Cosa sono e a cosa servono gli antibiotici?

Gli antibiotici, questi sconosciuti

Ci si aspetta di tutto nella pratica clinica eccetto che i pazienti ignorino cosa sia un antibiotico. Eppure l’esperienza clinica mi insegna che “i non addetti ai lavori” hanno una idea molto fumosa su cosa siano e a cosa servano gli antibiotici. Nonostante sia diffusa la credenza che gli antibiotici facciano male, affermazione in certi casi anche condivisibile, ci si accorge che spesso questa credenza affonda in un terreno tutt’altro che solido.

E pensare che la scoperta degli antibiotici, avvenuta per caso ad opera di Alexander Fleming nel 1928, rappresenta senza dubbio la più importante scoperta medica di sempre. Senza antibiotici si poteva morire per una banale otite o per un mal di denti. Tutte le ferite potevano produrre gravi infezioni e la morte. L’età media di vita dell’uomo ha iniziato a crescere proprio dopo la scoperta degli antibiotici. Ma cosa sono gli antibiotici? Molto banalmente possiamo dire che gli antibiotici sono sostanze chimiche in grado di uccidere o di limitare la riproduzione dei batteri. Il nome anti-biotico deriva dal greco e significa letteralmente contro (anti) le creature viventi (bio), intendendo per creature viventi proprio i batteri.  Ma gli antibiotici sono tutti uguali? Esiste un antibiotico buono per tutto o, al contrario, esiste un antibiotico per curare la tosse ed uno per curare l’otite? Tutte domande apparentemente scontate per un medico ma fonte di dubbi per i pazienti.

Perché gli antibiotici uccidono i batteri e non l’uomo

Gli antibiotici sono dannosi per i batteri e non per l’uomo perché vanno a danneggiare strutture e meccanismi che sono propri solo dei batteri. Ad esempio, la penicillina agisce andando a rovinare la parete di rivestimento dei batteri. I macrolidi, invece, interferiscono sulla sintesi proteica di questi micro-organismi. In base alla struttura che vanno a danneggiare, quindi, si distinguono diverse classi di antibiotici. All’interno delle numerose classi di antibiotici si distinguono poi numerose generazioni. Le generazioni sono “evoluzioni chimiche” dell’antibiotico: gli antibiotici più vecchi sono stati modificati per modificare o migliorare la loro efficacia. Ma gli antibiotici sono efficaci su tutti i batteri? A cosa servono diverse classi e diverse generazioni di antibiotici?

Antibiotici diversi per batteri diversi

I batteri non sono tutti uguali. Una delle caratteristiche che li distingue maggiormente è la superficie che li riveste. Alcuni batteri (definiti GRAM +) sono dotati di una parete cellulare molto semplice, altri di una parete molto più complessa (GRAM –).  Ovviamente questa è solo una delle principali distinzioni ma ne esistono molte altre. Ad esempio si distinguono batteri aerobi e batteri anaerobi. Le famiglie di batteri sono numerosissime ed ogni famiglia ha caratteristiche peculiari. 

Le famiglie di batteri sono numerose e con caratteristiche molto diverse tra loro.

Ogni classe ed ogni generazione di antibiotico ha efficacia soltanto su alcune famiglie di batteri. Ad esempio, la penicillina agisce molto bene sui batteri GRAM + ma sono quasi inutili contro le infezioni da GRAM – o contro la tubercolosi. Esistono poi delle famiglie di antibiotici che agiscono su un largo spettro di batteri, per esempio sulla maggior parte dei GRAM + e dei GRAM -. Tuttavia, anche se non sempre è vero, maggiore è l’efficacia degli antibiotici, maggiori possono essere gli effetti collaterali scatenati.

Ok. Allora basta sapere che i batteri che danno otite sono GRAM + o GRAM -?

Magari fosse così semplice. Purtroppo ogni infezione può essere generata da qualunque batterio (senza considerare funghi e virus). Ovviamente possediamo dei dati statistici che ci aiutano. Ad esempio, una otite è nel 90% dei casi provocata da haemofilus influentiae, streptococco pneumoniae e moraxella catharralis. Ma chi ci dice che non sia provocata da batteri molto più rari? Nessuno purtroppo. Infezioni provocate da batteri diversi sono, nella maggior parte dei casi, indistinguibili.  Potremmo eseguire un tampone per sapere con quale batterio abbiamo a che fare, ma per avere il risultato solitamente ci vogliono alcuni giorni e non è mai troppo saggio aspettare. Inoltre, per alcune patologie, il tampone è di difficile esecuzione. Quindi, molte volte il medico sceglie la soluzione più saggia.

Le differenze tra esercitare la medicina e dedicarsi al Bricolage

Bellissima passione il Bricolage. Acquistare gli strumenti perfetti. Tagliare tutti i pezzi necessari a misura perfetta. Far sì che tutto si incastri alla perfezione. Verniciare e colorare nei modi più fantasiosi.  Ho bisogno di un tavolo nuovo? Compro i pezzi, lo assemblo e – se sono capace – ho il mio tavolo. Esattamente come lo volevo.

Bellissima passione la Medicina. Studi 15 anni tutti gli aspetti di una patologia. Ti aggiorni continuamente per conoscere le ultime novità. Assegni la cura consigliata da tutte le linee guida. Spieghi tutto per filo e per segno al paziente. Ma il paziente a volte non guarisce ugualmente.

Misure al centimetro contro un gioco di probabilità

Nel costruire il mio tavolo so con certezza che ho bisogno di una lastra di legno di 2 metri per 80 cm. Sarò considerato un bravo appassionato di Bricolage se riesco a tagliare la lastra esattamente con quelle dimensioni.

Quando devo curare una otite media acuta gli studi mi dicono che nella maggior parte dei casi ho a che fare con una infezione batterica da Streptococcus Pneumoniae o da Haemofilus Influenzae o da Moraxella Catarrhalis… Eppure guardando l’orecchio l’aspetto è lo stesso. Non trovo una targhetta che mi dice quale è il batterio responsabile dell’infezione. Potrebbe essere anche uno diverso da questi tre. Che problema! Non tutti gli antibiotici sono efficaci per tutti i batteri, soprattutto se è implicato un batterio diverso da quei tre. Dove trovo le istruzioni da leggere? Ahimè… non ci sono! Però io so che nel 90% dei casi il batterio responsabile è uno di quelli. Ok io ci provo! E’ la scelta più saggia.  Il paziente non guarisce? Allora qualcuno dirà che non sono un bravo medico. Forse avrei dovuto dare da subito l’antibiotico che poteva guarire il 10% dei casi piuttosto che quello che poteva essere utile nel 90% delle infezioni. 

Un tavolo realizzato a regola d’arte e un paziente guarito

Ok ci sono. Ho tagliato tutti i pezzi necessari per assemblare il mio tavolo. Adesso con cacciavite, trapano e viti lo metto insieme. Lo vernicio. Lo lascio asciugare. Sono stato molto preciso e scrupoloso. Un ottimo appassionato di bricolage. Infatti, adesso ho il mio bel tavolo nuovo. 

Col mio paziente non sono stato così fortunato. Gli ho dato l’antibiotico adatto nel 90% dei casi ma non è guarito. Mi ha scritto una mail lamentandosi e sostenendo che non sono un bravo medico. Si è rivolto ad un collega che ha visto la cura che gli avevo prescritto ed ha consigliato l’antibiotico adatto nel 10% dei casi. Adesso è guarito. Buon per lui. Il collega questa volta ha fatto un figurone. Altre volte ho fatto io un figurone sugli “errori” di altri. Una ruota che gira. Eppure ho studiato. Ho applicato le linee guida. Doveva guarire nel 90% dei casi. Che tristezza!

 

I criteri per togliere le tonsille.

“Una volta le tonsille le toglievano a tutti”

Quante volte ho sentito pronunciare questa frase! Purtroppo devo dire che esse corrisponde a realtà. Nel finale del secolo scorso gli otorinolaringoiatri si sono guadagnati la fama di “togli-tonsille”. Eppure il mestiere dell’otorinolaringoiatra è molto più interessante e complesso rispetto alla semplice esecuzione di tonsillectomie. 

Non andiamo adesso ad analizzare i motivi che portarono ad una scelta così drastica negli anni passati. Proviamo, invece, a capire quando le tonsille devono essere rimosse.

Quando togliere le tonsille

Per stabilire in modo oggettivo l’opportunità di rimuovere le tonsille, possiamo basarci sulle linee guida americane. In generale, come in altri casi, l’intervento è indicato qualora i rischi di mantenere le tonsille superino quelli di toglierle. Mi spiego meglio. Per rimuovere le tonsille devono essere presenti degli elementi in grado di determinare un importante peggioramento della qualità di vita del soggetto. A tal proposito ritengo utile ricordare che è praticamente impossibile distinguere, mediante la sola visita clinica, una tonsillite virale da una tonsillite batterica. A tal proposito, consiglio di leggere il post “Come togliere le placche alla gola“.

Tra gli elementi che consigliano l’asportazione troviamo la presenza di tonsilliti recidivanti. In particolare sono necessari sette o più episodi documentati di tonsillite nell’anno precedente, cinque o più episodi di tonsillite in ciascuno dei due anni precedenti, tre o più episodi di tonsillite in ciascuno degli ultimi tre anni.  L’indicazione non distingue tra tonsilliti virali e batteriche. Il motivo di questa indicazione appare ovvio: da una situazione di infezione continua il paziente uscirà fortemente debilitato, con numerose conseguenze anche sulla vita sociale e lavorativa. Unica eccezione a questa indicazione è la presenza di una Periodic Fever Aphtas Pharyngitis and cervical Adenopathies, comunemente nota come PFAPA. In presenza di PFAPA, non esistono chiare evidenze che l’intervento possa dare beneficio.

Un altro elemento a favore della tonsillectomia è l’insorgenza di un ascesso peri-tonsillare. L’ascesso peri-tonsillare è una evenienza potenzialmente mortale e deve essere scongiurata. Ultimo elemento che consiglia fortemente la tonsillectomia è la presenza di una Sindrome delle Apnee Notturne.

La raucedine non è normale.

La voce non dovrebbe mai essere roca

Molti individui sono convinti che la raucedine possa essere una caratteristica normale della voce. In realtà questa è una concezione errata poiché la voce, per sua natura, deve uscire “pulita”. Purtroppo, in molti casi, le persone si interessano del problema solo quando la situazione è già molto complicata. In molti casi mi è capitato di notare che molti pazienti ignorano anche l’anatomia basilare del sistema voce. A tal proposito consiglio di leggere anche il post “Quante sono le corde vocali“. La raucedine, spessissimo, nasconde un problema di base a carico delle corde vocali. In presenza di raucedine persistente è quindi opportuno consultare uno specialista.

La “ruvidezza” non è un carattere normale della voce.

Cosa fare in caso di voce roca persistente

La prima cosa da fare, come detto, è rivolgersi ad uno specialista in otorinolaringoiatria o foniatria. Lo specialista, attraverso una visita corredata da fibrolaringoscopia flessibile o rigida, cercherà di identificare le cause del problema. Soltanto mediante visualizzazione delle corde vocali in movimento è possibile identificare la possibile causa del problema.

Corde vocali
Una immagine delle nostre corde vocali

Principali cause di voce roca

La raucedine può essere provocata da svariate cause. Più frequentemente il problema è provocato da una lesione laringea benigna ma in alcuni casi può essere presente anche un cancro della laringe. La raucedine interessa più frequentemente soggetti che utilizzano molto la voce in ambito professionale (insegnanti, cantanti, istruttori, guide turistiche). Nel caso di questi professionisti il problema è spesso provocato da lesioni laringee benigne, ad esempio noduli o polipi cordali. A tal riguardo consigliamo di leggere il Post “Noduli alle corde vocali: che fare?“. La raucedine, tuttavia, interessa frequentemente anche soggetti forti fumatori. Nei fumatori la causa principale di raucedine è rappresentata dall’Edema di Reinke, una patologia caratterizzata da un marcatissimo edema irritativo a carico delle corde vocali. Purtroppo non è infrequente, in soggetti forti fumatori con raucedine persistente, rinvenire un cancro della laringe.

Come curare la raucedine

Il tipo di cura da mettere in atto, ovviamente, dipende dal tipo di patologia che ha provocato la comparsa di raucedine. In alcuni casi, come ad esempio in caso di formazioni maligne e edema di Reinke, sarà necessario un trattamento chirurgico. In molti altri casi, ovvero nei quadri meno avanzati, è possibile tentare un recupero mediante trattamento logopedico. Ove sia disponibile, è possibile tracciare il miglioramento della raucedine attraverso la registrazione di alcuni parametri oggettivi vocali, ovvero mediante analisi elettroacustica della voce. A tal proposito si consiglia di leggere anche il post “Analisi Elettroacustica della voce“.

Il mio bambino ha le adenoidi?

Una delle domande più frequenti che mi vengono rivolte dai genitori quando visito un bambino riguarda la presenza delle mitiche adenoidi.  Molto spesso, in queste occasioni, rispondo “Se non ci fossero sarebbe molto strano!”.

Una ossessione che colpisce anche alcuni specialisti

Ovviamente l’iperplasia adenoidea, in certi casi, può rappresentare un serio problema per la salute del bambino. Tuttavia, ritengo che il problema venga spesso valutato in modo non uniforme. In molti casi esiste una attenzione quasi morbosa nei confronti della “grandezza delle adenoidi”, come se questa fosse il fattore principale da controllare. Questa ossessione colpisce, purtroppo, anche alcuni specialisti. In realtà, ciò che dovrebbe maggiormente interessare ai genitori e al medico, non è la grandezza delle adenoidi ma la presenza o meno di complicanze collegate alla loro presenza.

Mi spiego meglio. Innanzitutto precisiamo che le adenoidi, come si evince dalla figura sottostante, si trovano “in fondo al naso”. Per la loro localizzazione, esse sono assolutamente invisibili ad occhio nudo.

Per vedere in modo preciso la grandezza delle adenoidi non esiste altro modo che eseguire una fibrolaringoscopia flessibile. Questo esame consiste nel passare un sottile sondino dotato di telecamera all’interno del naso del bambino. Nonostante sia una procedura del tutto indolore, chiunque abbia un figlio sa quanto una cosa semplice possa diventare rapidamente molto complicata.

La seconda considerazione è che le adenoidi scompaiono autonomamente entro i 12 anni di età. Da questa evidenza nasce la domanda che io rivolgo a voi: vale la pena fare una fibrolaringoscopia flessibile ad un bambino se egli non presenta sintomi tali da consigliare un intervento chirurgico?

Quando eseguire una fibrolaringoscopia

A mio giudizio, la fibrolaringoscopia dovrebbe essere riservata soltanto a casi in cui il quadro clinico complessivo consigli un intervento invasivo sul bambino. L’esame appare certamente indicato anche nel caso in cui il flusso aereo nasale del bambino sia fortemente ridotto.

Quante ore dormire in una notte?

Il “giusto” numero di ore varia nel corso della vita

Molte persone riferiscono di soffrire di insonnia. Molto spesso, tuttavia, questo dipende da una errata percezione di quante siano le ore di sonno necessarie per la salute. Oltre a questo ricordiamo che, per parlare di insonnia, il soggetto deve riferire disturbi di affaticamento durante il giorno (si consiglia a tal proposito di leggere l’intervista al Dr. Francesco Londrillo).

L’età, come dimostra il grafico qui sotto, è uno dei fattori principali ad incidere sulla durata del sonno. Anche se, come vedremo,  esistono differenze da individuo ad individuo, un bambino di un mese dorme in media 15 ore al giorno (purtroppo senza saper distinguere giorno e notte!!). La media comincia a scendere intorno ai 3 anni di età quando il periodo di sonno diventa 13 ore giornaliere. A 10 anni il bambino dorme circa 10 ore. 16 anni  l’individuo arriva a dormire circa 8 ore giornaliere e questa media di solito si mantiene fino ai 50-60 anni. Dopo i 60 anni, l’individuo medio dorme dalle 5 alle 6 ore. Da queste considerazioni appare evidente che un anziano che si lamenta perché dorme solo 7 ore per notte non deve destare preoccupazioni.

Durata media del sonno in funzione dell’età. Periodo dalla nascita ai 16 anni.

Ma questa regola vale per tutti?

Come spesso accade, quando si parla di medie, occorre considerare che esistono numerose eccezioni. In particolare, esistono numerosi soggetti che necessitano di un minor numero di ore di sonno per mantenersi in salute. Si pensi, ad esempio, a Leonardo da Vinci che – narra la storia – dormiva 3-4 ore a notte senza apprezzabili problemi di salute (almeno nella sfera cognitiva sicuramente..). Questi soggetti vengono definiti “brevi-dormitori” e si distinguono dai soggetti affetti da insonnia proprio per il fatto di non lamentare sintomi diurni. Si tratta di soggetti che, semplicemente, hanno bisogno di un numero inferiore di ore sonno.

Social o Un-Social Network?

La fulminea ascesa dei Social Network

La diffusione dei Social Network è ormai divenuto inarrestabile. Dalla fondazione di Facebook, avvenuta nel 2004, il mondo è cambiato. Altra tappa fondamentale per il cambiamento delle nostre abitudini di vita è stata la nascita di Whattsapp, avvenuta nel 2009.

Dal 2009 ad oggi, le piattaforme social disponibili si sono moltiplicate come funghi. Oggi esistono svariatissime piattaforme che si differenziano per tipologia di interessi degli utenti.

Il mondo in un cellulare

Tutte le piattaforme social hanno una chiara finalità in comune: mettere in contatto utenti con interessi e passioni simili. Mantenere i contatti con persone lontane centinaia di chilometri, una volta rappresentava una impresa quasi impossibile. Scrivevamo lettere che impiegavano una settimana ad arrivare! Vi ricordate le cartoline? I più giovani neppure sapranno di cosa sto parlando. Oggi, invece, io posso scrivere un messaggio o mandare una immagine in pochi secondi e gratis ad un amico in Brasile semplicemente tirando fuori di tasca il mio cellulare. E’ cambiato tutto! Un cambiamento talmente epocale e repentino che le persone più anziane hanno avuto difficoltà ad adattarsi. Ma le persone che sono nate e cresciute con i Social Network disponibili hanno avuto maggior facilità nell’instaurare rapporti di amicizia?

Tempo medio di utilizzo dei Social Network

I dati raccontano che è Facebook il social network col maggior tempo di utilizzo mensile. È sua la permanenza più alta, con 14 ore e 9 minuti per persona al mese. Poi c’è Instagram, utilizzato per 3 ore e 44 minuti (molto di più dello scorso anno), seguito, da Snapchat che, con 2 ore e 28 minuti supera anche YouTube, che viene visto in media per 2 ore e 17 minuti. Twitter tiene legato l’utente medio per circa 1 ora al mese, come lo scorso anno, mentre per Tumblr siamo vicini ai 40 minuti, e per Pinterest ai 28 minuti. Linkedin chiude la classifica con soli 10 minuti di utilizzo medio per persona. Per quanto riguarda Whattsapp, il tempo medio di utilizzo mensile è di 11 ore e 30 minuti. A qualcuno questi tempi potrebbero sembrare non eccessivi ma occorre considerare il fatto che, solitamente, ogni persona è iscritta ad almeno 4 dei Social Network sopra citati.

In cosa consiste l’amicizia?

Essere amici significa mandarsi messaggi e scambiarsi video girati da agenzie pubblicitarie o incontrarsi per mangiare insieme o per giocare a carte? Dalla risposta a questa domanda possiamo stabilire se i Social Network abbiano migliorato o peggiorato i nostri rapporti sociali. Non vi è infatti alcun dubbio che tutti siano molto più informati su cosa facciano i propri amici durante la giornata. Spesso sappiamo perfino cosa mangiano in tempo reale. Ma è ciò che ci serve? Don Milani affermava che l’ascensore sia stato inventato per permettere ad una persona di uscire di casa senza incontrare l’inquilino del piano di sotto. I Social Network sono un altro tipo di ascensore? Io credo che l’amicizia non possa prescindere dalla presenza, a meno di cause di forza maggiore. Credo anche che i cosiddetti Social Network ci stiano facendo dimenticare, a poco a poco, come convivere con le persone nel mondo reale. La conoscenza e l’amicizia sono processi difficili che spesso passano da fasi di contrasto. Nella vita di tutti i giorni non si può scrivere un post ed aspettare che qualcuno commenti. Neppure si può “bannare” una persona perché ci ha pestato un piede. Non sono così ingenuo da pensare che ci si possa mettere in contrasto con “l’evoluzione”. Lo dimostra il fatto che scrivo tutto questo su un Blog.  Ma continuiamo ad alzare gli occhi dal cellulare per guardare chi ci siede accanto!

Impotenza maschile, russamento ed apnee notturne

Impotenza ed apnee notturne: una associazione ormai chiara

L’impotenza maschile può dipendere da numerosi fattori. Le cause possono essere di ordine psicologico o di ordine organico e più squisitamente urologico. Tra le cause meno note del problema, troviamo la presenza di un disturbo respiratorio del sonno come la Sindrome delle Apnee nel Sonno. Questo disturbo è assolutamente più frequente di quanto immagini la popolazione e dovrebbe essere sempre considerato possibile. Si stima infatti che la sindrome possa interessare anche il 15% della popolazione.

Quando sospettare che l’impotenza sia dovuta ad un problema respiratorio?

La Sindrome delle Apnee Notturne, anche se le stime non sono ancora definite, interessa soprattutto soggetti che hanno superato i 30 anni di età. Più frequentemente colpisce soggetti obesi e forti russatori abituali. Appare quindi saggio sottoporre questa tipologia di pazienti ad una polisonnografia per escludere la presenza di apnee notturne. 

Sindrome delle Apnee nel sonno

La polisonnografia (o meglio il monitoraggio cardio-respiratorio) può essere eseguito al proprio domicilio e permette di escludere facilmente una delle possibili cause del problema.

Perché le apnee notturne provocano impotenza?

Anche se il meccanismo specifico non è ancora noto, l’impotenza nei pazienti affetti da apnee notturne sembra essere correlata all’alterazione dei livelli di cortisolo tipica di questi pazienti. I soggetti apnoici hanno, infatti, livelli di cortisolo ematico mediamente più alti dei soggetti normali. Il cortisolo è un ormone che, in un certo senso, contrasta e diminuisce i livelli e l’effetto del testosterone. Dunque, perché non studiare anche questo aspetto?

Quale dovrebbe essere il giusto costo per una visita medica?

Giusto costo: domanda spinosa

Discutere riguardo a quale possa essere il giusto costo per una prestazione medica è un argomento assai spinoso. Ho deciso di affrontare la questione poiché so che interessa molto le persone ed i pazienti. Sono sicuro che il presente articolo solleverà una fiorente discussione. 

Innanzitutto ci tengo a precisare che in questo articolo parleremo solo di prestazioni mediche specialistiche, lasciando da parte le prestazioni di medicina generale. In particolare, essendo io un medico specialista in otorinolaringoiatria, trovo corretto proporre una valutazione che riguardi, appunto, la branca otorinolaringoiatria. Tuttavia, credo che analoghe considerazioni potranno essere traslate ad altre specialità. Voglio inoltre subito avvertirvi che in fondo al presente post non troverete il prezzo che io ritengo giusto per una prestazione. Preferisco che siate voi a stabilire il giusto prezzo.

Quanto incide il tipo di assistenza sanitaria del paese

Non si può iniziare una trattazione di questo tipo senza precisare che il tipo di assistenza sanitaria garantita dallo Stato in cui il paziente risiede incide molto sull’idea di prezzo della prestazione medica.  In un paese come l’Italia in cui, almeno teoricamente, le prestazioni mediche specialistiche sono gratuite o erogate mediante ticket, il paziente si aspetta un costo medio delle prestazioni mediche molto basso. Basti pensare allo stupore che induce eseguire una prestazione medica specialistica negli Stati Uniti per un paziente residente in Italia. E’ assai frequente, infatti, negli Stati Uniti, vedersi recapitare fatture per prestazioni mediche con costi superiori anche di 5 volte quelli che si sosterrebbero in Italia. Analogamente, è facile comprendere come un cittadino abituato ad un sistema assistenziale assicurativo, rimanga stupito di ottenere prestazioni mediche private ad un costo 5 volte inferiore se si reca in un paese UE.

Elementi che incidono sul costo di una visita medica

Veniamo quindi a descrivere quali sono i principali fattori in grado di influenzare il costo di una visita medica. Ecco che, qui di seguito, mi appresto ad elencarne alcuni, sperando di non dimenticarne. Cercherò di eseguire un conteggio per difetto, ovvero considerando per tutte le voci in questione, il minimo possibile.

Formazione del Medico

Per giungere ad essere abilitato alla professione di medico specialista in Otorinolaringoiatria, una persona già diplomata presso un istituto superiore, deve studiare dai 10 agli 11 anni, a seconda dell’Ateneo e del tipo di Ciclo Formativo. Il costo annuale delle tasse universitarie, ovviamente, varia in base al reddito dell’iscritto. Tuttavia, ritengo che una cifra di 1000 Euro l’anno possa essere una media accettabile, forse bassa.  Le tasse sono dovute non solo per i 6 anni di ciclo comune ma anche per la specializzazione, per un totale di 10000-11000 Euro.  A questo aggiungiamo il costo del materiale didattico. Stabilendo una media di 9 materie l’anno ed un costo medio di ciascun libro di testo di 70 Euro, ecco che, solo di libri arriviamo a 3780 Euro complessivi.

Per quanto riguarda la specializzazione, fino al 2006 non era previsto alcun contributo per i medici in formazione. A partire dal 2006 è previsto un contributo mensile di circa 1200 euro per una attività ospedaliera che può arrivare alle 65 ore settimanali. L’attività di specializzazione non conferisce anzianità lavorativa e quindi gli anni di specializzazione non sono validi a fini pensionistici. Un medico veramente studioso esce dalla specializzazione all’età di 29 anni senza neppure un anno di contributi pensionistici.

Obblighi di legge per l’esercizio della Medicina

Per esercitare, il medico deve essere iscritto all’Ordine dei Medici della propria provincia di Residenza. Il costo dell’iscrizione varia da provincia a provincia con una media di 130 Euro annui. A questo si aggiunga il pagamento della quota ENPAM, l’istituto previdenziale dei medici, con 1400 Euro l’anno per gli iscritti oltre i 40 anni. I liberi professionisti dovranno inoltre versare 8800 Euro l’anno allo stesso ente. Obbligatoria per legge anche l’assicurazione professionale con una media di 2000 Euro l’anno per chi non esegue interventi chirurgici e 4000 Euro l’anno per chi li esegue.

Strumentazione medica

Il costo delle apparecchiature mediche varia da specializzazione a specializzazione. Mi limiterò qui a descrivere i principali strumenti necessari all’attività di otorinolaringoiatra per poi fornire alcuni esempi di altre discipline. Il costo per l’attrezzatura di base necessaria per l’esecuzione di una prima visita si potrebbe identificare in 5500 Euro. In questa cifra inseriamo solo l’attrezzatura base ovvero fonte di luce, luce frontale, ferri da visita, aspiratore, sterilizzatrice per ferri chirurgici.  Con una attrezzatura di questo tipo sono possibili, tuttavia, solo diagnosi di base. Tra gli strumenti indispensabili per una visita più accurata troviamo il fibrolaringoscopio (6000-7000 Euro), necessario per la visione endoscopia delle prime vie respiratorie e la colonna endoscopica (17000 Euro), necessaria a mostrare ed archiviare le immagini del paziente in modo da poterle confrontare nel percorso di cura. I prezzi si riferiscono, come detto, ad attrezzature di qualità sufficiente. Per attrezzature di grande qualità il costo può triplicare.

Tutti questi strumenti non permettono però di stabilire la soglia uditiva del paziente. Per farlo occorre un audiometro (6000 Euro) ed un impedenzometro (5000 Euro). Altro strumento utile per una visita approfondita dell’orecchio è un microscopico da orecchio (7000 Euro). La durata di vita media di questi strumenti, al netto di guasti comunque da considerare a parte, è di circa 10 anni. Tutti gli strumenti elettronici devono subire delle verifiche di sicurezza ogni due anni (200 Euro circa a strumento) ed una taratura semestrale della quale è difficile evidenziare i costi. Per fare un confronto con altre specializzazioni mediche, un ecografo base costa circa 40000 Euro.

Costi di base ambulatorio

Ai costi sopracitati aggiungiamo i classici costi sostenuti per mantenere aperto un ambulatorio medico: personale di supporto, luce, gas, affitto ecc. ecc. Aggiungiamo non facilmente precisabili costi di autorizzazione e mantenimento requisiti autorizzativi e di accreditamento.

Contenzioso Medico Legale

Il contenzioso medico-legale tra paziente e medico, negli ultimi 10 anni, ha subito una impennata vertiginosa. Le spese sostenute dalla classe medica per rivalse spesso di dubbia fondatezza, ha raggiunto il massimo storico. Lascio qui solo immaginare la parcella media di un avvocato per seguire un contenzioso in sete civile o penale.

Domanda

Quanto dovrebbe essere secondo voi il costo di una visita medica?

Quante sono le corde vocali

Quante sono le corde vocali? Un dettaglio per niente scontato

Per noi addetti ai lavori la posizione ed il numero delle corde vocali dell’uomo non rappresentano un mistero. Tuttavia è curioso constatare, nella pratica clinica, che molti pazienti non hanno alcuna idea in merito. Una delle domande più frequenti che mi vengono rivolte, infatti, riguarda il numero e la posizione delle corde vocali. E’ curioso constatare come molti pazienti siano convinti che le corde vocali siano numerose. Forse essi immaginano che il nostro sistema vocale assomigli ad uno strumento a corde come una arpa.

Arpa
Molti pazienti immaginano le corde vocali umane come uno strumento.

Sarebbe sicuramente molto poetico se fosse realmente così. Anche se il mestiere dell’otorinolaringoiatra sarebbe ancora più complicato! Immaginiamo cosa significherebbe controllare la salute di tutte queste corde! In realtà, in modo molto meno pittoresco, le corde vocali sono solamente due e si trovano all’interno di uno degli organi più straordinari del nostro organismo: la laringe. Da una rapida ricerca su internet il paziente troverà che esistono due corde vocali vere e due corde vocali false. Tuttavia le corde vocali false, come testimoniato dal nome, in condizioni normali non servono a produrre la voce.

Corde vocali
Una immagine delle nostre corde vocali

Dove sono le corde vocali

Le corde vocali, come accennato, sono situate all’interno della laringe, un organo di una complessità anatomica forse senza uguali. Tale complessità dipende dal fatto che la laringe deve occuparsi di tre elementi fondamentali per la nostra vita: la fonazione, la deglutizione e la respirazione. Un problema a carico della laringe potrà produrre conseguenza a volte catastrofiche per la salute della persona.

Per questo motivo, qualora si riscontri un problema di voce, deglutizione o respirazione, sarà opportuno rivolgersi quanto prima ad uno specialista in otorinolaringoiatria. La raccomandazione vale triplo per i forti fumatori ed i bevitori abituali.