Coronavirus e perdita di olfatto

Molti pazienti positivi al Coronavirus riferiscono una diminuzione di olfatto. La capacità di distinguere gli odori viene definita in gergo medico iposmia (se incompleta) o anosmia (se completa). Ma la diminuita capacità di sentire gli odori è permanente o transitoria? Cerchiamo di capire insieme cosa sappiamo al momento.

I cali olfattivi c’erano anche prima di COVID 19

Innanzitutto, occorre precisare che la diminuzione della funzionalità olfattiva è una evenienza che era abbastanza comune anche prima dello sfortunato avvento di COVID 19. Basti pensare ad una comune rinite allergica o ad una sinusite, patologie entrambe spesso collegate ad un brusco calo della capacità olfattiva. Entrambe queste patologie sono in grado di determinare quella che in gergo medico viene definita iposmia trasmissiva. Questo tipo di iposmia nasce dal fatto che l’agente odoroso non arriva a livello del nervo olfattivo e quindi non riesce a produrre la sensazione odorosa.

In altri casi la sensazione odorosa non viene scatenata perché il nervo olfattivo non funziona più. In questi casi si parla di iposmia percettiva. Questo tipo di iposmia è presente, giusto per fare un esempio, nel morbo di Parkinson. Purtroppo questa seconda categoria di iposmia ha una prognosi molto peggiore della prima, nel senso che raramente se ne guarisce.

La diagnosi e la cura delle iposmie trasmissive è uno dei compiti che viene spesso assolto dallo specialista in otorinolaringoiatria. Ma l’iposmia tipica di COVID 19 in quale di queste due categorie si colloca?

Olfatto e Coronavirus

Numerosi colleghi impegnati nelle zone rosse del Nord confermano che il calo della capacità olfattiva è una evenienza abbastanza frequente in corso di infezione da Coronavirus. Forse più frequente di quanto per adesso stimato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Che l’iposmia potesse essere frequente non era da dubitare, in quanto il virus si manifesta spesso con congestione nasale, un fattore di per sé in grado di determinare iposmia. Tuttavia, pare che l’iposmia possa essere presente precocemente anche in assenza di congestione nasale. Occorre sottolineare che molti altri virus, penetrando all’interno del nervo olfattivo, possono provocare iposmia e che anzi le infezioni post-virali sono una delle cause principali di iposmia. Per fortuna, nella maggior parte di casi, anche se si produce un danno al nervo, esso viene riparato e la perdita olfattiva non è permanente. Sarà così anche per il Coronavirus umano?

Ad oggi non esistono dati concreti sul fatto che il calo della capacità olfattiva sia definitivo o permanente. Il coronavirus animale (quindi non quello che interessa direttamente noi) ha un’alta capacità di penetrazione nel nervo olfattivo ma il comportamento sull’uomo potrebbe essere decisamente diverso. Solo ulteriori studi potranno rivelarci come stanno realmente le cose.

Insufflazioni tubariche: cosa sono e quando sono indicate

L’insufflazione tubarica è una pratica terapeutica che ha lo scopo di risolvere il fastidioso ovattamento auricolare, associato a volte ad abbassamento di udito.
Viene effettuata in ambulatorio su soggetti adulti da un medico otorinolaringoiatra, senza bisogno di sedazione. I bambini hanno diverse predisposizioni anatomiche e differenti quadri clinici in cui si consiglia l’esecuzione della manovra di Politzer, non analizzata in questa sede.

Quando sono indicate?


L’ indicazione principe all’insufflazione tubarica negli adulti è l’ototubarite catarrale, ovvero l’accumulo di liquido sieroso o catarrale nell’orecchio medio per una disfunzione della tuba di Eustachio.

tuba eustachio
La tuba di Eustachio è un canale che mette in comunicazione orecchio e faringe.


La sottile tuba di Eustachio è un condotto tra naso e orecchio medio.
Durante processi infiammatori nasali, spesso virali come il banale raffreddore o in caso di stati allergici, essa può essere coinvolta, può restringersi ulteriormente e perdere le proprie competenze, come il drenaggio di fluidi, che di conseguenza permarranno nell’orecchio medio.
Il soggetto lamenterà quindi ovattamento auricolare, eventuale abbassamento dell’udito, rari acufeni.
I sintomi possono risolversi spontaneamente in poche settimane oppure persistere nonostante terapie farmacologiche e quindi richiedere un intervento meccanico diretto, come l’insufflazione tubarica.

Come si esegue una insufflazione tubarica


Consiste nell’inserire lungo la fossa nasale un sottile catetere rigido, attraverso il quale indirizzare alla tuba di Eustachio un gas termale sulfureo con idonee proprietà terapeutiche o, in mancanza di acqua termale, una soluzione fisiologica nebulizzata.
La vaporizzazione deve possedere una spinta pressoria prestabilita, tale da riaprire la tuba, ripristinare il drenaggio e rimuovere le secrezioni catarrali ferme nell’orecchio.
L’insufflazione dura pochi minuti, deve essere eseguita bilateralmente salvo controindicazioni specifiche, ma la terapia completa comprende un ciclo fino a 12 sedute, da effettuarsi nell’arco di 2 mesi.

Cos'è la sinusite? Scopriamolo insieme

Definizione

La sinusite (più correttamente, rinosinusite) è una patologia comune e decisamente “democratica”, che non fa cioè distinzioni di genere o di età e si manifesta con naso chiuso e secrezione di muco denso e viscoso. Se, nei casi virali, più frequentemente coincide con il comune raffreddore, è più spesso la sua origine batterica a farne un fenomeno subacuto (se i sintomi permangono per 10-14 giorni) o cronico (con malessere che si protrae per più di 3 mesi). In questi ultimi casi l’ostruzione nasale generalmente comporta anche cefalea, dolore mascellare e un senso di pesantezza sopra e sotto gli occhi. Su questo aspetto si legga anche il Post “Sinusite o Cefalea: come orientarsi“.

sinusite
Sinusite: l’infiammazione dei seni paranasali


La rinosinusite altro non è che l’infiammazione dei seni paranasali, ossia di quelle cavità pneumatiche del massiccio facciale che servono per alleggerire il peso del cranio, che può verificarsi per motivi congeniti, come la conformazione delle ossa del cranio, la presenza di allergie a pollini, acari e peli di animali o per cause traumatiche ai danni del setto nasale o del cranio. Non si tratta, quindi, di un fenomeno esclusivo della stagione invernale, ma di un disturbo che, nel suo complesso, colpisce circa il 15% della popolazione durante tutto l’anno.

Diagnosi di sinusite cronica

Nel caso in cui l’infiammazione non sia riconducibile a una rinite virale, ma si cronicizzi, una visita specialistica presso un otorinolaringoiatra permette di avere una diagnosi differenziale e di risalire alle cause della patologia. Per fare questo, spesso si richiede anche un accertamento diagnostico, come la TC cone beam del massiccio facciale (tecnica radiologica che usa un fascio conico di raggi x e che si caratterizza per un ridotto apporto di radiazioni) e la fibroscopia nasale (esame ambulatoriale effettuato tramite un sottile tubicino dotato di telecamera che viene inserito nella cavità nasale). Con queste due indagini, si possono indagare le caratteristiche anatomiche del naso e si determina l’approccio terapeutico più indicato che, in una prima fase, nella maggior parte dei casi prevede antibioticoterapia ed aerosolterapia utilizzando docce micronizzate a base di cortisone che agisce come antinfiammatorio locale, favorendo la riduzione del gonfiore della mucosa nasale. Con queste ultime, in particolare, si è in grado di agire in maniera efficace direttamente sulle cavità nasali, concentrando l’azione del farmaco inalato sulle cavità nasali e paransali ed evitandone la diffusione ai polmoni.

Terapia delle sinusiti croniche

Quando le terapie mediche non riescono a risolvere lo stato infiammatorio in maniera definitiva, allora è opportuno valutare l’opzione dell’intervento. Oggi la soluzione per le sinusiti croniche, che siano associate a polipi nasali o meno, è la chirurgia endoscopica funzionale dei seni paranasali, chiamata FESS (Functional Endoscopic Sinus Surgery). Questa tecnica chirurgica mininvasiva utilizza ottiche endoscopiche, videocamere e strumenti dedicati con cui è possibile intervenire con grande precisione in spazi e superfici anche molto ridotti. Nel dettaglio, essa permette di rimuovere le secrezioni accumulate nelle cavità, le lamelle ossee che possono ostruire il normale flusso dell’aria e anche eventuali polipi. In questo modo vengono allargati gli spazi tra naso e cavità paranasali e viene ripristinato un corretto flusso dell’aria che permetterà la guarigione della sinusite. Dopo questo intervento il beneficio è immediato e il paziente avverte già dalle prime settimane la sensazione di avere il “naso libero”.
L’intervento, che si effettua introducendo l’endoscopio tramite le cavità nasali senza alcun taglio della cute, viene solitamente eseguito in anestesia generale, ha una durata di circa 60 minuti e prevede un ricovero di 1 o 2 giorni. L’opzione endoscopica consente tempi di recupero rapidi ed un minor disagio per il paziente, oltre all’assenza di cicatrici visibili sul volto. Al termine dell’intervento per far fronte a un leggero fisiologico sanguinamento, di solito limitato ai primi due giorni post-operatori, vengono applicati tamponi riassorbibili e medicazioni che non procurano fastidio al momento della loro rimozione. Fortunatamente non sono più previsti i tamponi di qualche anno fa che provocavano forte disagio al paziente. Anche gli antidolorifici vengono utilizzati solo in casi sporadici grazie alle nuove tecnologie e al minor trauma provocato dalla procedura. I successivi controlli endoscopici ambulatoriali con lo specialista, che si effettuano a distanza di 1 e 6 mesi, verificano la riuscita dell’intervento e il ripristino della completa funzionalità aerea nasale.

Intervento Chirurgico per Sinusite Cronica
I quadri di rinosinusite cronica si risolvono con un approccio chirurgico

Sempre in chiave mininvasiva possono eseere esguiti anche interventi di Balloon SinuPlasty, ossia l’utilizzo di un palloncino che viene introdotto con un filo guida e viene gonfiato all’interno del seno paranasale infiammato. La cavita paranasale viene così rapidamente drenata e disostruita dalle secrezioni e viene ristabilita la corretta ventilazione. Questa soluzione viene utilizzata in casi opportunamente selezionati dalla TC e rappresenta un utile strumento in caso di sinusiti del seno frontale.
La sinusoplastica dilatativa consente un recupero ancora più veloce e in alcuni casi la possibilità di essere eseguita in Day Hospital.

Rinosinusite pediatrica

Un approfondimento a parte meritano le sinusiti nei pazienti pediatrici, nei quali l’anatomia delle cavità nasali si modifica con la crescita e si completa solamente attorno ai 6/8 anni. Nei casi di sinusiti acute e croniche, innanzitutto, viene suggerita l’esecuzione di lavaggi con acqua salata, cure termali ed anche il soggiorno in ambiente marino per la sua azione antiinfiammatoria naturale.
In caso di problemi ai turbinati si possono eseguire procedure in anestesia locale con l’ausilio di radiofrequenze. Questa energia a radiofrequenze emette un calore inferiori agli strumenti convenzionali permettendo di eseguire la procedura di turbinoplastica senza dolore per il paziente.

Settoplastica: come si svolge e quando è indicata

L’intervento di settoplastica è uno degli interventi più frequentemente eseguiti dal chirurgo otorinolaringoiatra. Per settoplastica si intende la correzione chirurgica di una deviazione del setto nasale. Per setto nasale si intende la parete osseo-cartilaginea che divide in due narici la cavità nasale. L’intervento non deve essere confuso né con la riduzione di una frattura delle ossa proprie del naso né con una rino-settoplastica. In caso di frattura delle ossa proprie del naso, l’intervento è volto a ripristinare la corretta anatomia della piramide nasale, ovvero della parte esterna visibile del naso. In caso di rino-settoplastica, invece, oltre a correggere la deviazione “interne” del setto nasale, si corregge anche l’aspetto esteriore del naso.

blank
La settoplastica modifica l’interno del naso, non l’esterno. (Tratta da Area Medica)

Come si svolge l’intervento

L’intervento di settoplastica deve essere condotto in anestesia generale. Gli interventi sul setto nasale in anestesia locale, a mio giudizio, trovano scarsissime indicazioni. L’anestesia generale garantisce una maggiore sicurezza per il paziente e permette al chirurgo di operare con maggiore facilità. La maggiore sicurezza deriva dal maggiore controllo delle eventuali emorragie nasali garantito dall’anestesia generale. Le perdite ematiche sono, come è logico attendersi, inevitabili durante un intervento chirurgico. Lavorare con un paziente non intubato aumenta in modo significativo il rischio di difficoltà respiratorie collegate ad emorragia nasale. Il chirurgo sarà facilitato nell’intervento perché, come vedremo, in molte occasioni sono necessarie le “maniere forti”.

blank
Spesso per la correzione delle deviazione si usa uno scalpello chirurgico.

L’intervento di correzione di una deviazione del setto è un intervento complicato. E’ necessaria una buona esperienza ed una ottima manualità per ottenere buoni risultati. Non sono necessari tagli esterni. Per la correzione di una deviazione della parte cartilaginea del setto nasale (la parte anteriore) si possono usare le “maniere gentili”. Il chirurgo pratica una incisione sulla mucosa e poi rimodella la cartilagine in modo da renderla rettilinea. Nella maggior parte dei casi che arrivano alla terapia chirurgica, tuttavia, è presente anche una deviazione nella parte ossea del setto. Per correggere questa deviazione, il chirurgo ha spesso bisogno di usare le “maniere forti”. In alcuni casi è necessario correggere questo tipo di deformità utilizzando un martello ed uno scalpello chirurgico. Da qui si comprende l’assoluta opportunità di eseguire l’intervento in anestesia generale.

Una volta corretta la deformità del setto, il chirurgo richiude la mucosa con dei punti riassorbibili e si assicura che la parete rimanga diritta per il tempo necessario affinché osso e cartilagine si saldino nuovamente. Per far questo assicura delle bande di materiale plastico al setto nasale mediante l’interposizione di punti a tutto spessore. Queste bande prendo in gergo il nome di “lastrine” poiché si narra che una volta venissero ricavate ritagliando lastre da radiografia. Questa lastrine vengono tenute in sede per non meno di una settimana.

Per ridurre/evitare il rischio di sanguinamento post-operatorio molti chirurghi utilizzano dei tamponi nasali spugnosi che vengono posizionati all’interno delle fosse nasali appena operate. Il tamponamento nasale non è sempre necessario e la sua necessità viene stabilita caso per caso. Personalmente, a meno di particolari impedimenti, evito di eseguire il tamponamento classico, utilizzando una medicazione non invasiva da rimuovere già il giorno successivo all’intervento. Nel caso il paziente venga tamponato in modo classico, i tamponi devono essere rimossi dopo 3-4 giorni.

I tempi di convalescenza per un intervento di questo tipo si aggirano sui 15 giorni. Dopo questo periodo di tempo il paziente può solitamente riprendere quasi tutte le attività quotidiane, magari limitando ancora per un po’ lo sforzo fisico.

Quando sottoporsi ad una settoplastica

L’intervento di settoplastica è indicato per tutti i pazienti affetti da ostruzione nasale persistente di livello tale da creare problemi nella respirazione diurna e/o notturna. L’intervento, in presenza di una deviazione marcata, può migliorare anche la respirazione sotto sforzo durante le prestazioni sportive. La settoplastica può essere indicata anche nella terapia chirurgica della Sindrome delle Apnee Notturne, ma in questo caso spesso si associa ad altre tipologie di intervento.

La tua respirazione nasale è deficitaria e credi che questo intervento possa fare al tuo caso? Parliamone insieme.

Quando togliere le adenoidi

Il problema ipertrofia adenoidea è un argomento fortemente discusso. Esiste una differenza di vedute notevole sui criteri che devono condurre alla rimozione chirurgica delle adenoidi. Da una rapida ricerca in rete, si osserva che esiste dissenso perfino tra gli specialisti. Nonostante la bassa percentuale di complicanze post-operatorie, è sempre opportuno evitare di traumatizzare e fare correre inutili rischi ai piccoli pazienti.

blank
Non esiste uniformità di veduta sui criteri per rimuovere le adenoidi

La valutazione clinica deve guidare la mano del chirurgo

Per la loro posizione, le adenoidi sono una struttura difficile da valutare (vedi a tal proposito il Post “Il mio bambino ha le adenoidi?”). Essendo localizzate in rinofaringe, queste strutture possono essere osservate solo inserendo una fibra ottica flessibile attraverso il naso.

Ma è veramente sempre necessario eseguire una fibrolaringoscopia? A mio giudizio assolutamente no. Questa procedura dovrebbe essere riservata a pazienti con condizioni cliniche che consigliano la rimozione delle adenoidi. Ma quali sono queste condizioni ? Il semplice fatto che un bambino respiri a bocca aperta, abbia una voce nasale, abbia spesso mal di gola o vada incontro a frequenti infezioni delle vie respiratorie, non sono criteri sufficienti a giustificare l’esecuzione di questo accertamento. Sono tutte evenienze assai frequenti in età pediatrica. Esse non devono essere per forza ricondotte alla presenza di adenoidi ipertrofiche. Ad esempio, la causa di una ostruzione nasale persistente può essere la presenza di una rinite allergica. A tal proposito, ricordiamo che l’allergia inizia a manifestarsi anche in giovanissima età. Oppure il naso potrebbe essere ostruito per il solo fatto che il bambino non si soffia il naso. Come sanno tutti i genitori, prima dei 3 anni difficilmente un bambino è in grado di soffiare correttamente il naso. Infezioni respiratorie ricorrenti potrebbero essere provocate da una riduzione delle difese immunitarie. Le adenoidi possono essere del tutto estranee a questi problemi.

Criteri clinici per rimuovere le adenoidi

Le adenoidi devono essere sicuramente rimosse in caso siano responsabili di una Sindrome delle Apnee Notturne. La cattiva respirazione durante il sonno, può infatti determinare un grave deterioramento della qualità di vita del bambino. Nei casi più gravi può condurre a precoce affaticamento del sistema cardio-circolatorio. A questo proposito si consiglia la lettura di “Apnee notturne: quali sono i rischi?“. Inoltre, è dimostrato che esiste una correlazione tra la presenza di una sindrome delle apnee notturne e deficit di attenzione del bambino. La risoluzione del quadro apnoico provoca spesso la “rinascita” del bambino che si dimostra da subito più dinamico ed attento nel proprio sviluppo fisico e sociale.

Le adenoidi devono essere inoltre rimosse qualora siano responsabili di otiti ricorrenti. Per otiti ricorrenti si intendono almeno 6 episodi di infezione all’anno. Infezioni così frequenti possono rappresentare un rischio reale per la salute generale ed uditiva del bambino.

Anche un abbassamento protratto della capacità uditiva può essere dovuto ad un problema di adenoidi. In particolare, le adenoidi possono determinare ostruzione della tuba di Eustachio e quindi ristagno di catarro all’interno delle orecchie. Una riduzione protratta della capacità uditiva, soprattutto se accentuata, può produrre difficoltà nello sviluppo linguistico e deve quindi essere scongiurata. Si legga al riguardo “Udito: una finestra sul mondo!“.

Da sottolineare il fatto che, per tutte queste condizioni, debba prima essere tentato un approccio con terapia medica. Elemento spesso indispensabile in questo senso è una buona toilette nasale come descritto in “Rinowash: il migliore amico delle mamme“. L’intervento chirurgico deve rappresentare solo l’ultima alternativa.

Come si esegue l’intervento di adenoidectomia

L’intervento chirurgico di rimozione della adenoidi viene eseguito in anestesia generale rimuovendo le adenoidi attraverso la bocca. La rimozione viene eseguita con un particolare strumento che viene introdotto dietro il palato del bambino. Fino ad alcuni decenni fa, l’intervento veniva eseguito in anestesia locale. Anche se si evitava una anestesia generale al paziente, si trattava di un intervento molto traumatico per il bambino. Per fortuna l’intervento in anestesia locale non viene più praticato.

blank
L’intervento di adenoidectomia viene oggi sempre praticato in anestesia generale

La rimozione chirurgica delle adenoidi richiede solitamente pochi minuti e non comporta particolari rischi per il bambino. Il rischio principale è rappresentato dall’insorgenza di emorragie dopo l’intervento. Si tratta tuttavia di una evenienza molto rara.

Il decorso post-operatorio è solitamente buono e caratterizzato da scarsissimo dolore post-operatorio. Il bambino deve osservare una dieta fredda e morbida per due-tre giorni e stare a riposo per una settimana circa. Nella maggior parte dei casi il piccolo paziente viene dimesso lo stesso giorno dell’intervento per poi essere rivisto e ricontrollato dopo una settimana.

Il mio bambino ha le adenoidi?

Una delle domande più frequenti che mi vengono rivolte dai genitori quando visito un bambino riguarda la presenza delle mitiche adenoidi.  Molto spesso, in queste occasioni, rispondo “Se non ci fossero sarebbe molto strano!”.

Una ossessione che colpisce anche alcuni specialisti

Ovviamente l’iperplasia adenoidea, in certi casi, può rappresentare un serio problema per la salute del bambino. Tuttavia, ritengo che il problema venga spesso valutato in modo non uniforme. In molti casi esiste una attenzione quasi morbosa nei confronti della “grandezza delle adenoidi”, come se questa fosse il fattore principale da controllare. Questa ossessione colpisce, purtroppo, anche alcuni specialisti. In realtà, ciò che dovrebbe maggiormente interessare ai genitori e al medico, non è la grandezza delle adenoidi ma la presenza o meno di complicanze collegate alla loro presenza.

Mi spiego meglio. Innanzitutto precisiamo che le adenoidi, come si evince dalla figura sottostante, si trovano “in fondo al naso”. Per la loro localizzazione, esse sono assolutamente invisibili ad occhio nudo.

blank

Per vedere in modo preciso la grandezza delle adenoidi non esiste altro modo che eseguire una fibrolaringoscopia flessibile. Questo esame consiste nel passare un sottile sondino dotato di telecamera all’interno del naso del bambino. Nonostante sia una procedura del tutto indolore, chiunque abbia un figlio sa quanto una cosa semplice possa diventare rapidamente molto complicata.

La seconda considerazione è che le adenoidi scompaiono autonomamente entro i 12 anni di età. Da questa evidenza nasce la domanda che io rivolgo a voi: vale la pena fare una fibrolaringoscopia flessibile ad un bambino se egli non presenta sintomi tali da consigliare un intervento chirurgico?

Quando eseguire una fibrolaringoscopia

A mio giudizio, la fibrolaringoscopia dovrebbe essere riservata soltanto a casi in cui il quadro clinico complessivo consigli un intervento invasivo sul bambino. L’esame appare certamente indicato anche nel caso in cui il flusso aereo nasale del bambino sia fortemente ridotto.

Vaccini contro l’allergia: come funzionano?

Vaccini contro l’allergia: perché?

blankSecondo recenti stime, circa il 40% della popolazione mondiale sarebbe affetto da allergia. Ovviamente soltanto una parte di questa popolazione sarebbe affetta da forme di allergia di rilievo clinico. Per quanto riguarda l’aspetto che più interessa l’otorinolaringoiatra, ovvero la rinite allergica, si calcola che essa colpisca il 12.5% della popolazione italiana, ovvero circa 6 milioni di persone. Molte persone sono convinte che non esista una terapia per le allergie. Molti rinunciano ad assumere medicine pensando che sia inutile. In realtà, questo è un atteggiamento che dovrebbe essere evitato poiché trascurare un quadro di allergia potrebbe portare ad un peggioramento dei sintomi con comparsa di quadri di asma. Questo fenomeno, definito “marcia allergica”, fa comprendere quanto sia importante trattare questa patologia fin da bambini per evitare l’insorgenza di quadri gravemente invalidanti.

Come funzionano i vaccini?

blankPur essendo in un periodo in cui i vaccini sono largamente osteggiati dalla popolazione, i nuovi vaccini contro l’allergia sono sicuri ed affidabili. Gli effetti collaterali di questo tipo di procedura sono rari e nella maggior parte dei casi rappresentati da lieve prurito o irritazione a livello del cavo orale. Rispetto ai vaccini del passato, inoltre,  oggi esistono comode formulazioni in gocce orali o compresse che evitano l’ansia da iniezione.  Sottoporsi a vaccinazione significa, nella maggior parte dei casi, ottenere una completa desensibilizzazione rispetto all’allergene trattato e quindi smettere di assumere farmaci. In casi meno fortunati si otterrà comunque un miglioramento della sintomatologia ed una riduzione del carico di farmaci assunti per allergia durante l’anno.

Gli aspetti meno positivi della vaccinazione sono rappresentati dall’alto costo della procedura che, purtroppo, deve essere ripetuta per almeno 3 anni consecutivi. Il Servizio Sanitario Nazionale offre la possibilità, non senza alcune difficoltà, di ottenere gratuitamente la vaccinazione. Tuttavia è possibile ottenere solo il vaccino contro le Graminacee. Tutti gli altri tipi di vaccino non vengono passati in nessun caso dal Servizio Sanitario Nazionale.

Sinusite o cefalea? Come orientarsi

Sinusite Ricorrente o Cefalea?

blank
Sinusite: una patologia spesso sovrastimata.

A giudizio di chi scrive, la diagnosi di sinusite è una delle più abusate in ambito medico. Ovviamente, le sinusiti esistono e non sono infrequenti. Tuttavia sembra che quasi tutta la popolazione generale soffra di sinusite. Sicuramente è vero che quasi ad ogni episodio di raffreddore può associarsi un processo sinusitico transitorio. Tuttavia i sintomi della sinusite acuta “vera” sono molto caratteristici e debilitanti.

Oltre a questo, a mio giudizio, si confonde spesso la sinusite con episodi di cefalea di diversa natura. Questo porta molti pazienti a curarsi per presunte sinusiti senza mai arrivare a trovare la giusta e necessaria terapia per la loro cefalea. Su questo argomento si consiglia di leggere anche il Post “Mal di testa e sinusite: c’è sempre una relazione?“.

Come distinguere Sinusite Ricorrente e Cefalea?

blankLa prima cosa da fare per capire se si tratta di sinusite ricorrente o di cefalea è sottoporsi ad una visita otorinolaringoiatrica. Lo specialista sarà così in grado di valutare la sintomatologia riferita dal paziente e di correlarla con la presenza di segni caratteristici di sinusite.

In molti casi sarà opportuno corredare la visita di una fibrolaringoscopia flessibile o rigida per valutare eventuali anomalie anatomiche nasali.

Tra gli elementi caratteristici che possono aiutare a distinguere una sinusite da una cefalea troviamo:

  • Durata dei sintomi: Un attacco di sinusite difficilmente  dura meno di 2 giorni. Gli attacchi di cefalea, invece, hanno solitamente una durata più breve.
  • Sintomi associati: La sinusite non si associa mai a fenomeni di fotofobia (fastidio per la luce) e raramente di associa a sintomi vegetativi come nausea e vomito. Al contrario questi sintomi sono spesso presenti nella cefalea.
  • Risposta alla terapia farmacologica: Mentre un attacco di cefalea, di solito, risponde bene agli analgesici, una sinusite acuta solitamente non risponde bene a questo tipo di trattamento. Se l’assunzione di un anti-infiammatorio determina la risoluzione dei sintomi nell’arco di 30 minuti/un’ora, è più probabile che si tratti di una cefalea.

La valutazione di tutti questi elementi permetterà allo specialista di orientarsi verso l’una o l’altra patologia anche se occorre sottolineare come, nei casi dubbi, risulta assolutamente indispensabile l’esecuzione di una TC dei seni paranasali per evidenziare la presenza o assenza di una sinusite cronica di base.

Allergie alimentari e rinite allergica: esiste una correlazione?

Allergie alimentari e rinite allergica

blank
Le allergie alimentari interessano l’1% della popolazione

E’ difficile stabilire con precisione quanto sono frequenti le allergie alimentari. Diversi studi hanno evidenziato una incidenza che varia dall’1% al 13% della popolazione. Questo tipo di patologia ha da sempre attratto l’interesse della popolazione generale.

Forse, il motivo di tutta questa attenzione nasce dal fatto che le allergie alimentari severe, in certi casi, vengono alla luce con attacchi anafilattici, potenzialmente mortali. Un altro motivo, probabilmente, risiede nel fatto che questo tipo di allergia interessa in soprattutto i bambini. Tuttavia, nel corso degli anni, si sono diffuse sul web numerose credenze prive di attendibilità scientifica. Spesso ci si concentra su aspetti secondari del problema allergia, dimenticando di approfondire aspetti realmente interessanti. Tra questi, ricordiamo l’associazione tra allergie alimentari e rinite allergica.

In che modo il cibo può provocare la rinite?

blankIl meccanismo principale attraverso il quale il cibo può determinare rinite è la cross-reazione.

In pratica, all’interno di alcuni cibi, possono essere contenute delle particelle con caratteristiche chimiche molto simili a quelle degli allergeni inalanti per i quali il soggetto è allergico.

Ad esempio, soggetti allergici alle graminacee dovrebbero evitare di assumere mela, anguria, arancia, kiwi, pomodoro, frumento, cereali, arachidi, mandorla, pesca, pera, ciliegia, albicocca, prugna, fragola, lampone. L’assunzione di questi alimenti, soprattutto in corrispondenza del periodi di fioritura delle graminacee, può determinare un peggioramento anche notevole della sintomatologia.

Nonostante la cross-reazione rappresenti la modalità principale attraverso la quale il cibo può peggiorare una rinite, negli ultimi anni diversi studi hanno evidenziato che anche una allergia alimentare classica può determinare un peggioramento della rinite allergica. Il fenomeno è particolarmente rilevante nei bambini. Infatti, i bambini con allergia alimentare hanno un rischio di avere asma, dermatite atopica e rinite allergica da 2 a 4 volte aumentato rispetto ai bambini senza allergia alimentare.  Tra le allergie alimentari più frequenti ricordiamo quelle per arachide, pomodoro, nocciolo, uova e diverse componenti del latte. Da quanto detto fino ad ora si comprende come, in casi selezionati, sia utile eseguire test allergologici alimentati anche in soggetti con rinite allergica.

Intervista al Prof. Christos Georgalas

Chi è il professor. Christos Georgalas

Prf Christos Georgalas
Il Prof. Christos Georgalas

Questo mese, nella sezione interviste del nostro Blog, abbiamo il piacere di  ospitare il prof. Christos Georgalas. Ho avuto modo di conoscerlo personalmente durante il mio periodo formativo presso l’Academic Medical Centre di Amsterdam. La mia visita ad Amsterdam aveva lo scopo di approfondire e perfezionare le mie conoscenze in ambito di chirurgia endoscopica del naso, dei seni paranasali e del basicranio. Insieme a lui ho condiviso molte sedute operatorie e da lui ho ricevuto diverse lezioni che ancora oggi metto in pratica nella mia professione. Il prof. Christos Georgalas si è laureato con lode presso l’Università di Atene dopodiché si è trasferito a Londra per specializzarsi in Otorinolaringoiatria. Al termine del periodo formativo londinese si è trasferito presso l’ Academic Medical Centre di Amsterdam ove ha lavorato dal 2007 fino al 2015. In tal periodo ha creato e diretto il Centro di Chirurgia Endoscopica del Basi Cranio (ESA, www.endoskull.nl). E’ autore di più di 100 pubblicazioni su riviste internazionali. Inoltre, è autore del manuale “Rinologia e Chirurgia del Basicranio”. Segretario della Società Ellenica di Rinologia e membro fondatore e segretario generale  della Società Ellenica dell’Oncologia Testa-Collo. Attualmente lavora ad Atene presso l’ospedale Hygeia ove dirige il Centro per la Chirurgia Endoscopica del Basicranio e lavora anche per il Centro del Basicranio dell’Università di Leiden nei Paesi Bassi.

L’intervista

Inghilterra
L’Inghilterra ha un sistema sanitario molto particolare.

Buongiorno prof,  la sua carriera inizia nel Regno Unito, in particolare a Londra. Qual è la cosa che ha apprezzato di più del sistema nazionale britannico che non è comparabile agli altri paesi europei?

Personalmente ritengo che il sistema britannico abbia di speciale l’egualitarismo e la possibilità a qualsiasi cittadino di poter accedere così come l’etica e l’orgoglio delle persone che lavorano in questo sistema. Esso è venerato dagli Inglesi come una nobile istituzione anche di più della stessa monarchia o della Chiesa. Nessun governo avrebbe il coraggio di smantellarlo. Tuttavia, ha sofferto di una mancanza cronica di finanziamenti come  si dimostra,in molte aree.

Studiare
Studiare in Inghilterra? Sì o no

Come considera il programma di formazione nel Regno Unito? Vale la pena provare un’esperienza del Regno Unito?

Penso che il programma di formazione nel Regno Unito sia il più esauriente, competitivo ma anche il più completo di tutti i sistemi europei, tuttavia, ci vuole molto tempo per completarlo e a volte può sembrare confusionario.

Naso
Il naso, un organo spesso bistrattato

Un’altra parte della sua vita professionale è stata spesa presso l’Academic Medical Centre di Amsterdam, una delle istituzioni più rinomate al mondo per la chirurgia nasale endoscopica. Perché ha deciso di interessarsi di rinologia e in particolare della chirurgia endoscopica nasale?

Penso che la chirurgia endoscopica  dei seni paradossali e in particolare la chirurgia endoscopica della Base del Cranio abbia mostrato alcuni sviluppi straordinari negli ultimi decenni ed è stata in prima linea nelle evoluzioni/rivoluzioni in otorinolaringoiatria. Sono stato felice di collaborare con un neurochirurgo molto dedicato, il dott. Wouter van Furth, e di condividere insieme a lui la curva di apprendimento.

Team
Coordinare un team è molto difficile.

Non solo malattie infiammatorie ma anche tumori. Ha avuto difficoltà nell’organizzare il centro per il trattamento dei tumori della base del cranio? In che modo altri colleghi specializzati hanno accettato la modalità chirurgica endoscopica?

Non è stato facile. Il coordinamento tra diverse specialità, con priorità diverse, diverse mentalità e modi di pensare non è sicuramente immediato. Ancora una volta, lavorando sin dall’inizio con i neurochirurghi e coinvolgendo in anticipo tutte le altre specialità, dando valore alle loro opinioni, siamo riusciti a trovare un punto di intesa. Questo ha aiutato molto nella organizzazione e gestione delle attività.

Robot
Il robot potrà aiutare l’uomo anche in questo ambito?

Qual è la sua prospettiva dell’applicazione della chirurgia nasale endoscopica nel prossimo futuro? Esiste spazio di applicazione per la chirurgia robotica?

L’uso della tecnologia robotica sembra certamente il prossimo passo . Tuttavia, per il momento, ci sono limitazioni relative alle dimensioni e ai sistemi ottici degli attuali sistemi robotici. Ciò che è richiesto sono lo sviluppo di robot con bracci più piccoli (meno di 1 cm – idealmente meno di 5mm) e forse braccia flessibili che possono entrare nelle cavità nasali anche le più ristrette.

Grecia
La Grecia e le sue meraviglie.

Alla fine, è tornato a vivere nel suo paese (Grecia) e nella sua città (Atene). Com’è stata la sua impressione dopo molti anni vissuti all’estero? Cosa c’è di diverso nelle tue attività quotidiane (famiglia, lavoro ecc …)?

Uso sempre la metafora “è come aprire le finestre in un giorno luminoso”. Sono stato via per 16 anni, ho “perso” la mia famiglia, i miei amici, la luce e gli odori della Grecia. Esistono molti problemi data l’attuale situazione socioeconomica e politica in Grecia, tuttavia, non vi è sensazione più meravigliosa di quando si torna a casa propria. Più tempo per la famiglia, una cultura mediterranea che valorizza le relazioni e il contatto umano più del lavoro (nel bene e nel male) e un clima che invita a godersi la vita ogni giorno dell’anno.

Fotografia
Uno scatto del Professor Georgalas prelevato dal suo sito.

Un altro suo interesse è la fotografia. E’ vero che è un fotografo del National Geographic? Quali sono i suoi soggetti preferiti? Cosa le piace mostrare?

Sono solo un fotografo dilettante ma ho vinto un premio del National Geographic per alcuni scatti. Mi piace la fotografia di strada e soprattutto fotografare le persone e ciò che mi sta intorno. Per più di 30 anni è stato un modo di comprendere il mondo e il mio posto in esso . Per chiunque sia più interessato, christosg.org è il mio alter ego, il fotografo.

Grazie prof. Spero di rivederla presto