I CARE

Rivista Trimestrale di Fisiopatologia della Comunicazione

Fondata nel 1976, la rivista I CARE, nonostante la sempre minore diffusione dei periodici cartacei dovuta alla diffusione di internet, rimane una delle riviste di fisiopatologia della comunicazione più diffuse in Italia. All'atto della Fondazione, nel 1976, per spiegare l'origine del nome, il Direttore Giuseppe Gitti affermava: "Il motto, caro anche a Don Milani significa letteralmente "mi è caro, mi interesso"; l'abbiamo scelto per significare la volontà di interessarci attivamente di tutti coloro che si trovano in una situazione di svantaggio in rapporto ad un concetto di normalità che la società ha egoisticamente stabilito secondo il grado di produttività e di adattamento ai suoi modelli. Fino a qualche tempo fa tali soggetti venivano addirittura identificati con la loro minorazione, venivano accettati ed aiutati con falsi ed ingiusti pietismi e non accolti con semplicità e naturalezza come cittadini aventi gli stessi diritti degli altri. Per anni la società ha affidato ad Enti e Istituzioni il compito di educarli in strutture settorialmente specializzate e chiuse. Era, cosi, difficile giungere ad una conoscenza approfondita e diretta di questi soggetti che, non avendo modo di estrinsecare le loro capacità potenziali, vedevano risolto solo apparentemente il loro problema. A noi non sembra giusto parlare, come oggi solitamente avviene, di inserimento in quanto tale termine implica almeno un momento di emarginazione, preferiamo occuparci di come sia possibile lasciare ogni bambino nella propria famiglia e nel proprio ambiente, tenendo tuttavia ben presenti le diverse problematiche legate alle diverse cause del disturbo e quindi la necessità di un intervento interdisciplinare e di un aiuto qualificato e concreto ai genitori e agli insegnanti. I CARE si propone di raccogliere le acquisizioni scientifiche, cliniche e neuropsicologiche di tutti gli specialisti che si occupano di coloro che presentano difficoltà nell'acquisizione spontanea e corretta del linguaggio, di discutere le linee seguite e programmare quelle da seguire perla creazione di servizi idonei per la prevenzione, la diagnosi la terapia e la preparazione del personale. Ci auguriamo che la discussione ed il confronto delle acquisizioni delle proposte e delle esperienze possano portare un contributo affinché queste persone possano vivere con gli altri e come gli altri e ciò sarà possibile solo ed esclusivamente se saranno tenuti presenti tutti i processi evolutivi che interessano l'organizzazione dell'io e la sua partecipazione e solo se saranno precisati i meccanismi deficitari. e le strategie operative di compenso. I CARE è dedicato a tutti genitori studiosi operatori e politici e pertanto a tutti rivolgiamo un caloroso invito a portare il loro contributo; a tutti assicuriamo ampio spazio su queste colonne: l'eterogeneità degli argomenti e delle opinioni non potrà che essere costruttiva in quanto tutti certamente saremo uniti da un solo ideale: I CARE"

Sommari dei precedenti numeri

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Saranno accettati articoli originali su argomenti medici, pedagogici, sociali e psicologici, riguardanti la prevenzione, la diagnosi, la cura, la riabilitazione e l'educazione di soggetti comunque disturbati nella comunicazione. Gli articoli dovranno essere inviati tramite posta elettronica o posta ordinaria alla Direzione della Rivista che si riserva di pubblicarli o meno. Scritti, fotografie, disegni e tabelle pubblicate sono di proprietà esclusiva e riservata della Rivista. l manoscritti non pubblicati non vengono restituiti. Vengono accettati anche articoli in lingua straniera, le spese per la traduzione verranno addebitate all'Autore. Gli Autori degli articoli pubblicati si impegnano ad abbonarsi alla Rivista per l'anno di pubblicazione dell'articolo. Per informazioni: i.care@libero.it
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Dopo 30 anni di attività il Direttore scriveva: "Non posso negare di essere molto emozionato e commosso … sono assalito da un insieme caotico di sentimenti che sicuramente non riuscirò a tradurre in parole. E allora, prima di tutto, grazie a tutti. Grazie, in particolare, al presidente della SDS dr. G. Cioni e al Direttore dr. F. Focardi che hanno promosso questa manifestazione e questo convegno in occasione del 30° della rivista I CARE.Grazie all'Assessore Dr.ssa Lastri che ha realizzato moltissimi progetti per l'integrazione sociale e per il miglioramento dell'assistenza educativa dei bambini e dei giovani in difficoltà. Grazie al prof. Gensini Preside della Facoltà di medicina con la quale ininterrottamente da 29 anni ho il piacere e l'onore di collaborare in qualità di professore a contratto Grazie a Don Alfredo Iacopozzi rappresentante della Curia .. i nostri ragazzi ricordano con piacere l'incontro con Monsignor Magnano e il Cardinale Piovanelli presso il nostro Centro Grazie all'Ing. Marroni Direttore della ASL 10 e al Dr. Guidi in rappresentanza dell?Ass: E. Rossi …. con i servizi da voi diretti riusciamo sempre a trovare la soluzione migliore ai problemi che via via si presentano. Grazie agli amici Prof. Levi e Prof Schindler, grazie al Prof. De Mauro e grazie a tutti i relatori che con la loro autorevole partecipazione onorano questa manifestazione e questo convegno. Colgo l'occasione per ringraziare tutte le Istituzioni fiorentine, l'Università, la Regione , la Provincia , la ASL , il Comune, il Provveditorato che in modi e in tempi diversi ci hanno consentito di portare avanti, gia dalla fine degli anni 60 e sempre in stretta e indispensabile collaborazione con i servizi sanitari, scolastici e sociali pubblici, una piccola, ma credo significativa esperienza continua e sistematica di diagnosi e riabilitazione dei soggetti con disturbi della comunicazione verbale e, in particolare dei bambini sordi.Vedo in sala tanti amici e tante persone che conosco, vedo gli amici congolesi con i quali cerco di costruire in Congo una struttura per i bambini sordi, vedo i miei più stretti collaboratori che a Natale mi hanno regalato la statuetta del nano brontolo perché, maldicenti, dicono che non sono mai contento di nulla ringrazio davvero tutti…. debbo dire che io sono stato e sono molto fortunato.. ho incontrato e incontro persone che mi danno sempre molto di più di quanto io dia o possa loro dare.. grazie davvero.. a tutti. Dopo i ringraziamenti , dopo i sentiti ringraziamenti… sarò breve. Non vi parlerò dell'eventuale valore culturale e scientifico di I CARE.. sicuramente non sarei obbiettivo… lascio volentieri la parola al prof. Levi e al prof. Scindler, se lo sciopero dei treni gli consentiranno di essere presente. Non vi parlerò di Don Milani, anche perché dopo le parole di Don Iacopozzi cosa potrei dire e poi perché, come succede per tutti i grandi uomini, non solo ognuno ha il “suo” Don Milani, ma perché sociologi, pedagogisti, politici, linguisti, insegnanti,religiosi, giornalisti ne hanno autorevolmente e abbondantemente parlato e scritto, certamente io non saprei aggiungere nulla di nuovo. Voglio solo dire che per quanto mi riguarda io ero e sono affascinato non tanto e non solo per quello che diceva Don Milani, ma perché faceva e, soprattutto, faceva quello che diceva… …era molto coerente e la coerenza non è mai stata e non è una virtù molto praticata. Ero affascinato perché non occupava il suo tempo a progettare, a creare i presupposti per , a programmare, a elencare le cose che si sarebbero dovute fare, non si limitava a protestare, a provocare e a proporre,ma, pur in situazioni impossibili, agiva mettendo al centro della suo interesse l'Uomo e cercando di dargli lo strumento fondamentale per la sua libertà culturale ed economica: la lingua. ….dell'importanza della lingua ve ne parlerà in modo autorevolissimo il Prof. De Mauro. Perché I CARE ? Per me orgoglioso e testardo contadino dell'alto mugello che aveva conosciuto tutte le povertà, per me che mi ero occupato fin da quando avevo 17 anni di sordi, anzi di sordomuti e che conoscevo il dramma di coloro che non potevano usare la lingua di tutti, per me che avevo avuto la fortuna di frequentare Barbiana e di prendere atto di quanto fosse impegnativo, ma anche entusiasmante e tra virgolette “redditizio” mettere al centro di tutto l'uomo/il bambino, per me che avevo preso atto che I CARE non era solo un cartello attaccato al muro, ma un modo, anzi il modo di vivere i rapporti individuali e collettivi, …era inevitabile, quando decisi di fondare una rivista, che mi venisse in mente I CARE e di volere una copertina che esprimesse lo stesso concetto: ogni persona con un qualsiasi problema (la palla rossa scottante, ma ricca di potenzialità) deve essere accolta da tutti (i due "contenitori" di diverso colore, ma assolutamente uguali) perché combattere l'emarginazione è un dovere di ogni uomo e di ogni società civile. Mettere al centro di tutto la persona… ormai tutti lo dicono, tutti lo diciamo, è diventato un luogo comune, una affermazione banale, scontata ed invece non è così. Non è così in tutti i settori, e, quindi, neppure nel nostro…. se fosse tenuta presente la persona dovremmo “ripensare” a livello diagnostico, riabilitativo, educativo ed organizzativo: protocolli troppo spesso pianificati per quantità e qualità sul deficit e non sulla persona con quel deficit che, isolato, esiste solo sui libri, protocolli che molto spesso, gerarchizzati e praticati in modo stereotipato, sono poco funzionali alla complessità dei problemi sempre diversi da affrontare e,forse,inprospettiva, anche poco funzionali alla diffusa volontà e necessità di risparmio... Don Milani diceva “non è giusto dare parti uguali a persone diverse”. Come sempre all'inizio di tutte le mie innumerevoli iniziative, le difficoltà furono molte non solo per i consueti problemi economici e per la mia assoluta mancanza di esperienza, ma anche perché proponevo una rivista che già nella forma si presentava alternativa a cominciare dal nome. A quel tempo quasi tutte le riviste scientifiche o che si occupavano di handicap facevano riferimento o alla patologia trattata o alla Associazione che si occupava di quella patologia…. I CARE mi piaceva perché si occupava, voleva occuparsi prima di tutto…. della persona!! L' esordio non fu incoraggiante... alcuni importanti personaggi ai quali feci presente la mia iniziativa, mi risposero senza tanti giri di parole che sarebbe presto diventata un ... bollettino! Non andò molto meglio quando durante un congresso a Roma ne offrii una copia a tutti i partecipanti ... fu subito definita ironicamente per i colori della copertina (bianco, rosso e nero) la rivista del .. caffè paulista!! Ma non mi persi d' animo grazie anche a due persone: Fioretta Mazzei e Fabio Giaccai che voglio ricordare con affetto e gratitudine in quanto ebbero coraggio “aprendo” con la loro firma il primo numero. Erano tempi molto difficili in tutti i sensi, ma non ho mai pensato di abbandonare... d' altra parte ero già abituato alle situazioni difficili, nel 1969 avevo fondato il C.R.O. un centro privato che aveva per obbiettivo la deistituzionalizzazione e l' integrazione dei bambini con handicap nella scuola di tutti ed inoltre avevo la certezza che i principali obbiettivi che mi ero posto con I CARE fossero validi: portare al centro del dibattito la persona con handicap, sperimentare modelli organizzativi adeguati, fare formazione, suscitare il dibattito presentando articoli originali anche "scomodi", "aprire" la rivista a tutti gli interessati. Debbo dire che al di là delle mie speranze in poco tempo I CARE ottenne notevoli consensi, tanto che, dopo pochissimo tempo, il problema non era più quello di "trovare" articoli, ma quello di scegliere i più interessanti. Oggi, con grande soddisfazione, posso affermare che negli oltre 120 numeri (mai un numero doppio!), sulle oltre 4500 pagine e negli oltre 800 articoli hanno scritto i più importanti autori italiani e molti stranieri tanto che la collezione di I CARE rappresenta sicuramente, non so se uno dei migliori, ma sicuramente uno dei più completi trattati di fisiopatologia della comunicazione. Già da molti anni I CARE pur non essendo distribuita in libreria è, forse, la rivista del settore più letta in Italia. Evidentemente il "taglio" della rivista che in tutti questi anni non è assolutamente cambiato interessa ai Lettori e convince anche il mondo scientifico nonostante che non abbia mai nominato nè un comitato scientifico, nè un comitato editoriale o di redazione. I CARE "vive" benissimo in tutti i sensi, anche economicamente, nonostante non abbia mai avuto nessuna sovvenzione, nonostante che non abbia, per una mia scelta ben precisa, neppure mezza pagina di pubblicità, nonostante che le 4 pagine interne di informazione non siano numerate e, quindi, "estraibili", nonostante che nessun compenso sia stato mai richiesto agli Autori e nonostante che l'abbonamento (da 4 anni e anche per il 2006 fermo a 26 euro ) sia, sicuramente, fra i più bassi tra tutte le riviste del settore. In questi 25-30 anni ho visto nascere e (purtroppo) morire tantissime riviste ….. I CARE ormai da 30 anni "vive" e “vive”bene. Perchè? I motivi possono essere tanti, ma io credo che la risposta sia da ricercare in quello che scrivevo nella presentazione della rivista nel 1976: " I CARE è dedicato a tutti, genitori, studiosi, operatori e politici e pertanto a tutti rivolgiamo un caloroso invito a portare il loro contributo; a tutti assicuriamo ampio spazio su queste colonne: l' eterogeneità degli argomenti e delle opinioni non potrà che essere costruttiva in quanto tutti,certamente, saremo uniti da un solo ideale: I CARE." Evidentemente dal più famoso dei Cattedratici al più giovane dei Lettori hanno percepito e condiviso la serietà della proposta. Grazie"

Nel corso degli anni diversi Autori hanno voluto esprimere il loro apprezzamento per l'attività della rivista:

"Seguo, assieme con i ricercatori del nostro Istituto, la rivista I CARE, dalla sua fondazione, collaborandovi attivamente. Penso che questa rivista si sia guadagnata, con intelligenza, un suo spazio preciso, in Italia, fra i Riabilitatori e i Terapisti dei disturbi del linguaggio e dell' apprendimento. Il merito di I CARE è quello di una rivista da battaglia: scegliere gli argomenti spinosi, le questioni di cui si preferisce non parlare, toccare i difficili rapporti fra tecnica e terapia, fra diagnosi e prevenzione. In questa cornice I CARE ha svolto una funzione insostituibile: ha indicato molti temi emergenti, molte volte prima che diventassero di moda; ha contribuito ad educare i suoi Lettori a ad affrontare ogni problema clinico in una prospettiva più ampia; ha contribuito ad educare i suoi stessi collaboratori. Forse quest' ultimo punto è quello più qualificante: se si scorrono le annate di I CARE si può vedere come siano via via scomparse tante ingenue speranze tecnicistiche ed alcune proposte generose ma velleitarie. E' per me un piacere aver partecipato, dando il mio contributo che spero utile, a questa bella avventura. Spero che quando faremo il prossimo bilancio, potremo valutare nuovi successi: questo augurio è, certo, un impegno a continuare un discorso concreto e interdisciplinare."

Prof. Gabriel Levi - Titolare della Cattedra di Neuropsichiatria Infantile Università di Roma

"In un periodo di "appiattimento" come l' attuale, l' entusiasmo, la perseveranza e lo spirito di iniziativa ,sono più che mai virtù rare. Queste virtù Giuseppe Gitti le ha dimostrate quando si è fatto promotore della rivista I CARE e quando soprattutto negli anni successivi l' ha diffusa e potenziata. A Lui questo riconoscimento è doveroso come è doveroso l' augurio più vivo."

Prof. Massimo Del Bo - Direttore Istituto di Audiologia Università di Milano

"La diffusione che I CARE ha raggiunto con il passare degli anni e la qualità dei lavori in essa pubblicati rendono merito a Giuseppe Gitti dell' impegno e della serietà con cui Egli ha affrontato la realizzazione di questa rivista e alla sua costante e attenta preoccupazione che I CARE potesse sempre più meritare l' attenzione dei lettori e degli Autori che vi trovano ospitalità. Al di là di ogni elogio, quindi, è il frutto del lavoro compiuto che ripaga colui che così sapientemente si è prodigato."

Prof. Ettore Alajmo - Direttore Istituto di Clinica Otorinolaringoiatrica - Università di Firenze.

"Confesso che, quando dieci anni fa, Gitti mi mise al corrente del suo proposito di fondare una rivista che trattasse unicamente di problemi di Audiologia e Logopedia rimasi molto perplesso e non gli esternai tutto il mio scetticismo solo per non raffreddare il suo grande entusiasmo. La rivista vide la luce ed ha seguitato ad uscire regolarmente inserendosi degnamente fra le migliori del suo campo. Il merito di questa riuscita va attribuito interamente a Gitti, al suo entusiasmo e alla sua tenacia."

Prof. Fabio Giaccai - Direttore Cattedra di Audiologia Università di Firenze

"A 25 anni dalla fondazione non è difficile dire bene di I CARE, non certamente in termini di certificazione laudativa. La validazione di 5 lustri dice che: a) E' la rivista di fisiopatologia della comunicazione umana nettamente la più diffusa in Italia (quella che immediatamente segue ha la tiratura di un terzo) in rapporto alla contemporanea scomparsa di altre, talora organo ufficiale di associazioni del settore; b) E' la rivista di riferimento per gli Operatori interessati a questo comparto di fatti, accadimenti e problemi, prevalentemente logopedisti, ma anche educatori, insegnanti, riabilitatori di ogni genere; c) Ha preso in considerazione con la più grande sistematicità tutti i differenti aspetti del settore, al punto che la sua collezione rappresenta il più completo trattato; d) Ha saputo cogliere in tempo, talora con grande anticipo, tutte le novità e le modificazioni di opinioni, proposte e attuazioni; e) Ha sempre avuto spirito internazionale, mondiale, sia pubblicando articoli originali dei più noti e/o significativi studiosi sul piano planetario, sia traducendo su ogni numero contributi stranieri di riferimento; f) Ha avuto stabilità nel tempo. Non potrei pensare per il prossimo futuro ad una iniziativa editoriale di pari livello ed auspico la continuazione a tempo indeterminato della pubblicazione. E' possibile pensare per l' avvenire ad una elaborazione del materiale pubblicato (cosa già anche sperimentata con un volume di florilegio settoriale),ad una diversificazione informatica. Per queste nozze d' argento non rimane che confermare stima e amicizia per Beppe Gitti nonchè presa d' atto (ed ammirazione?) per la sua cocciutaggine da contadino."

Prof. Oscar Schindler - Cattedra di audiologia Università di Torino

"A proposito di handicap, uno dei bisogni maggiormente sentiti riguarda il confronto permanente, il continuo scambio di studi ed esperienze, la necessità di ascoltare gli altri, quale che sia il campo disciplinare in cui si colloca l' ascoltatore. E' in questo senso che valuto di grande utilità I CARE: è una rivista attiva nella valorizzazione dello scambio multidisciplinare fra diversi professionisti e ricercatori. Personalmente apprezzo molto il fatto che la selezione sia operata sul livello qualitativo e non sull' indirizzo metodologico o ideologico. Credo che lo "sfondo" in cui un individuo handicappato può avere maggiori vantaggi ed essere aiutato a vivere meglio sia non tanto quello della qualità tecnica in sè quanto quello della qualità dialogica. Ci sono segnali francamente preoccupanti sul piano mondiale e per questo basti pensare alla crisi dell' Unesco, alla difficoltà che la partecipazione si trova ad affrontare. I segni positivi sono costituiti dalla presenza e dalla sostanziale "tenuta" di strumenti di incontro, al di là delle mode e delle suggestioni momentanee. Insisto sul fatto che lo specifico da cui I CARE è partito (la rieducazione ortofonica) poteva confinare la rivista in un tecnicismo un po' neutro. Questo non è avvenuto e la qualità della rivista sta nel fatto che è tecnica in un modello cooperativo."

Prof. Andrea Canevaro - Ordinario di Pedagogia Speciale Università di Bologna

"Considero la rivista I CARE una delle più serie nel campo della patologia del linguaggio. In ogni numero si trovano articoli che approfondiscono i vari aspetti dei disturbi del linguaggio alla luce dei più moderni indirizzi."

Adriana De Filippis - Capo Terapista della Riabilitazione Ist. di Audiologia Università di Milano

"I CARE. Un nome per una rivista indubbiamente inconsueto e forse difficilmente comprensibile. Al motto fascista "me ne frego" le truppe d' assalto alleate contrapponevano quello di "i care", che può essere tradotto "io me ne preoccupo". E la rivista I CARE vuole proprio preoccuparsi di tutti i problemi inerenti la comunicazione, coinvolgendo gli studiosi delle varie discipline che operano in tale settore. Esistono molte pubblicazioni che trattano dei disturbi della voce, delle alterazioni della parola, delle afasie, della sordità , ecc., ma difficilmente il problema della comunicazione interpersonale viene affrontato globalmente, mancando spesso da parte degli studiosi delle varie discipline la capacità di inquadrare in una visione unitaria tutte le problematiche delle patologie dei vari organi correlate con le turbe della comunicazione stesse. La rivista I CARE, che il Prof. Gitti ha fondato e sostenuto con lodevole impegno, intende appunto portare a conoscenza di tutti coloro che si interessano di questo argomento le diverse acquisizioni nei diversi settori, consentendo loro di avere, quindi, un' idea più precisa non solo delle differenti problematiche e delle relative soluzioni, ma anche dell' interesse e delle ripercussioni che le varie patologie della comunicazione hanno sul piano sociale. Lo sforzo del Prof. Gitti credo, quindi, che vada incoraggiato e sostenuto. Personalmente auguro il miglior successo alla rivista I CARE perchè ritengo che tutti, dagli specialisti ai docenti delle scuole, dai sanitari ai riabilitatori della voce, dai sociologi agli stessi politici debbano prendere coscienza dei problemi della comunicazione in quanto essa sta alla base dei rapporti fra gli uomini e costituisce il fondamento di ogni società."

Prof. Giovanni Motta - Direttore Clinica O.R.L. Università di Napoli

"Chi legge con regolarità la rivista I CARE sa di poter contare su un costante "vivaio" di nuove idee sulle problematiche più sentite e sugli orientamenti più attuali. Desidero complimentarmi con il Direttore per la serietà e l' assoluta imparzialità dimostrate nella scelta dei lavori."

Dott.ssa Paola Cadonici - Pedagogista Logopedista.

"Abbiamo seguito con i miei collaboratori del gruppo H del Provveditorato di Roma gli sforzi e i lavori che la rivista I CARE ha fatto negli ultimi anni. Possiamo dire con simpatia e convinzione, che questa rivista può essere letta da due punti di vista: dal logoterapista che affronta il disagio scolastico con i suoi strumenti tecnici e dall' insegnante che incontra il bambino portatore di handicap nella realtà della sua classe e del suo percorso pedagogico. Questo incontro è fruttifero, perchè stimola immediatamente ad un confronto e ad uno scambio. Siamo certi che I CARE sarà utile palestra per questa nuova linea di lavoro e che, in tutti i suoi programmi, raccoglierà nuovi consensi e nuovi ascolti".

Prof. Giovanni Grande - Provveditore agli Studi di Roma

"Gentile Direttore, come insegnanti siamo costantemente alla ricerca di strumenti formativi che ci permettano di rispondere in modo coerente ed approfondito ai bisogni che i singoli alunni ci pongono. Nella rivista da Lei diretta abbiamo trovato alcune occasioni per soddisfare questa esigenza di ricerca e di confronto: accanto ad elaborati con una impostazione squisitamente specialistica abbiamo trovato esperienze e proposte operative; queste ci hanno incoraggiato a continuare nella nostra ricerca di spazi e occasioni qualificati in cui concretizzare un bisogno che da tempo avvertiamo come urgente: quello di collaborare con operatori diversi da noi e strutture diverse dalla nostra per perseguire il comune obiettivo del recupero e dell' integrazione di bambini portatori di handicap . La rivista I CARE si occupa di bambini con disturbi di linguaggio, bambini coi quali noi insegnanti spesso ci troviamo ad operare mettendo in atto competenze e conoscenze il più possibile adeguate ai loro bisogni ed ai nostri compiti. Tuttavia per garantire l' integrazione di bambini portatori di handicap sentiamo la necessità di cercare e di realizzare "l' integrazione" tra noi insegnanti e Voi rieducatori, pur salvando la diversità di ruoli e competenze; questa diversità desidereremmo diventasse una importante occasione di reciproco arricchimemento umano e professionale".

Giuseppina Morotti, Elena Pezzoli - Insegnanti elementari Chiusdino Bergamo

"Da quando ho avuto modo di conoscere la rivista I CARE la ho apprezzata, per essere uno strumento di conoscenze scientifiche sui problemi dei portatori di handicaps sensoriali. L' ho particolarmente apprezzata perchè tende a superare qualsiasi settorialismo, così frequente nella cultura e quindi nella editoria italiana, settorialismo non di rado giustificate con pretese diversità oggettive. La rivista, a me pare, ha accolto interventi e contributi indipendentemente dalle correnti ed ideologie che sottendevano, accomunate dall' obbiettivo di chiarire in tutti i suoi aspetti il concetto di "integrazione" dei portatori di handicaps: nelle indicazioni tecniche, sociali e psicologiche ed in relazione ai contesti più vari: famiglia, scuola, collocamento lavorativo."

Prof. Antonio Quatraro - U.I.C. Firenze

"Un decennio di conoscenze di I CARE e per molte logopediste italiane, una crescita con la rivista, hanno permesso di apprezzare una pubblicistica decisamente nostra. E' stato offerto via via un contesto culturale in parte di base, in parte specifico del campo foniatrico e logopedico ed in parte multidisciplinare. D' altro canto i contenuti della pubblicazione hanno consentito a figure che svolgono un lavoro parallelo al nostro: insegnanti, educatori, pedagogisti, insegnanti di sostegno, terapisti della riabilitazione, di avvicinarsi a tematiche in erenti la comunicazione ed il linguaggio, in termini diversi da quelli caratteristici delle singole professionalità . Un riconoscimento del tutto particolare va dato al suo Direttore che ha permesso ai logopedisti di esporre le proprie esperienze e le proprie visioni in merito agli argomenti più vari: culturali, scientifici e non ultimi professionali, senza dover sottostare alle limitazioni che quasi tutte le altre testate pongono ai non laureati. Peraltro questa apertura di tribuna non è certo stata indiscriminata o generica, si è anzi rivelata selettiva al punto di costituire una misura di quanto può essere considerato valido e di nuova introduzione in campo riabilitativo e logopedico. I logopedisti aspettano quindi da I CARE ancora molti nuovi spunti e la c ontinuazione del ricco dibattito culturale che lo ho contraddistinto finora."

Dott.ssa Irene Vernero - Pedagogista Logopedista - Torino

"Chi opera in scuola materna e desidera servirsi di uno strumento informativo valido, ma nello stesso tempo non solo specialistico trova a fatica del materiale. Credo che questa rivista possa almeno in parte colmare questo vuoto."

Ivana Mondelli - Insegnante Scuola Materna - Fidenza