Il mio bambino ha le adenoidi?

Una delle domande più frequenti che mi vengono rivolte dai genitori quando visito un bambino riguarda la presenza delle mitiche adenoidi.  Molto spesso, in queste occasioni, rispondo “Se non ci fossero sarebbe molto strano!”.

Una ossessione che colpisce anche alcuni specialisti

Ovviamente l’iperplasia adenoidea, in certi casi, può rappresentare un serio problema per la salute del bambino. Tuttavia, ritengo che il problema venga spesso valutato in modo non uniforme. In molti casi esiste una attenzione quasi morbosa nei confronti della “grandezza delle adenoidi”, come se questa fosse il fattore principale da controllare. Questa ossessione colpisce, purtroppo, anche alcuni specialisti. In realtà, ciò che dovrebbe maggiormente interessare ai genitori e al medico, non è la grandezza delle adenoidi ma la presenza o meno di complicanze collegate alla loro presenza.

Mi spiego meglio. Innanzitutto precisiamo che le adenoidi, come si evince dalla figura sottostante, si trovano “in fondo al naso”. Per la loro localizzazione, esse sono assolutamente invisibili ad occhio nudo.

Per vedere in modo preciso la grandezza delle adenoidi non esiste altro modo che eseguire una fibrolaringoscopia flessibile. Questo esame consiste nel passare un sottile sondino dotato di telecamera all’interno del naso del bambino. Nonostante sia una procedura del tutto indolore, chiunque abbia un figlio sa quanto una cosa semplice possa diventare rapidamente molto complicata.

La seconda considerazione è che le adenoidi scompaiono autonomamente entro i 12 anni di età. Da questa evidenza nasce la domanda che io rivolgo a voi: vale la pena fare una fibrolaringoscopia flessibile ad un bambino se egli non presenta sintomi tali da consigliare un intervento chirurgico?

Quando eseguire una fibrolaringoscopia

A mio giudizio, la fibrolaringoscopia dovrebbe essere riservata soltanto a casi in cui il quadro clinico complessivo consigli un intervento invasivo sul bambino. L’esame appare certamente indicato anche nel caso in cui il flusso aereo nasale del bambino sia fortemente ridotto.

Quante ore dormire in una notte?

Il “giusto” numero di ore varia nel corso della vita

Molte persone riferiscono di soffrire di insonnia. Molto spesso, tuttavia, questo dipende da una errata percezione di quante siano le ore di sonno necessarie per la salute. Oltre a questo ricordiamo che, per parlare di insonnia, il soggetto deve riferire disturbi di affaticamento durante il giorno (si consiglia a tal proposito di leggere l’intervista al Dr. Francesco Londrillo).

L’età, come dimostra il grafico qui sotto, è uno dei fattori principali ad incidere sulla durata del sonno. Anche se, come vedremo,  esistono differenze da individuo ad individuo, un bambino di un mese dorme in media 15 ore al giorno (purtroppo senza saper distinguere giorno e notte!!). La media comincia a scendere intorno ai 3 anni di età quando il periodo di sonno diventa 13 ore giornaliere. A 10 anni il bambino dorme circa 10 ore. 16 anni  l’individuo arriva a dormire circa 8 ore giornaliere e questa media di solito si mantiene fino ai 50-60 anni. Dopo i 60 anni, l’individuo medio dorme dalle 5 alle 6 ore. Da queste considerazioni appare evidente che un anziano che si lamenta perché dorme solo 7 ore per notte non deve destare preoccupazioni.

Durata media del sonno in funzione dell’età. Periodo dalla nascita ai 16 anni.

Ma questa regola vale per tutti?

Come spesso accade, quando si parla di medie, occorre considerare che esistono numerose eccezioni. In particolare, esistono numerosi soggetti che necessitano di un minor numero di ore di sonno per mantenersi in salute. Si pensi, ad esempio, a Leonardo da Vinci che – narra la storia – dormiva 3-4 ore a notte senza apprezzabili problemi di salute (almeno nella sfera cognitiva sicuramente..). Questi soggetti vengono definiti “brevi-dormitori” e si distinguono dai soggetti affetti da insonnia proprio per il fatto di non lamentare sintomi diurni. Si tratta di soggetti che, semplicemente, hanno bisogno di un numero inferiore di ore sonno.

Social o Un-Social Network?

La fulminea ascesa dei Social Network

La diffusione dei Social Network è ormai divenuto inarrestabile. Dalla fondazione di Facebook, avvenuta nel 2004, il mondo è cambiato. Altra tappa fondamentale per il cambiamento delle nostre abitudini di vita è stata la nascita di Whattsapp, avvenuta nel 2009.

Dal 2009 ad oggi, le piattaforme social disponibili si sono moltiplicate come funghi. Oggi esistono svariatissime piattaforme che si differenziano per tipologia di interessi degli utenti.

Il mondo in un cellulare

Tutte le piattaforme social hanno una chiara finalità in comune: mettere in contatto utenti con interessi e passioni simili. Mantenere i contatti con persone lontane centinaia di chilometri, una volta rappresentava una impresa quasi impossibile. Scrivevamo lettere che impiegavano una settimana ad arrivare! Vi ricordate le cartoline? I più giovani neppure sapranno di cosa sto parlando. Oggi, invece, io posso scrivere un messaggio o mandare una immagine in pochi secondi e gratis ad un amico in Brasile semplicemente tirando fuori di tasca il mio cellulare. E’ cambiato tutto! Un cambiamento talmente epocale e repentino che le persone più anziane hanno avuto difficoltà ad adattarsi. Ma le persone che sono nate e cresciute con i Social Network disponibili hanno avuto maggior facilità nell’instaurare rapporti di amicizia?

Tempo medio di utilizzo dei Social Network

I dati raccontano che è Facebook il social network col maggior tempo di utilizzo mensile. È sua la permanenza più alta, con 14 ore e 9 minuti per persona al mese. Poi c’è Instagram, utilizzato per 3 ore e 44 minuti (molto di più dello scorso anno), seguito, da Snapchat che, con 2 ore e 28 minuti supera anche YouTube, che viene visto in media per 2 ore e 17 minuti. Twitter tiene legato l’utente medio per circa 1 ora al mese, come lo scorso anno, mentre per Tumblr siamo vicini ai 40 minuti, e per Pinterest ai 28 minuti. Linkedin chiude la classifica con soli 10 minuti di utilizzo medio per persona. Per quanto riguarda Whattsapp, il tempo medio di utilizzo mensile è di 11 ore e 30 minuti. A qualcuno questi tempi potrebbero sembrare non eccessivi ma occorre considerare il fatto che, solitamente, ogni persona è iscritta ad almeno 4 dei Social Network sopra citati.

In cosa consiste l’amicizia?

Essere amici significa mandarsi messaggi e scambiarsi video girati da agenzie pubblicitarie o incontrarsi per mangiare insieme o per giocare a carte? Dalla risposta a questa domanda possiamo stabilire se i Social Network abbiano migliorato o peggiorato i nostri rapporti sociali. Non vi è infatti alcun dubbio che tutti siano molto più informati su cosa facciano i propri amici durante la giornata. Spesso sappiamo perfino cosa mangiano in tempo reale. Ma è ciò che ci serve? Don Milani affermava che l’ascensore sia stato inventato per permettere ad una persona di uscire di casa senza incontrare l’inquilino del piano di sotto. I Social Network sono un altro tipo di ascensore? Io credo che l’amicizia non possa prescindere dalla presenza, a meno di cause di forza maggiore. Credo anche che i cosiddetti Social Network ci stiano facendo dimenticare, a poco a poco, come convivere con le persone nel mondo reale. La conoscenza e l’amicizia sono processi difficili che spesso passano da fasi di contrasto. Nella vita di tutti i giorni non si può scrivere un post ed aspettare che qualcuno commenti. Neppure si può “bannare” una persona perché ci ha pestato un piede. Non sono così ingenuo da pensare che ci si possa mettere in contrasto con “l’evoluzione”. Lo dimostra il fatto che scrivo tutto questo su un Blog.  Ma continuiamo ad alzare gli occhi dal cellulare per guardare chi ci siede accanto!

Impotenza maschile, russamento ed apnee notturne

Impotenza ed apnee notturne: una associazione ormai chiara

L’impotenza maschile può dipendere da numerosi fattori. Le cause possono essere di ordine psicologico o di ordine organico e più squisitamente urologico. Tra le cause meno note del problema, troviamo la presenza di un disturbo respiratorio del sonno come la Sindrome delle Apnee nel Sonno. Questo disturbo è assolutamente più frequente di quanto immagini la popolazione e dovrebbe essere sempre considerato possibile. Si stima infatti che la sindrome possa interessare anche il 15% della popolazione.

Quando sospettare che l’impotenza sia dovuta ad un problema respiratorio?

La Sindrome delle Apnee Notturne, anche se le stime non sono ancora definite, interessa soprattutto soggetti che hanno superato i 30 anni di età. Più frequentemente colpisce soggetti obesi e forti russatori abituali. Appare quindi saggio sottoporre questa tipologia di pazienti ad una polisonnografia per escludere la presenza di apnee notturne. 

Sindrome delle Apnee nel sonno

La polisonnografia (o meglio il monitoraggio cardio-respiratorio) può essere eseguito al proprio domicilio e permette di escludere facilmente una delle possibili cause del problema.

Perché le apnee notturne provocano impotenza?

Anche se il meccanismo specifico non è ancora noto, l’impotenza nei pazienti affetti da apnee notturne sembra essere correlata all’alterazione dei livelli di cortisolo tipica di questi pazienti. I soggetti apnoici hanno, infatti, livelli di cortisolo ematico mediamente più alti dei soggetti normali. Il cortisolo è un ormone che, in un certo senso, contrasta e diminuisce i livelli e l’effetto del testosterone. Dunque, perché non studiare anche questo aspetto?

Quale dovrebbe essere il giusto costo per una visita medica?

Giusto costo: domanda spinosa

Discutere riguardo a quale possa essere il giusto costo per una prestazione medica è un argomento assai spinoso. Ho deciso di affrontare la questione poiché so che interessa molto le persone ed i pazienti. Sono sicuro che il presente articolo solleverà una fiorente discussione. 

Innanzitutto ci tengo a precisare che in questo articolo parleremo solo di prestazioni mediche specialistiche, lasciando da parte le prestazioni di medicina generale. In particolare, essendo io un medico specialista in otorinolaringoiatria, trovo corretto proporre una valutazione che riguardi, appunto, la branca otorinolaringoiatria. Tuttavia, credo che analoghe considerazioni potranno essere traslate ad altre specialità. Voglio inoltre subito avvertirvi che in fondo al presente post non troverete il prezzo che io ritengo giusto per una prestazione. Preferisco che siate voi a stabilire il giusto prezzo.

Quanto incide il tipo di assistenza sanitaria del paese

Non si può iniziare una trattazione di questo tipo senza precisare che il tipo di assistenza sanitaria garantita dallo Stato in cui il paziente risiede incide molto sull’idea di prezzo della prestazione medica.  In un paese come l’Italia in cui, almeno teoricamente, le prestazioni mediche specialistiche sono gratuite o erogate mediante ticket, il paziente si aspetta un costo medio delle prestazioni mediche molto basso. Basti pensare allo stupore che induce eseguire una prestazione medica specialistica negli Stati Uniti per un paziente residente in Italia. E’ assai frequente, infatti, negli Stati Uniti, vedersi recapitare fatture per prestazioni mediche con costi superiori anche di 5 volte quelli che si sosterrebbero in Italia. Analogamente, è facile comprendere come un cittadino abituato ad un sistema assistenziale assicurativo, rimanga stupito di ottenere prestazioni mediche private ad un costo 5 volte inferiore se si reca in un paese UE.

Elementi che incidono sul costo di una visita medica

Veniamo quindi a descrivere quali sono i principali fattori in grado di influenzare il costo di una visita medica. Ecco che, qui di seguito, mi appresto ad elencarne alcuni, sperando di non dimenticarne. Cercherò di eseguire un conteggio per difetto, ovvero considerando per tutte le voci in questione, il minimo possibile.

Formazione del Medico

Per giungere ad essere abilitato alla professione di medico specialista in Otorinolaringoiatria, una persona già diplomata presso un istituto superiore, deve studiare dai 10 agli 11 anni, a seconda dell’Ateneo e del tipo di Ciclo Formativo. Il costo annuale delle tasse universitarie, ovviamente, varia in base al reddito dell’iscritto. Tuttavia, ritengo che una cifra di 1000 Euro l’anno possa essere una media accettabile, forse bassa.  Le tasse sono dovute non solo per i 6 anni di ciclo comune ma anche per la specializzazione, per un totale di 10000-11000 Euro.  A questo aggiungiamo il costo del materiale didattico. Stabilendo una media di 9 materie l’anno ed un costo medio di ciascun libro di testo di 70 Euro, ecco che, solo di libri arriviamo a 3780 Euro complessivi.

Per quanto riguarda la specializzazione, fino al 2006 non era previsto alcun contributo per i medici in formazione. A partire dal 2006 è previsto un contributo mensile di circa 1200 euro per una attività ospedaliera che può arrivare alle 65 ore settimanali. L’attività di specializzazione non conferisce anzianità lavorativa e quindi gli anni di specializzazione non sono validi a fini pensionistici. Un medico veramente studioso esce dalla specializzazione all’età di 29 anni senza neppure un anno di contributi pensionistici.

Obblighi di legge per l’esercizio della Medicina

Per esercitare, il medico deve essere iscritto all’Ordine dei Medici della propria provincia di Residenza. Il costo dell’iscrizione varia da provincia a provincia con una media di 130 Euro annui. A questo si aggiunga il pagamento della quota ENPAM, l’istituto previdenziale dei medici, con 1400 Euro l’anno per gli iscritti oltre i 40 anni. I liberi professionisti dovranno inoltre versare 8800 Euro l’anno allo stesso ente. Obbligatoria per legge anche l’assicurazione professionale con una media di 2000 Euro l’anno per chi non esegue interventi chirurgici e 4000 Euro l’anno per chi li esegue.

Strumentazione medica

Il costo delle apparecchiature mediche varia da specializzazione a specializzazione. Mi limiterò qui a descrivere i principali strumenti necessari all’attività di otorinolaringoiatra per poi fornire alcuni esempi di altre discipline. Il costo per l’attrezzatura di base necessaria per l’esecuzione di una prima visita si potrebbe identificare in 5500 Euro. In questa cifra inseriamo solo l’attrezzatura base ovvero fonte di luce, luce frontale, ferri da visita, aspiratore, sterilizzatrice per ferri chirurgici.  Con una attrezzatura di questo tipo sono possibili, tuttavia, solo diagnosi di base. Tra gli strumenti indispensabili per una visita più accurata troviamo il fibrolaringoscopio (6000-7000 Euro), necessario per la visione endoscopia delle prime vie respiratorie e la colonna endoscopica (17000 Euro), necessaria a mostrare ed archiviare le immagini del paziente in modo da poterle confrontare nel percorso di cura. I prezzi si riferiscono, come detto, ad attrezzature di qualità sufficiente. Per attrezzature di grande qualità il costo può triplicare.

Tutti questi strumenti non permettono però di stabilire la soglia uditiva del paziente. Per farlo occorre un audiometro (6000 Euro) ed un impedenzometro (5000 Euro). Altro strumento utile per una visita approfondita dell’orecchio è un microscopico da orecchio (7000 Euro). La durata di vita media di questi strumenti, al netto di guasti comunque da considerare a parte, è di circa 10 anni. Tutti gli strumenti elettronici devono subire delle verifiche di sicurezza ogni due anni (200 Euro circa a strumento) ed una taratura semestrale della quale è difficile evidenziare i costi. Per fare un confronto con altre specializzazioni mediche, un ecografo base costa circa 40000 Euro.

Costi di base ambulatorio

Ai costi sopracitati aggiungiamo i classici costi sostenuti per mantenere aperto un ambulatorio medico: personale di supporto, luce, gas, affitto ecc. ecc. Aggiungiamo non facilmente precisabili costi di autorizzazione e mantenimento requisiti autorizzativi e di accreditamento.

Contenzioso Medico Legale

Il contenzioso medico-legale tra paziente e medico, negli ultimi 10 anni, ha subito una impennata vertiginosa. Le spese sostenute dalla classe medica per rivalse spesso di dubbia fondatezza, ha raggiunto il massimo storico. Lascio qui solo immaginare la parcella media di un avvocato per seguire un contenzioso in sete civile o penale.

Domanda

Quanto dovrebbe essere secondo voi il costo di una visita medica?

Quante sono le corde vocali

Quante sono le corde vocali? Un dettaglio per niente scontato

Per noi addetti ai lavori la posizione ed il numero delle corde vocali dell’uomo non rappresentano un mistero. Tuttavia è curioso constatare, nella pratica clinica, che molti pazienti non hanno alcuna idea in merito. Una delle domande più frequenti che mi vengono rivolte, infatti, riguarda il numero e la posizione delle corde vocali. E’ curioso constatare come molti pazienti siano convinti che le corde vocali siano numerose. Forse essi immaginano che il nostro sistema vocale assomigli ad uno strumento a corde come una arpa.

Arpa
Molti pazienti immaginano le corde vocali umane come uno strumento.

Sarebbe sicuramente molto poetico se fosse realmente così. Anche se il mestiere dell’otorinolaringoiatra sarebbe ancora più complicato! Immaginiamo cosa significherebbe controllare la salute di tutte queste corde! In realtà, in modo molto meno pittoresco, le corde vocali sono solamente due e si trovano all’interno di uno degli organi più straordinari del nostro organismo: la laringe. Da una rapida ricerca su internet il paziente troverà che esistono due corde vocali vere e due corde vocali false. Tuttavia le corde vocali false, come testimoniato dal nome, in condizioni normali non servono a produrre la voce.

Corde vocali
Una immagine delle nostre corde vocali

Dove sono le corde vocali

Le corde vocali, come accennato, sono situate all’interno della laringe, un organo di una complessità anatomica forse senza uguali. Tale complessità dipende dal fatto che la laringe deve occuparsi di tre elementi fondamentali per la nostra vita: la fonazione, la deglutizione e la respirazione. Un problema a carico della laringe potrà produrre conseguenza a volte catastrofiche per la salute della persona.

Per questo motivo, qualora si riscontri un problema di voce, deglutizione o respirazione, sarà opportuno rivolgersi quanto prima ad uno specialista in otorinolaringoiatria. La raccomandazione vale triplo per i forti fumatori ed i bevitori abituali.

Apnee Notturne: quali sono i rischi?

Una patologia seria e frequente

Sindrome delle Apnee nel sonno

La Sindrome delle Apnee Notturne era una volta considerata patologia misteriosa e poco frequente. Russare è sempre stato considerato una cosa da nascondere. Per fortuna, oggi, questo trend inizia ad essere superato. Il maggior interesse verso questa sindrome deriva senza dubbio dal suo inserimento nelle norme per il rinnovo della patente, ma anche da una maggiore consapevolezza dei rischi ad essa collegati.

Numerosi studi evidenziano che la Sindrome delle Apnee nel Sonno (acronimo inglese OSAS) non è affatto infrequente come si credeva. Anche se non esistono dati precisi si stima che addirittura un 15%-20% della popolazione generale possa essere affetta da OSAS. Si tratta quindi di una patologia tutt’altro che rara, comparabile come frequenza a patologie molto diffuse come il diabete e l’ipertensione. Ma si tratta di una patologia altrettanto rischiosa?

I rischi collegati alle Apnee Notturne

La presenza di un alto numero di apnee notturne è in grado di provocare conseguenze molto serie sulla nostra qualità di vita ma anche importanti e gravi conseguenze sulla nostra salute generale. Vi è mai capitato di passare una notte insonne per il caldo o per il nervosismo? Vi siete sentiti stanchi, tesi e depressi il giorno dopo? Ecco. Immaginate adesso come vi sentireste dopo 6 mesi di deprivazione di sonno. Adesso pensate come vi sentireste dopo 10 anni di deprivazione di sonno, il tempo medio che occorre in Italia per fare una diagnosi di OSAS. Infatti, di questo si tratta: deprivazione di sonno profondo. Nonostante sembri che il paziente affetto da apnee notturne, dorma come un sasso, in realtà egli non raggiunge mai un sonno ristoratore profondo. Dorme ma non riposa. Per non morire soffocato, l’organismo è costretto a continui “micro-risvegli” che rendono quasi inutile il sonno.

Cosa può provocare a lungo andare una situazione di questo tipo? Quasi tutto. Ormai è chiaro che la Sindrome delle Apnee nel Sonno è una vera e propria malattia infiammatoria generalizzata, in grado di determinare danno su tutto l’organismo. Tra i rischi maggiori collegati alle forme di OSAS gravi, troviamo il rischio di incorrere in incidenti vascolari quali ictus ed infarto. Gli studi dimostrano che pazienti affetti da Sindrome delle Apnee Notturne di grado grave hanno un rischio aumentato del 400% di malattie cardio-circolatorie.

L’ipoacusia nell’anziano: come affrontarla

Caratteristiche e conseguenze della Presbiacusia

L’ipoacusia nel paziente anziano, denominata presbiacusia, è un problema spesso sottovalutato. La maggior parte dei pazienti ipoacusici anziani, tende a considerare poco importanti le proprie limitazioni uditive. E’ molto frequente che siano i familiari a “costringere” il parente anziano a rivolgersi ad un Centro specializzato. Questa reticenza, purtroppo, può portare a gravi ritardi nell’intervento terapeutico, con conseguenze poco piacevoli per il paziente.

L’ipoacusia dell’anziano è assai frequente ed invalidante.

Il calo dell’udito fa parte del naturale processo di invecchiamento del nostro organismo. In particolare, l’invecchiamento del sistema uditivo, si manifesta con un calo che interessa prevalentemente le frequenze acute. Il soggetto interessato da presbiacusia tenderà a lamentarsi per la scarsa capacità di seguire il discorso in ambienti rumorosi, come ad esempio al ristorante o in una piazza particolarmente trafficata. 

Un altro sintomo spesso riferito dal paziente ipoacusico è la difficoltà nella comprensione dei dialoghi televisivi, fenomeno dovuto al calo dell’udito ma anche al netto incremento della velocità di eloquio della televisione moderna. Con l’andare del tempo la soglia uditiva tende a peggiorare. Le relazioni sociali diventano sempre più difficoltose, fino a provocare attrito con i familiari per le frequenti incomprensioni.  Se la situazione di ipoacusia ed isolamento sociale si prolunga per molto tempo, è frequente che questo provochi delle ripercussioni serie o che possa condurre ad una demenza senile anticipata.

Come e quando intervenire in caso di presbiacusia

La presbiacusia può essere trattata soltanto mediante l’applicazione di protesi acustiche. I due scogli principali da vincere quando si ha a che fare con un anziano ipoacusico sono la diffidenza verso l’utilizzo delle protesi acustiche e la mancata presa di coscienza del deficit uditivo.

La diffidenza verso la protesizzazione nasce, spesso, da voci di amici e parenti non soddisfatti dopo il percorso di protesizzazione. Occorre sempre prestare attenzione alla qualità di queste voci perché, purtroppo, sono frequenti i casi in cui l’indicazione alla protesi acustica risulta o troppo precoce o troppo tardiva. In entrambe queste condizioni, infatti, il paziente risulterà poco soddisfatto. Scegliere il momento giusto per mettere un apparecchio acustico, soprattutto nei pazienti anziani, risulta molto importante. Per questo motivo appare saggio sottoporsi ad una visita periodica con misurazione dell’udito almeno una volta all’anno a partire dai 60 anni di età. In presenza di una familiarità per ipoacusia, è consigliabile eseguire controlli a partire dai 50 anni . Una protesizzazione eseguita troppo presto provocherà, molto più spesso, un rigetto per “sensazione di rimbombo”. Una protesizzazione troppo tardiva, eseguita quando già compare un deficit centrale nella conduzione del segnale uditivo, sarà quasi sempre destinata a fallire.

La mancata presa di coscienza del problema ipoacusia è un fattore negativo molto importante per la cura del paziente anziano. Questa difficoltà si colloca spesso all’interno di un quadro di più generale degrado cognitivo che rende molto difficile la presa in carico del paziente. E’ compito dei familiari convincere e non costringere il paziente a vedere uno specialista, cosa più facile a dirsi che a farsi.

Vaccini contro l’allergia: come funzionano?

Vaccini contro l’allergia: perché?

Secondo recenti stime, circa il 40% della popolazione mondiale sarebbe affetto da allergia. Ovviamente soltanto una parte di questa popolazione sarebbe affetta da forme di allergia di rilievo clinico. Per quanto riguarda l’aspetto che più interessa l’otorinolaringoiatra, ovvero la rinite allergica, si calcola che essa colpisca il 12.5% della popolazione italiana, ovvero circa 6 milioni di persone. Molte persone sono convinte che non esista una terapia per le allergie. Molti rinunciano ad assumere medicine pensando che sia inutile. In realtà, questo è un atteggiamento che dovrebbe essere evitato poiché trascurare un quadro di allergia potrebbe portare ad un peggioramento dei sintomi con comparsa di quadri di asma. Questo fenomeno, definito “marcia allergica”, fa comprendere quanto sia importante trattare questa patologia fin da bambini per evitare l’insorgenza di quadri gravemente invalidanti.

Come funzionano i vaccini?

Pur essendo in un periodo in cui i vaccini sono largamente osteggiati dalla popolazione, i nuovi vaccini contro l’allergia sono sicuri ed affidabili. Gli effetti collaterali di questo tipo di procedura sono rari e nella maggior parte dei casi rappresentati da lieve prurito o irritazione a livello del cavo orale. Rispetto ai vaccini del passato, inoltre,  oggi esistono comode formulazioni in gocce orali o compresse che evitano l’ansia da iniezione.  Sottoporsi a vaccinazione significa, nella maggior parte dei casi, ottenere una completa desensibilizzazione rispetto all’allergene trattato e quindi smettere di assumere farmaci. In casi meno fortunati si otterrà comunque un miglioramento della sintomatologia ed una riduzione del carico di farmaci assunti per allergia durante l’anno.

Gli aspetti meno positivi della vaccinazione sono rappresentati dall’alto costo della procedura che, purtroppo, deve essere ripetuta per almeno 3 anni consecutivi. Il Servizio Sanitario Nazionale offre la possibilità, non senza alcune difficoltà, di ottenere gratuitamente la vaccinazione. Tuttavia è possibile ottenere solo il vaccino contro le Graminacee. Tutti gli altri tipi di vaccino non vengono passati in nessun caso dal Servizio Sanitario Nazionale.