Come togliere una lisca in gola

L’ingestione accidentale di una lisca di pesce, è una evenienza molto frequente. Per fortuna, nella maggior parte dei casi, la spina di pesce viene deglutita insieme al bolo, senza determinare problemi. In alcuni casi, la lisca, durante il transito, provoca una piccola ferita della parete mucosa del faringe. Questa evenienza, non infrequente, non deve preoccupare. Nella maggior parte dei casi, per eliminare il fastidio provocato dalla lesione, è sufficiente osservare un vitto freddo e morbido per alcuni giorni. Più raramente, tuttavia, la spina può andarsi ad incastonare all’interno della parete mucosa del faringe. In molti casi, la lisca va ad inserirsi all’interno di una delle tonsille. Questi organi rappresentano la “prima difesa” che il corpo oppone a questo tipo di insulto.

Lisca pesce
L’ingestione accidentale di una lisca di pesce puà non essere uno scherzo.

Quando sospettare la presenza di una lisca in gola

Se il dolore alla deglutizione si mantiene molto acceso dopo alcune ore, esiste il sospetto che la lisca possa essere rimasta in gola. Se guardandosi allo specchio non si rileva la presenza di corpi estranei nelle tonsille, la lisca potrebbe essere finita in porzioni più declivi del faringe. In questi casi, è consigliabile in prima battuta rivolgersi al proprio medico curante. Ad ogni modo, sarà quasi sempre necessario rivolgersi al pronto soccorso per una valutazione otorinolaringoiatrica urgente.

Manovre casalinghe per rimuovere la lisca

Da una rapida ricerca su internet si osserva come esistano numerose “idee originali” per la rimozione casalinga di una lisca. Alcune di queste idee si posso provare senza rischiare di peggiorare la situazione: bere aceto diluito in acqua, un bicchiere di latte caldo, acqua tiepida leggermente salata, un cucchiaio di olio di oliva. Queste sono tutte soluzioni che, sebbene non abbiano maggiore efficacia rispetto al bere un semplice bicchiere di acqua, possono essere tentate senza peggiorare la situazione. Tra le idee da evitare, cito la famosa mollica di pane, un vero e proprio “tormentone” della nonna. L’ingestione di materiale solido dovrebbe sempre essere evitata. Il cibo potrebbe determinare una maggiore penetrazione della lisca all’interno della mucosa.

Concludendo

Ingoiare una spina di pesce è una evenienza frequente. Per questo motivo occorre sempre prestare grande attenzione quando si mangia il pesce. L’ingestione di una lisca è spesso un evento banale che non lascia conseguenze. In alcuni casi, tuttavia, per rimuovere il corpo estraneo può essere addirittura necessario un intervento in anestesia generale. Nei casi più fortunati, l’otorinolaringoiatra riesce a rimuovere il corpo estraneo con una pinza. Per identificare la lisca può essere necessario eseguire una laringoscopia a fibre ottiche.

Tampone faringeo nei bambini: mito e realtà.

Tampone faringeo si o tampone faringeo no? Questo è il problema. Una ricerca in internet sull’argomento non può che aumentare la nostra incertezza. Tutto nasce dal fatto che non esiste una indicazione univoca e riconosciuta da tutti. Oggi parleremo delle indicazioni all’esecuzione di un tampone faringeo nei bambini. Quando va fatto? Quando non va fatto?

Tonsillite batterica o virale

Come abbiamo già analizzato in un precedente post (“Come togliere le placche alla gola“), è praticamente impossibile distinguere ad occhio nudo una tonsillite batterica da una tonsillite virale. Quindi, come possiamo identificare una infezione da streptococco beta-emolitico di gruppo A (SBEGA)? Solamente mediante l’esecuzione di un tampone per analizzare i batteri presenti sulla superficie delle tonsille. Perché è così importante identificare una infezione di questo tipo? Perché questo tipo di batterio, soprattutto nel bambino, può provocare serie e gravi conseguenze. Parleremo di questo in un post a parte.

Tampone faringeo: pro e contro

Prima di cercare di capire quando eseguire un tampone faringeo, cerchiamo di identificare i pro ed i contro della sua esecuzione.

PRO:

  • Il tampone faringeo è l’unico sistema per sapere in modo certo se l’infezione tonsillare è di origine batterica e se è implicato lo streptococco beta-emolitico di gruppo A.
  • Si tratta di un esame teoricamente facile da eseguire ma solo nel bambino collaborante.
  • Se viene utilizzato il test rapido, possiamo avere il risultato in pochi minuti. Tuttavia l’affidabilità del test rapido è dibattuta.

CONTRO:

  • Il tampone può essere di difficile esecuzione nel bambino non collaborante.
  • Il tampone può fornire, abbastanza frequentemente risultati falsamente negativi. Questo significa che, in alcuni casi, il tampone può risultare negativo ma può comunque essere presente una infezione da SBEGA o altro batterio.
  • L’esecuzione del tampone, nella maggior parte dei casi, non modifica la scelta dell’antibiotico da utilizzare per trattare l’infezione. Infatti, per fortuna, lo SBEGA risponde molto bene alle comuni terapie antibiotiche (Penicillina, Amoxicillina + Acido Clavulanico, eritromicina), a patto che si esegua una terapia della durata di 10 giorni.
  • Per avere il risultato di un tampone faringeo eseguito in laboratorio possono essere necessari diversi giorni ma è molto importante che le infezioni da SBEGA vengano trattate in tempi brevi.
  • Il tampone ha un costo.

Quando eseguire un tampone

Dunque, è fuori discussione che il tampone faringeo sia l’unico metodo certo per identificare una infezione da SBEGA. Sarebbe dunque saggio eseguirlo ogni volta che si sospetta una infezione batterica. Come però forse avrete intuito è molto difficile avere elementi per distinguere infezione virale e infezione batterica. Quindi come bisogna comportarsi? Facciamo un tampone ad ogni episodio di tonsillite? Inoltre, possiamo fidarci del risultato del tampone? In altre parole, in presenza di un tampone negativo ma con un bambino fortemente sintomatico possiamo non dare l’antibiotico? Scommetto che se lo chiedessimo a 10 specialisti otterremmo 8 risposte diverse.

Avendo maturato un po’ di esperienza in materia, pur non potendo basare le mie affermazioni su chiare evidenze scientifiche, ritengo che bambini con tonsillite sintomatica e febbre che non recede entro 3 giorni debbano essere trattati con antibiotico indipendentemente dall’esito del tampone faringeo. Se la sintomatologia recede entro 3 giorni è probabile che si trattasse di una infezione virale e non appare utile la terapia antibiotica.

Ritengo, mutuando concetti scientificamente validati, che il tampone faringeo debba essere eseguito in caso di:

  • storia familiare di artrite reumatoide,
  • storia personale o familiare di glomerulonefrite (una importante infezione renale)
  • infezioni tonsillari che passano da un membro all’altro della famiglia (definite infezioni a ping pong

In presenza di una di queste situazioni il bambino e la famiglia sono esposti a temibili complicanze che non possono essere non considerate. In questi casi credo opportuno che il tampone venga eseguito in tempi brevi in modo da evidenziare l’eventuale infezione da SBEGA e partire con la terapia antibiotica senza aspettare 3 giorni.

I criteri per togliere le tonsille.

“Una volta le tonsille le toglievano a tutti”

Quante volte ho sentito pronunciare questa frase! Purtroppo devo dire che esse corrisponde a realtà. Nel finale del secolo scorso gli otorinolaringoiatri si sono guadagnati la fama di “togli-tonsille”. Eppure il mestiere dell’otorinolaringoiatra è molto più interessante e complesso rispetto alla semplice esecuzione di tonsillectomie. 

Non andiamo adesso ad analizzare i motivi che portarono ad una scelta così drastica negli anni passati. Proviamo, invece, a capire quando le tonsille devono essere rimosse.

Quando togliere le tonsille

Per stabilire in modo oggettivo l’opportunità di rimuovere le tonsille, possiamo basarci sulle linee guida americane. In generale, come in altri casi, l’intervento è indicato qualora i rischi di mantenere le tonsille superino quelli di toglierle. Mi spiego meglio. Per rimuovere le tonsille devono essere presenti degli elementi in grado di determinare un importante peggioramento della qualità di vita del soggetto. A tal proposito ritengo utile ricordare che è praticamente impossibile distinguere, mediante la sola visita clinica, una tonsillite virale da una tonsillite batterica. A tal proposito, consiglio di leggere il post “Come togliere le placche alla gola“.

Tra gli elementi che consigliano l’asportazione troviamo la presenza di tonsilliti recidivanti. In particolare sono necessari sette o più episodi documentati di tonsillite nell’anno precedente, cinque o più episodi di tonsillite in ciascuno dei due anni precedenti, tre o più episodi di tonsillite in ciascuno degli ultimi tre anni.  L’indicazione non distingue tra tonsilliti virali e batteriche. Il motivo di questa indicazione appare ovvio: da una situazione di infezione continua il paziente uscirà fortemente debilitato, con numerose conseguenze anche sulla vita sociale e lavorativa. Unica eccezione a questa indicazione è la presenza di una Periodic Fever Aphtas Pharyngitis and cervical Adenopathies, comunemente nota come PFAPA. In presenza di PFAPA, non esistono chiare evidenze che l’intervento possa dare beneficio.

Un altro elemento a favore della tonsillectomia è l’insorgenza di un ascesso peri-tonsillare. L’ascesso peri-tonsillare è una evenienza potenzialmente mortale e deve essere scongiurata. Ultimo elemento che consiglia fortemente la tonsillectomia è la presenza di una Sindrome delle Apnee Notturne.

La raucedine non è normale.

La voce non dovrebbe mai essere roca

Molti individui sono convinti che la raucedine possa essere una caratteristica normale della voce. In realtà questa è una concezione errata poiché la voce, per sua natura, deve uscire “pulita”. Purtroppo, in molti casi, le persone si interessano del problema solo quando la situazione è già molto complicata. In molti casi mi è capitato di notare che molti pazienti ignorano anche l’anatomia basilare del sistema voce. A tal proposito consiglio di leggere anche il post “Quante sono le corde vocali“. La raucedine, spessissimo, nasconde un problema di base a carico delle corde vocali. In presenza di raucedine persistente è quindi opportuno consultare uno specialista.

La “ruvidezza” non è un carattere normale della voce.

Cosa fare in caso di voce roca persistente

La prima cosa da fare, come detto, è rivolgersi ad uno specialista in otorinolaringoiatria o foniatria. Lo specialista, attraverso una visita corredata da fibrolaringoscopia flessibile o rigida, cercherà di identificare le cause del problema. Soltanto mediante visualizzazione delle corde vocali in movimento è possibile identificare la possibile causa del problema.

Corde vocali
Una immagine delle nostre corde vocali

Principali cause di voce roca

La raucedine può essere provocata da svariate cause. Più frequentemente il problema è provocato da una lesione laringea benigna ma in alcuni casi può essere presente anche un cancro della laringe. La raucedine interessa più frequentemente soggetti che utilizzano molto la voce in ambito professionale (insegnanti, cantanti, istruttori, guide turistiche). Nel caso di questi professionisti il problema è spesso provocato da lesioni laringee benigne, ad esempio noduli o polipi cordali. A tal riguardo consigliamo di leggere il Post “Noduli alle corde vocali: che fare?“. La raucedine, tuttavia, interessa frequentemente anche soggetti forti fumatori. Nei fumatori la causa principale di raucedine è rappresentata dall’Edema di Reinke, una patologia caratterizzata da un marcatissimo edema irritativo a carico delle corde vocali. Purtroppo non è infrequente, in soggetti forti fumatori con raucedine persistente, rinvenire un cancro della laringe.

Come curare la raucedine

Il tipo di cura da mettere in atto, ovviamente, dipende dal tipo di patologia che ha provocato la comparsa di raucedine. In alcuni casi, come ad esempio in caso di formazioni maligne e edema di Reinke, sarà necessario un trattamento chirurgico. In molti altri casi, ovvero nei quadri meno avanzati, è possibile tentare un recupero mediante trattamento logopedico. Ove sia disponibile, è possibile tracciare il miglioramento della raucedine attraverso la registrazione di alcuni parametri oggettivi vocali, ovvero mediante analisi elettroacustica della voce. A tal proposito si consiglia di leggere anche il post “Analisi Elettroacustica della voce“.

Quante sono le corde vocali

Quante sono le corde vocali? Un dettaglio per niente scontato

Per noi addetti ai lavori la posizione ed il numero delle corde vocali dell’uomo non rappresentano un mistero. Tuttavia è curioso constatare, nella pratica clinica, che molti pazienti non hanno alcuna idea in merito. Una delle domande più frequenti che mi vengono rivolte, infatti, riguarda il numero e la posizione delle corde vocali. E’ curioso constatare come molti pazienti siano convinti che le corde vocali siano numerose. Forse essi immaginano che il nostro sistema vocale assomigli ad uno strumento a corde come una arpa.

Arpa
Molti pazienti immaginano le corde vocali umane come uno strumento.

Sarebbe sicuramente molto poetico se fosse realmente così. Anche se il mestiere dell’otorinolaringoiatra sarebbe ancora più complicato! Immaginiamo cosa significherebbe controllare la salute di tutte queste corde! In realtà, in modo molto meno pittoresco, le corde vocali sono solamente due e si trovano all’interno di uno degli organi più straordinari del nostro organismo: la laringe. Da una rapida ricerca su internet il paziente troverà che esistono due corde vocali vere e due corde vocali false. Tuttavia le corde vocali false, come testimoniato dal nome, in condizioni normali non servono a produrre la voce.

Corde vocali
Una immagine delle nostre corde vocali

Dove sono le corde vocali

Le corde vocali, come accennato, sono situate all’interno della laringe, un organo di una complessità anatomica forse senza uguali. Tale complessità dipende dal fatto che la laringe deve occuparsi di tre elementi fondamentali per la nostra vita: la fonazione, la deglutizione e la respirazione. Un problema a carico della laringe potrà produrre conseguenza a volte catastrofiche per la salute della persona.

Per questo motivo, qualora si riscontri un problema di voce, deglutizione o respirazione, sarà opportuno rivolgersi quanto prima ad uno specialista in otorinolaringoiatria. La raccomandazione vale triplo per i forti fumatori ed i bevitori abituali.

Edema dell’ugola: quali sono le cause?

Edema dell’ugola?

La reale funzione dell’ugola rimane ad oggi ignota

Ti sei svegliato con l’ugola gonfia? Potresti essere affetto da edema dell’ugola. Quasi tutti sanno cosa sia l’ugola. Ad essa sono state attribuite, nel corso dei secoli, diverse funzioni, a volte anche bizzarre.  Molti credono che l’ugola serva per parlare o per cantare. In realtà, la reale funzione di questa appendice resta ignota.

Spesso ci ricordiamo che l’ugola esiste solo quando provoca qualche problema. Per fortuna, nella maggior parte dei casi, si tratta di problemi non gravi. Tra di essi citiamo l’edema dell’ugola, ovvero la tumefazione dell’ugola. Questa condizione è caratterizzata da sensazione di corpo estraneo, difficoltà nella deglutizione e voce da ingombro (simile a quella di chi parla con una patata in bocca…). Solitamente la sintomatologia si sviluppa nell’arco di poche ore e nella maggior parte dei casi si manifesta al risveglio. Si tratta di una condizione particolarmente spiacevole che, in rari casi, può divenire potenzialmente letale.

Da cosa dipende l’edema dell’ugola?

Fino a pochi anni fa si credeva che l’edema dell’ugola potesse dipendere da due cause principali: l’allergia e la classica “frescata” invernale.

Non c’è dubbio che l’allergia possa essere implicata nella genesi di questa patologia. E’ noto a tutti, infatti, come l’ingestione di un alimento a cui si è allergici può provocare gonfiore alle alte vie respiratorie fino alla reazione anafilattica. Esiste anche una forma di edema che si comporta come un edema allergico ma che dipende dalla mancanza di particolare enzimi (Edema di Quincke). La diagnosi di questo tipo di disturbo è di pertinenza allergologica/immunologica.

Altro meccanismo a cui storicamente si attribuisce la genesi dell’edema dell’ugola è il raffreddamento e la “frescata”. In effetti, pazienti affetti da edema dell’ugola, riferiscono spesso di essersi raffreddati più del normale.

Negli ultimi anni, tuttavia, si è preso sempre maggiormente coscienza che una delle cause più importanti di insorgenza di edema dell’ugola possa essere il russamento e le apnee nel sonno. L’edema sarebbe determinato dall’azione di “risucchio” dell’ugola, dovuto all’elevata pressione negativa tipica della sindrome delle apnee notturne. Per questo motivo appare assolutamente saggio, in caso di insorgenza di edema dell’ugola, sottoporsi a polisonnografia notturna.

Come togliere le placche alla gola

Quanta confusione a riguardo!

Ecco una immagine delle famose placche alla gola

Dopo una rapida ricerca su Google riguardo l’argomento “placche alla gola” scopro che esiste una notevole confusione su questo argomento. Ed anche una vera ossessione per la presenza di queste famigerate placche! Come se una tonsillite con le placche fosse per forza peggiore di una tonsillite senza placche.

Da una parte leggo che la presenza di placche è sintomo di tonsillite batterica, dall’altra che in caso di placche in gola è obbligatorio l’uso dell’antibiotico.  A volte la confusione regna sovrana perfino tra gli specialisti! Troppo spesso, infatti,  vengono consigliati trattamenti medici o chirurgici  in base all’impressione soggettiva del medico. Forse, soprattutto prima di proporre un intervento chirurgico, sarebbe preferibile fare riferimento a criteri oggettivi! Per anni le persone hanno considerato gli otorinolaringoiatri i medici che tolgono le tonsille! In effetti, in passato, le tonsille venivano tolte al primo mal di gola.  Adesso, al contrario, sembra che togliere le tonsille sia un crimine punibile con la morte! Come spesso accade, a mio giudizio, la verità cade nel mezzo.

Placche o non placche? Questo è il problema!

Reggetevi forte perché sto per fare una affermazione che vi lascerà senza parole: “Non mi interessa minimamente se ci sono le placche in gola o se non ci sono!“. Ai fini del trattamento di una tonsillite, l’aspetto delle tonsille non ha alcuna importanza! E’ impossibile, infatti, con la semplice osservazione delle tonsille del paziente, capire se si ha a che fare con una tonsillite di origine batterica o virale. Impossibile! Chi vi dice che è in grado di distinguerle è evidentemente dotato di poteri paranormali!  E’ vero che molte tonsilliti di origine batterica determinano la formazione di placche ma anche la mononucleosi,  di certo una patologia non batterica, può presentarsi con tonsille ricoperte da placche. In quale modo è possibile distinguere forme batteriche da forme virali? Solamente mediante esecuzione di un tampone orofaringeo. Ma il gioco vale la candela? A tal riguardo consiglio di leggere anche il post “Tampone faringeo nei bambini: mito e realtà“.

Come togliere le placche alla gola?

Batteri
Ognuno di noi ha circa 3 Kg di batteri all’interno del proprio corpo

A questo punto capirete bene che questa è una domanda da un milione di dollari. Molto dipende dalla storia clinica del paziente, dalla frequenza delle infezioni e dalla gravità dei sintomi. In generale, conta molto l’esperienza dello specialista. Se, infatti, l’aspetto delle tonsille non orienta verso il tipo di agente responsabile dell’ infezione (virale o batterico), spesso la storia clinica della malattia può essere di grande aiuto. In generale, tranne che in alcuni casi che non posso ora passare in rassegna (PFAPA, Mononucleosi), in caso di febbre elevata e sintomatologia dolorosa spiccata, non è sbagliato dare una terapia antibiotica e cortisonica. Anche qualora si trattasse di una forma virale, infatti, è molto probabile che si verifichi una sovra-infezione batterica.

Negli ultimi anni si sta facendo inoltre strada un tipo di trattamento molto interessante basato sulla somministrazione di batteri a livello locale. Nel nostro organismo, infatti, vivono circa 3 kg di batteri, diffusi soprattutto nel cavo orale e nell’albero digestivo. Questi batteri, denominati flora batterica associata, non sono dannosi per la nostra salute ed hanno un effetto protettivo poiché non permettono a “batteri più cattivi” di colonizzare il nostro organismo. Purtroppo, a seguito di trattamenti antibiotici ripetuti, questi “batteri buoni” possono morire insieme ai “batteri cattivi”, esponendoci a future infezioni. Lo scopo delle nuove terapie probiotiche, come ad esempio quella con Orogermina, è reintegrare questo substrato batterico protettivo. Si tratta di terapie di lunga durata ma assolutamente non gravate da effetti collaterali poiché basate sulla somministrazione di  organismi presenti in natura ed assolutamente sicuri.  Scopro con piacere che anche questo farmaco può essere comodamente acquistato su Amazon.

Quando pensare all’intervento chirurgico?

Tonsillectomia
Quando togliere le tonsille?

I criteri per togliere le tonsille sono numerosi e non mi soffermo adesso su questo argomento. Di certo, la presenza di placche tonsillari non è tra questi! A tal riguardo consigli di leggere il Post “Tonsille: quando toglierle“. In generale, uno dei criteri principali è rappresentato dal numero degli episodi di tonsillite. Quando il numero delle infezioni è molto elevato, occorre iniziare a pensare all’intervento di tonsillectomia. Lasciare in sede tonsille che si infettano continuamente espone al rischio di ascessi peritonsillari,  una evenienza potenzialmente mortale! Inoltre, la continua somministrazione di antibiotici, potrebbe portare ad una loro progressiva perdita di efficacia. In definitiva, le tonsille vanno tolte quando vanno tolte!!

Studiamo la voce per curarla meglio

Utilità dell’analisi elettroacustica per il trattamento logopedico delle disfonie

E’ con grande soddisfazione che posso annunciare che tutti i pazienti che, da ora in poi, eseguiranno un trattamento logopedico per disfonia presso il CRO di Firenze verranno sottoposti ad analisi elettroacustica della voce. Nel corso del primo incontro,  l’emissione vocale del paziente verrà immagazzinata in un database ed analizzata mediante un software che ne identifica i parametri fondamentali.  I risultati dell’analisi permetteranno alle nostre logopediste di programmare un percorso riabilitativo personalizzato per il paziente.  L’analisi digitale della voce a fine trattamento permetterà anche di quantificare i risultati ottenuti.

Un esempio di analisi elettroacustica della voce

Parametri forniti dall’analisi vocale

L’acquisizione del segnale vocale verrà eseguita mediante un microfono professionale in ambiente insonorizzato e permetterà di evidenziare i seguenti parametri fondamentali:

  • Frequenza Fondamentale: Rappresenta la frequenza oscillatoria delle corde vocali espressa in Hz.  Questo parametro dipende in modo inverso da lunghezza, masse e tensione delle corde vocali. Le corde vocali degli adulti sono più lunghe e grosse rispetto a quelle dei bambini e quindi presentano una F0 più bassa. Per lo stesso motivo le corde vocali maschili determinano una F0 inferiore nell’uomo rispetto alla donna. Una F0 troppo alta può derivare dalla presenza di corde vocali troppo corte o di massa troppo ridotta come ad esempio nel caso di malformazioni laringee o deficit ormonali. Una F0 troppo bassa può presentarsi in caso di aumento della massa cordale (ad esempio edema, degenerazione polipoide, esposizione agli androgeni nelle donne) o in caso di riduzione della tensione (neuropatia, ridotta funzione del crico-tiroideo). La frequenza fondamentale deve essere preferibilmente valutata durante la lettura di un testo non emozionale. I parametri standard di F0 sono 220-240 in maschi e femmine pre-pubere; 100-120 in maschi adulti, 200-220 in femmine adulte. La differenza tra maschi e femmine tende a diminuire dopo i 60 anni poiché la frequenza fondamentale delle donne diminuisce e quella degli uomini aumenta.
  • Intensità: L’intensità vocale (definibile anche come energia) dipende dalla pressione sotto-glottica e dall’ampiezza vibrazionale delle corde vocali. L’aumento dell’intensità vocale si traduce in incremento dell’ampiezza delle vibrazioni cordali ed in aumento dell’escursione mucosa. L’aumento dell’intensità vocale in situazioni normali può essere correlato alla presenza di una ipoacusia. Un’intensità ridotta può essere provocata da patologie polmonari (ad esempio BPCO) oppure da patologie glottiche in grado di ridurre la vibratilità delle corde vocali (ad esempio insufficienza glottica). L’intensità vocale è solitamente di 2 dB inferiore nei bambini e nel maschio rispetto alla femmina.
  • Spettrografia e misure spettrali: Si tratta di una tecnica che permette di studiare sia la sorgente glottica che l’articolazione sopraglottica. Si ottiene mediante l’applicazione del teorema di Fourier che trasforma l’onda sonora. Il grafico che si ottiene presenta la frequenza sull’asse verticale, il tempo sull’asse orizzontale e l’intensità evidenziata in scuro. Lo spettrogramma può essere visualizzato “a finestra lunga” o “a finestra corta” in base ai diversi filtri di acquisizione. In una voce eufonica le formanti (F) sono lineari e chiaramente evidenziabili mentre in una voce disfonica sono possibili addirittura delle biforcazioni nelle formanti. Lo spettro a lungo periodo offre informazioni su letture prolungate.
  • Perturbazione: Per perturbazione s’intende una variazione ciclica in F0. Per Jitter si intende la presenza di una variazione di frequenza da un ciclo all’altro, per Shimmer si intende una variazione di ampiezza. La presenza di una perturbazione non eccessiva deve essere considerata fisiologica; variazioni eccessive sottendono la presenza di una patologia. La presenza di perturbazioni deve far pensare a irregolarità nella vibrazione cordale, non per forza legate ad una patologia organica. Il dato HNR (Harmonic to noise ratio) è un parametro utile a valutare il grado di raucedine del paziente.

Un estratto dell’Ananas per curare l’infiammazione

Una molecola cara agli otorinolaringoiatri

La Bromelina, sostanza ottenuta dalla lavorazione dell’Ananas, è un elemento molto caro a noi otorinolaringoiatri.  E’ una molecola che conosco fin dall’inizio della mia formazione medica. Il motivo del successo di questa molecola credo possa essere ricercata nella sua alta tollerabilità da parte dei pazienti.  La Bromelina, infatti,  non va ad interferire con altri farmaci e può essere comunemente  utilizzata nei i pazienti diabetici ed ipertesa. Oltre a questo, la bromelina gode del favore di essere una sostanza naturale che, come spesso accade, viene assunta con maggiore entusiasmo da parte dei pazienti.

Uno dei prodotti storici contenenti Bromelina.

Indicazioni all’uso della Bromelina

La bromelina appare particolarmente utile ed indicata in tutti gli stati di blanda infiammazione a carico di orecchio, naso e gola.  La sua attività anti-edemigena ed anti-infiammatoria garantisce buoni risultati. La molecola è particolarmente utile per le forme infiammatorie croniche o recidivanti. Può essere utilizzata come terapia di mantenimento da eseguire al posto di molecole cortisoniche che, nel lungo periodo, possono determinare effetti collaterali (anche se minori rispetto alle credenze popolari, vedi articolo in merito). La Bromelina, infine, risulta particolarmente utile nel trattare gli stati infiammatori in pazienti diabetici ed ipertesi che non possono assumere cortisonici.

Raccomandazioni

Il farmaco, da utilizzare sempre sotto il controllo di un medico, perde la sua efficacia se assunto a stomaco pieno. E’ fondamentale, quindi, assumere il farmaco circa un’ora prima dei pasti principali. Qualora il farmaco venga assunto dopo il pasto, esso perde gran parte della sua attività anti-infiammatoria, divenendo però un ottimo “digestivo”. Tutti sappiamo che l’Ananas fa digerire, del resto!!  Scopro anche qui (con il piacere tipico di un internet shopper come me) che il farmaco può esserci recapitato comodamente a casa da Amazon.

Tosse e Reflusso – Ci avresti mai pensato?

Hai mai pensato che la tosse possa dipendere dalla presenza di reflusso gastro-esofageo?

Reflusso extra-esofageo

Il medico ti ha detto che la tua tosse potrebbe dipendere dal reflusso ma la cosa non ti torna perché non hai mai avvertito il “classico” bruciore allo stomaco? Non ti stupire! Nella maggior parte dei casi di reflusso extra-esofageo (questo è il nome tecnico di questa affezione), il bruciore di stomaco è assente.  Sintomi tipici, invece, di questo tipo di reflusso sono proprio la tosse, la disfonia e la sensazione di corpo estraneo in gola.  Forse per smettere di tossire devi mangiare meglio!!