Applicazioni e Medicina: possiamo fidarci?

Medicina Smart si o Medicina Tradizionale?

Lo sviluppo tecnologico e l’estrema diffusione di dispositivi smart è utile anche nella pratica medica. Nonostante nello sviluppo di queste tecnologie esista un evidente interesse commerciale, i dispositivi smart permettono di ottenere una enorme serie di dati su numerosi aspetti della nostra vita. Il nostro telefonino smart ed il nostro orologio smart spesso ci conoscono meglio di noi stessi. Monitorano il ritmo del nostro cuore, sono in grado di evidenziare la presenza di pericolose aritmie, indagano la qualità del nostro sonno. Ma questi dispositivi e le loro applicazioni sono realmente attendibili?

I cellulari Smart ci salveranno la vita?

Apple Watch, ed in particolare la sua applicazione Heart, ha ricevuto l’avvallo da parte della comunità scientifica e può essere adesso utilizzato per la diagnosi di fibrillazione atriale. Tuttavia, almeno ad oggi, il dispositivo non è validato per la diagnosi di aritmie diverse dalla fibrillazione atriale. Per uno studio Smart aritmologico completo e validato, è necessario rivolgersi ad un centro medico. Si potrebbe ad esempio utilizzare l’interessante dispositivo RootiRX, non per niente nato da una intuizione di Steve Jobs.

RootiRX, nato dalla mente di Steve Jobs, è un dispositivo Smart con validazione medica.

Questo dispositivo rivoluzionario permette di eseguire uno studio del ritmo cardiaco con soli due elettrodi toracici ma con una accuratezza ed una sensibilità diagnostica senza uguali. Come se questo non bastasse, il dispositivo raccoglie accuratamente dati sulla pressione arteriosa, sulla qualità del sonno e sulla presenza della apnee notturne. Il dispositivo registra anche movimento e posizione del paziente secondo per secondo, rendendo praticamente inutile la compilazione del diario clinico da parte del paziente. Il medico sarà in grado di capire il tipo di attività svolta dal paziente semplicemente dalla lettura dei dati. Per quanto tempo? Fino a 7 giorni consecutivi…. Questo genietto è anche impermeabile e permette una decente toilette quotidiana.

Vantaggi e Svantaggi

Apple Watch e RootiRX sono senz’altro due grandi innovazioni tecnologiche. Entrambi sono dotati di una “intelligenza artificiale” in grado di elaborare ed interpretare i dati registrati. Ma ci possiamo fidare di questa interpretazione? La risposta è no. Sebbene questa prima elaborazione possa semplificare di molto la vita del paziente e del medico, nessuna macchina può, ad oggi, sostituirsi al parere di un medico in carne ed ossa, con il suo bagaglio di esperienza. Apple Watch ci invita a recarci in ospedale? Andiamo… ma affidiamoci alle cure di un medico in carne ed ossa. RootiRX ci interpreta un holter ECG di 7 giorni in 15 minuti? Ok… di certo semplifica la vita al cardiologo, ma il tracciato deve sempre essere rivisto e corretto. La professione del medico sarà l’ultima ad essere sostituita da una macchina.

Social o Un-Social Network?

La fulminea ascesa dei Social Network

La diffusione dei Social Network è ormai divenuto inarrestabile. Dalla fondazione di Facebook, avvenuta nel 2004, il mondo è cambiato. Altra tappa fondamentale per il cambiamento delle nostre abitudini di vita è stata la nascita di Whattsapp, avvenuta nel 2009.

Dal 2009 ad oggi, le piattaforme social disponibili si sono moltiplicate come funghi. Oggi esistono svariatissime piattaforme che si differenziano per tipologia di interessi degli utenti.

Il mondo in un cellulare

Tutte le piattaforme social hanno una chiara finalità in comune: mettere in contatto utenti con interessi e passioni simili. Mantenere i contatti con persone lontane centinaia di chilometri, una volta rappresentava una impresa quasi impossibile. Scrivevamo lettere che impiegavano una settimana ad arrivare! Vi ricordate le cartoline? I più giovani neppure sapranno di cosa sto parlando. Oggi, invece, io posso scrivere un messaggio o mandare una immagine in pochi secondi e gratis ad un amico in Brasile semplicemente tirando fuori di tasca il mio cellulare. E’ cambiato tutto! Un cambiamento talmente epocale e repentino che le persone più anziane hanno avuto difficoltà ad adattarsi. Ma le persone che sono nate e cresciute con i Social Network disponibili hanno avuto maggior facilità nell’instaurare rapporti di amicizia?

Tempo medio di utilizzo dei Social Network

I dati raccontano che è Facebook il social network col maggior tempo di utilizzo mensile. È sua la permanenza più alta, con 14 ore e 9 minuti per persona al mese. Poi c’è Instagram, utilizzato per 3 ore e 44 minuti (molto di più dello scorso anno), seguito, da Snapchat che, con 2 ore e 28 minuti supera anche YouTube, che viene visto in media per 2 ore e 17 minuti. Twitter tiene legato l’utente medio per circa 1 ora al mese, come lo scorso anno, mentre per Tumblr siamo vicini ai 40 minuti, e per Pinterest ai 28 minuti. Linkedin chiude la classifica con soli 10 minuti di utilizzo medio per persona. Per quanto riguarda Whattsapp, il tempo medio di utilizzo mensile è di 11 ore e 30 minuti. A qualcuno questi tempi potrebbero sembrare non eccessivi ma occorre considerare il fatto che, solitamente, ogni persona è iscritta ad almeno 4 dei Social Network sopra citati.

In cosa consiste l’amicizia?

Essere amici significa mandarsi messaggi e scambiarsi video girati da agenzie pubblicitarie o incontrarsi per mangiare insieme o per giocare a carte? Dalla risposta a questa domanda possiamo stabilire se i Social Network abbiano migliorato o peggiorato i nostri rapporti sociali. Non vi è infatti alcun dubbio che tutti siano molto più informati su cosa facciano i propri amici durante la giornata. Spesso sappiamo perfino cosa mangiano in tempo reale. Ma è ciò che ci serve? Don Milani affermava che l’ascensore sia stato inventato per permettere ad una persona di uscire di casa senza incontrare l’inquilino del piano di sotto. I Social Network sono un altro tipo di ascensore? Io credo che l’amicizia non possa prescindere dalla presenza, a meno di cause di forza maggiore. Credo anche che i cosiddetti Social Network ci stiano facendo dimenticare, a poco a poco, come convivere con le persone nel mondo reale. La conoscenza e l’amicizia sono processi difficili che spesso passano da fasi di contrasto. Nella vita di tutti i giorni non si può scrivere un post ed aspettare che qualcuno commenti. Neppure si può “bannare” una persona perché ci ha pestato un piede. Non sono così ingenuo da pensare che ci si possa mettere in contrasto con “l’evoluzione”. Lo dimostra il fatto che scrivo tutto questo su un Blog.  Ma continuiamo ad alzare gli occhi dal cellulare per guardare chi ci siede accanto!

Intervista al Dr. Emiliano Antiga.

Chi è il Dr. Emiliano Antiga

Emiliano Antiga
Il Dr. Emiliano Antiga, dermatologo.

Il Dottor Emiliano Antiga si è laureato in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti presso l’Università di Firenze nel 2003 ed ha successivamente conseguito, presso la stessa Istituzione, la specializzazione in Dermatologia e Malattie Veneree nel 2007.

Dal 2012 lavora presso la sezione di Dermatologia del Dipartimento di Chirurgia e Medicina Traslazionale dell’Università di Firenze.

Il Dr. Antiga è autore e coautore di più di 90 articoli scentifici editi su riviste nazionali ed internazionali di alto livello ed ha vinto numerosi premi per la sua attività di ricercatore.

E’ inoltre autore di due capitoli editi su manuali specialistici.

 

L’intervista

Dermatologia
Dermatologia, materia frivola?

La dermatologia viene spesso considerata dai pazienti come una disciplina “leggera”, della quale forse si potrebbe fare a meno, se non ci fossero le donne.. tuttavia esistono numerose patologie dermatologiche fortemente impattanti sulla qualità della vita, senza considerare le patologie neoplastiche dermatologiche. A tuo giudizio quali pazienti dovrebbero sottoporsi ad un controllo dermatologico prima della comparsa dei sintomi? A titolo preventivo.

Forse ti riferisci alla medicina estetica una branca della Dermatologia (ma non solo) che, te lo posso assicurare, non interessa più soltanto le donne! Sicuramente è vero le malattie dermatologiche non sono molto conosciute, e non mi riferisco solo ai pazienti… Come giustamente dicevi, ci sono tante malattie della pelle che possono avere un impatto sulla qualità della vita dei pazienti e sul loro stato di salute. Per quanto riguarda lo screening dei tumori cutanei, ed in particolare del melanoma, è utile fare delle visite periodiche nei soggetti a rischio (persone con un pregresso melanoma, con un elevato numero di nevi, con fototipo a rischio), oltre a suggerire di adottare abitudini di vita corrette (evitare le scottature solari, evitare il fumo, etc.).

Tu frequenti spesso congressi internazionali. Su quale patologia dermatologica si stanno maggiormente concentrando gli ultimi studi e perché?

La ricerca dermatologica è in notevole fermento in numerosi settori. Tra essi, le malattie rare dermatologiche, per cui si è costituita una rete europea per la gestione dei casi difficili e per lo studio di queste malattie. Ciò è molto importante considerato il fatto che in questo tipo di patologie (come le malattie bollose autoimmuni) le casistiche sono limitate ed è essenziale condividere l’expertise per accrescere le conoscenze a nostra disposizione.
Il tuo interesse principale è quello delle malattie auto-immunitarie dermatologiche. Ci sono novità significative in questo ambito? Future promesse di cura per patologie difficili come queste?

Ricerca
La ricerca in ambito dermatologico sta facendo progressi.

La ricerca negli ultimi anni si sta muovendo nel senso della medicina di precisione, con la tendenza a sviluppare farmaci sempre più specifici che abbiano la massima efficacia con il minor numero possibile di effetti collaterali. Questo concetto vale in particolare per le malattie autoimmuni, per cui fino a pochi anni fa la terapia era basata essenzialmente sul cortisone, farmaco estremamente efficace ma anche poco specifico e gravato da numerosi effetti collaterali sul paziente. Attualmente, invece, vengono utilizzate terapie contro target molecolari ben definiti; per fare un esempio, nella psoriasi sono da poco entrati in commercio farmaci rivolti contro l’interleuchina 17, una delle molecole pro-infiammatorie che sembrano giocare un ruolo di primo piano nello sviluppo della malattia.

In un recente Congresso ho sentito parlare di correlazione tra malattie respiratorie notturne e problemi dermatologici. Al di là di questo singolo caso, la nostra pelle spesso rispecchia il nostro stato di salute. Vuoi consigliare ai nostri lettori quali sono gli elementi da osservare nel nostro specchio la mattina che devono indurci a rivolgersi ad uno specialista in dermatologia?

Specchio
Cosa guardare nello specchio al mattino?

Al di là dell’auto-esame delle lesioni pigmentate, che è una buona norma per arrivare alla diagnosi precoce dei tumori cutanei e di cui abbiamo già parlato, la pelle ci lancia vari segnali quando le cose nel nostro organismo non vanno per il meglio. Ci sono numerosi esempi, alcuni dei quali eclatanti. Tra essi, balza sicuramente agli occhi il colorito della pelle, che può essere lo specchio di numerose malattie internistiche: è ben noto che l’ittero, che determina un colorito giallastro di cute e sclere, è secondario ad importanti danni epatici; un colorito brunastro della pelle, invece, può essere secondario a malattie surrenaliche quali il morbo di Addison. Anche l’alimentazione può talvolta condizionare il colore della pelle: un eccessivo consumo di alimenti contenenti beta-carotene può dare una pigmentazione aranciata a livello della cute. Quindi state attenti se siete ghiotti di carote!

Un nuovo dispositivo per lo studio delle vertigini

Un nuovo strumento di diagnosi

Video Frenzel
Il nuovo video-Frenzel associato ad ICS Impulse

La maggior parte dei pazienti che si sono sottoposti ad un esame vestibolare teme di dover ripetere la procedura. In particolare, i pazienti hanno il timore di dover ripetere le stimolazioni caloriche con acqua fredda o calda. Nonostante questo tipo di stimolazione sia sempre meno necessaria, sicuramente questa procedura può provocare momentaneo malessere per il paziente.

L’acquisizione da parte di CRO srl del Sistema ICS Impulse di Otometrics, renderà possibile limitare i casi in cui risulterà necessario eseguire la stimolazione calorica. La famosa “acqua nelle orecchie” andrà in pensione? No. Purtroppo esisteranno sempre dei casi in cui la procedura sarà necessaria.

Che cosa è ICS Impulse

ICS Impulse
Un paziente mentre si sta sottoponendo al test.

Ics impulse è un sistema per la valutazione veloce del riflesso vestibolo-oculomotore (VOR).con stimoli ad alta frequenza.

Il sistema utilizza una maschera ultra leggera che, fatta indossare al paziente, permette in pochi minuti di valutare la funzionalità di ogni singolo canale semicircolare dell’orecchio.

Lo strumento, oltre a permettere una più facile e rapida diagnosi, permette di oggettivare i segni del paziente mediante creazione di report e registrazioni video dell’esame condotto dal medico. Questa funzionalità risulta particolarmente utile per seguire il paziente nel suo percorso di cura e per monitorare i miglioramenti ottenuti nella riabilitazione della vertigine cronica.  La creazione di report e la registrazione video dell’esame può essere molto utile anche in ambito medico-legale.

Estetica dentale: la salute prima ancora della bellezza

La salute e la bellezza

Sorriso
Il sorriso dice molte cose di te.

Avere cura dei propri denti è un dovere con cui ognuno di noi è chiamato a fare i conti. Le problematiche di natura orale sono molte e accompagnano la nostra esistenza, diversificandosi, dalla pubertà sino alla vecchiaia.

Negli anni più recenti, inoltre, ha preso piede una solida consuetudine che affianca le cure dentistiche di tipo strettamente medico, ossia gli interventi di tipo estetico.

L’estetica dentale, infatti, assume oggi un ruolo fondamentale nella preparazione di un odontoiatra. Sempre più persone si rivolgono ai dentisti per concordare interventi estetici e tornare ad avere un sorriso perfetto, magari perduto in anni di trascuratezza o scelte sbagliate.

Perché valutare interventi di estetica dentale

Estetica Dentale
Perché pensare all’estetica dentale

Per saperne di più sull’argomento abbiamo chiesto un parere tecnico alla Dr.ssa Paola Falchetti, di Studio San Giovanni Roma. Per quanto riguarda le cure odontoiatriche di tipo estetico, risulta che queste fanno capo quasi sempre a problematiche strutturali della dentatura.

Come è noto disagi di questo tipo si evidenziano già in giovanissima età, quando la formazione dei denti definitivi nei preadolescenti consente di valutare lo stato di crescita dentale e la disposizione dei denti stessi nella cavità orale. Dentature irregolari, pertanto, necessitano di un intervento apposito caratterizzato da cure localizzate e coadiuvato dal ricorso a un apparecchio ortodontico.

Avvalersi degli apparecchi dentali è di fondamentale importanza nel momento il cui il medico curante ne ravvisa la necessità, buona norma è dunque agire con tempestività al fine di non peggiorare le problematiche preesistenti.

Quel che molto spesso viene sottovalutato è infatti il valore curativo di questo tipo di intervento. Nell’immaginario comune si è portati a pensare che l’odontoiatria estetica sia finalizzata unicamente ad ottenere un risultato sotto il profilo dell’aspetto esteriore, come una dentatura dritta e brillante. Ciò non corrisponde al vero, né per quanto riguarda le problematiche preadolescenziali e men che meno per quelle che sopraggiungo in età adulta.

Una dentatura irregolare è infatti anzitutto un problema di salute, poiché genera tutta una serie di conseguenze negative per l’organismo, talvolta interessando anche altre aree che nulla hanno a che vedere con la cavità orale. Denti irregolari implicano infatti difficoltà nella masticazione e dolore, specialmente se il disagio viene trascurato per lungo tempo.

Non dimentichiamo infatti che i denti hanno una natura dinamica, difficilmente qualsiasi problematica tende a “stabilizzarsi”, la sua tendenza è quasi sempre peggiorativa.

Nondimeno, la masticazione difficoltosa genera problemi legati agli organi atti alla digestione, che subiscono contraccolpi a causa del lavoro solo parziale della dentatura. Senza contare le infiammazioni che inevitabilmente interessano il tessuto gengivale in sofferenza.

Anche l’igiene orale deve fare i conti con questa problematica. Denti non in posizione corretta rappresentano maggiori difficoltà nella pulizia quotidiana, aumenta il rischio di “depositi di cibo” non rimossi che a loro volta sono la principale causa di infezioni.

Sistemi di correzione dentale

Come è noto i principali sistemi tradizionali di correzione prevedono apparecchi piuttosto invasivi, utilizzati all’interno di protocolli di cura lunghi e disagevoli. Inoltre, la maggior parte dei prodotti in circolazione prima della fase attuale implicavano sofferenza e dolore per il paziente, costantemente alle prese con un ingombrante corpo estraneo da indossare per tutto il giorno.

InvisalignLe nuove tecniche di estetica dentale invece, grazie ai costanti progressi scientifici in questo ambito, consentono di valutare nuove ed assolutamente efficaci opzioni. È il caso della tecnica INVISALIGN, un apparecchio ortodontico completamente invisibile realizzato in materiali ultraleggeri e contenuti nello spessore di un millimetro.

Il vantaggio principale del valutare questo tipo di approccio è la possibilità di non intaccare l’estetica del paziente (data l’invisibilità dell’apparecchio) che inoltre non avrà disagi nella percezione del “corpo estraneo” grazie alle dimensioni trascurabili.

L’invisalign appartiene tra l’altro alla nuova generazione di strumenti di correzione gestibili dal paziente stesso, che in fase iniziale di trattamento viene dotato di più versioni dell’apparecchio da cambiare in funzione della fase correttiva autonomamente, senza dover ricorrere a frequenti appuntamenti in studio.

I benefici del vino biologico

Vino si o Vino no? Forse la risposta è vino biologico

Vino
Il vino fa davvero bene in piccole quantità?

L’assunzione di moderati quantitativi di vino nell’arco di una giornata, secondo un vecchio adagio, rappresenta un piccolo “rimedio casalingo” per mantenersi in buona salute.

Nonostante questa credenza faccia capo ad un discorso molto più ampio, che interessa le funzioni cardiovascolari dell’essere umano e la tipologia di vino assunto, si può affermare con serenità che non si tratta affatto di un consiglio sbagliato.

Nella fattispecie, tuttavia, vanno fatte alcune specifiche. Per ottenere piccoli benefici dal consumo di modeste quantità di vino, la miglior soluzione scientificamente provata presente sul mercato è senza dubbio direzionata al vino biologico.

Che cos’è il vino biologico

Vino biologico
Cosa si intende per vino biologico?

In virtù della storia culturale della tradizione italiana possiamo posizionare il nostro paese nel gotha assoluto della produzione vinicola, senza timore di essere smentiti.

Mentre l’approccio tradizionale distingue, a buon diritto, i vini in base alle cantine, ai vitigni e a molti altri aspetti tecnici, dal punto di vista degli effetti sulla salute la caratteristica più importante di un vino consigliabile è che sia BIOLOGICO.

Il vino bio è un vino prodotto, lavorato e imbottigliato riducendo al minimo possibile l’utilizzo di sostanze chimiche, additivi, miglioratori di sapore e conservanti. Ciò fa capo ad una più ampia tradizione radicatasi negli ultimi anni, che rivela un sempre maggiore interesse verso le coltivazioni biologiche in generale.

Da questo punto di vista, il vino biologico è ormai un’eccellenza tutta italiana, grazie ai numerosi territori specializzati. La zona dei colli piacentini, ad esempio, è diventata molto importante per la produzione di varietà di grande pregio come il Gutturnio e la Malvasia, oltre ad altre che si sono affermate negli ultimi anni come l’Ortrugo (in questo approfondimento sul vino Ortrugo puoi saperne di più sulla sua descrizione ampelografica e su quali cibi abbinarlo). Sono vini prodotti in diverse tipologie, ma che stupiscono per la loro qualità soprattutto nella variante biologica.

Il vino biologico segue un processo realizzativo ben preciso, che prevede esclusivamente concimi naturali e, nel caso del vino vegano, l’assoluta assenza di prodotti di derivazione animale per la coltivazione (come ad esempio l’albumina d’uovo).

Come è noto infatti sono proprio i fertilizzanti e i pesticidi, così come diserbanti chimici e i fitosanitari di sintesi, i primi agenti responsabili di allergie, fastidi e veri e propri danni all’organismo. Il vino biologico prevede l’assenza di questi elementi, la quale si riflette inevitabilmente su un prodotto più naturale, maggiormente digeribile e in linea generale più gestibile dall’organismo. Questo, ovviamente, non deve intaccare il principio base di un approccio moderato che vale per tutte le bevande alcoliche.

L’assenza dei solfiti nel vino biologico

Vite
Una meravigliosa Vite

Ciò che tuttavia rappresenta la reale differenza percepibile dal consumatore quando si affaccia al vino biologico è l’assenza di solfiti aggiunti. Tale sofisticazione è infatti la principale responsabile di emicranie “da giorno dopo”, tipiche in successione all’assunzione di vino.

I solfiti sono in realtà composti naturali, generati dalla fermentazione del vino. Sono insiti nel prodotto stesso e impossibili da eliminare. Tuttavia nella misura in cui la natura stessa della fermentazione li produce, non generano particolari problematiche all’organismo.

Il problema subentra nel momento in cui vengono addizionati ulteriori composti in fase di produzione, sotto la veste dell’anidride solforosa. SI tratta a tutti gli effetti di solfiti “aggiunti” per stabilizzare il vino e conservarlo.

Tale uso di conservanti, tuttavia, determina i disagi di cui sopra. Riconoscere il quantitativo di solfiti aggiunti non è semplice, poiché le normative europee richiedono dichiarazione in etichetta solo a partire dai 10mg in su. Quel che è certo è che il vino biologico non ne prevede utilizzi aggiunti, e questo fa del prodotto bio il più consigliabile da portare in tavola.

I benefici principali, cercando di tradurre il vecchio consiglio della tradizione, sono identificabili nel ruolo coadiuvante alle funzioni cardiovascolari, la riduzione del rischio di infarto (grazie a una migliore circolazione sanguigna), l’apporto antiossidante e fluidificante e un non trascurabile contrasto all’incremento del colesterolo cattivo.

Semi oleosi e prevenzione delle malattie cardiovascolari

L’hai mai sentita o usata questa espressione? Noi la usiamo parlando dei Semi di Zucca, Semi di Girasole e Semi di Lino: i loro attivi sono grandi amici del tuo cuore!

 

Semi di Girasole

Le malattie cardiovascolari sono tra quelle che hanno un più alto impatto sulla mortalità, a livello mondiale. Le nostre abitudini di vita non sempre sono corrette e spesso finiscono per favorire l’ipertensione, che è a sua volta una delle cause maggiori di questo tipo di problematica. La situazione è talmente seria che tanti sono gli studiosi che sono scesi in campo per analizzare questo fenomeno e studiarne soprattutto i fattori di prevenzione. In una ricerca che pone a confronto lo stile di vita degli occidentali con quello degli asiatici orientali, si citano una serie di linee guida emesse nel tempo da Stati Uniti, Europa, Cina e Giappone: un raro esempio di accordo tra Paesi differenti per cultura, tradizioni, storia. In modo particolare, al secondo punto di questo vademecum del benessere cardiovascolare, troviamo un aumento delle porzioni giornaliere di frutta, verdura e vegetali in genere.

Ok, ma sono tutti uguali? Uno vale l’altro? Ovviamente no!
Ogni cibo che la Natura ci mette a disposizione ha le sue caratteristiche e le sue proprietà, derivate dagli attivi che contiene.

Se parliamo di benessere cardiovascolare, allora tieni bene a mente una parola: Semi!

In particolar modo, dovresti far riserva di:

  • Semi di Zucca
  • Semi di Girasole
  • Semi di Lino

Semi di Lino

Da questi semi si ricavano anche altrettanti preziosi oli vegetali che, se ottenuti da spremitura a crudo al di sotto dei 42°, mantengono intatti tutti gli attivi e le loro proprietà.

Il mondo del crudismo è ancora relativamente poco conosciuto ai più, ma fortunatamente oggi esistono portali che, oltre ad occuparsi della vendita di alimenti del settore, si interessano soprattutto di assicurare al grande pubblico un’informazione attenta e veritiera sui benefici dell’alimentazione crudista (a questo link troverai un esempio pratico di ciò che ti stiamo dicendo). Quando parliamo dei semi oleosi puoi trovarti di fronte ad una doppia scelta in cucina: puoi decidere di far bene al tuo cuore sgranocchiando qualche seme oppure condendo i tuoi piatti in modo intelligente! Vediamo insieme perché, toccando solo alcuni degli aspetti benefici degli elementi contenuti in questi semi: lo spazio dell’approfondimento toccherà poi alla tua sete di conoscenza e di benessere. Tra i nutrienti che possiamo trovare nei Semi di Zucca, ci sono i grassi insaturi, in una percentuale affatto trascurabile. Perché citiamo questo valore? Perché dati empirici alla mano seguire un’alimentazione ricca di grassi mono o polinsaturi è correlato ad un minore rischio di mortalità.

Anche l’American Heart Association consiglia di sostituire nella propria dieta grassi saturi con grassi insaturi: una misura che potrebbe contribuire ad arginare quello che è fenomeno di grandi proporzioni, considerando che le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte a livello globale, con 17,3 milioni di decessi all’anno.

Semi di Zocca

Continuando ad analizzare gli attivi presenti ed il loro legame con il benessere cardiovascolare, spostiamoci ai Semi di Lino e parliamo dei lignani.

Questi elementi contribuiscono non solo a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, ma anche a diminuire la pressione sanguigna diastolica, ulteriore elemento da tenere sotto controllo per salvaguardare il cuore.

Concludiamo questa carrellata arrivando a Semi di Girasole: che cosa ti aspetti da questa piccola bontà? Per la lista delle proprietà in questo caso dobbiamo ringraziare

  • gli acidi grassi mono e polinsaturi, dei quali abbiamo già visto in precedenza la funzione
  • la Vitamina E

Cosa sai di questa vitamina? Immaginerai, dato che l’abbiamo citata in questo contesto, che tra le sue facoltà ci sia quella di venire in supporto al benessere cardiovascolare.

In effetti la Vitamina E ha delle riconosciute proprietà antiossidanti, che proteggono dall’azione dei radicali liberi, tutelando quindi il buon funzionamento del sistema cardiaco.

 

Un estratto dell’Ananas per curare l’infiammazione

Una molecola cara agli otorinolaringoiatri

La Bromelina, sostanza ottenuta dalla lavorazione dell’Ananas, è un elemento molto caro a noi otorinolaringoiatri.  E’ una molecola che conosco fin dall’inizio della mia formazione medica. Il motivo del successo di questa molecola credo possa essere ricercata nella sua alta tollerabilità da parte dei pazienti.  La Bromelina, infatti,  non va ad interferire con altri farmaci e può essere comunemente  utilizzata nei i pazienti diabetici ed ipertesa. Oltre a questo, la bromelina gode del favore di essere una sostanza naturale che, come spesso accade, viene assunta con maggiore entusiasmo da parte dei pazienti.

Uno dei prodotti storici contenenti Bromelina.

Indicazioni all’uso della Bromelina

La bromelina appare particolarmente utile ed indicata in tutti gli stati di blanda infiammazione a carico di orecchio, naso e gola.  La sua attività anti-edemigena ed anti-infiammatoria garantisce buoni risultati. La molecola è particolarmente utile per le forme infiammatorie croniche o recidivanti. Può essere utilizzata come terapia di mantenimento da eseguire al posto di molecole cortisoniche che, nel lungo periodo, possono determinare effetti collaterali (anche se minori rispetto alle credenze popolari, vedi articolo in merito). La Bromelina, infine, risulta particolarmente utile nel trattare gli stati infiammatori in pazienti diabetici ed ipertesi che non possono assumere cortisonici.

Raccomandazioni

Il farmaco, da utilizzare sempre sotto il controllo di un medico, perde la sua efficacia se assunto a stomaco pieno. E’ fondamentale, quindi, assumere il farmaco circa un’ora prima dei pasti principali. Qualora il farmaco venga assunto dopo il pasto, esso perde gran parte della sua attività anti-infiammatoria, divenendo però un ottimo “digestivo”. Tutti sappiamo che l’Ananas fa digerire, del resto!!  Scopro anche qui (con il piacere tipico di un internet shopper come me) che il farmaco può esserci recapitato comodamente a casa da Amazon.

Il cattivo uso degli antibiotici

Antibiotico si, antibiotico no

Una delle domande più frequenti che pazienti e medici si pongono è quella dell’effettiva necessità di istituire una terapia antibiotica. Nonostante la cosa possa sembrare banale, infatti, sono molti i casi in cui un medico si trova nell’incertezza! Ad esempio, per quanto riguarda le patologie otorinolaringoiatriche, l’antibiotico risulta spesso prescritto in modo superiore alle reali necessità. Se questo atteggiamento risulta giustificabile nel caso si abbia a che fare con soggetti fragili come i bambini, si fatica ad accettarlo nel caso di soggetti adulti.

Abuso antibiotici
L’abuso di antibiotico può essere deleterio

Conseguenze di una terapia antibiotica scorretta

Una terapia antibiotica assegnata con troppa fretta può determinare numerosi problemi. In primo luogo, una terapia antibiotica assegnata, ad esempio, per una infezione di origine virale, non solo è inutile ma spesso rischia di diminuire l’efficacia degli antibiotici nei confronti dei batteri durante successive infezioni.  Molto spesso, infatti,  terapie antibiotiche teoricamente non utili vengono condotte in modo non corretto dal paziente (sospensioni premature della cura, non costanza nella cura, modalità di somministrazione fai da te, ecc ecc). L’esecuzione non corretta della terapia antibiotica determina una resistenza all’antibiotico nei confronti del paziente che commette l’errore ma anche nei confronti della popolazione generale. In secondo luogo, l’abuso di antibiotici determina una riduzione della quota parte di batteri che vivono all’interno del nostro corpo. Questa popolazione batterica, denominata flora batterica associata, svolge un importante ruolo difensivo nei confronti di batteri potenzialmente più aggressivi e pericolosi.

Curare con i batteri?

Proprio per l’importanza di mantenere una flora batterica associata in buona salute, negli ultimi anni, si sta facendo strada un approccio terapeutico che mira a ridurre il numero degli episodi di infezione batterica somministrando ai pazienti “batteri buoni” in grado di combattere contro i “batteri cattivi”.  Questo approccio terapeutico, oltre a ridurre il numero degli effetti collaterali collegati alla terapia antibiotica, permette di ridurre il numero delle infezioni e di tenere sotto controllo il sempre crescente fenomeno della resistenza batterica agli antibiotici.  Il futuro ci dirà se questa è una strada da continuare a percorrere.