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Intervista al Professor Alberto Deganello

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Nasce la sezione Interviste

Ho il piacere di inaugurare la sezione interviste del nostro Blog scambiando quattro chiacchiere con un carissimo amico e collega: Alberto Deganello. Dal 01 giugno 2017 Alberto ricopre il ruolo di Professore Associato in Otorinolaringoiatria, presso il Dipartimento di Specialità Medico-chirurgiche Scienze Radiologiche e Sanità Pubblica dell’Università di Brescia. Ho avuto il piacere di conoscere Alberto durante la sua precedente esperienza lavorativa presso l’università di Firenze, Arrivò a Firenze sul termine della mia specializzazione e tra noi nacque subito una bella amicizia che, nonostante l’odierna distanza, sopravvive anche oggi. Per questo ed altri mille motivi, mi fa un po’ strano chiamare Alberto Professore,… anche se mai titolo fu tanto meritato. Ma lo farò… e gli darò anche del lei, come conviene in queste occasioni!




L’intervista

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Il Professor Alberto Deganello.

Buongiorno Prof Deganello, inizierò dalla più classica delle domande. Come ha deciso di intraprendere la carriera del Chirurgo Testa-Collo?

Nel 1994, durante il mio anno di Erasmus in Spagna, mi sono innamorato della chirurgia grazie alle esercitazioni in sala operatoria,. Una volta tornato a Padova ho avuto la fortuna di poter sviluppare la tesi di laurea sotto la guida del dott. Surendra Narne, pioniere della chirurgia endoscopica delle vie aero-digestive. Da qui il passo decisivo è stato quando da specializzando ORL dell’Università di Padova ho frequentato per tre mesi la clinica ORL dell’Università VU di Amsterdam e ho potuto assistere sbalordito ad interventi complessi demolitivi e ricostruttivi che non avevo mai visto prima. Affascinato da tanta maestria ho chiesto loro se sarebbe stato possibile per me imparare le stesse cose. Il prof. Snow è rimasto incuriosito e un po’ spiazzato dalla mia richiesta, ma non mi ha risposto di no. Così, rientrato a Padova, ho iniziato immediatamente a studiare l’olandese e dopo qualche mese sono ritornato ad Amsterdam per un colloquio con lo stesso prof. Snow il prof. Mahieu ed il prof. Leemans. Ho avuto il si che tanto desideravo, e, una volta terminata la specializzazione a Padova, ho completato una fellowship in chirurgia oncologica testa collo presso l’Università VU di Amsterdam, dove complessivamente ho lavorato per quasi tre anni.

 La sua formazione si è svolta in Italia ma anche e soprattutto all’estero ed in particolare in Olanda. Che differenze hai riscontrato nell’offerta formativa estera rispetto a quella che viene offerta ai giovani chirurghi in Italia?

In Italia vige una gerontocrazia chirurgica, si inizia ad operare troppo avanti negli anni e i giovani chirurghi perdono entusiasmo perché la gelosia professionale ostacola la trasmissione delle abilità tecniche alle nuove generazioni, rallentando il progresso collettivo. In Olanda tutto ciò non esiste, se sei bravo vai avanti, punto e basta.

Professore lei si occupa in primo luogo di oncologia del distretto testa-collo, una chirurgia spesso fortemente traumatica per il paziente. Un altro dei suoi maggiori interessi, tuttavia, è quello delle ricostruzioni chirurgiche complesse. Quali sono i vantaggi offerti al paziente da queste tecniche di ricostruzione sempre più avanzate?

 La chirurgia ricostruttiva permette di eseguire asportazioni anche complesse garantendo un’accettabile ripristino della forma e delle funzioni. Ovviamente, parlando di chirurgia oncologica in un distretto così delicato, un prezzo in termini estetici e funzionali dovrà sempre essere pagato dal paziente.È importante tuttavia proporre al singolo paziente la tecnica ricostruttiva più adatta alla sua situazione, perché non sempre è detto che questa debba necessariamente essere la più complessa.

Secondo lei quale sarà il futuro prossimo delle tecniche ricostruttive? E’ ipotizzabile, in futuro, pensare a ricostruzioni con lembi in grado di riprodurre una sensazione tattile e propriocettiva per il paziente? Prospettiva reale o fantascienza?

Attualmente la tecnica ricostruttiva più avanzata è rappresentata dalla trasposizione di lembi liberi micro-vascolari. Tuttavia, in un futuro molto prossimo, vi sarà la possibilità di utilizzare substrati ingegnerizzati tridimensionali creati con stampanti 3D che verranno colonizzati da cellule staminali prelevate dal tessuto adiposo del paziente. Per esempio ciò permetterà di eseguire delle ricostruzioni ossee dopo resezione della mandibola o del mascellare senza prelevare lembi ossei micro-vascolari dal paziente (fibula, scapola, cresta iliaca etc., come avviene ora) ma stampando la porzione da ricostruire sulla base delle informazioni ottenute dalla TC e RM pre-operatoria. Un nostro giovane brillante specializzando, inizierà a breve un progetto di ricerca in questa direzione in collaborazione con l’Università di Toronto. Per quanto riguarda la re-innervazione, questa rappresenta ancora una sfida aperta per la medicina, se riuscissimo a re-innervare in maniera efficace non esisterebbero persone paralizzate e, per esempio, sarebbe possibile eseguire un trapianto di laringe funzionante. La ricerca nell’ambito delle nanotecnologie lavora anche alla messa a punto di nano strutture che guidino il singolo assone interrotto a ritrovare più efficacemente il suo gemello evitando un ri-accoppiamento disordinato, promuovendo così una re-innervazione corretta efficace e ordinata. Tutto ciò purtroppo è ancora molto in là da venire.

A suo giudizio, quale sarà il futuro della chirurgia? La chirurgia robotica? La chirurgia verrà soppiantata dai trattamenti radio-terapici?

Questa è una domanda molto difficile. A mio modo di vedere l’evoluzione più affascinante sta probabilmente nell’ambito dell’oncologia medica, dove la chemioterapia tradizionale viene già attualmente integrata con farmaci biologici e soprattutto con terapie immunitarie che certamente rappresentano il futuro più promettente nell’ambito delle terapie antitumorali. L’evoluzione della chirurgia e della radioterapia seguono gli stessi principi, raggiungere la maggiore efficacia possibile minimizzando gli effetti collaterali. In chirurgia questo avviene grazie alle nuove strumentazioni (endoscopiche, robotiche, laser, microscopiche e di realtà aumentata, etc.) che permettono approcci mininvasivi. Allo stesso modo, per la radioterapia, gli sforzi sono tesi ad ottenere una sempre maggiore precisione nella somministrazione degli agenti ionizzanti (tomoterapia, stereotassi, gamma knife, adroterapia, etc.) per garantire un rispetto maggiore delle strutture sane. L’obbiettivo è curare il paziente con il minimo rovescio della medaglia, offrire al paziente la soluzione migliore fra quelle a disposizione, non competere con i colleghi di diverse discipline ma lavorare in modo sinergico. Ecco perché le decisioni terapeutiche devono sempre essere prese in ambito multidisciplinare.

Ai tempi in cui lavoravamo insieme a Firenze ti sei occupato anche di protesi fonatorie, una entità prima quasi sconosciuta in Toscana. Cosa pensi di questa possibilità riabilitativa da offrire ai pazienti laringectomizzati totali?

 La protesi fonatoria, nel mondo, è ormai una metodica riabilitativa consolidata, i suoi vantaggi la sua efficacia e l’altissimo grado di soddisfazione da parte dei pazienti non sono più messi in discussione.

La mortalità per molte tipologie di tumori è diminuita negli ultimi 10 anni. Questo non si è verificato (pare) per i tumori della laringe. Quale potrebbe essere il motivo? Forse la ricerca di una chirurgia fin troppo conservativa? Provocatoriamente: meglio vivere senza voce che non vivere affatto?

 Nel tentativo di evitare la mutilazione che consegue all’intervento di laringectomia totale sono stati messi a punto in passato dei protocolli di radio-chemioterapia per la preservazione d’organo. Forse sull’onda dell’entusiasmo iniziale l’utilizzo dei protocolli non chirurgici è stato eccessivo, oggi infatti è aumentata l’attenzione a riguardo proprio dopo aver registrato un peggioramento della mortalità. Nel cancro della laringe abbiamo a disposizione molteplici opzioni terapeutiche che vanno dalla resezione endoscopica laser, alla radioterapia, alla chirurgia parziale, alla laringectomia totale o alla radio-chemioterapia; ritengo che l’accurata selezione sia la chiave del successo, ovvero saper indicare al singolo paziente qual è la cura migliore per il suo specifico tumore.

Come abbiamo già accennato, si è recentemente trasferito a lavorare a Brescia. Come procede la sua nuova esperienza lavorativa? 

Procede ottimamente, ho la fortuna di lavorare in una struttura di assoluta eccellenza, in un ambiente stimolante e con ampio respiro internazionale dove posso sviluppare gli ambiti di ricerca a me cari e continuare nell’innovazione chirurgica. A breve acquisteremo un robot flessibile di nuova generazione.

Anche io ho avuto, nel mio piccolo, una formazione universitaria ed addirittura (quasi per caso) siamo stati compagni di dottorato. Quale crede che dovrebbe essere la Mission del professore universitario moderno?

Penso si debba investire sui nuovi talenti che frequentano le nostre università e le scuole di specializzazione, il professore non deve solo insegnare ma deve anche saper ispirare, motivare, fare gruppo, creare entusiasmo e voglia di migliorare. Avere la possibilità di stare a contatto con i giovani in formazione è ed è sempre stato uno degli aspetti più gratificanti del mio lavoro.

Lasciando da parte l’aspetto professionale per un attimo proviamo a fare un po’ di luce sulla sua vita privata. Non tutti sanno che lei è un grande appassionato di Rugby (e… ahimè per me fiorentino, di Juventus). Ha altri hobby?

Sicuramente la musica, ho sempre cantato e strimpellato in vari gruppi rock e ancora oggi se mi capita di fare una jam session fra amici è sempre emozionante.

Lei ha una famiglia numerosa con degli splendidi figli ed una moglie meravigliosa (Chiara). Ha intenzione di mettere su una squadra di Rugby?

Per ora il Signore ci ha dato quattro figli meravigliosi, vedremo…

Per contattare il professor Deganello è possibile visitare la pagina www.otorinobrescia.it

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