Non riesci a dimagrire? Forse soffri di apnee notturne

Sindrome delle apnee nel sonno

Russare peggiora la salute dell’intera famiglia.

La Sindrome delle Apnee Notturne è un disturbo caratterizzato da russamento e pause respiratorie. Queste pause sono denominate apnee o ipopnee, a seconda che la respirazione venga interrota completamente o in modo parziale.

Si parla di sindrome delle Apnee notturne (OSAS) qualora si rilevino almeno 6 episodi di apnea/ipopnea durante un’ora di Polisonnografia.  E’ ormai abbastanza noto che questo disturbo è particolarmente diffuso tra le persone in sovrappeso. Tuttavia è sicuramente meno diffusa la notizia che spesso non si riesce a dimagrire proprio perché si è affetti da un disturbo respiratorio notturno.

Un circolo vizioso

Apnee ed Obesità: circolo vizioso?
Circolo vizioso

In pratica, l’aumento del peso sembrerebbe in grado di indurre la comparsa della Sindrome delle Apnee nel Sonno ma la presenza di questa patologia sarebbe a sua volta in grado di non permettere lo smaltimento dei chili acquisiti.

Questo fenomeno è probabilmente correlato allo stato di alterazione metabolica che si sviluppa in presenza di Sindrome delle Apnee Notturne. E’ cosa nota, infatti, che la patologia è in grado di determinare un vero e proprio stato infiammatorio generalizzato nel nostro organismo.

Un altro fattore importante, inoltre, potrebbe essere rappresentato dalla severa riduzione della qualità della vita che si accompagna a questa patologia. Non è infrequente, infatti, osservare la presenza di quadri depressivi in pazienti con grave Sindrome delle Apnee Notturne.

E’ importante, tuttavia, ricordare che la Sindrome delle Apnee Notturne non interessa soltanto le persone in sovrappeso come spesso, erroneamente, si pensa!

Come uscire dal circolo vizioso

Per uscire dal circolo vizioso, occorre diagnosticare e risolvere l’eventuale disturbo respiratorio notturno presente. Oltre a questo è necessario rivolgersi ad uno specialista per una visita nutrizionale che permetta di impostare un corretto piano dietetico per rientrare nel proprio peso forma.

I benefici del vino biologico

Vino si o Vino no? Forse la risposta è vino biologico

Vino
Il vino fa davvero bene in piccole quantità?

L’assunzione di moderati quantitativi di vino nell’arco di una giornata, secondo un vecchio adagio, rappresenta un piccolo “rimedio casalingo” per mantenersi in buona salute.

Nonostante questa credenza faccia capo ad un discorso molto più ampio, che interessa le funzioni cardiovascolari dell’essere umano e la tipologia di vino assunto, si può affermare con serenità che non si tratta affatto di un consiglio sbagliato.

Nella fattispecie, tuttavia, vanno fatte alcune specifiche. Per ottenere piccoli benefici dal consumo di modeste quantità di vino, la miglior soluzione scientificamente provata presente sul mercato è senza dubbio direzionata al vino biologico.

Che cos’è il vino biologico

Vino biologico
Cosa si intende per vino biologico?

In virtù della storia culturale della tradizione italiana possiamo posizionare il nostro paese nel gotha assoluto della produzione vinicola, senza timore di essere smentiti.

Mentre l’approccio tradizionale distingue, a buon diritto, i vini in base alle cantine, ai vitigni e a molti altri aspetti tecnici, dal punto di vista degli effetti sulla salute la caratteristica più importante di un vino consigliabile è che sia BIOLOGICO.

Il vino bio è un vino prodotto, lavorato e imbottigliato riducendo al minimo possibile l’utilizzo di sostanze chimiche, additivi, miglioratori di sapore e conservanti. Ciò fa capo ad una più ampia tradizione radicatasi negli ultimi anni, che rivela un sempre maggiore interesse verso le coltivazioni biologiche in generale.

Da questo punto di vista, il vino biologico è ormai un’eccellenza tutta italiana, grazie ai numerosi territori specializzati. La zona dei colli piacentini, ad esempio, è diventata molto importante per la produzione di varietà di grande pregio come il Gutturnio e la Malvasia, oltre ad altre che si sono affermate negli ultimi anni come l’Ortrugo (in questo approfondimento sul vino Ortrugo puoi saperne di più sulla sua descrizione ampelografica e su quali cibi abbinarlo). Sono vini prodotti in diverse tipologie, ma che stupiscono per la loro qualità soprattutto nella variante biologica.

Il vino biologico segue un processo realizzativo ben preciso, che prevede esclusivamente concimi naturali e, nel caso del vino vegano, l’assoluta assenza di prodotti di derivazione animale per la coltivazione (come ad esempio l’albumina d’uovo).

Come è noto infatti sono proprio i fertilizzanti e i pesticidi, così come diserbanti chimici e i fitosanitari di sintesi, i primi agenti responsabili di allergie, fastidi e veri e propri danni all’organismo. Il vino biologico prevede l’assenza di questi elementi, la quale si riflette inevitabilmente su un prodotto più naturale, maggiormente digeribile e in linea generale più gestibile dall’organismo. Questo, ovviamente, non deve intaccare il principio base di un approccio moderato che vale per tutte le bevande alcoliche.

L’assenza dei solfiti nel vino biologico

Vite
Una meravigliosa Vite

Ciò che tuttavia rappresenta la reale differenza percepibile dal consumatore quando si affaccia al vino biologico è l’assenza di solfiti aggiunti. Tale sofisticazione è infatti la principale responsabile di emicranie “da giorno dopo”, tipiche in successione all’assunzione di vino.

I solfiti sono in realtà composti naturali, generati dalla fermentazione del vino. Sono insiti nel prodotto stesso e impossibili da eliminare. Tuttavia nella misura in cui la natura stessa della fermentazione li produce, non generano particolari problematiche all’organismo.

Il problema subentra nel momento in cui vengono addizionati ulteriori composti in fase di produzione, sotto la veste dell’anidride solforosa. SI tratta a tutti gli effetti di solfiti “aggiunti” per stabilizzare il vino e conservarlo.

Tale uso di conservanti, tuttavia, determina i disagi di cui sopra. Riconoscere il quantitativo di solfiti aggiunti non è semplice, poiché le normative europee richiedono dichiarazione in etichetta solo a partire dai 10mg in su. Quel che è certo è che il vino biologico non ne prevede utilizzi aggiunti, e questo fa del prodotto bio il più consigliabile da portare in tavola.

I benefici principali, cercando di tradurre il vecchio consiglio della tradizione, sono identificabili nel ruolo coadiuvante alle funzioni cardiovascolari, la riduzione del rischio di infarto (grazie a una migliore circolazione sanguigna), l’apporto antiossidante e fluidificante e un non trascurabile contrasto all’incremento del colesterolo cattivo.