La selezione del paziente è fondamentale.

    La terapia chirurgica della Sindrome delle Apnee nel Sonno deve essere riservata a casi ben selezionati: i candidati ideali sono rappresentati da soggetti giovani e non troppo in sovrappeso con una malattia di grado medio-grave, ma non gravissima.
    Il trattamento chirurgico può essere suggerito in prima battuta anche a soggetti con forme medio-gravi che per vari motivi non riescono ad utilizzare la CPAP o soggetti con malattia gravissima che non tollerano le alte pressioni necessarie alla CPAP per mantenere le loro vie aeree pervie. Per tutti questi soggetti, un corretto approccio chirurgico può offrie la possibilità di guarire dalla patologia o, quanto meno, di ridurre la gravità del fenomeno, in modo da poter utilizzare altre strategie terapeutiche fino ad allora non possibili. Per tutti gli altri soggetti, a giudizio di chi scrive, appare più saggio lasciare l'approccio chirurgico come ultima opzione.

    E' opinione diffusa, purtroppo non soltanto tra i non addetti ai lavori, che la maggior parte dei problemi di roncopatia ed apnee nel sonno siano provocati da ostruzione nasale. Per questo motivo vengono spesso proposti interventi di settoplastica non associati ad ulteriori accertamenti.In gererale, tuttavia, gli interventi di setto-plastica, da soli, assai raramente sono in grado di risolvere il problema. Questo tipo di interventi possono essere sicuramente utili in caso di mancata compliance al trattamento con CPAP: in soggetti con marcata devizione del setto nasale, infatti, può essere difficile utilizzare la mascherina da CPAP a causa delle alte resistenze nasali al flusso.

    Il discorso cambia in modo decisivo se alla settoplastica si associa un intervento condotto su palato e tonsille. La datata tecnica dell'uvulopalatoplastica classica sta via via venendo sostituita da un nuovo approccio più conservativo rappresentato dalla faringoplastica laterale e da tutte le sue versioni modificate. I primi dati illustrano che la nuova tecnica offre migliori garanzie di successo con un approvvio più conservativo che non prevede la rimozione dell'ugola e garantisce minori complicanze.

    Il tipo di intervento chirurgico da proporre al paziente varia sostanzialmente a seconda dell'esito della polisonnografia e delle caratteristiche fisiche ed anatomiche del paziente.
Non esiste un trattamento standard per tutti i soggetti affetti da OSAS.

Fondamentale, nei soggetti con OSAS, associare agli interventi sopradescritti la rimozione delle tonsille (se ancora presenti) senza la quale i risultati sono molto ridotti.

Per le forme più gravi si ricorre spesso ad interventi più complessi come quelli eseguiti sulla base della lingua mediante chirurgia robotica o come l'avanzamento bimascellare eseguito dai chirurghi maxillo-facciali In generale, vista la complessità dell'approccio terapeutico, anche per il trattamento chirurgico è opportuno rivolgersi a centri con provata esperienza in materia di disturbi respiratori del sonno.

Pagina a cura del Dr. Gianni Gitti