Di cosa si tratta e quando è indicato?

    Un impianto cocleare è un dispositivo medico/chirurgico che trasmette informazioni sonore al nervo acustico attraverso un elettrodo impiantato. A differenza delle protesi acustiche convenzionali, che amplificano i suoni favorendo la funzionalità cocleare residua, l'impianto cocleare rappresenta un sofisticato sistema elettronico formulato per sostituire completamente la coclea e stimolare il nervo acustico: questa affermazione, se da un lato offre la speranza di "sostituire" una coclea mal funzionante dall'altro deve anche far riflettere sulle possibili conseguenza di un fallimento chirurgico che porterebbe alla totale ed irreversibile perdita anche della seppur scarsa funzionalità della coclea malata.
    Si tratta di un dispositivo che viene impiantato mediante intervento chirurgico in anestesia generale nell'orecchio medio del paziente ipoacusico.Gli impianti cocleari sono composti da due parti: una parte esterna alloggiata dietro il padiglione auricolare ed una parte interna sottocutanea situata sotto il cuoi capelluto. La parte esterna converte il suono in un segnale elettrico che viene trasmesso al ricevitore impiantato a livello della mastoide. Il ricevitore è collegato ad un elettrodo impiantato nella coclea.
    L'impianto coleare, se utilizzato in soggetti ben selezionati, è in grado di ripristinare una buona condizione uditiva e di favorire lo sviluppo del linguaggio. L'utilizzo degli impianti cocleari mutichannel nell'adulto è stato approvato nel 1985; nei bambini nel 1990. Gli impianti multicanale hanno rimpiazzato la precedente generazione a singolo elettrodo.

    Il candidato ideale per un impianto cocleare è rappresentato da un individuo con una ipoacusia neurosensoriale grave/profonda bilaterale che non riesca a trarre beneficio dall'utilizzo delle tradizionali protesi acustiche.
    In ogni caso è sempre indispensabile una valutazione del candidato da parte di un team multi-disciplinare: occorre una attenta valutazione del quadro audiologico, una valutazione chirurgica da parte dell'operatore ed una valutazione logopedica da parte del logopedista.

Esistono due tipi di complicanze dopo intervento di impianto cocleare: complicanze chirurgiche (relativamente rare) e complicanze cliniche. Tra le complicanze chirurgiche maggiori ricordiamo la paralisi del nervo faciale, la necrosi del lembo cutaneo che ricopre l'impianto, l'estrusione dell'impianto stesso, lo sviluppo di una meningite e di fistole liquorali. Molte di queste evenienze determinano la necessità di una revisione chirurgica con un nuovo intervento. Tra le complicanze cliniche a breve e lungo termine ricordiamo il malfunzionamento o rottura dell'impianto cocleare e la meningite (con alcuni casi mortali).

Tutti i candidati all'impianto, sia adulti che bambini, devono essere incoraggiati a sottoporsi ad un periodo adeguato di utilizzo delle protesi tradizionali per valutare se esse siano sufficienti a garantire uno standard uditivo tale da permettere un corretto sviluppo psico-sociale. Il tentativo di protesizzazione tradizionale è un passaggio che non può mai essere saltato prima di pensare ad un impianto cocleare a meno che non vi sia un concreto rischio di ossificazione progressiva della coclea, evenienza che renderebbe impossibile l'intervento in caso di attesa. L'utilizzo dell'impianto cocleare, seguito da un intenso e prolungato programma di riabilitazione logopedica può, in casi ben selezionati, permettere lo sviluppo del linguaggio anche in bambini ipoacusici che non hanno beneficio dall'utilizzo delle protesi tradiionali.

Negli Stati Uniti la Food and Drug Amministration (FDA) ha approvato l'utilizzo degli impianti cocleari in bambini con sordità profonda bilaterale di età superiore ad 1 anno). E' importante sottolineare che l'impianto cocleare non rappresenta la panacea di tutti i disturbi uditivi e che il bambino non esce di sala operatoria parlando e udendo. Anche nei casi correttamente selezionati i risultati si possono apprezzare soltanto dopo un lungo training logopedico che permetta al bambino di sfruttare le nuove afferenze uditive.

Pagina a cura del Dr. Gianni Gitti