Apnee notturne e ridotta ossigenazione: quali i rischi?

La Sindrome delle apnee notturne è una patologia estremamente diffusa, anche se spesso non tenuta nella giusta considerazione da medici e pazienti. Come già detto in altri Post (“Cosa significa AHI nel referto di una polisonnografia notturna“), la sindrome viene classificata in tre gradi (lieve, media, grave) in base al numero degli episodi di apnea che si verificano in un’ora. Tuttavia, il numero orario di apnee (definito AHI) non è il solo parametro da considerare per stabilire la gravità della patologia. L’eventuale presenza di una riduzione della ossigenazione del sangue durante la notte, è in grado di peggiorare la prognosi della sindrome.

Calo di ossigeno ed apnee notturne. Un fattore di rilievo.
Apnee notturne e riduzione di ossigeno nel sangue: un fattore di rilievo.

I rischi collegati alla ridotta ossigenazione del sangue

Recenti studi hanno dimostrato che il calo ripetuto di ossigeno nel sangue (definito desaturazione), tipico della Sindrome della Apnee notturne, è in grado di favorire lo sviluppo di numerosi disturbi. Addirittura è stato possibile evidenziare come desaturazioni di diversa gravità siano collegate allo sviluppo di particolari quadri patologici.

Desaturazioni del 2% favorirebbero lo sviluppo di diabete (Punjabi, AJRCCM 2009). Cali del 3% sarebbero collegate ad una riduzione in velocità e qualità dei processi cognitivi (Terpening J Alz Dis 2015). Desaturazioni del 4% sarebbero responsabili dell’insorgenza o del peggioramento di ipertensione arteriosa ( Punjabi, AJRCCM 2009).

Inoltre, se l’ossigeno si mantiene al di sotto del 90% per lunghi periodi, aumenta il rischio di trombosi, embolia polmonare e, addirittura, cancro (Alonso-Fernandez, Chest 2016).

Concludendo

Una corretta interpretazione dei risultati della poli(sonno)grafia è fondamentale per stabilire la gravità di una Sindrome delle apnee notturne. Basarsi sul solo numero delle apnee notturne può portare a sottovalutare alcuni aspetti della patologia. Per esempio, sindromi di grado medio potrebbero essere associate a gravi cali di ossigenazione, tali da renderle più preoccupanti di forme definite gravi.

Pubblicato da

Gianni Gitti

Specialista in Otorinolaringoiatria, Medicina del Sonno e Medicina Estetica

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