Un sintomo misterioso ma da non trascurare.

    Senti un rumore nell'orecchio che non ti abbandona mai o che ti perseguita durante la notte? Ebbene, hai un acufene. Potrei scrivere un libro sui diversi modi con cui i pazienti mi descrivono i rumori che avvertono. Si tratta di un problema molto frequente a cui però troppo spesso anche gli specialisti non danno il giusto peso.
    A giudizio di chi scrive, liquidare il paziente semplicemente dicendo che non c'è niente da fare non è un atteggiamento corretto. Anche se è vero che spesso la terapia degli acufeni non ottiene i risultati sperati, prima di "abbandonare il paziente a se stesso" è opportuno escludere la presenza di tutte quelle patologie potenzialmente implicate nell'insorgenza del rumore.
    Il paziente dovrà essere sottoposto a tutti gli accertamenti necessari ad escludere la presenza di patologie di rilievo ed alla fine dell'iter, qualora non si dovesse riscontrare niente di notevole, dovrà essere rassicurato sulla natura "benevola" del suo disturbo. Non è infrequente, infatti, che i pazienti attribuiscano il fenomeno acufene alla presenza di malattie gravi non meglio precisate: sapere che tutti gli accertamenti sono negativi, nella nostra esperienza, aiuta la persona a vivere meglio il problema.

    Per acufene si intende la percezione di un rumore in ambiente perfettamente silenzioso. Solitamente il rumore è udibile soltanto dal paziente.
    In realtà esistono rare forme di acufene oggettivo, in cui il suono può essere avvertito anche dall’esaminatore.
    Le cause scatenanti l'acufene ad oggi restano spesso ignote, anche se il disturbo sembra poter essere provocato da lesioni a carico dell’orecchio esterno, medio o interno provocate da diversi fattori (tra cui forse farmaci). Anche danni a carico del nervo VIII e del sistema nervoso centrale potrebbero avere un ruolo importante nella genesi del disturbo.

Occorre anche sottolienare che circa il 50% dei pazienti con acufene soffre di depressione e che questa risulta presente in forma grave nel 10% di questi ultimi. Si pensa che in alcuni casi sia l’acufene a condurre a depressione il paziente ma, in altri casi, l’acufene potrebbe essere esso stesso parte dei sintomi della depressione.L’acufene può condurre a disturbi di ansia ed insonnia anche gravi.

Come già accennato, si distinguono acufeni oggettivi e soggettivi.

    Si definisce acufene oggettivo un rumore che può essere udito anche dall’esaminatore con il posizionamento di uno stetoscopio sul canale uditivo esterno. Un rumore soffiante, sincrono con la respirazione, può essere provocato da una disfunzione tubarica; questo tipo di rumore è particolarmente frequente dopo un importante calo di peso o dopo una malattia fortemente debilitante. Un rumore udibile, a click, che duri alcuni secondi o minuti può essere attribuito alla contrazione dei muscoli del palato molle. Un rumore pulsante, sincrono con i battiti del cuore, può essere attribuito alla circolazione rumorosa in un vaso vicino all’orecchio oppure a una malformazione vascolare a carico del distretto testa-collo (molto raramente: aneurisma, malformazione artero-venosa).
    Un acufene soggettivo si ha quando il rumore è udito soltanto dal paziente. Può essere dovuto a lesioni periferiche e centrali. L’acufene tipico della malattia di Meniére si caratterizza per un abbassamento della sua frequenza poco prima della comparsa degli attacchi vertiginosi per poi concedere un momento di riposo dopo gli episodi. L’acufene tipico dell’otosclerosi è solitamente continuo e a bassa frequenza, ma a volte può essere pulsatile e intermittente; in alcuni casi può risultare ancor più fastidioso della perdita uditiva. Un acufene bilaterale ad alta frequenza, è spesso provocato da un danno uditivo da rumore, da farmaci oppure da presbiacusia. Un acufene monolaterale ad alta frequenza può essere sintomo di un neurinoma del nervo VIII. Importante notare l’associazione tra acufene e altri reperti.
    Quando l’acufene si associa ad ipoacusia trasmissiva è probabile che sia dovuto ad un danno a carico dell’orecchio medio o esterno; questi pazienti spesso riferiscono di sentire la loro voce in modo diverso. Quando l’acufene si associa ad una lesione cocleare sarà molto facile trovare una ipoacusia neurosensoriale; la frequenza dell’acufene corrisponde spesso alla frequenza danneggiata. Se l’acufene è provocato da una lesione del sistema nervoso centrale spesso si accompagna a sintomi e segni neurologici. Circa il 50% dei soggetti con acufene non presenta un calo uditivo.
    Numerosi farmaci possono provocare acufene (Caffeina, Aspirina, Indometacina, Propranololo, levodopa, carbamazepina, Aminofillina). L’effetto dipende spesso dalla dose del farmaco nel sangue ma alcuni soggetti possono essere particolarmente sensibili e soffrire del disturbo anche dopo l’uso del farmaco per poche volte. L’utilizzo di più di uno di questi farmaci insieme può determinare una moltiplicazione dell’effetto.

      Come già detto in precedenza, nonostante tutti gli accertamenti, la causa dell’acufene resta spesso ignota e la terapia sintomatica resta l’unica via percorribile.
      In alcuni casi, purtroppo, l’acufene può determinare la comparsa di gravi sindromi ansiose e depressive che necessitano di psico-terapia.
      In caso di coesistenza con una ipoacusia l’utilizzo di apparecchi acustici può migliorare l’acufene, probabilmente grazie ad un effetto inibente esercitato dai rumori esterni. Per lo stesso principio, l’utilizzo di dispositivi in grado di produrre un rumore bianco di sottofondo (come ad esempio una radio fuori frequenza o un cuscino sonoro che riproduca il suono della pioggia o del mare) riesce a migliorare la sintomatologia durante le ore del riposo, il momento in cui solitamente il disturbo viene avvertito con maggior severità.
      Esistono degli apparecchi retroauricolari (spesso denominati "mascheratori") in grado di generare un suono tarato sull’acufene: questo suono, per alcuni soggetti, risulta meno invalidante rispetto all’acufene. In generale l’efficacia di questi sistemi risulta inversamente proporzionale all’intensità dell’acufene. A volte, dopo aver utilizzato il mascheramento, l’acufene scompare per alcuni secondi anche dopo aver rimosso il mascheramento. L’efficacia di questi strumentinon è assolutamente avvalorata da nessun studio prospettico.
      Occorre eliminare tutti i farmaci responsabili e tenere sempre presente che caffeina, alcool e nicotina possono aumentare l’acufene in modo significativo. Da notare che il chinino (sostanza in grado di peggiorare l'acufene) è contenuto anche nell’acqua tonica e bitter lemon… bibite da evitare!
      Tra le tecniche che sono state utilizzate per il trattamento del disturbo troviamo l' ipnoterapia e l'aopuntura: nessuna di queste, tuttavia, ha dimostrato risultati effettivi a lungo termine. Molto più efficace sembra invece la terapia cognitivo-comportamentale.
      Nel corso degli anni sono stati eseguiti numerosi studi sull’efficacia della lidocaina intravenosa e di alcuni farmaci anticonvulsivanti per il trattamento degli acufeni.
      Ad oggi non esistono farmaci sicuramente efficaci nel controllo dell’acufene

    In conclusione gli Acufeni sono un fenomeno diffuso nella popolazione e provocano un notevole disagio in chi ne soffre. Risulta di fondamentale importanza eseguire tutti gli accertamenti volti ad escludere la presenza di patologie di rilievo in grado di provocare il sintomo. Una volta escluse tutte queste patologie, a volte anche importanti, sarà possibile rassicurare il paziente e pensare ad una terapia sintomatica del disturbo.

    Pagina a cura del Dr. Gianni Gitti