie prof. Spero di rivederla presto

Intervista al Prof. Claudio Vicini

Chi è il Professor Claudio Vicini

Claudio Vicini
Il Professor Claudio Vicini

Oggi abbiamo il piacere di ospitare, tra le pagine del nostro piccolo Blog, il Professor Claudio Vicini, Direttore del Dipartimento Chirurgie Specialistiche e Primario dell’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale dell’Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì. Il Professor Vicini, persona estremamente colta ed amichevole, è noto in tutto il mondo soprattutto per quanto riguarda il trattamento chirurgico della Sindrome delle Apnee NotturneIl Professor Vicini ha personalmente ideato e sperimentato numerose tecniche chirurgiche innovative in questo ambito, rendendo la terapia chirurgica dell’OSAS una opzione terapeutica sempre più percorribile.

L’Intervista

Buongiorno prof. Vicini. Non tutti sanno che la sua carriera è iniziata con una importante esperienza presso l’unità operativa di Audiologia di Firenze, allora diretta dal prof. Giaccai.  Quale sono state le ripercussioni importanti nella sua pratica clinica sulla diagnosi e sul trattamento delle vertigini derivate dagli studi fiorentini?
Firenze
Firenze, una tappa della carriera del Prof. Vicini

Gli studi fiorentini sono stati fondamentali in un’epoca in cui la Scuola di Firenze cominciava ad essere il centro del mondo nel vero senso della parola per quanto attiene alla vestibologia in campo internazionale. L’incontro con il professor Giaccai, con il professor Pagnini e con i suoi collaboratori ha segnato per me l’inizio di una passione smisurata per la otoneurologia mi ha dato solide basi per costruire quello che poi sarebbe stato successivamente il mio percorso culturale ed assistenziale nell’ambito dei disturbi dell’equilibrio. Il mio passaggio al Careggi è stato contrassegnato da passione e crescita culturale, ed ha gettato le basi per una sincera amicizia con molti Colleghi, primi tra tutti Pagnini, Vannucchi e Leprini, senza dimenticare tutti gli altri.

Al giorno d’oggi, quali sono stati i progressi nell’approccio al paziente vertiginoso? Quali ancora gli aspetti principali da definire?
Vertigini
Le Vertigini. Il “primo amore” del Professor Vicini

Il percorso di sviluppo della vestibologia come in ogni altra branca della medicina è uno sviluppo in incessante cammino ed è impossibile prevedere oggi cosa succederà distanza di molto tempo. Per quel che attiene la stretta pratica vestibolare diciamo che i più grossi capitoli della patologia prevalente nella pratica quotidiana , che ancora una volta hanno salde radici nella tradizione fiorentina , intendo dire la vertigine parossistica posizionale e la vertigine emicranica oltre che quella vascolare hanno trovato numerosi punti di affinamento in termini di conoscenze basiche, diagnostiche e terapeutiche

Un altro suo campo d’interesse clinico-chirurgico sono i disturbi respiratori in sonno e più precisamente le apnee ostruttive. Campo in cui è il pioniere in Italia e anche all’estero. Quale è stato il motivo ad interessarsi di questa patologia in una epoca in cui tale entità era ancora sconosciuta alla maggior parte dei medici e ovviamente anche ai pazienti?
Sindrome apnee nel sonno
La sindrome delle apnee nel sonno interessa adulti e bambini

Come spesso accade nella vita sono situazioni fortuite che ti portano ai grossi cambiamenti. Nello specifico molti anni fa fui invitato dal professor Lugaresi, lui vero pioniere della medicina del sonno in Italia, a risolvere un problema banale di registrazione endoscopica di un piccolo drappello di pazienti che presentavano problemi particolarissimi di stridor nel sonno. Ero allora un giovane specialista e lavoravo al Maggiore di Bologna. Elaborai e condussi una ricerca che ci consentì di filmare per la prima volta al mondo gli eventi respiratori in sonno di alcuni pazienti afflitti da atrofia multisistemica. Fu un colpo di fulmine e da quella volta fui fu costantemente coinvolto dal professor Lugaresi in numerosissime ricerche in ambito di sonno. Da quella volta il sodalizio con il professor Lugaresi si è affinato in maniera completa e mi ha consentito di condividere con questo mio maestro e mentore una quantità incredibile di iniziative scientifiche di ricerca, culturali e didattiche di ogni tipo. Attività che continua tuttora. Purtroppo il professor Lugaresi è venuto meno, ma la sua memoria è onorata in tutte le iniziative che il nostro Gruppo continua a portare avanti a suo nome.

Lei è anche uno tra i pionieri della chirurgia robotica applicata all’otorinolaringoiatria. Secondo lei quali saranno gli scenari futuri nell’applicazione di tale tecnologia?

Robot Da Vinci
Il Robot “Da Vinci” per la chirurgia.

La chirurgia robotica è stata per me un’acquisizione relativamente tardiva a partire dal 2008. Nondimeno è stato un campo di fervidissima attività , devo dire con enorme soddisfazione, perché il nostro Gruppo è stato capace di intuire le fantastiche potenzialità di questo sistema e ha piegato una tecnologia che non nasce per l’otorinolaringoiatria ad esigenze specifiche come il trattamento delle apnee da ostacolo a carico della base della lingua. La tecnologia e’ in rapida e continua evoluzione. Il tema che sfida il futuro è la disponibilità di piattaforme sempre più efficienti ma compatibili con l’economia sanitaria che offre risorse sempre più limitate.

In quest’epoca molto tormentata in cui la tecnologia si evolve a vista d’occhio e l’approccio diagnostico-terapeutico al paziente è molto più interdisciplinare, quali sono i suoi consigli ai futuri/giovani colleghi medici?
Prospettive future
Cosa ci riserva il futuro?

Un consiglio banale ma molto pratico anche nell’era dell’alta tecnologia di internet è studiare. L’elemento chiave è spendere/investire tempo sui libri , ancora i vecchi cari libri,o gli articoli o comunque le buone letture , cartacee o elettroniche. Un elemento chiave e’ poi non avere paura di viaggiare ed andare alla radice , alla fonte delle novità, investire in un viaggio negli Stati Uniti piuttosto che in Corea (sempre più spesso in Corea negli ultimi anni …) sarà un un investimento straordinario per qualunque giovane che voglia crescere nell’ambito che si è scelto di sviluppare. Non fermarsi nell’ambito nazionale dove esistono eccellenze ma queste eccellenze sono tali solo nella misura in cui interagiscono con il mondo, ed il mondo è grande e la scienza medica non si confina all’interno dei confini di Stato.

Intervista al Professor Alberto Deganello

Nasce la sezione Interviste

Ho il piacere di inaugurare la sezione interviste del nostro Blog scambiando quattro chiacchiere con un carissimo amico e collega: Alberto Deganello. Dal 01 giugno 2017 Alberto ricopre il ruolo di Professore Associato in Otorinolaringoiatria, presso il Dipartimento di Specialità Medico-chirurgiche Scienze Radiologiche e Sanità Pubblica dell’Università di Brescia. Ho avuto il piacere di conoscere Alberto durante la sua precedente esperienza lavorativa presso l’università di Firenze, Arrivò a Firenze sul termine della mia specializzazione e tra noi nacque subito una bella amicizia che, nonostante l’odierna distanza, sopravvive anche oggi. Per questo ed altri mille motivi, mi fa un po’ strano chiamare Alberto Professore,… anche se mai titolo fu tanto meritato. Ma lo farò… e gli darò anche del lei, come conviene in queste occasioni!

L’intervista

Il Professor Alberto Deganello.

Buongiorno Prof Deganello, inizierò dalla più classica delle domande. Come ha deciso di intraprendere la carriera del Chirurgo Testa-Collo?

Nel 1994, durante il mio anno di Erasmus in Spagna, mi sono innamorato della chirurgia grazie alle esercitazioni in sala operatoria,. Una volta tornato a Padova ho avuto la fortuna di poter sviluppare la tesi di laurea sotto la guida del dott. Surendra Narne, pioniere della chirurgia endoscopica delle vie aero-digestive. Da qui il passo decisivo è stato quando da specializzando ORL dell’Università di Padova ho frequentato per tre mesi la clinica ORL dell’Università VU di Amsterdam e ho potuto assistere sbalordito ad interventi complessi demolitivi e ricostruttivi che non avevo mai visto prima. Affascinato da tanta maestria ho chiesto loro se sarebbe stato possibile per me imparare le stesse cose. Il prof. Snow è rimasto incuriosito e un po’ spiazzato dalla mia richiesta, ma non mi ha risposto di no. Così, rientrato a Padova, ho iniziato immediatamente a studiare l’olandese e dopo qualche mese sono ritornato ad Amsterdam per un colloquio con lo stesso prof. Snow il prof. Mahieu ed il prof. Leemans. Ho avuto il si che tanto desideravo, e, una volta terminata la specializzazione a Padova, ho completato una fellowship in chirurgia oncologica testa collo presso l’Università VU di Amsterdam, dove complessivamente ho lavorato per quasi tre anni.

 La sua formazione si è svolta in Italia ma anche e soprattutto all’estero ed in particolare in Olanda. Che differenze hai riscontrato nell’offerta formativa estera rispetto a quella che viene offerta ai giovani chirurghi in Italia?

In Italia vige una gerontocrazia chirurgica, si inizia ad operare troppo avanti negli anni e i giovani chirurghi perdono entusiasmo perché la gelosia professionale ostacola la trasmissione delle abilità tecniche alle nuove generazioni, rallentando il progresso collettivo. In Olanda tutto ciò non esiste, se sei bravo vai avanti, punto e basta.

Professore lei si occupa in primo luogo di oncologia del distretto testa-collo, una chirurgia spesso fortemente traumatica per il paziente. Un altro dei suoi maggiori interessi, tuttavia, è quello delle ricostruzioni chirurgiche complesse. Quali sono i vantaggi offerti al paziente da queste tecniche di ricostruzione sempre più avanzate?

 La chirurgia ricostruttiva permette di eseguire asportazioni anche complesse garantendo un’accettabile ripristino della forma e delle funzioni. Ovviamente, parlando di chirurgia oncologica in un distretto così delicato, un prezzo in termini estetici e funzionali dovrà sempre essere pagato dal paziente.È importante tuttavia proporre al singolo paziente la tecnica ricostruttiva più adatta alla sua situazione, perché non sempre è detto che questa debba necessariamente essere la più complessa.

Secondo lei quale sarà il futuro prossimo delle tecniche ricostruttive? E’ ipotizzabile, in futuro, pensare a ricostruzioni con lembi in grado di riprodurre una sensazione tattile e propriocettiva per il paziente? Prospettiva reale o fantascienza?

Attualmente la tecnica ricostruttiva più avanzata è rappresentata dalla trasposizione di lembi liberi micro-vascolari. Tuttavia, in un futuro molto prossimo, vi sarà la possibilità di utilizzare substrati ingegnerizzati tridimensionali creati con stampanti 3D che verranno colonizzati da cellule staminali prelevate dal tessuto adiposo del paziente. Per esempio ciò permetterà di eseguire delle ricostruzioni ossee dopo resezione della mandibola o del mascellare senza prelevare lembi ossei micro-vascolari dal paziente (fibula, scapola, cresta iliaca etc., come avviene ora) ma stampando la porzione da ricostruire sulla base delle informazioni ottenute dalla TC e RM pre-operatoria. Un nostro giovane brillante specializzando, inizierà a breve un progetto di ricerca in questa direzione in collaborazione con l’Università di Toronto. Per quanto riguarda la re-innervazione, questa rappresenta ancora una sfida aperta per la medicina, se riuscissimo a re-innervare in maniera efficace non esisterebbero persone paralizzate e, per esempio, sarebbe possibile eseguire un trapianto di laringe funzionante. La ricerca nell’ambito delle nanotecnologie lavora anche alla messa a punto di nano strutture che guidino il singolo assone interrotto a ritrovare più efficacemente il suo gemello evitando un ri-accoppiamento disordinato, promuovendo così una re-innervazione corretta efficace e ordinata. Tutto ciò purtroppo è ancora molto in là da venire.

A suo giudizio, quale sarà il futuro della chirurgia? La chirurgia robotica? La chirurgia verrà soppiantata dai trattamenti radio-terapici?

Questa è una domanda molto difficile. A mio modo di vedere l’evoluzione più affascinante sta probabilmente nell’ambito dell’oncologia medica, dove la chemioterapia tradizionale viene già attualmente integrata con farmaci biologici e soprattutto con terapie immunitarie che certamente rappresentano il futuro più promettente nell’ambito delle terapie antitumorali. L’evoluzione della chirurgia e della radioterapia seguono gli stessi principi, raggiungere la maggiore efficacia possibile minimizzando gli effetti collaterali. In chirurgia questo avviene grazie alle nuove strumentazioni (endoscopiche, robotiche, laser, microscopiche e di realtà aumentata, etc.) che permettono approcci mininvasivi. Allo stesso modo, per la radioterapia, gli sforzi sono tesi ad ottenere una sempre maggiore precisione nella somministrazione degli agenti ionizzanti (tomoterapia, stereotassi, gamma knife, adroterapia, etc.) per garantire un rispetto maggiore delle strutture sane. L’obbiettivo è curare il paziente con il minimo rovescio della medaglia, offrire al paziente la soluzione migliore fra quelle a disposizione, non competere con i colleghi di diverse discipline ma lavorare in modo sinergico. Ecco perché le decisioni terapeutiche devono sempre essere prese in ambito multidisciplinare.

Ai tempi in cui lavoravamo insieme a Firenze ti sei occupato anche di protesi fonatorie, una entità prima quasi sconosciuta in Toscana. Cosa pensi di questa possibilità riabilitativa da offrire ai pazienti laringectomizzati totali?

 La protesi fonatoria, nel mondo, è ormai una metodica riabilitativa consolidata, i suoi vantaggi la sua efficacia e l’altissimo grado di soddisfazione da parte dei pazienti non sono più messi in discussione.

La mortalità per molte tipologie di tumori è diminuita negli ultimi 10 anni. Questo non si è verificato (pare) per i tumori della laringe. Quale potrebbe essere il motivo? Forse la ricerca di una chirurgia fin troppo conservativa? Provocatoriamente: meglio vivere senza voce che non vivere affatto?

 Nel tentativo di evitare la mutilazione che consegue all’intervento di laringectomia totale sono stati messi a punto in passato dei protocolli di radio-chemioterapia per la preservazione d’organo. Forse sull’onda dell’entusiasmo iniziale l’utilizzo dei protocolli non chirurgici è stato eccessivo, oggi infatti è aumentata l’attenzione a riguardo proprio dopo aver registrato un peggioramento della mortalità. Nel cancro della laringe abbiamo a disposizione molteplici opzioni terapeutiche che vanno dalla resezione endoscopica laser, alla radioterapia, alla chirurgia parziale, alla laringectomia totale o alla radio-chemioterapia; ritengo che l’accurata selezione sia la chiave del successo, ovvero saper indicare al singolo paziente qual è la cura migliore per il suo specifico tumore.

Come abbiamo già accennato, si è recentemente trasferito a lavorare a Brescia. Come procede la sua nuova esperienza lavorativa? 

Procede ottimamente, ho la fortuna di lavorare in una struttura di assoluta eccellenza, in un ambiente stimolante e con ampio respiro internazionale dove posso sviluppare gli ambiti di ricerca a me cari e continuare nell’innovazione chirurgica. A breve acquisteremo un robot flessibile di nuova generazione.

Anche io ho avuto, nel mio piccolo, una formazione universitaria ed addirittura (quasi per caso) siamo stati compagni di dottorato. Quale crede che dovrebbe essere la Mission del professore universitario moderno?

Penso si debba investire sui nuovi talenti che frequentano le nostre università e le scuole di specializzazione, il professore non deve solo insegnare ma deve anche saper ispirare, motivare, fare gruppo, creare entusiasmo e voglia di migliorare. Avere la possibilità di stare a contatto con i giovani in formazione è ed è sempre stato uno degli aspetti più gratificanti del mio lavoro.

Lasciando da parte l’aspetto professionale per un attimo proviamo a fare un po’ di luce sulla sua vita privata. Non tutti sanno che lei è un grande appassionato di Rugby (e… ahimè per me fiorentino, di Juventus). Ha altri hobby?

Sicuramente la musica, ho sempre cantato e strimpellato in vari gruppi rock e ancora oggi se mi capita di fare una jam session fra amici è sempre emozionante.

Lei ha una famiglia numerosa con degli splendidi figli ed una moglie meravigliosa (Chiara). Ha intenzione di mettere su una squadra di Rugby?

Per ora il Signore ci ha dato quattro figli meravigliosi, vedremo…

Per contattare il professor Deganello è possibile visitare la pagina www.otorinobrescia.it